Fisietto Pistis scrive a Massimo Zedda

O su Sindigu, io a lei già lo capisco, ma lei a me mi capisce?

Io tutto il suo programma di 45 pagine non me l’ho letto, ma già mi ho letto quello che ha scritto Vito Biolchini, che Vito già si fa capire anche da me.

A fustei dd’ant lassau unu bellu casinu de torrai a ponni a postu!

Un muntone di cose che vogliono fatte e un muntone di altre cose che tocca a sciusciarnele.

Una di quelle cose è la questione della cultura gestita in modo clientelare.

Ecco che cosa ne vuole fare della cultura?

A lei già lo sembrerà strano che sono proprio io a domandarglielo, ma forse che io non ci ho diritto anche io a farmi un poco di cultura?

Non seu Casteddaiu deu puru?

Cosa è? Solo is madamas a pelliccia ci hanno diritto?

Ma lei non è di quelli che sono alla parte di noi che la pelliccia ce l’abbiamo sceti di pelo nostro?

Eja, noi siamo quelli che i corsi di dizione per parlare l’italiano comenti chi fessint papendi pabassa non ce li possiamo pagare.

Noi siamo quelli che parliamo l’italiano come lo parliamo.

E cosa è? A noi sceti palloni?

Ma cosa ci volete a continuare a parlare italiano po manera de nai?

Se è vero che lei è alla parte nostra, perché nel suo programma non ci ha messo anche il sardo nelle scuole di Cagliari?

E miga sceti poita ca seus sardus, ma pure perché at essi ora de imparai a scioberai tra sardu e italiano, quando parliamo.

Voi che siete studiati ci dite che adesso parliamo tutti l’italiano: eja, ma s’italianu cosa mia miga est che su de bosatrus!

E come sarebbe?

Voi che dite che siete alla parte nostra, proprio non lo volete capire che quello che parliamo noi non è l’italiano che vuole la scuola e le maestre e i professori.

Che ai figli nostri li scrocorigano e così loro lasciano di studiare prima di prendersene un diploma: a duas bortas la media nazionale.

Noi ammisturiamo italiano e sardo, perché tutti ci dicono che quello che parliamo tutti è “italiano”, ma invece est totu faulas!

Se era italiano, perché i professori non vogliono a parlare e a scrivere così?

E allora, a figli nostri imparateli anche il sardo, così imparano che cosa è il sardo e che cosa è l’italiano.

Un’amico mi ha detto che si chiama “insegnamento contrastivo” o una cosa de aici.

Ah? Ita? I soldi di dove ne li bogate?

E provate a mandai a pasci dindus a quelli dell’Ente Lirico, ca si nci papant unu muntoni de dinai per fare mettere la pelliccia di animali morti alle loro amiche madamas!

Che ci sono problemi più importanti?

Ah, ma sceti candu tocat a bogai dinai po su sardu!

Po totu cussas tontesas su dinai ge dd’agatais!

No, adesso sono sbagliando!

Ero dicendo che lei è come tutti gli altri, soprattutto quelli che dico di essere di sinistra e poi–forroga-forroga–vogliono la cultura continentale e bo’, quella per gente studiata.

Quelli che non vogliono a mettere soldi per il sardo, ma già si fanno pagare bene per i musei del costume, là!

Quelli che dicono che la cosa sarda è tutta cosa vecchia, mì!

Ma, o su Sindigu, lei non è di quelli, annó?

Lei già è giovane e per lei il sardo non est prus sa lingua de su famini.

Sa lingua de su famini est s’italianu. E sa lingua de is imbrollionis puru!

Lei è giovane e già lo sa che uno più lingue parla meglio è.

E che sembra che a parlare più lingue serve anche po non s’arribbambiri!

Beh, o su Sindigu, se queste cose lei le sa, ita est abetendi po ponni su sardu in su programma?

Ah, dice che non tocca a lei a farlo nentrare nelle scuole?

Eja, ma già tocca a lei a fare tutte le altre cose–sportello linguistico, segnaletica in sardo, valorizzazione della lingua–che poi la gente capisce che è bello a parlare in sardo.

E cosa è meglio: a parlare bene in sardo e in italiano o a parlare come parlo io?

5 Comments to “Fisietto Pistis scrive a Massimo Zedda”

  1. ahahahahah.si ride per non piangere.provi a metterlo a commento dell’articolo di biolchini,magari l’harry potter de casteddu lo leggera’

  2. Bellixeddu, o Robe’!
    Ma … mandau si dd’as? Est pretzisu chi su messàgiu dd’arribit.
    Antonellu

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