A me la musica mi piace tutta, ma proprio tutta.
Tutta meno la lirica: oddío adoro Rossini, ma quella è opera buffa.
Una volta una delle mie–purtroppo–numerose Ex mi ha trascinato al Parsifal di Wagner.
L’overture, con quell’incredibile impasto armonico, mi è piaciuta moltissimo, ma, appena hanno cominciato a cantare, mi sono addormentato.
Poi se ci aggiungete che la lirica, anzi, la LIRICA costituisce l’espressione massima della cultura italiana, la lirica a me mi fa girare le palle.
Vabbé, chissenefrega, questo sono considerazioni soggettive.
Sarà, ma se io sono un Sardo aberrante, rispetto a tutti quei Sardi che adorano la lirica, come mai allora, adesso che c’è da nominare il sovrintendente all’Ente Petrollirico, tra i candidati c’è soltanto una “Cagliaritana di nascita” e bo’?
Tutti Italiani.
La maggior parte–stando a quello che riporta il blog di Vito Biolchini (Teatro Lirico di Cagliari, agente Odabella in azione: “Ecco chi sono e cosa hanno fatto i candidati alla poltrona di Sovrintendente”) qualificati e capaci.
Questa volta non credo proprio che c’entri il clientelismo.
Penso proprio che candidati sardi non ce ne siano.
E questo dimostra quanto la LIRICA ci sia estranea.
Estranea quanto la petrolchimica.
Eppure per queste cagate pazzesche i soldi li trovano e per queste cagate pazzesche non dicono: “Soldi buttati!”, “Abbiamo altro a cui pensare!”
Improvvisamente la cultura non diventa più un lusso.
Ma guarda tu!
Non ricordo quanti milioni ci costano queste cagate pazzesche, ma in fondo non è neppure importante.
Quello che conta è che l’Assessorato alla Cultura spende l’1% del suo bilancio per la limba, mentre per la petrollirica si spendono molte volte quella cifra.
E le due cose vanno a braccetto.
La colonizzazione culturale e lo strangolamento economico della nostra lingua servono entrambi a garantire la riproduzione della classe dirigente italofona, italofila, sardofoba e merdosa che gli Italiani ci hanno rifilato e di cui noi Sardi non siamo capaci di liberarci.
No, la Sardegna non è la Catalogna!
