Archive for June, 2010

June 22, 2010

prima che Melis ripulisca le tracce

Partigiano, certo, ma imperialista no
Una lingua ufficiale solo scritta
non minaccia le tante varietà del sardo

di Roberto Bolognesi

Ma come? Era tutto lí?

La polemica contro la LSC era cominciata con rulli di tamburi, squilli di tromba e il tono concitato delle grandi occasioni e dopo un paio interventi di precisazione sarebbe già tutto finito?

Francamente sono deluso, anche perché le precisazioni – sia la mia che quelle di Giacomo Ledda e Paolo Pillonca – non entravano nel merito delle obiezioni principali mosse alla LSC da Giulio Angioni e Giorgio Melis.

La LSC andrebbe contro «L’idea che il plurilinguismo non sia un male da sanare, ma un bene da proteggere, [che] di recente è stata riproposta anche nella forma della protesta e della rivendicazione del buon diritto alla valorizzazione di ogni varietà linguistica esistente oggi in Sardegna. È cresciuta l’idea che le varietà linguistiche non sono un guaio ma una risorsa, che la glottodiversità è tanto buona quanto la biodiversità.» (Giulio Angioni: L’Altra Voce, 3 maggio 2007)

Questa è una critica serissima e pesante, alla quale bisogna assolutamente dare una risposta altrettanto seria. Visto che io sono uno dei “padri” della LSC, mi sento tirato per i capelli da un’accusa simile: «sa limba comuna e unica è assurda violenza contro i sardi.» Questo era il titolo dell’intervento di Angioni. Balla! E ge non ses nudda!

Se l’accusa fosse fondata, dovremmo effettivamente aspettarci il “furor di popolo” invocato appassionatamente da Giorgio Melis il 4 maggio scorso: «Insomma, stiamo fabbricando Tziu Esperantu, che sarà ricusato a furor di popolo, purché dopo Giulio Angioni e il nostro giornale si sveglino i cittadini largamente ignari e magari l’informazione che pende dalle battute e dai sospiri del gossip politico.»

Aspettavo altri interventi a difesa del plurilinguismo, ma questi non sono arrivati. Sono invece arrivati attacchi ai “partigiani de sa limba” ai quali ho reagito.

A questo punto, perciò, tocca a me difenderlo, questo plurilinguismo. Anche perché, con amici come Angioni, il plurilinguismo non avrebbe più bisogno di nemici. Infatti io non credo che Angioni sia a favore della “glottodiversità”, ma semplicemente contrario qualsiasi forma ufficiale del sardo.

Bisogna rileggersi il suo intervento a favore dello status quo – ovvero, contro il sardo – su “L’Unione Sarda” 16.12.04 (disponibile in Internet nell’archivio e-mail in der Liste “sa-limba” 16.12.2004 19.27.40) per capire i suoi mal di pancia attuali, le sue convulsioni e il digrignar di denti. In quell’articolo Angioni mostrava come anche l’Università di Cagliari disponga della metodologia per leggere il pensiero altrui: «C’è chi è contro le parlare locali in nome di una penetrazione più profonda dell’italiano. E questa è la posizione meno dichiarata, meno sbandierata, che non gode affatto di buona stampa: i suoi sostenitori espliciti passano per tagliatori di lingue, traditori della patria sarda. Basterebbe definirli semplicemente ignoranti, anche se sono una silenziosa, e sorniona maggioranza, magari sempre disposta a fare dichiarazioni sardistiche, che tanto non costano niente, ci salvano l’anima e sono pure moda, come la proclamazione vuota che il sardo è una lingua e non un dialetto.»

Come si fa a conteggiare una maggioranza silenziosa? Provo a indovinare: si va in giro per le case della Sardegna e si chiede: «Lei è a favore della lingua sarda?» e contemporaneamente si fa l’occhiolino con aria sorniona. Tutti quelli che non rispondono, o – peggio ancora! – assentono, li conteggiamo come parte della maggioranza silenziosa e sorniona.

Secondo questa chiave di lettura i dati della ricerca sociolinguistica coordinata dalla prof.ssa Oppo vanno interpretati nel modo seguente: il 53% di intervistati che dichiarano di sentirsi maggiormente legato alla lingua locale che ad altre lingue va considerato sornione (quello che dichiarano non è vero!); il 10% che non sa/non risponde va considerato silenzioso (insieme questi gruppi formano la maggioranza sorniona e silenziosa), mentre il 35,7% che dichiara di sentersi maggiormente legato all’italiano va considerato maggioranza rumorosa. Rimane una minoranza dell’1% che dichiara di sentirsi legato a un’altra lingua e che possiamo trascurare.

Penso che, se di mestiere facessi l’antropologosardo, come Angioni, in questi giorni avrei anch’io un gran mal di pancia. I casi sarebbero due: gli intervistati mentirebbero (poco credibile) o io in tutti questi anni sarei stato in coma intellettuale. La LSC è una violenza contro i sardi e contro la glottodiversità? Boh?!

La LSC è ancora quella definita nelle “Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’Amministrazione regionale”: «Fermo restando che intende valorizzare, valorizza e sostiene tutte le varietà linguistiche parlate e scritte in uso nel territorio regionale, la Regione ha ravvisato la necessità, dopo discussioni e confronti sulla lingua sarda durati molti anni, di sperimentare l’uso del sardo per la pubblicazione di atti e documenti dell’Amministrazione regionale. L’oralità nel contatto con gli uffici è fatta salva in ogni varietà della lingua.»

Io faccio parte della “Commissione” di cui fa ancora parte anche Angioni e non mi risulta che la LSC stia per essere imposta agli altri enti locali o alle scuole o alle case editrici o, meno che mai, ai singoli parlanti sardi. Mi risulta invece che esista la volontà di ufficializzare la LSC, dopo averla resa ulteriormente “centrale” rispetto alle varietà tradizionali del sardo. Come ho mostrato a Paulilatino, esiste un divario tra LSC e varietà meridionali rispetto al quale si possono e si devono apportare dei miglioramenti.

Renato Soru a Paulilatino ha detto chiaro e tondo che «la LSC è una lingua esclusivamente scritta» e ha fatto sua la mia proposta di apportare i necessari miglioramenti, per avere una lingua ufficiale, a fianco delle varietà locali, che rappresenti tutti i sardi.

Ma allora chi accusa apertamente la LSC di “imperialismo”, di voler fagocitare le altre varietà del sardo? Angioni non lo dice. Si limita a suggerire che l’ufficializzazione della LSC porterà a questo. Infatti scrive: «Diversamente si rischia il fallimento già in fase progettuale, col rifiuto esplicito e risentito di ogni proposta fatta finora, e segnatamente l’adozione di una Limba Sarda Comuna fatta in modi che per molti sono ambigui e persino fraudolenti, non pubblici e condivisi. Non si tratta solo di rispettare tutte le varietà linguistiche dell’isola, ma, bisogna ribadire, di considerarle un patrimonio da valorizzare, una ricchezza da mettere a profitto in vari modi.»

Insomma, qui Angioni dice che “qualcuno” fa il processo alle intenzioni che attribuisce a “qualcun altro”. Boh?! Non si sa chi accusi chi di usare la LSC per distruggere la diversità linguistica in Sardegna. Qualcuno ci capisce qualcosa? È un giallo in cui non solo non si scopre l’assassino, ma non si capisce neppure se qualcuno poi sia stato ammazzato davvero. Gli sarà scappata la mano…

Lo scopo vero di questa cortina fumogena sembra comunque essere un altro, quello di condannare l’ufficializzazione del sardo: «Unificare e ufficializzare, dunque, non deve essere la sola cosa da fare e nemmeno la migliore e la più possibile. Nella prospettiva della pluralità linguistica come patrimonio, acquista una dimensione più realistica anche la questione di un uso ufficiale amministrativo del “sardo” da parte del governo regionale e delle amministrazioni locali, uso che non può proporsi al vecchio modo centralistico e normativo, ma rispettando e valorizzando invece proprio la pluralità in quanto risorsa, e senza trascurare che l’italiano svolge già questo ruolo (anche legale) di lingua ufficiale in Sardegna, mentre diventa sempre più necessaria la conoscenza dell’inglese».

In parole comprensibili questo vuol dire: «Non usiamo una forma unica del sardo per i documenti ufficiali della Regione – per questo c’è già l’italiano! Visto che il sardo ormai non si può più fermare, usiamolo per dividere i sardi, anziché per unirli. E calincunu scimprotu chi creit ca firmendi sa LSC unu podit imparai s’inglesu dd’agatas sempri!»

Ma vediamo di dare una mano al nostro giallista in crisi: mi propongo come colpevole!

Si, io sono uno di quelli che vorrebbero vedere l’uso della LSC esteso alla scuola e magari anche alla letteratura! Ma voglio anche la fine della diversità linguistica in Sardegna?

A questo punto bisogna anche precisare che qui sto parlando a titolo esclusivamente personale. Queste non sono le posizioni della “Commissione”, né di nessun altro al di fuori del sottoscritto.

Esattamente dieci anni fa, si svolgeva a Quartu il secondo incontro del “Grupu po sa lingua sarda”. Siamo riusciti allora a portare in Sardegna una buona parte dei linguisti che in Europa lavoravano sul sardo. In quell’occasione ho presentato per la prima volta in Sardegna la mia proposta di unificazione della grafia del sardo.

L’idea era semplice: sviluppare un’ortografia unitaria che permettesse diverse pronunce, mantenendo quindi inalterata la situazione del parlato. Il principio che ispirava la mia proposta era appunto quello del diritto di ciascun essere umano di parlare la propria varietà linguistica. Questo è uno dei diritti civili fondamentali e su questo terreno non accetto lezioni da nessuno.

Ecco perché trovo particolarmente fastidiose le accuse di “imperialismo linguistico” mosse alla LSC e a chi la sostiene.

Chi vuole saperne di più sulle motivazioni fonologiche delle mie posizioni deve solo cercare il mio nome in Internet con Google. In Internet esistono diverse mie pubblicazioni in cui sviluppo diverse proposte, tutte basate sull’idea di unificare l’ortografia, mantenendo diverse pronunce.

Ma prima di tutto bisogna rispondere alla domanda fondamentale: perché estendere l’uso della LSC alla scuola? Perché abbatterebbe i costi del materiale didattico. Tutto lí!

Ma, e la varietà locale?

Basterebbe unire al materiale didattico prodotto unitariamente un manualetto in cui al docente di sardo si spiega il rapporto tra le convenzioni grafiche della LSC – ricordiamo: lingua unicamente scritta! – e il dialetto locale. Il sardo insegnato sarebbe la varietà locale e i bambini dovrebbero imparare a scriverla seguendo le convenzioni grafiche unitarie.

Dove è l’imperialismo linguistico?

Gli scrittori: perché dovrebbero usare la LSC? Per nessun motivo particolare-ognuno deve poter scrivere come più gli garba-se non, forse, il volersi esprimere in una forma di sardo che superi il localismo del suo dialetto.

Di nuovo: dov’è l’imperialismo linguistico?

Le convenzioni ortografiche sono, appunto, convenzioni. Se le si accetta funzionano. Se le si rifiuta, non funzionano. Non c’è niente di naturale nel rapporto tra fonemi e grafemi. Ma non ho voglia di ripetere argomenti che ho già presentato tante volte. A questo punto, non mi resta che invitare il pubblico a una discussione sul tema: “È possibile avere una lingua ufficiale scritta e mantere intatta la ricchezza di varietà del sardo?”

Come si può vedere, la difesa del plurilinguismo – e del sardo meridionale – non è monopolio dei nemici della LSC.

Deu seu de Iglesias, fueddu in maurreddinu e scriu sempri in “campidanesu”: castiai in www.sotziulimbasarda.net.

Apu a scriri in LSC candu passant – chi passant – is emendamentus chi m’ant a permiti de scriri, in un’atra manera, sa lingua chi fueddu.

Poita emu a depi incumentzai a fueddai in Atzaresu?

P.S. Il mio intervento è stato spedito alcune ore prima che quello di Giulio Angioni venisse pubblicato.

Nel suo intervento Angioni collega l’ufficializzazione del sardo alla negazione della dignità delle sue varietà, senza spiegare il perché di questo collegamento.

Il “Manifesto” di Angioni conferma quello che io affermo nel mio intervento: «Angioni non è tanto a favore del plurilinguismo, quanto contrario all’ufficializzazione della lingua sarda».

qui sotto il link con l’articolo di Giulio Angioni: quello non è probabile che sparisca dall’archivio.

http://www.altravoce.net/oldsite/2007/05/26/manifesto.html

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June 8, 2010

Turisti a Orgosolo

Prima della grande guerra

Custa litera est una de is cosas chi fadiat a fai innanti de nci essi sa LSC-a su mancu in manera ufficiali.

Mo nun ci amamme cchiu, ma a vote tu distrattamente piense a meeee …

Mi parit ca custa cosa becia ancora nc’intrit meda cun sa manera chi nosu sardus teneus de castiai a nosus e totu.

Su giogu non est incumentzau cun su Tedescu (Santu Max), ma-aici bandat sa fida, passendi de Santu Giuanni Lilliu-lo strano gioco del destino: a Portofino “I found my love…”(Johnny Dorelli)-seus ancora certendi-in parti-po su chi atrus ant nau de nosu. Chi non incumentzaus a si castiai in faci, non ndi eus a bessiri mai.

Litera oberta a Giuliu Angioni (ma immoi est serrada a crai dopia!)
Giuliu stimau, dda scis cussa barzelleta de is duus amigus guasilesus chi bandant a su zoo de Roma?
Girendi-girendi, is duus guasilesus ndi arribbant a sa cabbia de su gorilla e si firmant. Unu de is duus si fait: “La! E custu gorilla non assimbillat a Marcialis de bidda?!
“Ellus?!” si fait s’atru “Cessu, s’arrisu! Toca ca ddu strociaus!”
E si ponint a tzerriai: “O Marcialis, ita chi ddu sciiat sa picioca cosa tua?!” E s’atru, pighendi-ddu fotografias cun su telefoneddu: “ E issa narendi a totus chi iast agatau unu bellu postu innoi in Roma! Immoi si dd’ammostu deu su postu bellu!”
Totu sa genti a giru de cussus duus macus arriendi e issus sighendi a tzerriai e a arriri.
A sa fini su gorilla s’arroscit e nce ddi bessit: “Ma mi dd’acabbais, guasilesus disgratziaus, ca mi fadeis licentziai?!?”
Custa barzelleta m’est benia a conca ligendi su chi as scritu in sa “Nuova” po Niffoi.
Niffoi a sa premiatzioni de su “Campiello” at fatu che Marcialis e tui as fatu che is duus amigus de Guasila.
Tui ti ses postu a tzerriai ca Niffoi assimbillát a unu sardu de is chi non esistint prus, ma issu at sceti fatu finta de essi unu sardu fintu.
Niffoi s’est fatu duus contus.
At cumprendiu su chi ddi torrát a contu e s’est bistiu a máscara: ddu podit fintzas fai ca est unu scritori de “fiction”.
Niffoi bendit libbrus e si ndi pigat is premius literarius.
E a si ndi pigai su premiu nci andat bistiu a pastori allichidiu: bistiu comenti s’iat a bistiri su “io narrante” de is libbrus suus chi—agiumai!—ddi capitát de binci unu premiu literariu. Cun sa cadena de oru—grussa-grussa e furada a jaju tuu!—pendi-pendi de su corpetu…
Insomma, o Giuliu, Niffoi s’est fatu una bella pubblicidadi! Non est arribbau a su livellu de Madonna, ma ge s’arrangiat.
Niffoi scriit po is italianus, non po nos.
Cussu bolit su pubblicu suu e cussu Niffoi ddis donat: cosa de si spantai est?
Dd’at fatu fintzas su paesanu miu—Pili—candu, in “campagna elettorale”, s’est fatu fai una bistimenta niedda de pastori orunesu allichidiu e s’est postu a camminai.
Issu camminendi a pei?!
Ddu scis ita nant de issu in Iglesias?
“Candu at fatu tres annus, a su postu de su triciculu, su babbu dd’at arregalau una “auto blu” cun s’autista”.
Mischinu!
In s’agentzia de pubblicidadi milanesa aundi ant pensau custu “stunt” pubblicitariu si ndi funt scadescius ca is eletzionis fiant in Sardinnia, e non in Lombardia! O forsis est issu chi s’est torrau a cunfundi e at torrau a castiai “oltre le Alpi” … e oltre le piramidi: dal Manzanarre al Reno…
Ma chini ddu creit a unu Gresienti bistiu a Orunesu? O a su fillu de Dominigu Pili camminendi a pei?
Niffoi—comenti e tui e totu—castiat “oltre il Tirreno”. At cumprendiu ca innias nci fiat unu pubblicu po cussu tipu de contus e s’est postu a trabballai. Bonu prou ddi fatzat!
Cantu at a durai?
Deu dd’auguru cun totu su coru chi sa fortuna sua non spacit mai. Est omini abbili e si ddu meritat.
Ma siguru est ca s’est postu a trabballai in logu strintu.
Ddi tocat a imperai sempri e sceti unu “io narrante” chi est abarrau unu brabaxinu mesu analfabbeta e chi non at biu mai nudda foras de bidda sua.
Sinuncas totu cussu improddu linguisticu chi imperat Niffoi s’iat a scioddai: unu sardu chi apat fatu a su mancu sa scola elementari non fueddat de aici!
Cussu est “ italiano popolare”—“tipico delle classi popolari incolte”—non “ italiano regionale di Sardegna”: su chi fueddaus totus.
Una di o s’ atra a Niffoi dd’at a tocai a scriri in italianu beni scritu … o in sardu.
O, la ca seu brullendi: figura-ti chi si ponnit a scriri in sardu! Non iat a bendi prus nudda!
E ddi tocat puru a scriri sempri e sceti de genti morta mali, poita ca unu mali-pigau che su “io narrante” de Niffoi de ita atra cosa podit contai?
E—sa cosa de importu prus mannu—su pubblicu de Niffoi cussu bolit e cussu tocat a ddis donai.
In s’urtimu cosa chi apu ligiu de issu, Nifoi fait morri de mala manera a unu pipieddu. Ddu fait bocciri e bai e circa poita. Candu Niffoi at a ponni unu jaju a si fai una cordula cun sa frisciura de sa netixedda, non at a tenni prus nudda de scriri.
Eus tentu atrus scritoris prus pagu infogaus chi—atrus tempus!—ant bendiu beni.
Immoi nci teneus a Niffoi.
Trinta annus a immoi is italianus non teniant ancora “lo stomaco” po sa cosa sarda: ddis bastát su contu de foxili de unu pastori ammasedau: a fragu de “ deodorante” e prexau de assimbillai a issus. Mai intendiu chistionai nd’as de “Cenerentola”?
Immoi—a pustis de “Slow food” o de “Natural born killer”?—bolint fragai casu martzu e sanguini de cristianu.
Insomma, sa moda in Italia est cambiada: is sardus ammasedaus non bendint prus e immoi bendint beni is sanguaneddas (“sanguinacci”) de Niffoi. E tanti po non sballiai, issu “abbonda di sale”. At ai imparau de Benito Urgu: “Ma la carta bollata mica iscoppia!”
Niffoi scriit po is italianus chi bandant a Orgosolo a giogai a “si ndi fai furai de is bandidus” po una pariga de oras, papendi petza de proceddu importau de innoi (de Olanda), e casu martzu fatu a meixinas (e chentza de bremis!): Orgosoland, mi!
Ma aundi est su scandulu? Cussu bolint is turistas, e cussu ddis donant…
Ma tui, giai-giai che su babbu in su libbru tuu chi m’as arregalau (“Assandira”), t’arrinegas e ti indinnias e cundennas e ponis fogu a sa sienda!
Tui ses unu moralista, e deu de is moralistas non cumprendu de aundi nde dda bogant cussa seguresa ca is cosas funt aici simpris…
S’urtima borta chi seu passau in Orgosolo fiat in su 1977.
In Funtana ‘ona ddoi fiat unu pulman de turistas italianus e is turistas fiant spartzinaus a giru de unu fogadoni castiendi a is “pastoris” arrustendi proceddus. Castiendi fiant, a ogus sprapalluciaus e cun sa baulada calendi-nde-ddis de buca.
Fiat cosa bella meda a biri tottus cussus porceddus schidonaus e strantaxaus a su costau de sa pampa, stirendi.
E ddoi fiat puru un’omineddu, setziu a una parti, bistiu che Pili.
Mi seu acostau e si seus postus a fueddai: “ De inue ses e de inue non ses…”, comenti si usat… In bidda sua, a tziu D. ddu connosciant che “su ki ‘aeddat meda”.
Deu nd’emu portau unu buttillioni de binu de Portuscusi—“osservazione partecipante” ddi nant!—e a unu certu puntu ddi fatzu:
“Ma, o tziu D., ita est mellus su turismu o a ndi furai sa genti?”
“Su turismu er menzus meda, balla! Ti nch’arribban a solos a purman, pakan antitzipau e, cando los iskapas, ti torran finar gratzias. Su trucu est a ‘aker iskontos po komitivas!”
Duncas, cali est su giogu chi nos sardus seus gioghendi, o Giuliu Angioni?
Seus totus gioghendi a giogus medas e est totu un’ ammisturu.
Calis funt is sardus giustus e is sardus sballiaus?
Cali est sa cosa noa e sa cosa beccia?
E poita est ca sa cosa beccia iat a depi essi sballiada ca est beccia, ma sa noa puru est sballiada, poita ca non est beccia e duncas farsa?
Is chi ti fatzu non funt preguntas retoricas.
Deu emu a bolli cumprendi de-aderus ita cosa t’at portau a crei ca totu su chi est sardu est legiu e totu su chi ndi “benit dae su mare” est bellu.
Po nai, sa critica chi fais in sa “Nuova” a cussa “fiction” de sa Rai est una critica giusta, ma ti dda pigas sceti cun is sardus. Poita non as nau nudda contras a is italianus ca sighint a si bolli biri sempri a sa manera de is barzelletas: delinquentis e piludus?
Nudda, mancu unu fueddu!
Po custu, in su giru nostru—de is chi fueddaus in sardu—ti tzerriaus “Agnelli”: poita ca non iast a bolli essi sardu.
E non apu ni-mancu ancora cumprendiu a ita est chi ses a favori tui e comenti iat a depi essi, segundu tui, unu sardu modernu.
E insaras deu ti sfidu: fai-mi cumprendi!
Fadeus duas scuadras de intelletualis e si certaus—a tipu “Oratzi e Corriatzi”—in unu libbru scritu impari: po si cumprendi a-pari e po fai cumprendi a is atrus.
Scrieus unu libbru—fatu de articulus diversus—po cunfrontai is maneras diversas nostras de essi sardus: unus cantus articulus de amigus tuus e su propriu tanti de amigus mius.
Siat deu, siat tui seus cumbincius de essi “avanguardia”.
Unu scritori de su Surinam una borta at nau, fueddendi de Salman Rushdie, ca is atrus a is avanguardias ddis podint biri sceti su culu.
Chistioni de prospetiva, insomma, ma segundu mei de “a-innantis” e de “a-palas” nci ndi funt medas. Non tengu s’illusioni ca s’unica manera de essi sardu —sa giusta!—est sa mia.
E duncas, segundu mei est ora de si castiai in faci puru.
Ajó, sa scuadra tua e sa mia, boghendi-si-nci sa matza intelletuali a-pari (It.: “sbudellandoci intellettualmente a vicenda”).
Teni-ti contu,
e non mi neris ca no!
Robbertu

S’unica arreatzioni de importu a custa provocatzioni est stetia cussa de un’Orgolesu chi-offendiu ca emu nau ca is proceddus ndi beníant de s’Olanda-m’at sfidau a benni a Orgosolo a papai petza de proceddu comenti si spetat!

Galu non bi l’apo ‘ata, ?atzu!

? = corpu de orguena!

June 4, 2010

Chi si oppone alla LSC non usa il cervello

A parte il fatto che un’insegnante elementare sa che già dalla prima i bambini imparano a riconoscere le parole nel loro insieme e non leggono più una per una le lettere che le compongono, nella fotografia qui sotto, potete verificare da soli quanto è facile riconoscere le parole che compongono un testo coerente, anche quando sono scritte in modo molto diverso da quello che abbiamo imparato:

Chi vuole capirne di più può leggersi gli articoli seguenti.

Il primo è quello originale, del cui  testo iniziale il testo nella foto costituisce la traduzione “letterale” (appunto! :-)):

http://www.mrc-cbu.cam.ac.uk/people/matt.davis/Cmabrigde/

http://www.microsoft.com/typography/ctfonts/wordrecognition.aspx

http://www.google.nl/#q=written+word+recognition+cambridge&hl=nl&start=10&sa=N&fp=37a2ffa169e4ea4a

http://www.pnas.org/content/101/41/14687.full