Umorismo involontario

Accolgo volentieri l’invito a abbandonare la balentía linguistica che Paolo Maninchedda ha rivolto urbi et orbi dal suo blog.

Mi limito a commentare nel modo più serio possibile, in queste circostanze, l’intervento di Dino Manca–filologo all’università di Sassari–nel blog di Maninchedda che rappresenta la vulgata semi-ufficiale dell’esternazione ufficiale dei  Sassaresi sulla questione del Piano Triennale.

“L’Università di Sassari intende contribuire efficacemente alla realizzazione di corsi di aggiornamento per la formazione di insegnanti di lingua sarda, adottando criticamente il Piano Triennale predisposto a suo tempo dal Consiglio Regionale. L’Università intende contribuire sul piano scientifico a fornire un quadro di riferimento che sia metodologicamente avanzato e in sintonia con le più recenti acquisizioni della ricerca linguistica.
Le osservazioni critiche formulate sulla stampa, sui blog e perfino in una interpellanza al Consiglio Regionale riferite al ritardo con il quale l’Università di Sassari presenta il suo progetto non risponde a verità, perché esitazioni e incertezze sono da addebitare esclusivamente alle rigidità del piano triennale che non tiene conto dell’esigenza che la docenza universitaria risponda a criteri di qualità e ad indicatori significativi, evitando banalizzazioni e impoverimenti del patrimonio linguistico isolano. L’Università non è al servizio della politica, ma obbedisce a logiche di applicazione di standard internazionali riconosciuti sul piano scientifico.”

Il Piano Triennale si può paragonare al Codice Stradale. Cosa pensereste di un automobilista che “adotta criticamente” il divieto di sosta?

Ah, già, dimenticavo: i Sassaresi sono Italiani, e l’Italia è governata da un corruttore di giudici che ha definito la sua condanna a risarcire la vittima della sua corruzione “una rapina a mano armata”. E Berlusconi non è lí per caso, ma è stato eletto democraticamente.

Per cui si parcheggia in doppia fila e chi protesta per essere stato bloccato è un comunista o un lingua-invasato.

Le leggi in Italia devono osservarle solo i soggetti socialmente deboli. I Forti–e l’università di Sassari, “grazie al suo indiscusso suo prestigio internazionale”, è un soggetto fortissimo–ne sono esentati e possono adottare le leggi “criticamente”.

Siamo noi gli stupidi che non lo sapevamo.

Perciò, le esitazioni e le incertezze dell’università di Sassari a presentare il suo progetto sono dovute unicamente alla rigidità con cui il Piano Triennale esclude che l’umorismo implicito nei corsi di Storia delle religioni in Sardegna, Storia della filosofia morale in Sardegna, Lingua catalana, Ecologia vegetale della Sardegna, Ecologia e zootecnica della Sardegna, Flora medicinale regionale costituisca “un quadro di riferimento che sia metodologicamente avanzato e in sintonia con le più recenti acquisizioni della ricerca linguistica” e quindi l’approccio privilegiato per la formazione degli insegnanti di lingua sarda.Infatti il sardo si impara ridendo dei contribuenti sardi.

Se il Piano Triennale si potesse interpretare criticamente, questi corsi a Sassari si potrebbe tenere liberamente, a spese nostre e inserendo i costi sul conto della limba: sottraendoli cioè a chi i corsi di lingua e cultura potrebbe e vorrebbe tenerli veramente, come l’università di Cagliari.

E, naturalmente, l’università non è al servizio della politica!

Lampu!

Gatzu dimo’!

Questo si che è unorismo!

L’università di Sassari fa pochissima linguistica–quali sono i linguisti ci lavorano?–e moltissima politica linguistica antisarda.

Sassaresi sono pagati dallo stato centralista italiano e fanno il loro mestiere, ma almeno lascino che i politici sardi facciano il loro.

Spudorati non è una parolaccia.

Ecco, come promesso, i Sassaresi sono semplicemente degli spudorati, come tutti gli Italiani che oggi sono al potere.

3 Comments to “Umorismo involontario”

  1. Perfetto.

  2. Radio Press (l’emittente che dirigo) da anni partecipa ai bandi della Regione per la messa di onda di notiziari e programmi in lingua sarda. Posso dire con orgoglio che la nostra esperienza (iniziata oltre dieci anni fa) è stata presa per certi aspetti a modello. Leggere le osservazioni dell’Università di Sassari mi ha fatto cadere le braccia. Mi fermo solamente al primo punto:

    1) Nel piano triennale (=PT) si insiste, a più riprese, sulla necessità di emancipare le lingue regionali dalla cultura tradizionale che esse riflettono e ‘agganciarle’ sic et simpliciter al mondo moderno e ai suoi contenuti: bisogna tuttavia considerare che, agli occhi dei parlanti, le lingue locali, che si identificano primariamente con la propria varietà dialettale e non con uno standard calato dall’alto, sono legate strettamente a quella cultura tradizionale che si vorrebbe superare d’un balzo. Occorre dunque contemperare il reale con le aspirazioni: ogni forzatura, ogni assenza di gradualità produrrebbe degli strappi e forti sensazioni di straniamento.

    Ecco, basterebbe fermarsi qui per capire che siamo di fronte a persone che non hanno idea di quale successo e risultato positivo per la lingua abbiano avuto i programmi di tutte le emittenti radiofoniche (tutte) che, su precisa indicazione della Regione, hanno parlato in sardo delle cose normali, della vita di tutti i giorni e non delle nobilissime tradizioni popolari sarde.ù
    Trasmissioni di intrattenimento puro, giornalistiche, musicali (pagate quattro lire quattro perchè sulla lingua tutti parlano ma nessuno investe) che hanno riconciliato con la lingua sarda tantissimi ascoltatori.
    Il pubblico le ha seguite con passione, e tu sai bene che Cagliari i sardo parlanti non sono moltissimi. E nessuno dei nostri ascoltatori ha avuto niente da ridire, anzi.
    Per cui lo straniamento di cui parlano i professori sassaresi ce l’ho io quando leggo documenti come il loro.
    Non solo. E’ evidente che l’Università di Sassari vuole buttarla in rissa evocando la tanta contestata LSC. Ma ti posso assicurare che mai (mai) la Regione è intervenuta chiedendoci di usarla: mai. Neanche quando abbiamo scritto in sardo sul nostro profilo Facebook, chiedendo ai nostri ascoltatori di intervenire in diretta e di interagire con i nostri conduttori.
    In conclusione: mi limito al punto uno e dico in tutta sincerità che è frutto di una posizione retrograda, reazionaria e accademica (nel senso deteriore del termine: cioè lontano dalla realtà).

  3. in totale sintonia con biolchini e bolognesu. Putroppo i nemici della lingua e della sardegna li abbiamo in casa

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