Come queste “casalinghe disperate” che non sanno ballare e farebbero meglio a nascondere al grande pubblico i propri corpi non esattamente perfetti e i movimenti tutt’altro che seducenti di questi loro corpi in una coreografia degna di scolarette delle elementari, l’Italia raschia il fondo del barile della retorica patriottarda e tramite la Commissione Cultura della Camera vuol far studiare quella ridicola marcetta intitolata “Inno di Mameli” ai bambini delle scuole: L’inno di Mameli insegnato a scuola. E non è uno scherzo.
Mi ricordo che anche io ho dovuto impararla.
La cantavamo con grande entusiasmo sotto la direzione della Maestra Lauría.
Ho speso anni di riflessioni profonde e innocenti, cercando di capire che cazzo volesse dire “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”.
Riuscivo soltanto a immaginare una persona che sapeva molte cose (scipiu) con una cintura in testa e mi sembrava una cosa molto stupida, soprattutto per uno che sapeva tante cose.
Qualcuno azzardava che la testa fosse “in cinta”, seguendo la nostra etimologia di quella parola quasi proibita.
Comunque, così come l’ora di religione, quelle cazzate non mi hanno fatto male: a 14 anni ero già “separatista” e non andavo più in chiesa.
Me li vedo già i ragazzini cantare a squarciagola: “Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!” e pensare: “Ma bai a cagai!”
Italiani, continuate pure così!
