Quando il Presidente della Provincia di Cagliari era a favore di uno standard comune o di Mesania. E’ lecito cambiare idea? O si tratta di usare la questione delicata della nostra lingua solo a fini elettorali e biecamente opportunistici sostenendo all’interno di una carriera politica tutto e il contrario di tutto pur di lucrare qualche piccolo insignificante voto?
Forse si spiega così l’inusitata recente politica che vuole dividere i sardi con la creazione di due lingue artificiali, mentre non si spendono i finanziamenti statali per attuare una politica linguistica seria.
Insomma, non si può accusare Milia, di rigida coerenza.
Il paradiso può attendere e intanto meglio il purgatorio delle elezioni.
periodo in cui ho ricoperto la carica di sindaco di Quartu Sant’Elena mi sono preoccupato di attivare, in collaborazione con l’assessorato del settore della Cultura, una politica linguistica sperimentale che ha dato buoni risultati considerando l’area urbana in cui veniva attuata. Particolare rilievo è stato dato agli aspetti amministrativi della questione linguistica e a quelli educativi e formativi. Sulla questione dell’unificazione abbiamo individuato un percorso che può e deve riguardare tutti i sardi a partire dalla lingua di confine e di alta rappresentatività istituzionale della Carta de Logu. Una lingua scelta da una classe dirigente consapevole della complessità della situazione linguistica e che rappresenta la punta più alta nella nostra storia di lingua ufficiale di popolo.
Se ne può non tener conto per preferire solo una scelta territoriale o di valenza “etnica”di ritorno a un mito di purezza linguistica antistorico? Certo, lo si può fare, ma in questo modo si rischia di indebolire l’unificazione invece di rafforzarla. L’unificazione linguistica è necessariamente un processo lungo, articolato, complesso nel quale le certezze non saranno mai acquisite del tutto. Due cose certamente bisogna fare: alleggerire o eliminare del tutto l’elemento di conflittualità che ha fino ad ora caratterizzato la questione e aumentare gli spazi di confronto e dibattito trasparente e chiaro sulla questione.
La gestione di questo processo dall’alto genera diffidenze e sospetti difficilmente controllabili che sfociano quasi sempre nella diatriba. Chi dunque ha il compito di “governare l’unificazione” ha il dovere di allargare lo spettro delle sue vedute. La nostra proposta, la mia convinzione è stata la seguente: si riparta dall’esperienza della Carta de Logu e si tracci un percorso politico-culturale e in seguito tecnico-scientifico che individui “UNO STANDARD”aperto, libero nel lessico, di incontro tra le varianti che non sia esclusiva etnica di un territorio, ma che sappia persuadere e sedurre la maggior parte dei sardi >.
Graziano Milia
Tratto da Lingua, Limba, Language – Lingue locali, standardizzazione e identità in Sardegna nell’era della globalizzazione – a cura di Mario Argiolas e Roberto Serra – Cagliari, Cuec, 2001, pp. 223-226