Banditi a Orgosolo e etnologi in manicomio.

Comente semus arribbados a bier a sa Sardinnia e sos Sardos che logos e gente chi non ischint cambiare? Proite b’est custa idea maladita chi nos est galu trunkende sas ancas e pratzende in Sardos in duos: is chi kerent aguantare s’identidade issoro e is Sardos ki non nde kerent intender. Comente amus fatu a nos ponner in conca su machine ca nois non semus che a totu is ateros populos? Proite non resessimus a bier ca nois amus depidu solu scontare sa grandu miseria materiale chi sa Sardinnia at connotu finas a pagu tempus faxet?

S’idea chi tenimus de sa Sardinnia est cussa chi nos ant dadu is colonizadores nostros. Cando tenía s’edade de chircare de cumprender su “banditismu”, tenía puru pagu de sceberare pro m’informare e apo comperadu “Banditi a Orgosolo”, de Francu Cagnetta.

Cagnetta est stadu unu de is amigos prus mannos de sa Sardinnia, a sa terra nostra l’at fata bene meda, ma fit puru unu de sos estetas macos chi beníant prenos de su ratzismu curturale issoro a chircare s’ateru, e l’agataiant in su Sardu.

In su surcu de cudd’ateru macu de manicomiu de Wagner at scritu tontesas gai mannas ca non faghet a lu creer, ma ancora custas tontesas sunt allokiende sa conca de sos sardos.

Abbaidade-bos-las:

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Est ora de nos ischidare e fuliare a muntronargiu totu custa ideas macas e de fraigare sa curtura sarda-sarda, fata de Sardos pro serbire a nois e totu.

‘In contrasto con la pianura grigia e tutta uguale che si
attraversa – gigantesca piattaforma di granito sollevatasi sul
mare qualche milione di anni fa – quel grande monte, con la
catena retrostante, si impone come una montagna mitologica
– quale può essere, ad esempio, il Kilimangiaro in Africa.
Scomparendo e riapparendo di continuo, secondo i rilievi
che fiancheggiano la camionabile, dà l’impressione, sempre
più intensa, di un immobile, tetragono nume del luogo.’

[Orgosolo] ‘Esso compare all’improvviso,
misterioso, chiuso; visibile ed inconsapevole centro di una
vita non mutata da millenni, di una antica e superstite civiltà.
È la più arcaica città d’Italia, probabilmente di tutto il Mediterraneo.’

‘Le donne di Orgosolo, tra tutte quelle di Sardegna (per
chi abbia un poco d’esperienza) si possono riconoscere facilmente.
Hanno visi quasi sempre belli, scuri e delicati, seppur
rustici, con occhi neri, vellutati, che, per profondità, sembrano
avere come una doppia pupilla. Lo sguardo è cupo, intenso,
ardente: ha una forza strana, primitiva.’

‘Molti [vecchi] ricordano figure dell’Antico Testamento: con peli bianchi
che discendono da sopra gli occhi, dalle orecchie, dai
baffi, in una barba morbida e fluente, ben disposta in pieghe
ondulate, che scende sino a metà petto. Hanno in mano vincastri
contorti, maestosi. Un quadro di tremila anni fa!’

Deo naro solu: “Ma Cagnetta, a bi fit in Palestina 3000 annos a como?”

‘Passando dallo stato incandescente dell’uscita a quello successivo del
raffreddamento, tutta questa montagna si era spaccata in
enormi crepacci, in grandiose fratture. Erano cento milioni
di anni che il Supramonte stava là, arcano, immobile: la Sfinge
di Sardegna.’

De geología nde matzíat pagu, ma de simbología estetica meda!

‘È il Supramonte, nelle foreste, anche la tana dei mufloni e dei cinghiali: dei mufloni, i misteriosi ovini rossi dalle grandi corna, dal pelo corto e quasi senza coda, progenitori della pecora; e dei piccoli cinghiali neri, bianchi da vecchi, fortissimi, zannuti, progenitori del maiale. Corrono soli o in truppe guidate dal più forte, prosecutori di una vita zoologica già trasformata al piano e qui uguale, identica da millenni, depositari dell’antico segreto della trasformazione della specie. Qui tutto è estraneo, tetragono, insensibile ad ogni mondo di uomo: un Eden spaventevole! Questo è il Supramonte, il più isolato territorio di Sardegna, il cuore dell’Orgolese, tutto avvolto nel mondo minerale, vegetale, animale;  misterioso, oscuro come il territorio di un altro pianeta. In esso vive il pastore di Orgosolo. Quando inoltrandomi nel bosco avevo cercato i primi segni dell’uomo,   mi ero trovato di fronte a indizi di una estrema, incredibile primitività.’

‘Due uomini anziani, bassi, tozzi, assai robusti, con volti scuri, ricoperti da peli irsuti di barba che non vedeva il rasoio da molti giorni; con abiti di velluto scuro, sporco, incrostato di terra; con gambali enormi di cuoio nero ricoperto da truculente borchie di metallo.’

‘Ci avevano condotto in una capanna dall’interno estremamente
rozzo: con pietre adattate a sedili; a terra una caldaia
e pelli di pecora per letto; attaccati alle pareti bastoni,
funi, campane, borse di pecora, di fattura così rudimentale
che si sarebbero detti appartenere ad aborigeni.’

‘Mi avevano messo davanti tutto quello che avevano, in recipienti di sughero: pane, latte cagliato, formaggio, una borraccia di vino. «Mangiate!» gridava uno amabilmente minacciandomi col coltello. «Bevete! Mangiate!» gridavano tutti e  mi riempivano le mani. Era quasi un banchetto di tribù in cui l’ospite gode a veder mangiare il suo invitato, si sazia con la sua fame, poiché una volta accettato questo nuovo venuto nella tribù, costituisce con lui ormai un’unità comune, quasi un corpo solo.’

‘La pecora di Orgosolo, pecora di razza “sarda” acclimatata nell’isola, è un animale striminzito – per povertà di nutrimento, mancanza di coperture estive ed invernali, marce sfibranti – ma assai robusto e resistente, vero animale preistorico.’

‘Il pastore orgolese invece, in generale, è un individuo
più associativo, più individuale, fondamentalmente
guerriero ed aggressivo, insofferente, coraggioso, di intelligenza
astuta e crudele. Questi caratteri lo fanno assomigliare
ai popoli di un “ciclo” precedente a quello pastorale, al più
antico che si conosca in tutta la storia dell’Europa: il “ciclo
culturale” che l’etnologia chiama dei “cacciatori e raccoglitori
o delle “orde”.’

4 Comments to “Banditi a Orgosolo e etnologi in manicomio.”

  1. E custa rivolutzione curturale chie pensas chi la devat sighire? ca comintzada l’amus comintzada, mi paret. O nono?

  2. Sos giovanos! Pro cussu los pisto semper! 😉

  3. ellà…ritirare ti cheres? Como chi benit su bellu…

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