Isaac Onnis e il ritorno al futuro del sardo

Ho letto non più di un’anno fa la battuta strepitosa di uno scienziato (psicologo o sociologo?) indiano che recita: “Uno psicologo che conduce una vita proba si reincarna come fisico. Uno che conduce una vita indegna si reincarna come sociologo.”

Quando l’ho letta ho pensato subito al sociologo olandese Bram de Swaan che già negli anni Settanta aveva previsto che nel giro di pochi anni l’olandese sarebbe scomparso a favore dell’inglese. Non soddisfatto ancora per la cantonata madornale presa in gioventù, ci ha provato di nuovo poco prima dell’emeritato con “Words of the World. The Global Language System”. La descrizione del libro disponibile su Internet è la seguente:

“The human species is divided into more than five thousand language groups that do not understand each other. And yet these groups constitute one coherent world language system, connected by multilingual speakers in a surprisingly powerful way. The chances of a language thriving depend on its position in the system. There are thousands of small, peripheral languages, each connected to one of a hundred central languages. The entire system is held together by one global language: English. A language is a ‘hypercollective’ good: the more speakers it has, the higher its communication value for each one of them. Thus, when people think that a language is gaining new speakers, that in itself is a reason for them to want to learn it too. That is why, in an age of globalization, only a few languages remain for transnational communication and these often prevail even in national societies.” (http://www.polity.co.uk/book.asp?ref=0745627471 )

Se credessi nella reincarnazione, non avrei dubbi: Bram de Swaan si reincarnerà come sociologo!

In “Expert Political Judgment: How Good Is It? How Can We Know? (2005)”, Philip E. Tetlock ha analizzato le previsioni che 284 esperti hanno effettuato tra il 1988 e il 2003 su problemi politici di portata  molto ampia, per un totale di 27.451 previsioni. I risultati sono stati analizzati quantitativamente da Tetlock e le previsioni fatte dagli esperti sono state confrontate con ciò che poi è effettivamente accaduto. Il risultato: “Rinomati esperti di economia e politica hanno predetto il futuro in modo trascurabilmente più preciso della proverbiale scimmia che lancia le freccette o di un computer che parta dal presupposto che tutto continuerà a procedere come prima. Tetlock divide gli esperti un due categorie: le volpi e i porcospini.

I porcospini hanno forti convinzioni. Sono ideologi che si trincerano dietro la giustezza delle proprie idee e non cambiano mai opinione.

Le volpi non hanno convinzioni: prendono a loro piacimento qualcosa da tutte le ideologie, cambiano facilmente opinione e ammettono senza imbarazzo di non sapere qualcosa. Dalla ricerca di Tetlock è risultato che le dubbiose volpi erano più abili dei risoluti porcospini nel predire gli sviluppi politici ed economici.

[…] Purtroppo, sui giornali e in televisione appaiono soprattutto i previsori del tipo sbagliato. In effetti, siete voi stessi a preferire un porcospino cocciuto che vi dice: “Garantito che entro 5 anni vi sarà una carestia in Uganda!”, piuttosto che il tipo volpesco che dice: “Prima pensavo che le cose dovessero peggio, ma desso non so più cosa pensare, probabilmente la situazione non cambierà molto.

I mass media preferiscono gli esperti con un’opinione precisa, possibilmente la stessa dello spettatore, ma questo tipo di esperti di solito non ci azzecca.”

(Martijn Katan: http://weblogs.nrc.nl/wetenschap-columns/2009/12/12/vossen-voorspellen-beter/)

Quello di cui gli esperti di scienze sociali porcospinosi non tengono conto è l’enorme numero di variabili che dovrebbero prendere in considerazione. La vita dei fisici è molto più facile: ecco la spiegazione della battuta dello scienziato indiano (e chi l’aveva già capita mi perdoni).

Del resto anche nelle scienze esatte la visione deterministica del loro mondo, relativamente semplice, è entrata in crisi (chi vuole può farsi un idea con un libro accessibile ai profani: “Jack Cohen and Ian Stewart: The Collapse of Chaos: discovering simplicity in a complex world, Penguin Books, 1994, ISBN 978-0-14-029125-4 “). Figuriamoci se il mondo orribilmente complicato della società si svela agli occhi arroganti dei porcospini.

Passiamo adesso al sardo e prendiamo in considerazione questa citazione di Omar Onnis, tratta dal suo commento a un post di ZF Pintore:

“Secondo me tra cento anni – sempre che l’umanità non si estingua prima – in Sardegna si parlerà un neo sardo, che sarà una sorta di sardo-italiano. Mentre non sono certo che esisterà l’italiano standard comunemente detto, né che esisterà ancora un’entità politica chiamata stato italiano.”(Omar Onnis: 03 agosto 2010 23.20.  https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1182610305629149569&postID=6654763631297058337 )

Ora, mi guardo bene dall’accusare Onnis di essere un esperto, o anche solo di pretenderlo. Penso semplicemente che Omar Onnis si sia fatto quest’opinione sul futuro del sardo, sulla base di quello che ha sentito, visto e letto nei media italiani. Lo studio di Tetlock ha in effetti mostrato che le previsioni sul futuro, fatte da un lettore attento dei giornali, hanno probabilità di risultare corrette solo leggermente inferiori rispetto a quelle degli esperti porcospinosi. Ma sui media italiani, per quanto riguarda la lingua, non solo imperversano gli esperti porcospinosi, ma quasi esclusivamente esperti porcospinosi linguisticamente fascisti.

L’opinione di Onnis, dunque, si è formata sostanzialmente sulla base di informazioni fortemente distorte. Dato che Onnis è un’indipendentista, è chiaro che per lui l’accesso ad altre informazioni che bilancerebbero la propaganda fascista non è problematico. Non mi sembra peregrino immaginare che la previsione di Onnis sia piuttosto il risultato di una scelta: wishful thinking, un pio desiderio.

Del resto, la sua scelta di non scrivere in sardo non fa altro che aumentare le possibilità che la sua previsione si avveri. La sua previsione è nientepopodimenoché un programma politico.

Lo ringrazio per il suo chiarimento.

Dal canto mio, le previsioni le lascio ai Newton delle scienze sociali.

Io mi limito a lavorare per il sardo.

 

Ho letto non più di un’anno fa la battuta strepitosa di uno scienziato (psicologo o sociologo?) indiano che recita: “Uno psicologo che conduce una vita proba si reincarna come fisico. Uno che conduce una vita indegna si reincarna come sociologo.”

Quando l’ho letta ho pensato subito al sociologo olandese Bram de Swaan che già negli anni Settanta aveva previsto che nel giro di pochi anni l’olandese sarebbe scomparso a favore dell’inglese. Non soddisfatto ancora per la cantonata madornale presa in gioventù, ci ha provato di nuovo poco prima dell’emeritato con “Words of the World. The Global Language System”. La descrizione del libro disponibile su Internet è la seguente:

“The human species is divided into more than five thousand language groups that do not understand each other. And yet these groups constitute one coherent world language system, connected by multilingual speakers in a surprisingly powerful way. The chances of a language thriving depend on its position in the system. There are thousands of small, peripheral languages, each connected to one of a hundred central languages. The entire system is held together by one global language: English. A language is a ‘hypercollective’ good: the more speakers it has, the higher its communication value for each one of them. Thus, when people think that a language is gaining new speakers, that in itself is a reason for them to want to learn it too. That is why, in an age of globalization, only a few languages remain for transnational communication and these often prevail even in national societies.” (http://www.polity.co.uk/book.asp?ref=0745627471 )

 

Se credessi nella reincarnazione, non avrei dubbi: Bram de Swaan si reincarnerà come sociologo!

In “Expert Political Judgment: How Good Is It? How Can We Know? (2005)”, Philip E. Tetlock ha analizzato le previsioni che 284 esperti hanno effettuato tra il 1988 e il 2003 su problemi politici di portata molto ampia, per un totale di 27.451 previsioni. I risultati sono stati analizzati quantitativamente da Tetlock e le previsioni fatte dagli esperti sono state confrontate con ciò che poi è effettivamente accaduto. Il risultato: “Rinomati esperti di economia e politica hanno predetto il futuro in modo trascurabilmente più preciso della proverbiale scimmia che lancia le freccette o di un computer che parta dal presupposto che tutto continuerà a procedere come prima. Tetlock divide gli esperti un due categorie: le volpi e i porcospini.

I porcospini hanno forti convinzioni. Sono ideologi che si trincerano dietro la giustezza delle proprie idee e non cambiano mai opinione.

Le volpi non hanno convinzioni: prendono a loro piacimento qualcosa da tutte le ideologie, cambiano facilmente opinione e ammettono senza imbarazzo di non sapere qualcosa. Dalla ricerca di Tetlock è risultato che le dubbiose volpi erano più abili dei risoluti porcospini nel predire gli sviluppi politici ed economici.

[…] Purtroppo, sui giornali e in televisione appaiono soprattutto i previsori del tipo sbagliato. In effetti, siete voi stessi a preferire un porcospino cocciuto che vi dice: “Garantito che entro 5 anni vi sarà una carestia in Uganda!”, piuttosto che il tipo volpesco che dice: “Prima pensavo che le cose dovessero peggio, ma desso non so più cosa pensare, probabilmente la situazione non cambierà molto.

I mass media preferiscono gli esperti con un’opinione precisa, possibilmente la stessa dello spettatore, ma questo tipo di esperti di solito non ci azzecca.”

(Martijn Katan: http://weblogs.nrc.nl/wetenschap-columns/2009/12/12/vossen-voorspellen-beter/)

Quello di cui gli esperti di scienze sociali porcospinosi non tengono conto è l’enorme numero di variabili che dovrebbero prendere in considerazione. La vita dei fisici è molto più facile: ecco la spiegazione della battuta dello scienziato indiano (e chi l’aveva già capita mi perdoni).

Del resto anche nelle scienze esatte la visione deterministica del loro mondo, relativamente semplice, è entrata in crisi (chi vuole può farsi un idea con un libro accessibile ai profani: “Jack Cohen and Ian Stewart: The Collapse of Chaos: discovering simplicity in a complex world, Penguin Books, 1994, ISBN 978-0-14-029125-4 “). Figuriamoci se il mondo orribilmente complicato della società si svela agli occhi arroganti dei porcospini.

Passiamo adesso al sardo e prendiamo in considerazione questa citazione di Omar Onnis, tratta dal suo commento a un post di ZF Pintore:

“Secondo me tra cento anni – sempre che l’umanità non si estingua prima – in Sardegna si parlerà un neo sardo, che sarà una sorta di sardo-italiano. Mentre non sono certo che esisterà l’italiano standard comunemente detto, né che esisterà ancora un’entità politica chiamata stato italiano.”(Omar Onnis: 03 agosto 2010 23.20.  https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1182610305629149569&postID=6654763631297058337 )

Ora, mi guardo bene dall’accusare Onnis di essere un esperto, o anche solo di pretenderlo. Penso semplicemente che Omar Onnis si sia fatto quest’opinione sul futuro del sardo, sulla base di quello che ha sentito, visto e letto nei media italiani. Lo studio di Tetlock ha in effetti mostrato che le previsioni sul futuro, fatte da un lettore attento dei giornali, hanno probabilità di risultare corrette solo leggermente inferiori rispetto a quelle degli esperti porcospinosi. Ma sui media italiani, per quanto riguarda la lingua, non solo imperversano gli esperti porcospinosi, ma quasi esclusivamente esperti porcospinosi linguisticamente fascisti.

L’opinione di Onnis, dunque, si è formata sostanzialmente sulla base di informazioni fortemente distorte. Dato che Onnis è un’indipendentista, è chiaro che per lui l’accesso ad altre informazioni che bilancerebbero la propaganda fascista non è problematico. Non mi sembra peregrino immaginare che la previsione di Onnis sia piuttosto il risultato di una scelta: wishful thinking, un pio desiderio.

Del resto, la sua scelta di non scrivere in sardo non fa altro che aumentare le possibilità che la sua previsione si avveri. La sua previsione è nientepopodimenoché un programma politico.

Lo ringrazio per il suo chiarimento.

Dal canto mio, le previsioni le lascio ai Newton delle scienze sociali.

Io mi limito a lavorare per il sardo.

2 Comments to “Isaac Onnis e il ritorno al futuro del sardo”

  1. ..e io mi limito a leggere:) .Considerazione a margine:a chi non tei cosa ‘efai scraffidi su cu ai gattusu…..certo il mio sardo è penoso ma ho avuto quest’impressione:) su Onnis

  2. est peus de cussu. a su mancu, creu…

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