Scambi economico-culturali nel “regime dell’uguaglianza”.

Articulu de Andría Maccis

La “riflessione” parte dagli articoli seguenti.

http://bolognesu.wordpress.com/2011/03/09/abbasso-luguaglianza/

http://bolognesu.wordpress.com/2011/03/10/luguaglianza-e-totalitaria/

http://bolognesu.wordpress.com/2011/03/11/luguaglianza-e-totalitaria-2/

 

Un economista, tal Francis Ysidro Edgeworth, inventò uno “strumento” molto interessante, la cosiddetta Scatola di Edgeworth appunto, che altro non è che una rappresentazione grafica su assi cartesiane, delle possibili allocazioni di quantità di beni, rispetto a gusti di consumo e dinamiche di mercato, che chiaramente partono dal presupposto che ogni soggetto che opera nel mercato abbia una dotazione iniziale di questi beni (consideriamo “beni” per esempio anche la propria forza lavoro e il proprio tempo libero, che si scambiano col denaro).

 

Per puro esempio diciamo che ci sono due soggetti in un “mercato semplice : il soggetto A e il soggetto B.

 

Il soggetto A ha dei “gusti di consumo” che sono rappresentati dalle curve di indifferenza (quelle blu) del grafico seguente.

 

 

Il soggetto A, in base alle sue dotazioni iniziali (le quantità del bene 1 e del bene 2 che possiede) è propenso a consumare e/o scambiare quantità del bene 1 e del bene 2, trovando un compromesso (es. cede 2 quantità del bene 1 che ha in quantità maggiore a quella che vorrebbe consumare, in cambio di 1 quantità del bene 2 che possiede in quantità minore a quella che vorrebbe consumare) che passi attraverso i punti di quelle curve blu.

Il finire su una curva blu rispetto a un’altra dipende dalla dotazioni iniziali di partenza : più si ha, più si può consumare e/o scambiare sia del bene 1 che del bene 2.

 

Anche B, in base alle sue dotazioni iniziali (le quantità del bene 1 e del bene 2 che possiede) è propenso a consumare e/o scambiare quantità del bene 1 e del bene 2, trovando un compromesso che passa attraverso i punti delle curve di indifferenza rosse.

 

 

Presi singolarmente, i grafici dei soggetti A e B non spiegano chiaramente le dinamiche di scambio e interazione economica, ma se capovolgiamo il grafico relativo all’utente B

 

 

e di seguito lo sovrapponiamo al grafico relativo all’utente A, otteniamo la famigerata Scatola di Edgeewort.

 

 

I punti di tangenza delle curve blu (soggetto A) con le curve rosse (soggetto B), sono i punti nei quali si posizioneranno gli equilibri dei soggetti A e B, relativamente agli scambi che possono intraprendere tra di loro e ai loro gusti di consumo, esattamente come ci mostra la curva dei contratti che unisce questi punti (curva gialla).

 

 

In sostanza il libero scambio consente, in base alle proprie dotazioni di partenza, di raggiungere l’equilibrio di scambio ottimale (io do una parte di quello che ho a te, tu dai una parte di quello che hai a me) attraverso le regole del mercato.

Se un soggetto è un povero sfigato, tale rimarrà, sia chiaro, ma il libero scambio gli permetterà (tendenzialmente, è solo un modello!) di raggiungere il “compromesso” migliore possibile di consumo in base alle proprie dotazioni iniziali.

 

Come si collega tutto questo col concetto di uguaglianza culturale?

Ipotizziamo che le dotazioni iniziali del soggetto A siano una determinata capacità lavorativa o una particolarità culturale che “vende” combinandole col suo tempo libero tramite attività lavorativa acquistata dal soggetto B.

Se la particolarità culturale è importata (parlare correttamente una lingua ad esempio) solitamente il soggetto che ne dispone (periferico in questo caso) sarà poco skillato ed evidentemente avrà minore quantità della stessa da scambiare.

 

Insomma, fermo restando il sistema degli scambi, l’uniformazione culturale egualitaria porta tutti i soggetti che vanno allo scambio, ad avere gli stessi tipi (identici) di dotazioni iniziali, ma in quantità e valori differenti.

Chi nasce nel “centro culturale” del sistema partirà da una dotazione iniziale più alta, chi nasce nella periferia che importa cultura, partirà da una dotazione iniziale più bassa.

 

Qual è dunque la tremenda ingiustizia di un regime culturale ugualitario?

Creare un “mercato” nel quale tutti i soggetti scambino gli stessi beni, costringendo i “soggetti periferici” con dotazioni iniziali più basse di quei beni, ad assestarsi su equilibri meno vantaggiosi di quelli dei “soggetti centrali”.

 

Forse creando tanti “centri di  scambio” al posto di tante “periferie di scambio”, quindi ampliando la rosa dei beni da scambiare, la situazione migliorerebbe.

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