ah l’inglese, l’inglese!

Non sono un tipo molto femminile, ma-com’è, come non è-so essere anche io molto perfida.

Le due volte che ho tenuto un seminario al master di sardo della Facoltà di lettere dell’Università di Casteddu ho preparato una trappola per gli studenti.

Volevo che capissero da soli come fosse impossibile che il pisano medievale potesse aver influenzato la pronuncia del sardo meridionale nei soli 64 anni in cui la repubblica marinara aveva dominato il regno di Cagliari. Così, prima ho chiesto ai corsisti: “Chi di voi ha studiato inglese alle medie inferiori e superiori?” Praticamente tutti hanno sollevato la mano. Poi ho chiesto: “Chi lo parla?”

Appunto…

Mia figlia Mitza ha 12 anni e frequenta il ginnasio-evitatemi i commenti maligni: ci pensa già Edith a dirmi che predico bene e razzolo male (“Sei di sinistra, ma mandi tua figlia a studiare in una delle scuole più elitarie di Amsterdam!” Non è vero! C’è voluta andare lei! Io anzi un po’ la sfotto, perché parla l’olandese con l’accento di chi si può permettere una casa sui canali)

Mitza è bilingue dalla nascita (in olandese e-ahimé-in italiano) e questo senz’altro può averla aiutata ad apprendere l’inglese: il bilinguismo implica lo sviluppo immediato di capacità di riflessione metalinguistica e di astrazione: se una cosa si chiama “latte” e “melk”, è chiaro che questa non è né “latte” né “melk”, ma un’altra cosa che si può chiamare in modi diversi. Era una cosa di una comicità irresistibile vedere una bambina di due anni tradurre con un notevole sussiego dall’italiano, per l’eventuale spettatore olandese della nostra conversazione, qualcosa che le avevo detto: capiva già che l’altro non poteva seguirci.

Mitza ha imparato l’inglese dalla televisione. In Olanda infatti  i programmi stranieri -o le interviste di personaggi stranieri-non vengono doppiati, ma si usano i sottotitoli in olandese.

Un bambino olandese in età scolare viene così esposto ogni giorno a alcune ore di inglese, con traduzione a fronte.

Imparano. I bambini le lingue le imparano.

Durante gli ultimi due anni delle elementari-in Olanda durano 6 anni e non esistono le medie inferiori-Mitza ha avuto anche lezioni di inglese, ma si annoiava perché erano troppo facili.

Arrivata al ginnasio-dove non tutti sono bilingui dalla nascita-la professoressa di inglese ha detto: “Non vi do liste di parole da imparare.  Leggetevi dei bei libri!”

Chi è stato anche solo da turista ad Amsterdam sa benissimo che la pretesa della professoressa di inglese non è esagerata, almeno per dei ginnasiasti. Mitza adesso legge un libro in inglese in uno o due giorni. Conversa in inglese da alcuni anni, quando si presenta la necessità. Avantieri, peró, mi ha rivelato di sentirsi più a suo agio con il francese: era appena tornata dalla Turchia e lí aveva incontrato una persona che parlava francese, ma non  inglese e così è stata costretta a usare anche quel dialetto dell’italiano. Mitza quest’anno ha infatti cominciato anche a studiare francese: ha dei bei voti.

Mitza era in Turchia con sua madre, per il matrimonio di una donna che ha fatto uno stage con lei. Erano in Cappadocia e Mitza aveva dovuto indossare vestiti con le maniche lunghe: solo le bambine piccolissime potevano mostrare braccia e gambe.

Tjeerd de Graaf è un fonetista in pensione da alcuni anni. Ci siamo conosciuti a Groninga. Tjeerd è Frisone e molto impegnato sul fronte della difesa delle lingua minoritarie e minacciate di estinzione. Si occupa soprattutto di lingue siberiane.

Quando nel 2001 ho organizzato quel convegno di linguisti parlanti di lingue minoritarie, a Paulilatino, Tjeerd era nervoso: “Non parlo italiano!” diceva “Non posso comunicare con nessuno”. Tjeerd parla 10 lingue, fra cui il russo e il giapponese. A un certo punto mi ha detto: “Però ho studiato latino!”.

Non so come abbia fatto, ma girando per conto suo a Oristano, è riuscito a trovare una donna siberiana, sposata con un sardo, parente di una sua informante del Nenets. Mi ha presentato le sue “conquiste” e ho sentito che con loro parlava in italiano, approssimativo, ma comprensibile. Questione di atteggiamento linguistico: Tjeerd non ha paura degli strafalcioni.

Il monolinguismo isterico in Italia è alimentato non solo dalla cultura linguistica fascista che imperversa a destra come a sinistra, ma anche dalla corporazione dei doppiatori, evidentemente bene ammanicata. Per riuscire a far imparare l’inglese ai bambini-e abituarli a sentire anche altre lingue-basterebbe licenziare tutti i doppiatori e introdurre i sottotitoli per i programmi televisi e i film in lingua straniera. Fra l’altro scoprireste quanto sono bravi gli attori stranieri.

Forse gli Italiani plurilingui diventerebbero anche più tolleranti nei confronti delle loro minoranze: autoctone e alloctone.

One Comment to “ah l’inglese, l’inglese!”

  1. ah,come capisco e condivido le tue osservazioni.Insegnare una lingua straniera inItalia è una cosa faticosa!!Gli insegnantisono legati ai programmi e si fanno 3 misere ore alla settimana da distribuire su conoscenze,interrogazioni,compiti,verifiche,recuperi e …………….mancanza di motivazione.Non è mai stata accettata la presenza dell’insegnante madrelingua che sarebbe un ottimo supporto per il docente e linfa preziosa per gli studenti.Io da tempo affermo che insegno Sardish:).La lingua è comunicazione ma non nella scuola italiana

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