Il traghettamento della sinistra italiana–di quello che ne resta–su posizioni nazionaliste pare riuscito.
A giudicare dai giudizi pacatamente trionfalistici che si trovano sui giornali di Carlo De Benedetti, l’operazione voluta con forza voluta proprio da quel gruppo editoriale è andata in porto.
Si è trattato di un’operazione spregiudicata di falsificazione della storia e della memoria collettiva degli Italiani.
Il “Risorgimento”–cultura ispiratrice del fascimo–viene oggi spacciato come anteprima dell’Italia democratica e antifascista.
La verità storica semplicissima (il “Risorgimento” non è stato altro che la conquista della penisola italiana da parte del Regno di Sardegna e dei Savoia: cosa di cui c’è poco di cui vantarsi) è stata rimossa e al suo posto è stata inventato un ruolo decisivo per la minoranza perdente e fortemente minoritaria che ha cercato di dare un’impronta democratica al processo di “unificazione” della penisola.
Lo slogan ricattatorio che presentava ieri la Repubblica non lascia spazio a dubbi: “Sono fiero di essere Italiano. Amo la Costituzione”.
Il nazionalismo granditaliano viene “saldato” ai principi democratici e antifascisti, saltando–anzi, rimuovendo–la colonizzazione violenta del Sud e della Sardegna e il fascismo, che di quel nazionalismo nordista e risorgimentale sono stati la massima espressione.
La “sinistra” si è impadronita di quella cultura proto- e para-fascista.
Del resto la sinistra “politica” (dei politici, insomma) è ormai completamente deculturata e da tempo i giornali di De Benedetti producono l’unica cultura anti-berlusconiana e anti-leghista in Italia: l’iniziativa è da tempo in mano a loro.
E la loro cultura si muove completamente all’interno della logica culturale e linguistica grandeitaliana: non vedo differenze culturali con i loro predecessori fascisti.
Le lingue minoritarie vengono liquidate come “dialetti”, facendo finta di ignorare che alcune–troppo poche, in verità–sono già riconosciute come lingue da una legge dello stato; e ieri Scalfari scriveva, appunto, dei “dialetti” che al momento dell’”unificazione” impedivano agli Italiani di comprendersi a vicenda.
Come ammetteva Scalfari ieri, gli Italiani hanno un’identità debolissima: l’operazione del gruppo L’Espresso-La Repubblica consiste appunto nel cercare di fornirne loro una più forte. Ma per farlo ricorrono a tutti i ferrivecchi del nazionalismo ottocentesco.
Insomma, stanno facendo retrocedere la cultura della sinistra su posizioni antidemocratiche e intolleranti nei confronti delle minoranze interne dello stato italiano.
Stanno completando la distruzione della cultura di sinistra in Italia.
Non è un caso che ieri la CGIL di Cagliari abbia organizzato una festa per “Sardi con cognome italiano”.
Facendolo ha ribadito due cose che sapevamo già: la diversità dei Sardi rispetto agli Italiani–ma questa volta attribuendola in modo razzista al “sangue”–e il fatto che gli Italiani si sentono superiori ai Sardi.
In una discussione su FB ho trovato un “sinistro” sardo che si appellava, molto innocentemente, alla “patria”, al “patriottismo” e alla “nazione” italiani.
Mala tempora currunt!
In sardu: aguantaus-si is costas! Is Italianus funt torrendi a si preparai a si fai gherra.
