Resistere

Difficile, impossibile fare previsioni.

L’Europa si salva o no?

Se si salva, questo avverrà attraverso l’ulteriore dissoluzione dello Stato-nazione, la tecnologia sociale inventata dai giacobini e responsabile dei più grandi macelli della storia dell’umanità.

L’Europa che può sopravvivere alla catastrofe provocata dal neo-liberismo importato dal nucleo anglo-sassone dell’impero occidentale, potrà soltanto essere una specie di nuovo Sacro Romano Impero in cui l’equazione lingua = nazione = stato apparirà in tutta la sua nuda idiozia.

Lingue, culture e identità diverse dovranno necessariamente essere riconosciute come la normalità.

La diversità, oggi subita dai più e mal tollerata, diventerà la norma.

Nuovi centri e nuove periferie appariranno.

La Sardegna tornerà ad essere il centro non solo geografico del Mediterraneo occidentale.

I Sardi scopriranno che Milano è la periferia della Germania e dell’Olanda e che Roma è soltanto la periferia del Vaticano.

I Sardi scopriranno che l’italiano è la lingua di un popolo di periferia affetto da mania di grandezza, come gli unici leader che gli Italiani siano mai riuscito ad esprimere: Mussolini e Berlusconi.

I Sardi scopriranno di non essere Tedeschi o Olandesi e di non volerlo o poterlo essere.

Dovranno scegliere tra essere Italiani o Sardi: periferia della Germania o centro del Mediterraneo Occidentale.

Se l’Europa riuscirà a sopravvivere i Sardi scopriranno che la lingua degli Italiani non comporta alcun vantaggio sociale: Oddío questo non è ancora evidente alla maggior parte dei Sardi soltanto per la ben nota stupidità sardignola.

L’italiano è e resterà soprattutto la lingua di Mussolini e Berlusconi.

I Sardi potranno e dovranno scegliere cosa essere.

Essere regione d’Europa o essere periferia della periferia?

Se l’Europa fallirà, sarà grazie all’Italia.

Non soltanto grazie all’Italia, ma il contributo del Bel Paese de Malaffare sarà stato determinante.

E l’Italia fallirà allora in tutti i sensi.

E non ci saranno–e già non ci sono più–i soldi da distribuire alle varie clientele coloniali, fra cui quella sarda: lo sputo che finora ha tenuto assieme lo stato-nazione italiano.

Tutti i Sardi diventeranno ancora più poveri di quello che sono e forse si sveglieranno dal sogno funesto che li ha illusi per secoli che l’Italia rappresentasse per loro l’emancipazione culturale ed economica.

Continuare con gli Italiani il viaggio attraverso il deserto della miseria o effettuarlo da soli, sarà per i Sardi praticamente indifferente.

A meno che non scoprano–anche in questo caso–di essere il centro del Mediterraneo occidentale.

In entrambi i casi, i Sardi avranno un futuro soltanto se capiranno in cosa consiste il non essere Italiani.

Tocat a aguantai ancora una pariga de meses o de annos.

Bastat ki su sardu non si morgiat e già nd’amus a essire: cara a s’Europa o cara a su mundu.

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