Caro Gigi Sanna, già dalla lettura di Sardôa Grammata mi avevi convinto dell’esistenza della scrittura “nuragica”, adesso ho letto anche questo articolo del novembre scorso (gianfrancopintore: Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura.) e me ne sono ancora più convinto.
Ma mi è rimasta la stessa domanda da farti: come sei arrivato a quelle interpretazioni dei geroglifici, visto che quei segni sono questo, “segni sacri”? Cioè, dov’è questa volta la “Stele di Rosetta”, il testo bilingue che ti ha permesso di interpretare le iscrizioni?
Io sono completamente profano rispetto alla tua disciplina, quindi non riesco a seguirti e mi limito a farti delle domande che qualunque profano ti farebbe.
E mi metto anche a fare l’avvocato del diavolo per un motivo molto semplice: trovo scandaloso che si continui a negare che quelle iscrizioni siano delle iscrizioni. Oltre alla classica inerzia che connota la cultura accademica sarda, mi sembra che questa volta giochi un ruolo importante la volontà mille volte accertata di privarci della nostra storia, soprattutto quella parte della storia in cui i Sardi superano gli “Italiani”.
Per rafforzare il tuo discorso, questo deve essere criticato inj modo spietato, perché così si fa nella scienza.
Io, ripeto, da profano, faccio quello che posso.
E ho un’altra domanda: il bronzo delle tavolette di Tzricotu è mai stato sottoposto ad analisi chimica? Se sí, quali sono i risultati?
Ho letto diverse volte che l’archeologia accademica attribuisce le tavolette al periodo bizantino, ma sulla base di cosa? Le loro stesse interpretazioni o, appunto, l’analisi chimica del metallo?
Rispetto alle tavolette, con il mio buon senso di profano, riesco a concepire una scrittura così decorativa, mentre non riesco a concepire una decorazione così asimmetrica.
Ma ripeto, l’analisi chimica del bronzo permetterebbe di “tagliare la testa al toro”: è bronzo di fattura nuragica o qualcos’altro?
Detto questo: sighi a trabballare! Custa est cosa de importu mannu!
