La paura di Sassari

No, non è piazza Italia!

Mauro Podda, con il suo commento al mio post “Concas de chibudda”,    mi invita a riflettere sulla possibile paura di Sassari verso il sardo: ” che c’entra la polemica con l’università di Sassari con l’idea di “essere fieri di non sentirsi italiani” perchè gli italiani votano Berlusconi? a parte il fatto che anche i sardi votano il Berlusca a man bassa, trasformare la questione linguistica in Sardegna in questione nazionale, anzi, peggio, nazionalista, è il modo più veloce di affossare definitivamente il sardo.
Cerchiamo di venirci incontro reciprocamente invece di farci la guerra civile!!!
Una piccola provocazione: se l’ostilità dei professoroni sassaresi dipendesse dal fatto che Sassari ……. non è tradizionalmente sardofona? e vedesse nell’unificazione del sardo in una lingua tetto una minaccia alla propria identità linguistica non sarda??
proviamo a riflettere….

L’idea che i nemici del sardo possano essere mossi dalla paura l’ho già introdotta io molto tempo fa: Due identità sarde o dialogo tra sordi?

Farò del mio meglio per provare a trovare una risposta seria alla questione sollevata da Podda, ma mi è difficile non scherzare con i Sassaresi.

Arrivo allora subito al dunque: io credo che l’identità linguistica sassarese non c’entri niente. Lo stesso comportamento sardofobico l’hanno esibito negli anni scorsi anche dei docenti dell’università italiana di Cagliari: Giulio Angioni, Marinella Lörenczi, Cristina Lavinio sono stati i più attivi.

Credo che invece c’entri la lunga consuetudine del notabilato sassarese a sentirsi rappresentante in Sardegna dell’Impero Romano.

Sassari, infatti, ha dato all’Italia ben due presidenti: Antonio Segni e Francesco Cossiga.

Di Antonio Segni, Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Segni) dice quanto segue: ”

“Fu eletto Presidente della Repubblica Italiana il 6 maggio 1962 (al nono scrutinio con 443 voti su 842), con i voti decisivi del MSI e dei monarchici. (l’enfasi è mia, R.B.)

Prestò giuramento l’11 maggio 1962. I suoi due anni al Quirinale furono contrassegnati da tensioni con il blocco formato da Ugo La Malfa, il PSI ed una parte della DC che spingeva per riforme sociali e strutturali, invise ad un conservatore come Segni. Inoltre dopo la caduta del Governo Moro I, propose al Presidente del Consiglio uscente un governo di tecnici sostenuto dai militari. (l’enfasi è mia, R.B.)

Il 7 agosto 1964, durante un concitato colloquio con gli onorevoli Giuseppe Saragat e Aldo Moro, fu colpito da trombosi cerebrale. Ne seguì l’accertamento della condizione d’impedimento temporaneo, avvenuto con atto congiuntamente firmato dai Presidenti delle due Camere e dal Presidente del Consiglio; il 10 assunse le funzioni ordinarie di supplente il Presidente del Senato Cesare Merzagora (fino al 29 dicembre 1964). Pur trattandosi di grave malattia, non si arrivò mai alla dichiarazione di “impedimento permanente”, che avrebbe comportato una nuova elezione, e la situazione fu risolta dalle dimissioni volontarie, del 6 dicembre 1964.

Divenne senatore a vita in quanto ex Presidente della Repubblica, ma fu sospettato di avere avuto un ruolo di incerta definibilità nelle vicende del progettato Piano Solo. A sostegno di tale sospetto vi è il fatto che durante le trattative per la formazione del nuovo governo nel luglio 1964, chiese di partecipare al generale Giovanni De Lorenzo e al Capo di Stato Maggiore della Difesa Aldo Rossi. (l’enfasi è mia, R.B.)

Di Franceso Cossiga, in Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Cossiga) si trova quanto segue: “Mentre Cossiga ha recentemente dichiarato che sarebbe giusto riconoscere il valore storico dei gladiatori così come avvenne per i partigiani, il presidente della Commissione Stragi Giovanni Pellegrino ebbe a scrivere: «[…] se in sede giudiziaria un’illiceità penale della rete clandestina in sé considerata è stata motivatamente e fondatamente negata, non sono state affatto escluse possibili distorsioni dalle finalità istituzionali dichiarate della struttura, che ben possono essere andate al di là della sua già evidenziata utilizzazione a fini informativi…».” (l’enfasi è mia, R.B.)

Non mi sembra di esagerare, se ne concludo che i notabili sassaresi, quando hanno paura dei loro avversari, usano tutti i mezzi di cui dispongono per farsi passare la fifa.

Sassari, come abbiamo visto e a differenza della mediterranea Casteddu, riesce ad esprimere dei “leader” che l’Italia ci invidia, per non parlare del resto del mondo!

I Sassaresi, insomma, hanno poco da temere da noi Sardi, visti i pesi massimi che riescono a mettere in campo.

Ma naturalmente non sto parlando dei Sassaresi–simpaticissimi e burloni–ma dei notabili sassaresi.

A questo si aggiunga il fatto che i Sardi–si insomma, i sardoparlanti: la maggioranza dei Sardi–hanno garantito, con la legge regionale 26/97 (http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v=9&c=72&s=1&file=1997026) anche ai parlanti del sassarese il loro stessi diritti: ” La medesima valenza attribuita alla cultura ed alla lingua sarda è riconosciuta con riferimento al territorio interessato, alla cultura ed alla lingua catalana di Alghero, al tabarchino delle isole del Sulcis, al dialetto sassarese e a quello gallurese.”

Diciamo pure che ho molte difficoltà a credere che i Sassaresi abbiamo paura del sardo.

E altrettanto difficile mi sembra che i notabili dell’università di Sassari parlino il sassarese.

Banale quanto si vuole il paragone, ma qui siamo all’eterno lupo e all’eterno agnello.

È l’italiano a minacciare il sardo e non viceversa!

A questa situazione già difficile per il sardo, si aggiunge il fatto che l’università di Sassari vuole sottrarre una parte consistente degli scarsissimi fondi regionali a disposizione per la limba per finanziare i suoi ridicoli di corsi in italiano di “filosofia morale” in Sardegna (universidades de sardinnia), anche se la legge regionale lo vieta! Siamo noi che dobbiamo avere paura di loro!

Questa è gente che fieramente vuol rubare il pane di bocca agli affamati!

Non si limitano a non fare niente per il sardo–o il sassarese!–ma vogliono attivamente impedire–tramite la sottrazione di quei fondi–che altri possano fare qualcosa.

“La paura di Sassari” mi sembra il titolo adatto per un romanzo umoristico.


4 Comments to “La paura di Sassari”

  1. Gentile Professore, la ringrazio per l’attenzione, ma non mi ritengo soddisfatto dalla sua risposta: non perchè nella mia provocazione (che tale era) io creda sul serio, ma non so a cosa sia ridotto oggi il “notabilato” sassarese, non mi vengono in mente nomi di persone oggi che possano degnamente rappresentare la categoria.
    Lei ha colto nel segno richiamando il pari comportamento del “notabilato” casteddaio: io sono casteddaio e mi sento chiamato in causa; ebbene si, noi sardi urbanizzati non crediamo molto alle sirene romantiche del nazionalismo sardo, preferiamo piuttosto le povere ma sicure prebende dello statalismo italico, che in provincia arrivano solo col contagocce mentre sono state tradizionalmente cospique nei capoluoghi (Nuoro compresa!!).
    Non voglio entrare nella sua……polemica?..coi suoi colleghi delle due università sarde (mi sembra che non ne salvi nessuno , ma abbia pazienza: tengono famiglia), ma affrontare con lei, se me lo consente, una questione che a me pare importante: perchè la questione linguistica non accende i cuori come la questione nucleare?
    Non sottovaluterei peraltro la proposta che ho fatto tra il serio e il faceto, ovvero no bollu donai s’acqua de bidda a cussus de sa bidda accanta!! piuttosto, a s’acqua ddi pongu fogu!!!! (non è mia ma di un noto comico oristanese).
    Insomma, non sottovaluterei del tutto la sensazione che nei modelli finora proposti una parte ci veda la preponderanza altrui: i sacrifici devono essere equamente distribuiti!!
    Non solo: se i sardi “urbani” vedono nel sardo così come proposto finora una battaglia retrograda di “quelli delle bidde”, qualcosina si è sbagliato e si sbaglia in termini di comunicazione, non crede?
    O forse davvero è così, ovvero la questione linguistica nasconde una battaglia più politica o politico-sociale, come alcuni suoi interventi sembrano suggerire?
    Perchè i sardi, nella loro maggioranza se dobbiamo dar retta ai risultati elettorali, non hanno molta simpatia per i movimenti indipendentisti o consimili, eppure, se invece dobbiamo credere ai risultati della ricerca della Prof.ssa Oppo (che è una ricercatrice seria), sono assolutamente favorevoli alla tutela, salvezza e sviluppo del sardo, e di un sardo unitario in particolare?
    Cordiali saluti.

    • Cras apu a ponni su cummentu cosa tua che post “titolare”. Fueddas de cosas de importu mannu e de su puntu de bista de “is atrus” e in prus ddu fais chentza de ofendi a nisciunus! Femu de diora abetendi unu cummentu de aici!

  2. la ringrazio Professore
    vorrei tuttavia precisare che non sono affatto “de is atrus”, anzi! Aborro però tutti i nazionalismi!

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