A Marinella è scappata una verità!

Ricordate la polemica aperta sul blog di Maninchedda che aveva presentato la lettera inviata dal Prof. Paulis all’allora presidente Soru? Lörenczi ce ne parla: “Fino a mesi addietro la lettera di Paulis si trovava in rete da dove l’ho salvata (attraverso http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1143 oppure http://www.brundu.it/docs/paulis.pdf); ora sembrerebbe essere stata rimossa insieme con una serie di commenti interessanti (v. sopra il caso del blogger «Marco») ma ne restano tracce in altri blog (http://it.blogbabel.com/classifica-blog/blog/sardegna-e-libert/, http://ivomurgia.splinder.com/post/17431971/LÌTERA+DE+GI&Ug oppure https://bolognesu.wordpress.com/2010/04/08/).
I documenti da me registrati saranno messi a disposizione di chi ne fosse interessato. La lettera di Paulis è stata presentata e commentata inizialmente al ht tp: / /www.sardegnaeliberta.it/?p=1143 sotto il titolo di Disinformazione di regime sulla lingua, ma tale episodio ha retroscena prettamente politici che qui sono irrilevanti.”

Io avevo preso parte al dibattito (leggi polemica) sul blog di Maninchedda, e avevo concluso con un lungo intervento che ho poi pubblicato su Diariulimba e ho nuovamente pubbliicato nel mio blog (sa lacana tra sardu bonu e sardu malu). Ricordo che Giovanni Lupinu allora si era accomiatato da me con un cordiale “Buon lavoro!”

Poche settimane dopo, a mesi dall’articolo incriminato sulle solanacee da lasciare intere, partiva su L’altra voce, la Guerra delle patate (si veda il post “La tenzone di Marinella).

Ora tutta la polemica sulla “censura di regime fatta effettuare dal caudillo Soru”, verteva sul fatto che lo si accusava di non voler far sapere quante persone sceglievano in effetti per il “logudorese” e per il “campidanese” e per il “nuorese” ecc.

In proposito Lörenczi adesso ammette: “Evitando nel rapporto finale la presentazione di questi dati si è voluto procedere con delicatezza – ha fatto capire A. Oppo – nei confronti di queste risposte frammentate e un po’ deludenti, e dunque si è preferito non indicarle per il momento; infatti il rapporto presentato a Paulilàtino costituiva soltanto una prima versione, elaborata in tempi da record, e poteva essere corretta in un secondo tempo. Nella parte riguardante la domanda n. 150 (e le relative risposte, commentate) il rapporto è stato poi infatti riveduto, nel senso che le risposte sono state presentate e disaggregate secondo la richiesta avanzata da G. Paulis. Ma nel sito della Regione è rimasta conservata soltanto la prima versione del rapporto, perché così conveniva.” (l’enfasi è mia, R. B.)

Si noti la nuova dimostrazione delle capacità paranomali in possesso degli accademici delle università italiane di Sardegna. Lörenczi ha letto il pensiero dei responsabili del sito della Regione, oppure dispone di informazioni non condivisibili con terzi.

Dunque tutto l’attacco a Soru era basato su una omissione effettuata dai curatori stessi della ricerca, che però per qualche motivo non è stata corretta.

Ma perché è stata effettuata quell’omissione da parte degli stessi curatori?

“E’ inoltre rilevante che l’argomento di tale domanda si colloca ad un livello tassonomico basso: la domanda, cioè, teneva conto del fatto che i parlanti delle varietà locali non hanno e non possono (ancora) avere una diffusa consapevolezza (colta, dotta) dell’appartenenza del sardo, se preso complessivamente, ad un livello tassonomico corrispondente a un diasistema o ad una macrolingua (il sardo, per il momento, è e va considerato una macrolingua); quanto meno tale consapevolezza risulta essere labile. Secondo quanto precisava Anna Oppo durante la nostra conversazione, persino le etichette della classi «campidanese», «logudorese» ecc. (che sono taxa intermedi riconosciuti scientificamente come tali) erano scarsamente applicabili al livello di consapevolezza dei parlanti, i quali spesso preferivano usare glottonimi o circonlocuzioni glottonimiche relativi alla stretta arealità locale (regione storica, località). Ciò si collegava alla ridotta familiarità dei soggetti intervistati con le tematiche di politica linguistica.”

Tradotto in termini accessibili, gli intervistati di Santadi avranno detto, per esempio, di parlare il Maurreddinu, anziché il “campidanese” che si apettavano i curatori della parte “linguistica” dell’intervista.

Ragazzi, qui Lörenczi sta ammettendo che la suddivisione del sardo in “campidanese” e “logudorese”, effettuata dagli “scienziati” (cioè da Wagner e dai suoi nipotini) non viene accettata dai parlanti del sardo a causa della  “ridotta familiarità dei soggetti intervistati con le tematiche di politica linguistica”!

Cioè, Lörenczi ammette che la suddivisione del sardo in due varietà è frutto di una scelta di politica linguistica, ignota alla maggior parte dei parlanti.

Caspita! E dire che Lörenczi è una dei propagatori di questa “verità” politica “riconosciuta scientificamente come tale”.

Con la sua consueta correttezza, Lörenczi trascura di menzionare sia il mio lavoro che quello di Michel Contini, nei quali si mostra l’impossibilità di tracciare un confine netto tra varietà centro-settentrionali e quelle meridionali del sardo, lavori, cioè che mostrano che tale suddivisone non ha niente di scientifico.

E guarda caso, i parlanti del sardo non si riconoscono in tale divisione.

Quando si dice coincidenza!

Per la cronaca, la suddivisione del sardo in “logudorese” e “campidanese” era stata effettuata, ad uso dell’inchiesta,  con il criterio pochissimo scientifico di un’unica isoglossa: quella che separa i dialetti che mostrano gli articoli plurali sos/sas  da quelli che mostrano il generale is del meridione.

Ma che strano che le risposte degli intervistati siano state deludenti per Lörenczi e Lupinu!

Forse studiare un po’ di più avrebbe evitato loro questa figuraccia, che poi hanno cercato di ribaltare e strumentalizzare contro Soru e la LSC.

12 Comments to “A Marinella è scappata una verità!”

  1. Accidenti, è sconvolgente

  2. Oja! Est a bi lis nàrrer a sos de bidda chi “bitzikesu” est una circunlocutzione glotonìmica chi impreant petzi sos ignorantes chena cussèntzia chi faeddant in sardu. Ca sos bonos connoschent sos taxa intermedios “scientificamente” (????) reconnòschidos. Bella repula de classitzistas http://fp40.wordpress.com/2010/12/29/su-classitzista-italianu

  3. Bravos sunt a non si faxer cunprender, annó?

  4. sa filologia sarda est fundada a pitzu de protòtipus po coglionai su logu, stereotipizai su sardu e pratziri cantu prus possibili is sardusu

  5. sa filologia sarda est fundada a pitzu de protòtipus po coglionai su logu, stereotipizai su sardu e pratziri cantu prus possibili is sardusu

  6. propiu aici Elsa, brava

  7. O Efis, a ita serbit a nai sa propriu cosa de un’atru?

  8. Dd’apu ligiu in su blog de Mongili

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