Archive for July, 2011

July 29, 2011

Comunicato Stampa a favore del Piano Triennale Regionale per la Lingua Sarda

Comunicato Stampa a favore del Piano Triennale Regionale per la Lingua Sarda

July 29, 2011

Egemonia

Anni fa, prima che scoppiasse la “Guerra delle patate” e che Giorgio Melis mi bandisse dal suo sito, ho pubblicato su L’Altra Voce un articolo in cui sostenevo che in Sardegna era in corso una lotta per il potere culturale  tra la vecchia élite intellettuale coloniale e la nuova élite sardofona. E in effetti, anche l’attacco condotto tre anni fa dalla Banda Agnelli contro di me era un episodio di quella guerra.

E anche quella che si sta svolgendo in questi mesi tra l’ università di Sassari e la Regione Sardegna è una battaglia per l’egemonia culturale. I Sassaresi pretendono di essere remunerati dalla RAS per il solo fatto di esistere e di aver ricevuto direttamente dal potere coloniale l’investitura di Vicari della Cultura in Terra Sarda. I Sassaresi non intendono adeguarsi alle direttive del Piano Triennale per la lingua sarda 2008-2010, approvato dal Consiglio Regionale e accusano il Direttore dell’Ufficio di frustrare le loro “sacrosante” pretese di non impiegare il sardo come lingua veicolare nella metà dei corsi programmati.

Insomma, i Sassaresi pretendono di sostituirsi al Consiglio Regionale e di disporre a proprio piacimento dei nostri soldi.

Nei verbali delle riunioni della COMMISSIONE DI ATENEO PER LE LINGUE E LE CULTURE DELLA SARDEGNA, DESIGNATA DAL SENATO ACCADEMICO (ADUNANZA DEL 17 MARZO 2010) pubblicati sul sito dell’università, possiamo leggere: “L’obiettivo ultimo, infatti, nell’opera di ridefinizione di un automodello forte, non potrà che essere quello di costruire una immagine dell’identità aperta e dinamica, dalla quale derivi l’energia vitale e morale di un nuovo modello di sviluppo economico e civile, in grado di rappresentare quella Sardegna che vive nell’intelligenza e nella creatività della sua gente e dei suoi artisti.”

C’è qualcuno che capisce cosa vuol dire questa sequenza di parole tanto tronfie quanto vuote?

Ecco la Cultura che ci vogliono rifilare.

A me viene subito da pensare alla creatività a suo tempo dimostrata dai Sassaresi nell’aggiungere il sintagma “della Sardegna” al titolo di corsi che con la Sardegna non avevano nulla da spartire e appropriarsi di buona parte delle scarse risorse destinate al sardo per fare tutto meno che insegnare lingua e cultura sarda.

Comunque, come risulta dai verbali, intendono anche riservarsi 10.000 (diecimila) euro per le pause caffé. Troppi, direi, visto che il caffé innervosice e poi durante gli incontri con i nostri interlocutori ci fa tremare visibilmente le mani.

Vogliono vivere di rendita vendendo aria fritta e bevendo caffé e poi si arrabbiano con chi non glielo permette.

Andate pure a leggervi i verbali che hanno pubblicato (http://www.lefweb.uniss.it/download/public/news/files/742_verbali_16_commissione_cultura_sarda.pdf). Scoprirete che l’unica linguistica che propongono è quella che io da sempre definisco “linguistica delle caverne”: la linguistica storico-comparativa dell’Ottocento.

Neanche un corso di linguistica sincronica, cioè sulle strutture sintattiche, morfologiche e fonologiche, che poi sono quelle che devi conoscere se vuoi avere una competenza del sardo.

No, solo storia delle parole,  cioè quella roba che non serve a conoscere la lingua, ma solo a stupire gli astanti con la tua erudizione.

Ma non accaniamoci: l’università di Sassari con ha nemmeno un linguista in scuderia.

Facciano quello che possono, ma almeno lo facciano in sardo. I loro corsi, se il sardo verrà usato come lingua veicolare serviranno almeno a sviluppare i registri alti e tecnici della lingua.

Ma loro, questo non lo vogliono fare: “Evitare improvvisazioni e dilettantismi, potendo contare su uno staff di studiosi competenti e di formatori preparati, è dunque uno degli obiettivi principali del progetto, che vede anche nella collaterale attività di master un’occasione eccezionale per elaborare una “via sarda” al recupero dei patrimoni linguistici tradizionali, facendo tesoro di esperienze pregresse per approdare quanto più possibile a proposte realmente innovative, valide per il territorio ma potenzialmente aperte al confronto con le altre esigenze di tutela e rivitalizzazione di patrimoni linguistici in sofferenza.”

Hanno avuto a disposizione anni per prepararsi, ma non l’hanno fatto.

Già nel 2008 l’Assessore Mongiu aveva messo in chiaro che gli anni dei soldi facili, ingozzati ai danni del sardo erano finiti.

E adesso cercano di personalizzare, attaccando il direttore dell’ufficio per la lingua, la loro lotta contro il parlamento sardo che esige che i soldi che vengono loro elargiti se li guadagnino eseguendo il lavoro che quei soldi devono ricompensare.

Adesso dicono che in sardo non si può parlare di scienza, solo perché loro non lo sanno fare e non si sono mai degnati di imparare a farlo.

A proposito, sabato scorso ho tenuto un seminario di fonologia interamente in sardo. Ovviamente mi ci sono voluti anni per arrivarci.

Ecco allora lo scontro tra culture: la cultura della rendita parassitaria (“Mi devi pagare perché occupo questa posizione”) contro la cultura dei Sardi che vogliono emanciparsi dalla loro subordinazione politica, economica e, appunto, culturale.

July 20, 2011

Comunicadu de “Sa bertula antiga”

Con la presente informiamo che l’Associazione culturale “Sa bèrtula antiga” con sede in Vallermosa lavora, con successo ed entusiasmo, da diversi anni nel settore della lingua e della cultura sarda, svolgendo attività di ricerca, approfondimento e studio riguardante tale argomento. Lavoriamo soprattutto attraverso le leggi di settore, quindi la Legge 482/99 e la L.R. 26/97 ed ultimamente abbiamo sperimentato alcuni progetti di recupero della lingua sarda con il circolo degli emigrati di Amburgo (Germania)
Nel giro di alcuni anni siamo arrivati a gestire più di ottanta comuni, ubicati esclusivamente sulla provincia di Cagliari, provincia di Villacidro – Sanluri e provincia di Carbonia – Iglesias, sintomo che il lavoro che facciamo e la strada intrapresa è precisa, competente e non tralascia nessun aspetto: attività questa che ci ha permesso di occupare oltre 30 professionisti del settore che hanno gestito a vario titolo i progetti di cui sopra.
In questi anni, lavorando con tante realtà, siamo venuti a contatto sia con gli Uffici della Regione che con tanti Enti Locali.
Abbiamo collaborato, ci siamo confrontati, abbiamo voluto trovare un punto di accordo comune, con il rispetto reciproco per i ruoli svolti e soprattutto senza che ci fosse una interferenza da parte della RAS sulla variante linguistica utilizzata per sviluppare i progetti: ad oggi, per una nostra convinzione, vogliamo che le persone riconoscano la scrittura di un’eventuale comunicazione da parte delle amministrazioni locali, ragion per cui noi utilizziamo la lingua sarda nella variante campidanese, varietà locale: uno standard linguistico che non è nostro, di quello o di quell’altro, ma che è il risultato di anni di incontri e scontri fra i nostri operatori e la gente comune, che per noi rappresenta un importante punto di riferimento. Questo standard non lo riteniamo alternativo ai progetti della RAS o di altri Enti, pur essendoci differenze e mai ci siamo sentiti messi da parte, o addirittura censurati per il nostro modo d’agire. In una collaborazione attiva e fattiva, abbiamo agito nel modo che ci sembrava sempre più adatto, in piena libertà.
La realtà quotidiana ci vede impegnati in continui confronti con i sardi e a questi, alla “gente comune” più che mai, oggi viene spiegato cosa sia e quale sia una politica linguistica. Ogni volta facciamo in modo che la gente conosca la LSC od altri progetti linguistici esistenti nel panorama linguistico odierno. Mai abbiamo insegnato o detto, né mai pensato, che la Limba Sarda Comuna, esperimento che tutti conosciamo, sia stata una imposizione calata dall’alto, anche perché corrisponderebbe ad una falsità.
Partendo dal presupposto che afferma
“Altri Enti o Amministrazioni pubbliche della Sardegna saranno liberi di utilizzare le presenti norme di riferimento oppure di fare in piena autonomia le scelte che riterranno opportune “ abbiamo spiegato, con calma, pazienza e senza pregiudizi alla gente cosa sia la LSC e quali siano gli obiettivi che si prefigge.
Tanti affermano, come se fosse un dato acquisito, che la LSC sia rifiutata concretamente dalla popolazione, invece questa situazione merita molta più attenzione, perché la gente, una volta che conosce, una volta che è correttamente informata, non accetta più acriticamente le cose, ma ci ragiona, ci discute e non rifiuta a priori.
Sono anni di forte e rinnovato interesse culturale, come tanti ci impegniamo ad accrescere la conoscenza e l’amore verso la nostra lingua e pensiamo che l’ultima cosa da fare sia quella di inventarci nuovi problemi o crearci dei nemici con lotte fratricide.
Il piano triennale è un libro aperto, pieno di elementi molto interessanti e di nuovi spunti di riflessione: per questo sicuramente alla RAS chiediamo che intervenga anche con maggiori risorse per non fare in modo che il lavoro che tutti stiamo facendo vada vanificato e si perdano quelle preziose professionalità esistente sulla nostra splendida isola. Pensiamo che l’assessorato competente , a partire dalla conferenza di Fonni tenutasi recentemente per arrivare ad altri frequenti interventi, sta dimostrando interesse alla molteplici difficoltà del settore, e speriamo, come tutti quelli che ci lavorano da tempo, che i semi che quotidianamente gettiamo diano i frutti in un prossimo futuro.

Questo progetto di collaborazione va avanti in tutti i comuni nei quali esistono i nostri servizi linguistici, fra i quali, ne citiamo alcuni, in rappresentanza degli circa ottanta attualmente gestiti:
VALLEMOSA, SILIQUA, DECIMOPUTZU, DOMUSNOVAS, MUSEI, UTA, SARROCH, VILLA SAN PIETRO, PULA, DOMUS DE MARIA, TEULADA, ELMAS, ASSEMINI, DECIMOMANNU, ORROLI, NURRI, ESCOLCA, GERGEI, SIURGUS DONIGALA, SUELLI, SELEGAS, GUAMAGGIORE, GUASILA, GESICO, ORTACESUS, PIMENTEL, SANT’ANDREA FRIUS, BALLAO, ARMUNGIA, PAULI ARBAREI, LUNAMATRONA, VILLANOVAFORRU, USSARAMANNA, TURRI, SIDDI, TUILI, BARUMINI, GESTURI, LAS PLASSAS, SETZU, SERRAMANNA, SAMASSI, VILLASOR, SANLURI, FURTEI, SEGARIU, VILLANOVAFRANCA, SAN GAVINO MONREALE, VILLACIDRO, ARBUS, GONNOSFANADIGA, SARDARA, GUSPINI, GENURI, GIBA, S. GIOVANNI SUERGIU, GONNESA, SANT’ANNA ARRESI, SANT’ANTIOCO, PORTOSCUSO, SANTADI, VILLAPERUCCIO, PERDAXIUS, PISCINAS, NARCAO.

Questi gli operatori che hanno collaborato e collaborano con noi e che ogni giorno lavorano per dare il loro apporto alla “questione della lingua sarda”

Dott. Sarigu Salvatore
Dott. Spiga Rinaldo
Signor. Spiga Pietro
Dott. Orrù Giuseppe
Dott. Biolla Alessandro
Dott.ssa Matta Sonia
Dott.ssa Collu Marcella
Dott.ssa Atzei Veronica
Dott. Pintus Alessandro
Dott. Spiga Valentino
Dott. Silenu Michele
Dott. Stefano Dessi
Dott. Pinna Roberto
Dott.ssa Lecca Elisabetta
Dott.ssa Serra Veronica
Dott.ssa Cuncu Roberta
Dott.ssa Mameli Giorgia
Dott.ssa Piras Silvia
Dott. Ssa Serra Daniela
Dott.ssa Pittau Maria NUNZIA
Dott.ssa Marcialis Franca
Dott. Molinu Giuseppe
Dott.ssa Spano Michela
Dott.ssa Lecca Valeria

July 20, 2011

Cummentu de Attilio Mastino

Perfino i linguainvasati vanno in vacanza!

Pubblico con qualche giorno di ritardo il commento del Rettore Magnifico dellà Università di Sassari:

“La presente solo per affermare, con forza, che non ho sconfessato alcuno né ho intenzione di farlo: confermo la mia piena fiducia alla Commissione di Ateneo per la lingua sarda e le lingue minoritarie della Sardegna, nelle elevatissime competenze che in essa trovano espressione e nei progetti didattici e scientifici che essa realizza per l’Ateneo di Sassari. Confidando che in futuro si evitino strumentalizzazioni di questo tipo.”
Attilio Mastino – Rettore dell’Università di Sassari

July 16, 2011

La legge è uguale per tutti

“Vittoria manna de Su comitau pro sa limba sarda e de su Movimentu linguisticu. Su Rettore de s’Universidade de Tatari at scunfessadu pagos professores cuntrarios atzetende de fagher insinzare a su mancu pro su 50% in sardu veicolare e in gadduresu, tataresu, tabarchinu, catalanu, inue si faeddat, in sas letziones pro sos cursos de formatzione de sos insinzantes chi imprean su sardu in sas iscolas.”

Certo che c’è da essere molto contenti, ma anche da essere molto preoccupati,

In fondo, quello che è prevalso è soltanto il principio elementare che la legge è uguale per tutti. È molto preoccupante che per mesi abbiamo dovuto sollevare tutto questo casino per impedire che l’università di Sassari applicasse “criticamente” il Piano Triennale, cioè si cuccasse i quattrini della legge 26/97 per fare tutt’altro da quanto stabilito dal consiglio regionale.

Siamo riusciti a impedire la truffa, mirata più che altro a sottrarre una parte consistente dei fondi destinati al sardo.

Don Rodrigo e i suoi bravi questa volta non hanno trovato un pavido Don Abbondio disposto a dar loro retta e soprattutto noi non abbiamo lasciato solo chi ha avuto il coraggio di opporsi alla prepotenza dei nemici del sardo.

Abbiamo evitato che la legge venisse violata da chi pensa di essere “più uguale degli altri”, gente che nel proprio delirio di onnipotenza pensava di potersi sostituire al legislatore in nome della propria presunta superiorità.

L’Università non è al servizio della politica, ma obbedisce a logiche di applicazione di standard internazionali riconosciuti sul piano scientifico.”

Una faccia tosta incredibile.

Questi degni vicari dell’Italia in terra sarda si erano illusi di poter applicare anche da noi l’essenza del berlusconismo–a sua volta massima espressione dell’italianità–facendosi beffa delle regole stabilite democraticamente dai rappresentanti politici del popolo sardo.

Sono stati sconfitti, ma la vergogna costituita dal loro disprezzo per la legalità democratica e per il nostro popolo rimane.

Quindi adesso bisogna continuare a vigilare: in fondo quello che di nuovo è successo è che abbiamo costretto il lupo a sorvegliare il gregge, anziché permettergli di mangiarselo.

Ma questi lupi abramidos riusciranno a resistere alla tentazione?

Megius a timer ki a provare!

July 15, 2011

Interventu de Vito Biolchini

Vito Biolchini est intervennidu in sa discussione ki est sighida, in su blog de Paulu Maninchedda, a sa pubblicatzione de su documentu de s’universidade de Sassari.

Innoxe torrat a pubblicare sa respusta cosa sua a is academicos tataresos.

 

Radio Press (l’emittente che dirigo) da anni partecipa ai bandi della Regione per la messa di onda di notiziari e programmi in lingua sarda. Posso dire con orgoglio che la nostra esperienza (iniziata oltre dieci anni fa) è stata presa per certi aspetti a modello. Leggere le osservazioni dell’Università di Sassari mi ha fatto cadere le braccia. Mi fermo solamente al primo punto:

1) Nel piano triennale (=PT) si insiste, a più riprese, sulla necessità di emancipare le lingue regionali dalla cultura tradizionale che esse riflettono e ‘agganciarle’ sic et simpliciter al mondo moderno e ai suoi contenuti: bisogna tuttavia considerare che, agli occhi dei parlanti, le lingue locali, che si identificano primariamente con la propria varietà dialettale e non con uno standard calato dall’alto, sono legate strettamente a quella cultura tradizionale che si vorrebbe superare d’un balzo. Occorre dunque contemperare il reale con le aspirazioni: ogni forzatura, ogni assenza di gradualità produrrebbe degli strappi e forti sensazioni di straniamento.

Ecco, basterebbe fermarsi qui per capire che siamo di fronte a persone che non hanno idea di quale successo e risultato positivo per la lingua abbiano avuto i programmi di tutte le emittenti radiofoniche (tutte) che, su precisa indicazione della Regione, hanno parlato in sardo delle cose normali, della vita di tutti i giorni e non delle nobilissime tradizioni popolari sarde.ù
Trasmissioni di intrattenimento puro, giornalistiche, musicali (pagate quattro lire quattro perchè sulla lingua tutti parlano ma nessuno investe) che hanno riconciliato con la lingua sarda tantissimi ascoltatori.
Il pubblico le ha seguite con passione, e tu sai bene che Cagliari i sardo parlanti non sono moltissimi. E nessuno dei nostri ascoltatori ha avuto niente da ridire, anzi.
Per cui lo straniamento di cui parlano i professori sassaresi ce l’ho io quando leggo documenti come il loro.
Non solo. E’ evidente che l’Università di Sassari vuole buttarla in rissa evocando la tanta contestata LSC. Ma ti posso assicurare che mai (mai) la Regione è intervenuta chiedendoci di usarla: mai. Neanche quando abbiamo scritto in sardo sul nostro profilo Facebook, chiedendo ai nostri ascoltatori di intervenire in diretta e di interagire con i nostri conduttori.
In conclusione: mi limito al punto uno e dico in tutta sincerità che è frutto di una posizione retrograda, reazionaria e accademica (nel senso deteriore del termine: cioè lontano dalla realtà).

July 14, 2011

Umorismo involontario

Accolgo volentieri l’invito a abbandonare la balentía linguistica che Paolo Maninchedda ha rivolto urbi et orbi dal suo blog.

Mi limito a commentare nel modo più serio possibile, in queste circostanze, l’intervento di Dino Manca–filologo all’università di Sassari–nel blog di Maninchedda che rappresenta la vulgata semi-ufficiale dell’esternazione ufficiale dei  Sassaresi sulla questione del Piano Triennale.

“L’Università di Sassari intende contribuire efficacemente alla realizzazione di corsi di aggiornamento per la formazione di insegnanti di lingua sarda, adottando criticamente il Piano Triennale predisposto a suo tempo dal Consiglio Regionale. L’Università intende contribuire sul piano scientifico a fornire un quadro di riferimento che sia metodologicamente avanzato e in sintonia con le più recenti acquisizioni della ricerca linguistica.
Le osservazioni critiche formulate sulla stampa, sui blog e perfino in una interpellanza al Consiglio Regionale riferite al ritardo con il quale l’Università di Sassari presenta il suo progetto non risponde a verità, perché esitazioni e incertezze sono da addebitare esclusivamente alle rigidità del piano triennale che non tiene conto dell’esigenza che la docenza universitaria risponda a criteri di qualità e ad indicatori significativi, evitando banalizzazioni e impoverimenti del patrimonio linguistico isolano. L’Università non è al servizio della politica, ma obbedisce a logiche di applicazione di standard internazionali riconosciuti sul piano scientifico.”

Il Piano Triennale si può paragonare al Codice Stradale. Cosa pensereste di un automobilista che “adotta criticamente” il divieto di sosta?

Ah, già, dimenticavo: i Sassaresi sono Italiani, e l’Italia è governata da un corruttore di giudici che ha definito la sua condanna a risarcire la vittima della sua corruzione “una rapina a mano armata”. E Berlusconi non è lí per caso, ma è stato eletto democraticamente.

Per cui si parcheggia in doppia fila e chi protesta per essere stato bloccato è un comunista o un lingua-invasato.

Le leggi in Italia devono osservarle solo i soggetti socialmente deboli. I Forti–e l’università di Sassari, “grazie al suo indiscusso suo prestigio internazionale”, è un soggetto fortissimo–ne sono esentati e possono adottare le leggi “criticamente”.

Siamo noi gli stupidi che non lo sapevamo.

Perciò, le esitazioni e le incertezze dell’università di Sassari a presentare il suo progetto sono dovute unicamente alla rigidità con cui il Piano Triennale esclude che l’umorismo implicito nei corsi di Storia delle religioni in Sardegna, Storia della filosofia morale in Sardegna, Lingua catalana, Ecologia vegetale della Sardegna, Ecologia e zootecnica della Sardegna, Flora medicinale regionale costituisca “un quadro di riferimento che sia metodologicamente avanzato e in sintonia con le più recenti acquisizioni della ricerca linguistica” e quindi l’approccio privilegiato per la formazione degli insegnanti di lingua sarda.Infatti il sardo si impara ridendo dei contribuenti sardi.

Se il Piano Triennale si potesse interpretare criticamente, questi corsi a Sassari si potrebbe tenere liberamente, a spese nostre e inserendo i costi sul conto della limba: sottraendoli cioè a chi i corsi di lingua e cultura potrebbe e vorrebbe tenerli veramente, come l’università di Cagliari.

E, naturalmente, l’università non è al servizio della politica!

Lampu!

Gatzu dimo’!

Questo si che è unorismo!

L’università di Sassari fa pochissima linguistica–quali sono i linguisti ci lavorano?–e moltissima politica linguistica antisarda.

Sassaresi sono pagati dallo stato centralista italiano e fanno il loro mestiere, ma almeno lascino che i politici sardi facciano il loro.

Spudorati non è una parolaccia.

Ecco, come promesso, i Sassaresi sono semplicemente degli spudorati, come tutti gli Italiani che oggi sono al potere.

July 14, 2011

Non l’ho fatto apposta, cioè si!

Quando ho scritto il titolo “L’assalto alla diligenza: i Sassaresi escono allo scoperto”, la foto l’avevo già scelta. L’avevo scattata il giorno prima e pensavo che il pony in primo piano ricordasse vagamente un cavallo degli indiani dei western. Solo dopo mi sono accorto che “allo scoperto” era uscito anche qualcos’altro.

Ogni collegamento tra il “qualcos’altro” del pony e i Sassaresi è stato completamente inconscio, quindi tutt’altro che casuale.

July 13, 2011

La nuova offensiva contro il bilinguismo -nuove facce per idee vecchie-de Mariu Carboni

 

La nuova offensiva contro il bilinguismo -nuove facce per idee vecchie-

 

di Mario Carboni

 

 L’università di Sassari ha fatto in modo che venisse pubblicato un suo documento inviato alla Commissione cultura del Consiglio regionale che illustra le proprie posizioni contrarie all’insegnamento del sardo e delle lingue alloglotte in queste lingue e la sua preferenza per il loro insegnamento in italiano. Le posizioni espresse nel documento dell’Università di Sassari, lo dico con rammarico e sconcerto, è un sintomo della crisi dell’Università, della sua lontananza dagli interessi e aspirazioni del popolo sardo e di una arroganza baronale che valutate politicamente contribuiscono ancora all’assimilazione in italiano dei sardi e a un disegno colonialista che li vorrebbe relegati in una riserva indiana dove la lingua propria della Sardegna sia al massimo un subalterno e folclorico residuo di un passato che va a morire.

 

Nella scelta polemica e che ha pochissimo di scientifico e molto di politico, si usano i metodi della propaganda e disinformazione per nascondere i veri intenti e depistare il dibattito verso mulini a vento appositamente costruiti ad arte. Il documento furbescamente si riferisce al piano triennale 2011-2013, ( in applicazione della legge regionale 26 ) appena approvato e glissa sul precedente 2008-2010 che è invece operativo e finanziato con ben 750.00 euro per l’Università di Sassari. Il fatto è che l’Università di Sassari vuole spendere questi denari per insegnare il sardo e le lingue alloglotte in italiano e non in queste lingue per almeno il 50% come richiesto appunto dal Piano triennale. Comunque anche le affermazioni rispetto al nuovo piano triennale vanno lette successivamente e attentamente per una corretta e completa analisi e valutando i pro e i contro.. Focalizzata la vera questione, o almeno la più attuale e urgente pena la perdita dei finanziamenti e un blocco della formazione degli insegnanti in lingua sarda, vorrei inizialmente far rilevare che l’Università di Sassari ha designato nell’Osservatorio della cultura e lingua sarda come proprio rappresentante il Prof. Angelo Castellaccio.

 

Nell’Osservatorio il Piano triennale è stato approvato all’unanimità. Durante i mesi che hanno preceduto l’approvazione del Piano, oltre alle discussioni interne all’Osservatorio, sono state richieste osservazioni e proposte anche alle Università di Sassari e Cagliari. Quelle di Cagliari sono state tutte accolte così come altre, mentre Sassari non ha inviato nulla. La questione però è anche un altra ( dimenticata ad arte nel documento di UniSS) e di sostanza, ma ben evocata appunto in un ‘intervento precedente della Professoressa Mongiu sul blog Sardegna Democratica, cioè l’applicazione del precedente Piano triennale 2008-2010 e l’uso dei fondi relativi. E’ troppo facile fare il salto della quaglia parlando del domani per far dimenticare i problemi concreti di oggi e passare oltre alla questione. Si tratta in sostanza del rifiuto dell’Università di Sassari ed in particolare del Rettore Prof. Attilio Mastino, del Preside della Facoltà di Lettere Prof. Aldo Maria Morace e dei Professori Giovanni Lupinu, Dino Manca, Carlo Schirru, Fiorenzo Toso per la Commissione di Ateneo sulla Lingua Sarda, di utilizzare il sardo veicolare . Vogliono cioè utilizzare solo l’italiano nei loro insegnamenti. Questa è la sostanza del contendere, posizione contraria a come appunto è previsto per le due Università nel Piano triennale 2008-2010 .

 

Basta leggerlo e non citarlo per sentito dire : “ -22.3 Progetto obiettivo 3.3- Finanziamento all’Università di Sassari e Cagliari per l’espletamento dei corsi universitari “ dotato di ben 500.000 euro regionali per ogni anno di applicazione, che pure è abbondantemente scaduto nei termini utili per la proposta tanto che è stato recentemente approvato il successivo. In particolare nella bozza di progetto dell’Università di Sassari e in vari documenti ufficiali e esternazioni pubbliche, si contesta il Piano triennale 2008-2010 quando indica: ” E’ auspicabile che gli insegnanti vengano formati all’utilizzo di metodologie didattiche innovative e non ancora sperimentate per l’apprendimento della lingua sarda, ma già consolidare per l’apprendimento delle lingue locali tout-court delle lingue minoritarie in particolare; ad esempio il CLIL-Content and language Integrated Learning, una metodologia didattica che prevede l’insegnamento di una disciplina in lingua veicolare: i contenuti e gli argomenti sono trattati esclusivamente nella lingua da apprendere, un metodo che implica la costruzione di competenza linguistica e comunicativa contestualmente allo sviluppo ed acquisizione di conoscenze ed abilità disciplinari. Il 50% almeno delle ore d’insegnamento dovrà essere impartito con l’uso esclusivo della lingua a livello veicolare. Gli insegnanti potranno essere affiancati nelle scuole individuate come pilota con lo strumento operativo del laboratorio didattico in orario curricolare .” e ancora di seguito : ” A tal fine le due Università sarde, o gli organismi alle quali si appoggiano, presenteranno all’Assessorato entro il 30.11.2008 ed entro il 31 gennaio per i due anni successivi un programma di formazione e aggiornamento per insegnanti, in cui almeno il 50% degli insegnamenti siano impartiti in lingua sarda veicolare…”

 

Questo piano triennale è stato approvato nel Luglio 2008 e anche allora con l’assenso del rappresentante dell’Università di Sassari Prof. Angelo Castellaccio. Divenne operativo nel novembre 2008 e presentato a dicembre alla Conferenza annuale sulla Lingua sarda prevista dalla legge 26, alla quale non partecipò l’Università di Sassari né dette segnali di dissenso alcuno. Pur conoscendo il Piano triennale le università di Sassari e Cagliari non presentarono nessun progetto e solo successivamente alle sollecitazione dell’Assessorato, intorno alle fine del 2009- inizio 2010, presentarono una loro bozza di progetto. E’ da notare una differenza inquietante fra il progetto sassarese e quello cagliaritano. Nel progetto dell’Università di Cagliari , chiaro nelle linee guida e nell’articolazione progettuale, si afferma: “ I corsi prevedono lezioni frontali e laboratori pratici nelle scuole, da tenersi nella sede universitaria di Cagliari e in sedi locali delle Province di Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Oristano. Gli insegnamenti verranno tenuti da docenti universitari e da docenti esterni di elevata professionalità metodologica, didattica e disciplinare relativamente ai campi di interesse per la trasmissione di competenze linguistiche in lingua sarda, compreso l’uso veicolare della stessa. In particolare almeno il 50% delle ore di insegnamento verrà impartito in lingua sarda. Per questo motivo il reclutamento dei docenti esterni avverrà attraverso appositi bandi di selezione…”

 

Nel progetto, o meglio bozza di progetto incompleta, di Sassari non c’è nessun accenno all’uso veicolare della lingua sarda e tanto meno all’uso della lingua sarda almeno nel 50% delle lezioni frontali per insegnare le materie previste nei corsi, come indicato nel piano triennale 2008-2010 e accettato tranquillamente e programmato dall’Università di Cagliari. Ad una osservazione in merito dell’Assessorato, l’Università di Sassari ha prodotto documenti nei quali contesta tardivamente il Piano triennale in varie maniere e sopratutto in linea di principio la giustezza e la necessità dell’insegnamento del sardo in sardo e non solo nel 50% delle lezioni frontali In sostanza l’Università di Sassari vuole insegnare il sardo in italiano. Ciò è profondamente sbagliato ed è questo l’argomento del contendere. Per chiarire meglio, quando si parla di sardo, come ben si può verificare sia nella legge 26 che nel piano triennale, s’intende la Lingua sarda nella maggior parte delle comunità e il Gallurese, Catalano, Sassarese e Tabarchino nelle aree nelle quali sono radicati questi dialetti come appunto definiti e tutelati nella legge 26. E’ evidente che se l’Università di Cagliari e anche quella di Sassari, come è giusto e doveroso che sia, nella loro programmazione prevederanno dei corsi ad esempio a Carloforte o a Tempio ( o con insegnanti che ivi operano ) dovranno utilizzare il 50% del Tabarchino veicolare e del Gallurese veicolare oppure del Sassarese veicolare a Sassari o Catalano veicolare ad Alghero e in forma mista in casi particolari. Per essere più chiari dovranno insegnare in Sardo, Gallurese, Sassarese , Tabarchino e Catalano per almeno il 50% delle ore programmate frontalmente e in tutte le materie previste, culturali, economiche e altro e non in italiano, compresi i sussidi didattici da produrre. Per confondere le idee, questi pochi professori sassaresi, chiamiamoli così, per non confonderli con tutti i cittadini di Sassari e con l’intero corpo docente dell’Università di Sassari ai quali va tutto il rispetto e la stima, hanno innescato una polemica pretestuosa che va dalla LSC ( non richiesta a loro da nessuno e in nessuna maniera per programmare i corsi) al tentativo di contrapporre le lingue alloglotte alla lingua sarda, tentando di dividere il movimento linguistico e le comunità innescando fenomeni di reazione subnazionalistiche, quasi evocando l’oppressione del sardo verso gli altri dialetti o lingue alloglotte. Questo atteggiamento e veramente censurabile e teso a promuovere solo la lingua italiana ( già ben promossa e utilizzata da tutti ), il suo standard unico e cercare di affossare ogni tentativo di usi pubblico, scolastico e ufficiale del sardo e delle lingue alloglotte. Certe affermazioni, certificate dai documenti e anche dal dibattito dei fautori del centralismo linguistico anti sardo sono certo legittime in democrazia ma appaiono francamente insostenibili e replay di quelle che negli anni ’70 venivano espresse, ma in seguito sconfitte dal movimento per l’identità linguistica, contro la lingua sarda, negandone fin l’esistenza stessa e il diritto al bilinguismo sardo italiano e all’analoga tutela delle alloglotte. Quelle posizioni ben ascrivibili a una precisa e variegata area politica anti sarda e anti autonomista, risvegliatasi da un sonno decennale ma sempre centralista, vennero appunto allora sconfitte, fu approvata la legge regionale 26 a tutela del sardo e delle alloglotte e in seguito su impulso della legge d’iniziativa popolare anche nel Parlamento fu varata la 482 del ’99 ( positiva per il riconoscimento costituzionale della lingua sarda ma incompleta e contestata già allora per l’esclusione delle alloglotte dal movimento linguistico nel silenzio tombale dell’Università di Sassari.)

 

Oggi la stessa area politica e culturale anti sardo, in nuove vesti ha innescato una nuova campagna contro il bilinguismo che inizia contestando e opponendosi all’uso veicolare del sardo e delle lingue alloglotte nella formazione degli insegnanti che dovranno insegnare il sardo e le alloglotte nella scuola. In ciò non c’è nulla di nuovo, scientifico e nobile, ma è chiaramente una vecchia posizione politica mascherata con un latinorum pseudoscientifico e di retroguardia centralista. In sostanza vorrebbero spendere i soldi pubblici come meglio credono e senza insegnare il sardo e le alloglotte in queste lingue ma in italiano, perseverando col vecchio metodo delle lingue tagliate, evidenziando una linea in contraddizione con le migliori pratiche europee che non fa certo onore all’Università di Sassari. Il fatto è che il piano 2008-2010 opportunamente ha cercato di correggere la maniera, che è solo un eufemistico definire discutibile, con la quale i fondi della legge 26 sono stati spesi precedentemente al primo Piano triennale e che forse si dovrebbe opportunamente mettere di nuovo a fuoco. E’ chiaro che ciò è ingiustificabile ed inaccettabile. Se accadesse che il sardo venisse insegnato oggi con fondi pubblici frontalmente in italiano tutta l’Europa ne riderebbe. Vorrei osservare per concludere, che le mie riflessioni sono solo politiche e di politica linguistica, lasciando agli scienziati nell’Università, meritori ma pochi in verità, a difesa della nostra lingua madre e propria della Nazione sarda e delle alloglotte e ai cultori di linguistica che nei decenni hanno supplito all’assenza e all’ostilità di buona parte delle Università sarde verso il sardo e le alloglotte, il campo che è tutto loro. Vorrei anche sottolineare che il movimento linguistico sardo, che iniziò con la proposta di legge sul bilinguismo nel 1978, è sempre stato bipartisan, cioè trasversale agli schieramenti politici e di stimolo a questi in quanto la lingua sarda interessa tutto il popolo sardo e matrice non esclusivamente d’identità nazionale ma base per ogni progetto politico in avanti di superamento dell’Autonomia vigente, per un nuovo Statuto di sovranità, il rinnovamento della classe dirigente e per il rilancio dell’economia e dei diritti civili e per emanciparci tutti dal colonialismo economico e culturale. Ne è dimostrazione il fatto che il piano Triennale 2008-2010 che l”Università di Sassari non vuole pervicacemente applicare è stato approvato dalla Giunta Soru, mentre l’attuale è stato approvato dalla Giunta Cappellacci in perfetta continuità e coerenza con gli obiettivi del movimento linguistico sardo e sopratutto del buon senso. Questa sottolineatura non vuol certo fare di tutta l’erba un fascio, dato che ogni schieramento che aspira a governare o governa sarà giudicato dagli elettori da come i principi generali anche nel campo linguistico sono particolarmente, diversamente e incisivamente rivendicati e applicati. In fondo la questione linguistica sarda è un fattore determinante di concorrenzialità fra le parti politiche e lo sarà sempre più in futuro nel caratterizzare i programmi, la comunicazione e la prassi nazionalista sarda, riformista, socialista come liberale e liberista.

 

Le posizioni espresse nel documento dell’Università di Sassari, valutate politicamente contribuiscono invece all’assimilazione in italiano dei sardi e a un disegno colonialista che li vorrebbe relegati in una riserva indiana dove la lingua propria della Sardegna sia al massimo un subalterno e folclorico residuo di un passato che va a morire, appunto ad iniziare nella scuola. Da ciò un invito per oggi e domani all’insieme del Consiglio regionale ad opporsi a queste manovre reazionarie, conservatrici che vorrebbero far fare passi indietro piuttosto che in avanti al movimento linguistico sardo proprio oggi che è più viva la spinta affinché la lingua sarda e le alloglotte vengano introdotta nelle scuole a partire dalle scuole materne e nelle particolarità di ogni comunità approdando a sintesi standard quando sarà possibile, utile e condiviso. Sopratutto, va un sollecito affinché il Consiglio e le forze politiche operino senza farsi trascinare in polemiche e risse, come vorrebbe chi, forse non sapendolo fare, non vuole insegnare il sardo in sardo, e impedire che il sardo curricolare entri nelle nostre scuole. Infine un invito ai militanti e ai Consiglieri regionali che credono nel bilinguismo affinché spingano le forze politiche e i gruppi consiliari in modo che siano poste nei bilanci regionali a partire dal prossimo bilancio le risorse necessarie perchè il piano triennale 2010-2011 sia veramente operativo e valutato come uno dei principali fattori di sviluppo e occupazione perchè, come ben si sa, con i fichi secchi non si canta Messa.

 

Mario Carboni luglio 2011

carboni.mario@gmail.com 

 

July 13, 2011

Aridateci ru ziminu

Tutto il documento dei burloni sassaresi ruota attorno ad un unico punto: “6) Le Università sarde sono chiamate ad operare secondo modalità e metodologie volute dall’Ufficio Regionale, quando l’Università ha invece proprio gli strumenti per elaborarle.”

Le “modalità e metodologie [del piano triennale 2008-2010] volute dall’Ufficio Regionale” sono state approvate dal consiglio regionale e sono legge, appunto, regionale.

L’università di Sassari reclama il diritto a porsi al di sopra della legge.

Sappiamo tutti benissimo in che modo le università italiane di Sardegna hanno utilizzato i nostri quattrini quando sono state lasciate libere di elaborare da sole le modalità di impiego: ziminu, binu nieddu e cazzate in libertà! Ci vuole molta fede per credere alle buone intenzioni dei Sassaresi.

Rileggetevi l’articolo: Tragicommedia di Ferragosto. Come e perché le università sarde spendono (o buttano) i soldi destinati alla lingua sarda