Io nazionalista?

 

Sa domo de su datziu in DE RIJP

Quante volte l’ho detto di non essere un nazionalista?

E quante volte di non essere un indipendentista?

Invito Mauro Podda e gli altri che eventualmente pensano le stesse cose di me di cercare nell’archivio del blog.

In Italia se uno è democratico subito lo definiscono comunista–ma, tra l’altro, anche Gramsci era comunista!; se non è un nazionalista italiano, allora è un nazionalista sardo; se pensa dell’Italia quello che pensano tutti fuori dall’Italia–“Un cesso!”–allora è un separatista; se non accetta il monolinguismo isterico degli Italiani, allora è un lingua-invasato; se fai seriamente il tuo lavoro di ricercatore ti danno del bugiardo e/o dell’incapace.

E poi c’è ancora qualcuno che si stupisce che io disprezzi l’Italia e gli Italiani.

Fermo restando che gli Italiani sono tanti e che non sono tutti uguali.

30 Comments to “Io nazionalista?”

  1. Le domando scusa, è da poco che frequento il suo blog, e non sono ferrato sulle sue idee politiche. Pur tuttavia, anche in quest’ultimo mi sembra di notare, ma è sicuramente mio difetto, un eccesso di vis polemica.
    Non è un nazionalista nè sardo nè italiano e ciò non può che farmi piacere perchè condivido. Ma non credo che l’Italia sia un cesso nè tantomeno credo che lo pensino tutti all’estero. E’ una democrazia fragile, che affronta problemi che sarebbero un incubo per altri stati, e la gente cerca di cavarsela: non siamo una razza lombrosamente portata al familismo amorale.
    Io credo che lei sia un serio ricercatore ed ho apprezzato il suo lavoro, ma se usa termini come “cesso” non si deve stupire, mi perdoni, che taluni le diano dell’invasato: la gente viene pre-giudicata anche dai termini e dai modi che usa.
    Perdoni ancora la mia franchezza, io apprezzo la sua, anche se un tantino sopra le righe.
    Saluti da un bilinguista isterico.
    P.s. che ne pensa del monolinguismo isterico della Repubblica Francese? O di quella greca? O delle battaglie nazional-linguistiche nel Belgio e nella Spagna?

  2. Essere nazionalisti implica semplicemente il riconoscersi in una nazione, ma non è mica un’attribuzione solo negativa o solo positiva. Casomai è lo sciovinismo ad essere deprecabile.

    • Completamente d’accordo! Ma per me il problema è che io considero la nazione un’entità metafisica. Diciamo che anche rispetto a quello sono agnostico. Quello che voglio dire nel post è che in Italia ti appiccicano sempre definizioni basate su una visione manichea del mondo. Ridete pure, ma io mi considero un moderato😉

  3. Assolutamente niente di personale🙂
    Il nazionalismo non è semplicemente il riconoscersi in una nazione (poi bisogna stabilire cosa è una nazione), ma un’ideologia perversa basata su un complesso di deprivazione di cui sarebbe stato oggetto il proprio gruppo etnico o nazionale. E’ un’idea sempre potenzialmente esplosiva, come la storia anche recentissima dimostra.
    Non confondiamo nazionalismo e patriottismo!
    Caro Roberto, mi permetto di dirti che non basta considerarsi un moderato, bisogna anche comportarsi da moderato.
    La gente, compreso il sottoscritto come chiunque altro, se non conosce personalmente l’altro, giudica dai pochi elementi che ha….
    Ma torniamo al nostro sardo unitario.

  4. Mamma mia! Il nazionalismo ridotto a fascismo! Non, non ci siamo.
    Quanto alla moderazione, questa non implica non chiamare le cose o le persone con il loro nome.
    Tu come chiami un paese che elegge democraticamente un Berlusconi?

  5. No apo galu cumpresu ite balla b’intrat su natzionalismu ( o su a-natzionalismu) in sa chistione de “limba e politica”. A contu meu non b’apitzicat in nudda.

    @Mauro “Non confondiamo nazionalismo e patriottismo!”

    Non paret una cosa gai simpre, ma dae http://plato.stanford.edu/entries/patriotism/#PatNat

    “We can put aside the political sense of “nation” that makes it identical with “country,” “state,” or “polity,” and the political or civic type of nationalism related to it. We need concern ourselves only with the other, ethnic or cultural sense of “nation,” and focus on ethnic or cultural nationalism. In order to do so, we do not have to spell out the relevant understanding of “nation”; it is enough to characterize it in terms of common ancestry, history, and a set of cultural traits. Both patriotism and nationalism involve love of, identification with, and special concern for a certain entity. In the case of patriotism, that entity is one’s patria, one’s country; in the case of nationalism, that entity is one’s natio, one’s nation (in the ethnic/cultural sense of the term). Thus patriotism and nationalism are understood as the same type of set of beliefs and attitudes, and distinguished in terms of their objects, rather than the strength of those beliefs and attitudes, or as sentiment vs. theory.

    To be sure, there is much overlap between country and nation, and therefore between patriotism and nationalism; thus much that applies to one will also apply to the other. But when a country is not ethnically homogeneous, or when a nation lacks a country of its own, the two may part ways.”

    M’ispiegas proite su natzionalismu diat èsser perversu, imbetzes su patriotismu semper una cosa bona?

  6. Per Roberto: come chiamo un paese che elegge democraticamente un Berlusconi? Ovvero lo stesso paese in cui per 40 anni un terzo degli elettori ha votato per un partito comunista anzichè per un partito socialista democratico come tutto il resto del mondo libero?
    Io lo chiamo “democrazia immatura”!!
    Per fp40: hai ragione, non è così semplice discernere tra il significato di nazionalismo e quello di patriottismo; direi che il discrimine ce lo da la storia, nel senso che la parola patriottismo ha un senso più sfumato mentre la parola nazionalismo è storicamente legato a movimenti più o meno aggressivi ma sempre dipendenti da quel senso di deprivazione cui accennavo.
    Ebbene si, Roberto, il nazionalismo è una mala pianta, ma non si riduce al fascismo, ci sono state tante altre deleterie forme.
    Cosa c’entra il nazionalismo col rapporto lingua-politica? Beh, nella storia c’entra molto eccome; anche in Sardegna la relazione è piuttosto forte e molti sostenitori della lingua sarda (non tutti grazie a Dio) sono anche sostenitori della “differenza etnica” o addirittura razziale dei sardi dagli Italiani. Qualcuno ha tirato fuori perfino il DNA…., e se poi altri si preoccupano Roberto da loro del manicheo!!
    Ecco Roberto, ora hai tutte le informazioni per classificarmi italiano berlusconiano idiota imbonito da Emilio Fido e da Drive In.🙂 🙂 🙂

  7. Ho capito, tu sei del tipo Corriere della sera: sei un moderato se usi degli eufemismi.
    Insomma, ai miei tempi c’erano quelli che dicevano: “Le BR sono compagni che sbagliano”.
    Contento tu…

  8. eh no caro amico!! Le BR compagni che sbagliano non era un eufemismo: era una condivisione strategica ma non tattica delle azioni di una cobriccola di assassini sedicenti politici!!
    Credo faccia parte di un’esperienza culturale e umana lontana da me mille miglia.
    A parte che leggo di rado il Corriere della Sera, vedo che fai in fretta a giudicare, e questa non è la caratteristica del moderato: si è moderati se ci si sforza di comprendere e tollerare l’altro, non se lo si condanna direttamente con pochi indizi e nessuna prova!!
    Ma la smettiamo con i quiz identificativi? vorrei parlare di lingua sarda!!
    Anche se l’ospite sei tu e tu decidi!!!🙂

  9. Sigo a non bìdere difèrentzias mannas intre natzionalismu, chi est acapiadu a sa natzione (ite siat chi siat), e patriotismu, chi si ligat a sa patria (ite siat chi siat). A banda de s’ogetu de su -ismu, non sunt pariviles, in su bene e in su male?

    Cantu lu boles isfumadu su motu “sa vida pro sa patria” chi at signadu s’istoria sarda reghente?

    Duncas, faghemi cumprendere. Si comente b’at carchi rincollionidu (nomi e cognomi no?), chi usat cuntzetos ratziales (imbentados e farsos) e istùdios geneticos (custos beros, ma malos a cumprendere e interpretare bene, pro su chi sunt), totu cussos chi si moent in favore de sa limba sarda, a ogros tuos si debent giustificare? E custu non diat èssere un’arrèsonu manicheu? Perdona, ma si atobias unu catòlicu, ite totu li pedis de porrogare?😀

    ps: una curiosidade comente mai “differenza etnica” est in mesus de birgoleddas, e imbetzes razziale no?

  10. fp40, temo di essermi espresso male, come (non) direbbe Roberto: io mi “muovo” a favore della lingua sarda, la studio da quando avevo 14 anni e sono perfino un modestissimo autore di una proposta di creazione di lingua tetto!
    E appunto per questo faccio nel mio piccolo politica linguistica, che è politica a tutti gli effetti, ma cerco di tenermi lontano dalle ideologie: il nazionalismo è un ideologia, il patriottismo, per come l’intendo io naturalmente, è un sentimento. Per le definizioni esatte in italiano ci sono i dizionari!!
    “Sa vida pro sa patria” è una minchiata del nazionalismo italico, come quella stupida marcetta militare cantata dalla Brigata Sassari!!! Mi fa venire il voltastomaco, anche perchè, per la patria intesa come stato italiano, io la vita la do tutti i giorni in cambio di un non lauto salario, basta e avanza; certamente non l’avrei data e non la darei volentieri per le avventure pseudo-patriottiche che i nazionalisti di ogni tempo partoriscono per la grandezza della…..patria!!
    Roberto, mi spiace se ti ho annoiato, prometto di essere più perspicace nel futuro.

  11. Andat bene, prus o mancu apo cumpresu. Mi pariat chi fias ponende totu a unu carrargiu. Diat èsser mèngius de lassare sos -ismos ue sunt tando, ca disaogant s’arrèsonu politicu. Faeddamus de limba sarda

  12. O su Podda, la ca deu in sa metadi de sa cosa chi scriu seu brullendi! Est cussu forsis ca non bis e ca ti fai pensai ca deu seu de aderus unu mesu talebanu. E non m’as arrosciu mancu po nudda! Candu bolis scriri calincuna cosa de sa “lingua tetto”, sa porta est oberta.

  13. ahahahah Roberto, lo so che stai brullando, come sto brullando anch’io; nel frattempo ci prendiamo le misure, non del pisello che alla nostra età ce lo conosciamo troppo bene!
    Non dimenticare che io sono un recente ospite in casa tua, e sono persona educata all’antica!
    Riguardo alla lingua tette, pardon, tetto, comincio a dire che, come affermi tu, è una scelta politica, non semplicemente di politica culturale; è una scelta che ha delle ricadute non “etnico-identitarie”, cosa che mi venire i brividi, ma di consapevolezza di essere una comunità politica che ha delle esigenze ed interessi eccentrici rispetto a quelli generali della comunità italiana.
    Per questo sono favorevole ad un modello linguistico unitario, perchè nell’unità è l’unica possibilità che abbiamo per fare e difendere i nostri interessi: i siciliani sono tanto…troppi🙂
    Il modello linguistico cui io penso deve essere il più neutro possibile, perchè nessuno deve vedervi la preponderanza dell’altro: non dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia, la….. contrapposizione tra sardi del nord e quelli del sud esiste e non è solo linguistica; lo studio che hai fatto tu (che mi piacerebbe peraltro approfondire) dimostra che, sincronicamente, le varietà locali costituiscono un continuum, ma che esistano due grossi macrogruppi è un fatto: la gente ci si riconosce;
    anche perchè le varietà sociali, che oggi sono quasi inesistenti perchè la varietà alta è l’italiano ovunque, un tempo esistevano ed erano campidanese e logudorese illustri: la famiglia di mia madre (famiglia di insegnanti dal 1854) era originaria di Barumini, ma io non mi riconosco nel dialetto baruminese di oggi, che è ciò che rimane della varietà sociale bassa; campidanese e logudorese hanno un loro radicamento anche se ne siamo poco consapevoli.
    Io ho proposto un modello “calato dall’alto” (parlo come l’Unione Sarda🙂 ), ma basato sulla varietà giuridica della Carta de Logu di Arborea, un modello culturalmente e socialmente prestigioso, staccato il più possibile dalle diatribe paesane sull’ombelico della Sardegna; modello su cui si può impostare una comunicazione adeguata per tutte le comunità e i gruppi sociali: perchè ciò che è mancata sinora è una seria capacità di comunicare alla nostra società l’importanza dell’identità culturale per difendere la nostra identità politica!! Per evitare che la gente pensi che chi si batte per la lingua sarda sia un nazionalista trinariciuto discendente degli Shardana oppure un nostalgico del buon tempo antico di come era bello vivere nei nostri graziosi paesini con le case di fango, senza acqua senza fogne senza strade, senza modernità.
    Spero di aver messo delle interessanti bistecche sul fuoco.

  14. Cuncordo cun s’arresonu generale, ma as a perdonare si mi firmo a pitzu de carchi puntu:

    “lo studio che hai fatto tu (che mi piacerebbe peraltro approfondire) dimostra che, sincronicamente, le varietà locali costituiscono un continuum, ma che esistano due grossi macrogruppi è un fatto: la gente ci si riconosce;”

    Eo custa frase non resesso a la cumprendere. At a èsser chi apo su cherbeddu cunformadu a su molle de sa fìsica, ma, o Robbertu at mustradu su continuum linguisticu intre su sardu faeddadu o esistint duo macro-grupos diferentes. Sa duas cosas acropadas no istant. E s’argumentum ad populum est una faddina manna de s’arrèsonamentu.

    Un’àteru puntu est sa chirca de una grafia standard. Cumprendo sos critèrios esteticos, de pretziu sotziale, de eficièntzia e democràtzia. Ma, nadu in craras, non mi nd’afutit un’atzidente de sa chistione de cale particulare grafema isseberare. Mi diat andare bene finas una grafia pseudo-fonetica de su baruminesu. Si nd’aerent fatu su standard, dia àer impreadu cussu pro sa comunicatzione veicolare. Ca si resesso a lèghere LSC, GSC, grafias logudoresas, grafias campidanesas, totu cun su tràgiu bitzichesu, m’as a credere chi non m’assuconat su baruminesu iscritu.

    ps: pro me, “dimostra” e “è un fatto” s’intendent in su sentidu scientìficu. Andat bene chi sa limba italiana est modde e interpretabile, ma chircamus de pònner carchi làcana pro nos cumprèndere🙂

  15. sul p.s. hai ragione ma, un forum non è il luogo adatto per dispiegare il metodo scientifico: gli spazi sono ristretti!
    Inoltre io non sto parlando di grafia standard, che ritengo un’ipotesi velleitaria, ma di un modello di lingua unitaria: sono due cose completamente diverse! La LSC non è un modo per scrivere bittichesu e baruminesu con lo stesso sistema ortografico, è una varietà della lingua sarda diversa da ogni altra, sia pure più vicina a quelle della fascia centro-occidentale del continuum.
    Il continuum questo sconosciuto: ricordo una cartina linguistica credo di Tagliavini dove era indicato come “zona grigia”!
    In realtà la fascia in cui si passa da varietà tipicamente settentrionali a quelle tipicamente meridionali è relativamente ristretta ma esiste: quello è il continuum.
    Ciò non toglie che sia a nord che a sud esistono vaste aree con minori differenze al loro interno: ciò emerge chiaramente anche dal lavoro di Roberto, oltre che dalla storia letteraria, da tutti gli studi linguistici precedenti per quanto carenti possano essere, persino dall’etnografia e dall’antropologia. Se neghiamo le differenze non ci facciamo un favore ma allontaniamo la consapevolezza.

  16. Un continuum dialettale molto esteso collega tutti i dialetti tedeschi, olandesi e fiamminghi. I parlanti della Svizzera dell’est non riescono a capire quelli del Belgio orientale, ma sono uniti da una catena di dialetti reciprocamente comprensibili che passa per l’Olanda, la Germania e l’Austria. Come a dire che i fiamminghi non pensano di parlare la stessa lingua degli svizzeri orientali, nonostante la presenza di un continuum

  17. Cosa vuoi dire? L’esistenza di un continuum in se non implica niente. In fondo esiste anche un continuum “indoeuropeo”. Il fatto che non esistano fratture nel continuum dei dialetti sardi, vuol dire in=vece che “non esistono fratture nel continuum dei dialetti sardi” e che quindi non si possono tracciare confini rilevanti. Ma cosa c’entra con questo post?

  18. Vuol dire questo.
    1) il fatto che i parlanti del paese A si capiscano con quelli del paese B, quelli del paese B con quelli del paese C, quelli del paese C con quelli del paese D, non vuol dire che quelli del paese A si capiscano con quelli del paese Z (in Sardegna come altrove).
    2) quando si ha un continuum linguistico (germanico come sardo), le divisioni o “frontiere” non nascono tanto da quello che dicono i linguisti, ma da fatti politici e dalla percezione degli interessati (condizionata da fatti storici, antropologici ecc.). Come dice Podda, “la….. contrapposizione tra sardi del nord e quelli del sud esiste e non è solo linguistica”. Questo fa sì che anche ai fatti si assegni un certo valore: per es, la riduzione vocalica al sud viene avvertita dai “nordisti” quasi coma una “frontiera antropologica”.
    Insomma, quello che voglio dire che il fatto che in Sardegna ci sia un continuum linguistico è una cosa persino ovvia (i confini linguistici non si tracciano con l’aratro), ma questo non impedisce che in Sardegna ci sia quella contrapposizione di cui parla Podda: piaccia o non piaccia. Spalmarci sopra la LSC è una cosa che scontenta tutti, o quasi tutti.

    • Fai delle affermazioni che non corrispondono al vero–cessu, ita diplomaticu chi seu bessíu!–visto che in Sardegna i parlanti esperti di qualunque varietà di sardo, capiscono tutte le altre varietà di sardo. E poi dici che la LSC scontenta quasi tutti: l’hai effettuata tu l’inchiesta?

  19. beh Roberto, il tuo discorso sulla reciproca comprensione è molto teorico: parlanti esperti in sardo ormai ce n’è pochini, nella esperienza reale i sardi s’intendono tra loro in italiano; solo chi ha una cultura ed un’istruzione elementari e basati sull’oralità, ha facilità di comprensione, ed è una comprensione più basata su un’eventuale antica frequentazione che sulla consapevolezza dei rapporti fonetici delle varietà sarde, che sono considerevoli!
    Ciò non toglie che il sardo sia un sistema linguistico autonomo almeno per differenziazione, ma appunto per lo stesso concetto ci sono differenziazion interne rilevanti: Lurisinchi e Tempiesi si comprendono perfettamente per lunga frequentazione, ciò non toglie che il continuum neolatino vi registri una considerevole frattura. Allo stesso modo una frattura esiste tra il grosso delle varietà meridionali e il grosso delle varietà settentrionali, con una fascia intermedia: sennò, per quale motivo, in mancanza di un’istituzione politica linguisticamiente unificatrice, la Sardegna ha storicamente prodotto due varietà letterarie e di prestigio sociale?
    Che la LSC non abbia avuto grande successo lo abbiamo sotto gli occhi tutti, ma ciò non significa che l’ideale che l’ha ispirata non sia valido e largamente condiviso.
    Va migliorata e anche sostanzialmente.
    Per la verità nel medio-evo si era formata dai dialetti intermedi un’altra varietà di prestigio, ma per varie ragioni non ha avuto un seguito: io tornerei da quelle parti, soprattutto per dare un consenso diffuso a una lingua unitaria che, per ragioni politiche (e non è poco) è l’unica proponibile e l’unica che abbia una qualche possibilità di contrastare l’italica desertificazione linguistica. L’idea di “ogni paese il suo dialetto” è inattuabile; la bipartizione ufficiale campidanese/logudorese non raggiungerebbe coloro per cui il sardo è solo la varietà del proprio paese e contemporaneamente è debole politicamente.
    P.s. per cortesia, chiamatemi Mauro e non Podda, mi farebbe sentire più a mio agio, grazie.

  20. No, Mauro non cuncordo. Cussa chi naras tue est s’idea tua de ite est sa LSC. E est sa matessi idea de totu sos chi moent sa pupa de sa limba unificada pro pònnere a timere sa gente. Sos documentos de sa Regione sunt pùbricos, lèghedilos e mustra ue si narat su chi naras tue. Ca eo los apo lèghidos e apo cumpresu totu su revessu. Pro cussu impreo sa LSC, e dia impreare calesisiat grafia standard b’at a èssere.

    Naras chi sa grafia standard est “un’ipotesi velleitaria”. E puru funtzionat, e non petzi cun mecus, e non petzi pro cabesusesos (si podet megiorare, ma est un’àteru arrèsonu). E cheres imponnere una bariedade (s’arborense) a totu de sos sardos. In pratica, est “velleitario” a iscrìere totu de una manera cunservende sos faeddos, imbetzes diat èsser unu giogu a imponnere a totu unu faeddu e bia? E comente? A fusiladas o a corpos de fuste? O cherimus pro su sardu unu sistema iscolasticu comente pro s’italianu, ue benit minispretziadu chie faeddat “su dialetu” e non sa limba illustre (chi as detzisu tue)? Ma ti credes a beru unu novello Bembo?

    Ma pompia si sas criaduras de bidda nche debent ghirare tristos dae iscola, ca los ant iscontriados pro ite narant /metzoru/, /munnu/, /oku/, /urka/, /idda/, /travayu/, /fòmines/, /aya/, /mariane/ e gai, imbetzes de faeddare custa istocada de arborense iscritu (e chissà comente balla lu faeddaiant issos, sos arborenses).

  21. No Mauro, non tenes rexone ne-mancu in sa kistione de is espertos. Pagos o medas ki siant, is ki faeddant bene su sardu e cumprendent is àteras bariedades mostrant cale siat sa potentzialidade de su sistema “sardu”. S’Orunesu ki apo faeddadu deo–unu mi!–bivit in Gaddura e est pastore e tenet un agriturismo. Issu puru non fit acostumadu a faeddare in sardu cun gente de cabu de jossu, epuru at domandadu sceti ite bolíat narres su faeddu “sceti”. E la ca s’orunesu e su maurreddinu funt is dialketus de su sardu ki prus si ndi stediant s’unu de s’atru. Prus de s’80 % de is faeddos funt iis proprios in totu is dialetos, e is diferentzias in sa pronuntzia funt aici regulares ki bi pones pagu a t’acostumare. Deo mi so agatadu male sceti cun su sardu de Gaboi–e lampu cussu cambiat!–ma in kimbe minutos apo cumpresu su sistema. E non nergias ca deo so linguista e duncas ca non conto, ca is ateros non fint linguistas. E mancari tue tenías rexone, ca tocat a esser abituados a las intender is atras bariedades, sa scola podet faxer cussu puru: faxer intender a is pitzinnos esempros de sardu de ateros logos. Meda bi keret?

  22. caro fp40, facciamo spiegare a Roberto cosa è la LSC, che la conosce bene!
    Come scrivi con la grafia LSC le laterali sibilanti di alcune zone del Logudoro? o il colpo di glottode barbaricino o sarrabesu? e le vocali nasali campidanesi?
    No, non sono un novello Bembo, ma come far capire ai bambini come funzionano le altre varietà sarde (una per ogni bidda)?
    Ma cosa credete che siano le insegnanti delle elementari? generalmente sono monolingui in italiano, forse hanno solo un diploma magistrale, insegnano già male l’italiano e voi volete trasformarle in brave linguiste che si muovano con disinvoltura da un dialetto all’altro?
    Ragazzi, la stragrande maggioranza delle persone non hanno la formazione culturale, l’interesse, la passione civile nei confronti della lingua sarda come l’abbiamo noi: cerchiamo di non essere autoreferenziali!!!
    Il mondo corre sotto i nostri piedi, abbiamo l’obbligo di salvare il salvabile!! Sarà che io vivo ad Assemini, ma nell’area cagliaritana vivono un terzo dei sardi, e ti assicuro che le giovani generazioni anche nei paesi socialmente più conservatori ormai la lingua madre è per tutti l’italiano, le conversazioni in sardo sono poche e povere nel lessico, nella grammatica e nella sintassi italianizzate.
    L’idea della lingua atomizzata è molto romantica e democratica, ma non ha futuro, non è possibile, è troppo costosa, socialmente poco prestigiosa e soprattutto non avrà mai la forza per contrastare l’italiano.

  23. O Mauro, la ca deo custas cosas dd’as apo già acraradas dae ora!
    Castia in su blogroll de su blog: La lingua sarda (atti del II convengno del GLS, Quartu 1997)

  24. Annò arratza de macos custos de Elini: http://lnx.comunedielini.it/presentaziones/istoriaeiscritura2_21.pdf

    Issos puru no ant cumprèndiu una tzapa! Est a andare a los averguare chi non debent pronuntziare prus s’elinesu ca est unu dialetu bassu de pagu prus o mancu. Ca si iscrient in LSC debent faeddare in LSC e bò!

    So in Sardigna in custas dies. So andadu a fàgher una passigiada in su caminu de Santu Gimilianu de Sestu. Apo annotadu

    1) Duas fèminas de 60-70 annos faeddande in IRS (italianu regionale de sardigna): “Quando ha sposato Silvia, ..” ue Silvia fiat su sugetu de sa frase.

    2) Una truma de tziclistas bestidos pro fàgher su giru de Italia, de 20-30 annos, faeddande totu in sardu.

  25. Ahhhhh oh Roberteddu là chi deu tengu casi cinquant’annus!!!! No tengu neuronis a sufficienza po mi liggi tottu su blog, dammi un aiutino…..!!!!
    Caro fp40, ognuno di noi può rappresentare le proprie esperienze personali, ma il punto è un altro: nei paesi dell’interno ancora forse c’è la trasmissione generazionale, nella gran parte della Sardegna meridionale questo circuito si è interrotto; il mio mestiere è di entrare nel mondo del lavoro in tutta la vecchia provincia di Cagliari (lo Stato non si è adeguato ai nuovi confini) e ti assicuro che solo laddove si è conservata l’economia agricola, e solo per chi lavora in quel settore, il sardo si trasmette; tutto il resto della popolazione se ne sta allontanando o se ne è allontanata; i ragazzi possono fare qualche battuta in sardo, qualche parola, ma sostanzialmente non lo parlano, talvolta nemmeno lo conoscono, men che mai hanno voglia e capacità per relazionarsi con varietà diverse;
    per l’esperienza che vivo io, il sardo è in piena emergenza, probabilmente tu non vivi una situazione così allarmante!!
    e questo già ci pone in due situazioni diverse e confliggenti!!
    Il problema è trovare una soluzione che sia efficace e nello stesso tempo di largo consenso: una parola!!!
    Mettiamoci nei panni di un’insegnante tipo: sono madrelingua italiana, nella migliore delle ipotesi conosco il sardo orale nella varietà del mio paese o città, sono laureata (se lo sono) in un’università di lingua italiana dove, se mai hanno accennato al sardo, è forse per dirmi qualche simpatica minchiata wagneriana; dovrei imparare il sardo, imparare almeno a scriverlo (con un’ortografia unitaria LSC ok?), poi però dovrei parlarlo nella varietà del paese in cui mi danno l’incarico, o almeno, essere capace di capire la relazione tra la varietà che parlo io, quella che parlano nel paese dove lavoro e l’ortografia unitaria LSC; magari mi dicono anche che devo insegnare matematica o biologia in sardo! est unu casinu!!!
    Mettiamo che sono di Orune e mi sono laureata a Cagliari. Se mi danno l’incarico a Bitti, beh forse non correrà buon sangue ma saprò cavarmela a scrivere in LSC e parlare orunese ai miei alunni che parlano bittese; ma se mi danno l’incarico a Terralba? Là forse in alcune famiglie di agricoltori il sardo si usa, ma io il loro sardo non lo conosco, devo parlar loro in orunese. e loro mi danno della brabaraxina gabbilla e mi prendono per il culo mentre io disperatamente mi destreggio a scrivere in un modo, leggere in un altro, capire in un altro ancora……!!! e metà della classe non capisce un tubo perchè il sardo a casa non lo parla!! ma cosa volete da queste povere insegnanti? non sono Mazinga Gig Robot!!!
    In questo modo la trasmissione della lingua a scuola è impossibile!!
    Non è un caso che in tutte le esperienze europee sulle lingue minoritarie alla fine, sia pure per disperazione, si è scelta una lingua unica, scritta e pronunciata ovunque alla stessa maniera; sono rare le eccezioni ed in sistemi con minore varianza interna tipo catalano; i baschi hanno dovuto inventarsi il loro basco comune, altrettanto i romanci e così via!!
    Per fare un’altre esempio, l’inglese è scritto pressochè uguale nei 5 continenti, la pronunci standard è sostanzialmente uguale dappertutto; che poi gran parte degli americani parlino un inglese terribile non conta: sta tranquillo che Obama parla uguale alla Regina, sia pure con accento diverso!
    Lo standard che non sia solo ortografico ma anche fonetico e lessicale è un’esigenza insopprimibile: si può cercare di arrampicarsi sugli specchi e cercare di trovare una soluzione temporanea intermedia per trovare il consenso più generalizzato possibile per i veri sardofoni. ma di lì non si scappa; è difficile da mandarla giù ma non c’è via d’uscita.

  26. O Mauro, e deu seu unu cincuatotinu (in su sensu ca ndi tengu 58 de annus) e custu blog dd’apu preniu in pagu prus de un’annu! Trabballa toca!😉

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