Laggiù nell’Arizona c’è Niffoi

Cosa c’entrano le agavi con Niffoi?

Ora, è vero che io sono un perito chimico prestato alla cultura e che io mi considero un manorba (manovale) della linguistica e che penso che Benedetto Croce fosse un coglione, ma politicamente corretto, però, quelle agavi sono parte della storia sarda, come lo è Niffoi.

Le agavi e Niffoi sono un prodotto del colonialismo e il colonialismo culturale fa ormai parte del nostro spirito, come avrebbe detto quel coglione di Bettino Croxe.

Quelle agavi e Niffoi non sono lì per caso, ci sono da molto più tempo di quello che pensate voi e sono anche molto più sardi di quello che sembra.

Quelle agavi si trovano a fianco della strada panoramica che va da Gonnesa a Portoscuso.

La strada segue il tracciato della prima ferrovia della Sardegna: quella che andava da Monteponi a Portovesme e serviva a trasportare il minerale, arricchito in laveria, alle navi che poi lo portavano in tutta l’Europa industrializzata. Il tratto Gonnesa-Portovesme è stato aperto nel 1871.

Come mostra la fotografia–e come noi Maurreddinus sappiamo–la Maurreddinia non ricorda tanto l’Africa, quanto il Messico o il South-West.

E gli ingegneri positivisti che l’hanno costruita hanno voluto sottolineare la somiglianza importando le agavi dal Messico: contrariamente a quello che pensava quel coglione di Croce, anche gli ingegneri hanno uno spirito.

Adesso le agavi fatto parte integrale del paesaggio dell’Iglesiente. Sono presenti in Sardegna da quasi altrettanti anni dell’Italia unita, ma si riproducono da sole e senza violenza.

E Niffoi?

Lo sapete bene che a me della letteratura italiana–compresa la letteratura regionale sarda in italiano–non me ne frega niente.

Anzi, non me ne frega niente della letteratura. Non seu peritu chimicu po de badas!

Certi autori ( Marquez, Hemingway, Calvino giovane) riescono a innescare in me quella “suspension of disbelief”, senza la quale non riesci ad andare oltre le prime pagine, e me li bevo, mentre gli altri  (Musil, Grass, Joyce, Kundera, ma meno) mi annoiano a morte e li lascio a voi e a godersi la loro grandezza.

Avantieri mi sono comprato l’ultimo libro di Niffoi: “Il lago dei sogni”.

Ero ad Alghero, all’aereoporto, e avevo calcolato male i tempi tra la restituzione della macchina affittata e la partenza del volo di Ryanair.

Dovevo passare oltre tre ore all’aereoporto. Avevo già in mano l’ultimo numero di “Le Scienze” con in omaggio un inserto sull’universo oscuro, ma ho visto il libro di Niffoi.

Massì! E me lo son comprato.

Ho detto a mia figlia di lasciarmi in pace, ché volevo entrare nel libro prima che il volo cominciasse.

E sono entrato nella Sardegna di Niffoi.

Ho letto quasi tutto tra Alghero e Eindhoven e gli ultimi due paragrafi li ho appena letti.

La Sardegna di Niffoi mi piace.

È un posto talmente normale che ci atterrano perfino gli alieni, come nell’Arizona di Hollywood.

È un posto talmente normale che si muore ammazzati per gelosia e non perché chi ti ammazza è sardo.

È un posto talmente normale che ti fai prete perché ci hai la minca troppo piccola.

È un posto talmente normale che per farti capire devi scrivere in un’altra lingua, che sennò non vendi un cazzo.

O Niffoi, toca, pone-ti a iscrier in sardu, ca como su numene ti l’as fatu. Iscrie pro nois e già bi pensamus nois a ti bortare in sas áteras limbas.

Si est berus ca ses unu contadore de contos e non unu chi contat dinari.

Tocaíat a bi passare.

One Comment to “Laggiù nell’Arizona c’è Niffoi”

  1. Bel racconto, dottor Bolognesi; mi dispiace correggerla, ma credo che l’Agave sia presente da molto più tempo, rispetto a quanto indicato da lei. Nella mia zona è conosciuta come folla de spreni (foll’e sprẽi), ed era usata in passato come pianta medicinale, da qui il curioso nome (su spreni potrebbe essere la milza?) .
    Quindi è una pianta ormai sardissima, al pari del fico d’india. E pensare che c’è chi la vorrebbe far sparire…

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