Archive for January 16th, 2012

January 16, 2012

Le oche e la scrittura nuragica

Sono in ritardo di un paio d’anni.

E non so niente di antiche lingue semitiche.

Di archeologia so quello che un intellettuale strambo come me ha il dovere di sapere: niente di più.

Eppure–anche se probabilmente a Gigi Sanna provoco più danni che altro: ddus intendu giai!: “La, cuddu macu puru si nc’est postu!”–rinnovo l’appello a suo tempo lanciato da ZF Pintore (http://gianfrancopintore.blogspot.com/2010/01/una-colletta-per-far-esaminare-la.html):

facciamo analizzare il bronzo delle tavolette di Tzricotu!

Mi sembra una questione di estrema importanza, non solo per la Sardegna, ma per tutto il mondo, sapere se in Sardegna la scrittura era già conosciuta all’epoca in cui si costruivano i nuraghi.

Al momento la posizione della cultura ufficiale è la seguente: “Esiste il parere di un archeologo/storico dell’arte (un esperto!) che dice che le tavolette sono di origine bizantina.”

La storia dell’arte è … un’arte e non una scienza.

La storia dell’arte permette agli storici dell’arte di dare la loro interpretazione dell’arte.

Ma l’arte è per definizione interpretabile in un gran numero di modi, altrimenti non sarebbe arte.

Non ci sono molti modi di interpretare un’imbuto.

Per fortuna.

Così come, per fortuna ci sono molti modi di interpretare l’arte.

Quella di un archeologo/storico dell’arte è quindi un’interpretazione, non un dato scientifico.

Un dato scientifico è invece la composizione chimica delle tavolette di Tzricotu.

Tanto di rame, tanto di stagno (ma stando a quel poco che ne so i nuragici utilizzavano altri metalli, incluso l’arsenico), tanto di impurità. So che è possibile addirittura risalire ai giacimenti da cui sono stati estratti i minerali, facendo l’analisi degli isotopi dei metalli impiegati.

Scusate: io sono perito chimico e certe cose le seguo.

Non so se attraverso la fusione avvengano delle modifiche nella costituzione dei metalli, in termini di isotopi differenti.

Non sarebbe troppo difficile stabilire se il bronzo delle tavolette è stato fuso in Sardegna o meno.

Non sarebbe neanche troppo difficile stabilire se il bronzo proviene da miniere situate altrove, come l’analisi estetica di Paolo Benito Serra fa supporre.

Ovviamente–e bisogna dire che l’analisi di Serra da questo punto di vista è molto ben strutturata–se dovesse risultare che i metalli che compongono il bronzo provengono dalla Sardegna e che la composizione della lega coincide con quella del bronzo nuragico, ancora non si potrebbe affermare con certezza che il bronzo non provenga da bronzetti–o altro–nuragici–riciclati.

E Serra è stato molto abile a ipotizzare una fantomatica fonderia a Tharros.

Di cui nessuno ha mai sentito niente.

Ma tant’è: sapere un poco, su una questione di questa importanza, è sempre meglio che non saperne niente.

Poniamo che salti fuori da questa analisi che il bronzo delle tavolette provenga dalla Bulgaria.

Amen!

Le tavolette di Tzricotu sarebbero medievali e “chi l’ha visto, l’ha visto”! Come direbbe l’altro Benito.

Se il bronzo risultasse di composizione “nuragica” allora si potrebbe andare a cercare la fantomatica fonderia di Benito Serra.

Finché non la si trovasse, rimarrebbe l’evidenza della composizione “nuragica” del bronzo.

Fino a prova contraria, la mancanza di evidenza non costituisce un’evidenza.

Quello che non mi sta bene–e che non dovrebbe star bene a nessuno–è che un’analisi delle caratteristiche estetico/stilistiche effettuata da una sola persona basti a liquidare una volta per tutte una questione così importante.

Oggi ho fotografato uno stormo di oche.

In Olanda ce n’è troppe. Oche esotiche, che sottraggono l’abitat alle oche originarie.

Anche in Sardegna ci sono troppe oche esotiche.

January 16, 2012

Caro Gigi mi tengo i miei dubbi

Caro Gigi Sanna, già dalla lettura di Sardôa Grammata mi avevi convinto dell’esistenza della scrittura “nuragica”, adesso ho letto anche questo articolo del novembre scorso (gianfrancopintore: Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura.) e me ne sono ancora più convinto.

Ma mi è rimasta la stessa domanda da farti: come sei arrivato a quelle interpretazioni dei geroglifici, visto che quei segni sono questo, “segni sacri”? Cioè, dov’è questa volta la “Stele di Rosetta”, il testo bilingue che ti ha permesso di interpretare le iscrizioni?

Io sono completamente profano rispetto alla tua disciplina, quindi non riesco a seguirti e mi limito a farti delle domande che qualunque profano ti farebbe.

E mi metto anche a fare l’avvocato del diavolo per un motivo molto semplice: trovo scandaloso che si continui a negare che quelle iscrizioni siano delle iscrizioni. Oltre alla classica inerzia che connota la cultura accademica sarda, mi sembra che questa volta giochi un ruolo importante la volontà mille volte accertata di privarci della nostra storia, soprattutto quella parte della storia in cui i Sardi superano gli “Italiani”.

Per rafforzare il tuo discorso, questo deve essere criticato inj modo spietato, perché così si fa nella scienza.

Io, ripeto, da profano, faccio quello che posso.

E ho un’altra domanda: il bronzo delle tavolette di Tzricotu è mai stato sottoposto ad analisi chimica? Se sí, quali sono i risultati?

Ho letto diverse volte che l’archeologia accademica attribuisce le tavolette al periodo bizantino, ma sulla base di cosa? Le loro stesse interpretazioni o, appunto, l’analisi chimica del metallo?

Rispetto alle tavolette, con il mio buon senso di profano, riesco a concepire una scrittura così decorativa, mentre non riesco a concepire una decorazione così asimmetrica.

Ma ripeto, l’analisi chimica del bronzo permetterebbe di “tagliare la testa al toro”:  è bronzo di fattura nuragica o qualcos’altro?

Detto questo: sighi a trabballare! Custa est cosa de importu mannu!

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