Scienza e non-scienza


La settimana scorsa siamo stati confrontati con il modo in cui si comportano gli scienzati–anzi gli Scienzati, quelli veri–di fronte a un dato che contraddice le loro teorie. E non è neanche una teoria da poco, quella che è stata messa in discussione.

Si tratta addirittura della Teoria della Relatività, formulata da Albert Einstein, cioè da quello che per il grande pubblico è Il Genio per antonomasia: appena un po’ meno importante della Madonna di Fatima.

Uno degli assunti fontamentali della teoria di Einstein (“La velocità della luce non è superabile”) è stato apparentemente falsificato da una rilevazione effettuata sui neutrini prodotti nell’acceleratore del CERN di Ginevra.

La reazione degli scienziati è stata: “Se le misurazioni verranno confermata da studi indipendenti, bisognerà mettere in discussione tutta la Teoria della Relatività.”

Perché? Come può un dato apparentemente così insignificante–la differenza rilevata corrisponde a una distanza di circa 20 metri di su un totale di oltre 700 chilometri–far trabballare tutta la costruzione teorica del Genio?

Perché così funziona la scienza, quella vera.

La teoria di Einstein è basata su degli assunti chiari e univoci e fa delle previsioni chiare e univoche.

Uno di quegli assomi è che la velocità della luce non sia superabile e questo può essere soltanto vero o falso.

Non esistono vie di mezzo.

La teoria è dunque FALSIFICABILE e risponde ai requisiti di scientificità, così come stabilito da Popper.

Adesso, i dati sulla velocità dei neutrini sembrano falsificare l’assioma di Einstein.

In questi giorni, non ho sentito nessuno scienziato levarsi a difendere a tutti i costi la teoria di Einstein–cosa che costituirebbe di fatto la proposta di un dogma–né ho sentito degli scienziati che mettessero in discussione la grandezza di Einstein.

Del resto, nella scienza, queste cose sono all’ordine del giorno e infatti l’eccitazione più grande è stata quella dei media, che hanno visto il loro beniamino cadere dal piedistallo su cui loro stessi l’avevano posto. La reputazione di Einstein tra i fisici era diversa–Einstein ha preso tutta una serie di cantonate–e del resto si sapeva da sempre che la Teoria della Relatività  è incompatibile con l’altra colonna portante della fisica moderna: la Teoría dei Quanti.

La reazione degli scienziati è stata: “Se i dati sulla velocità dei neutrini vennanno confermati, ci sarà un sacco di lavoro da fare.”

Cosa c’entra tutto questo con gli argomenti soliti di questo blog?

Pensate all’atteggiamento dei filologi sassaresi di fronte al dato che io ho presentato sulla distanza tra la LSC e il sardo di Abbasanta.

Il dato è lì da quattro anni, in attesa di essere, eventualmente, falsificato.

Cosa ci sarebbe di più bello per questi nemici viscerali della LSC–ma non solo: io direi nemici del sardo–che poter dire: “Non è vero che il sardo di Abbasanta coincide per oltre il 90% con la LSC.

Invece si limitano a dire: “La LSC è di plastica!”; “La ricerca commissionata dalla Regione è scientificamente trabballante!”

Si noti come nessuna delle due affermazioni sia falsificabile: la prima è una–diciamo così–metafora senza alcun significato reale; la seconda è priva di tutti i correlati che ne permetterebbero la verifica. Mancano infatti il titolo della ricerca, il nome dell’autore, il luogo di pubblicazione. La calunnia di Lupinu è formulata artatamente in modo da non poter essere verificata e/o falsificata.

Il fatto che sia inserita in una pubblicazione “scientifica” dimostra che la linguistica italiana ha poco a che fare con la scienza.

Ma passiamo alla suddivisione del sardo in due varietà: il cosiddetto logudorese e il cosiddetto campidanese.

Fermo restando che il logudorese si parla effettivamente in Logudoro (per esempio a Ozieri) e il campidanese si parla in Campidano (per esempio a Sestu), rimane il fatto che gli studi di Contini (1987) e i miei (2005, 2007) mostrano l’esistenza di altre varietà del sardo e l’impossibilità di tracciare dei confini netti tra tutte queste varietà.

Cosa fanno i nostri filologi per controbattere a questi argomenti?

Li ignorano.

E continuano a dire che la LSC è una specie di Frankenstein, perché mostra elementi “sia del logudorese che del campidanese”, ignorando o facendo finta di ignorare che la maggior parte dei dialetti sardi non si possono definire né “logudoresi”, né “campidanesi”, come affermato dagli stessi parlanti del sardo e come alla fine ammesso anche da chi ha curato la ricerca sociolinguistica, quella sí, commissionata dalla Regione: “Evitando nel rapporto finale la presentazione di questi dati si è voluto procedere con delicatezza – ha fatto capire A. Oppo – nei confronti di queste risposte frammentate e un po’ deludenti, e dunque si è preferito non indicarle per il momento; infatti il rapporto presentato a Paulilàtino costituiva soltanto una prima versione, elaborata in tempi da record, e poteva essere corretta in un secondo tempo.” A Marinella è scappata una verità!

Cosa dice Santu Max–il patrono dei filologi sardi–in proposito?

“Di fronte al logudorese, il quale è spezzettato in tante varietà dialettali, il campidanese ha il vantaggio di una maggiore unità e uniformità” (Wagner, La lingua sarda, 1951:56).

Wagner afferma e nega contemporaneamente la suddivisione del sardo in due varietà. La sua affermazione non è perciò falsificabile e perciò non si può considerare scientifica: insomma, è perfettamente inutile.

Ora, qui vediamo come differisca il comportamento dei filologi sassaresi da quello degli Scienziati.

A voi la non ardua sentenza!

5 Comments to “Scienza e non-scienza”

  1. Bellu, Robè, bellu meda! Custu est su chi mi pràghet de tene: chi ses craru e iscries craru, e in manera dia a nàrrere rigorosa. Non comente calencunu professore…
    Feti una pregonta ti bolia fàghere, chi no est polèmica, ma chi m’est bènnida a conca leghende custu iscritu: segundu tene, a nàrrere chi sa LSC no est una “limba de pràstica” est isballiadu, est fàula, ca a su mancu pro su 90% est uguale a s’allega de Abbasanta. Ma unu opositore tuo ti diat pòdere nàrrere ca tando sa LSC est de pràstica pro ite ca no cointzidet a su 100% cun peruna àtera allega. Tue comente dias respùndere a un’abètia de aici?

    • Deo a custa cosa preguntas tue, apo torradu sceda gia dae meda. Unu: sa LSC est unu limbagiu burocraticu amministrativu: duos: e s’italianu? Forsis ca s’italianu cointzidet cun su fiorentinu? Mancu po su 90%, “a occhio e croce”! E sa solutzione a is difetos de sa LSC esitit giàs: sa GSC! Totu naturale!

  2. Abbisu meu sa limba italiana cheret brusiada, ma cando la impreamus la deppimus impreare e iscriere bene: o su professò, traballare deppes iscriere, non trabballare.

  3. Oh Bantì, take it easy

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