Ma allora non ha proprio altro da fare!

Giudicate da voi.

Marinella di Transilvania se la mena e se la canta sul bloggo di Maninchedda: http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3018&cpage=4#comment-29068

“Elegantemente o non elegantemente, la sostanza non è più eludibile.”

Marinella Lorinczi scrive: Ringrazio per le rettifiche. A noi, nell’intranet universitario l’avevano mandata solo in italiano la locandina, se non erro. Quanto alla neolingua, la valutazione e l’accettabilità dei neologismi è una questione pertinente al sentimento linguistico di ciascuno. Non so se INSINNANTES sia accettabile o meno. Di plastica o meno. Necessaria o meno. Su questo non posso pronunciarmi. Posso soltanto immaginare che dopo averla sentita centinaia di volte, la parola possa apparire del tutto normale (accettabile). O forse no. Come è pertinente ugualmente al sentimento linguistico trovare straniante se non addirittura aberrante l’uso della LSC a Cagliari. Su questo invece posso pronunciarmi, in quanto sono a lungo vissuta a Cagliari in un quartiere dove allora si usava normalmente il campidanese, nelle botteghe e al mercato. Ora ovviamente molto meno. Passando alla toponomastica, con un salto non illogico, se la toponomastica locale, micro e macro, ha valore storico e documentario nonché identitario, voglio vedere se gli abitanti campidanesofoni tollererebbero i nomi storici, tipo Is Bingias, scritti in LSC. O Tuvixeddu sotto la forma di Tuvigheddu. Infatti, le ortografie storiche sono coerenti fino ad un certo punto. Ma per diventare storiche ci vuole tempo. # 9 novembre 2011 alle 00:39

Antonio Satta Tola scrive: Kie non konnosket sas allegas sardas las pikat da-e s’italianu o si las imbentat. Kusta est una moda nova po ke perder su ki abarrat de sa limba sarda! Bona sorte a totus e mescamente a sa Limba Sarda. Prima la morimus e apustis, mankari, crikamus de la torrare a biva! # 10 novembre 2011 alle 01:50 Marinella Lorinczi scrive: Gentile Satta Tola, Ci si doveva arrivare, purtroppo e proprio alla vigilia di questo convegno di scarsa utilità pratica e operativa. Quest’occasione fa bruscamente venire al pettine alcuni nodi, appunto perché alcuni si autopropongono come maestri linguistici degli altri (dove poi però le modalità d’uso della lingua veicolano anche idee ben precise). Lei ha – voi avete – messo il dito nella piaga (in una delle tante) in virtù del legittimo e necessario ruolo esercitato dai parlanti – come dire? – autosufficienti o che si sentono tali. Mi fa piacere che lei dica pubblicamente ciò che io ho detto in privato a un collega perché pubblicamente non sarebbe stato elegante. Elegantemente o non elegantemente, la sostanza non è più eludibile. Chi certifica e valuta la competenza linguistica dei valutatori linguistici? Mentre in situazioni di spontaneità comunicativa sono tollerabili quasi tutte le manifestazioni includenti lo slittamento da una lingua all’altra o la commistione linguistica, in concreto, riducendo ai fenomeni più deprecati, l’italianizzazione del sardo o la sardizzazione dell’italiano (che sono fenomeni e processi di carattere universale nelle situazioni di contatto linguistico spontaneo), il discorso cambia mentre si sale la scala degli usi prestigiosi (veramente, per ora si sta arrancando, ma bisogna pur farlo, nevvero). Chi insegna all’università agli insegnanti, presenti e futuri, un buon uso del sardo? La domanda è insieme legittima e assurda. La valutazione e legittimazione della competenza è frutto di un processo storico-culturale, come la competenza stessa, non di un decreto o di un convegno. Sono altresì convinta che alcuni discenti saranno molto più competenti linguisticamente dei loro maestri. # 10 novembre 2011 alle 10:44 Marinella Lorinczi scrive: Il progetto di formazione delle/degli INSINNANTES elaborato dalla sola Facoltà di Lettere di Cagliari, intitolato “PROGETTO DI PROMOZIONE E VALORIZZAZIONE DELLA LINGUA DELLA SARDEGNA CONSISTENTE NELLA FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI IN LINGUA SARDA. TRIENNIO 2011-14″ si trova a http://www.unica.it/UserFiles/File/Utenti/oocc2/Senato/Senato%202011/09_20/Archivio/All.7.pdf Dico sola Facoltà di Lettere perché i colleghi di Lettere che fanno parte dello stesso mio Dipartimento di filologie e letterature moderne (comprendente docenti sia di Lettere che di Lingue) non hanno mai coinvolto formalmente il Dipartimento nella sua totalità nella discussione dei principi ai quali si ispira tale progetto. Avremmo potuto per lo meno limare e migliorare qualche formulazione, a cominciare dal titolo. E’ anche vero che si sarebbe riaffacciato il problema della LSC … # 12 novembre 2011 alle 12:57 Antonio Gutierrez scrive: Conferenza annuale lingua sarda ad Alghero: http://kisuras.blogspot.com/2011/12/sa-cunferenzia-regionale-annuale-in.html # 12 dicembre 2011 alle 00:06 Marinella Lorinczi scrive: Su Sardegna24 è apparso un rendiconto sull’incontro di Alghero di cui sopra: http://www.sardegna24.net/cultura/ai-docenti-di-sardo-lezioni-in-italiano-1.46195 Finora un solo commento. Il secondo sarebbe dovuto essere il mio, per quel che vale, ma per due volte non sono riuscita ad inserirlo (nonostante password e compagnia bella). Per cui, dato che continua la polemica se è più virtuosa Cagliari oppure Sassari, ossia le loro due università, se è più patriottica la prima e meno la seconda (dal momento che c’è chi la mette addirittura su questo piano, facendo di tutto per dividere anziché per compattare, e non le parlate sarde bensì le opinioni dei sardi, di quelli – pochi o molti – che si occupano di politica linguistica), credo che anche questo sia un posto più che adatto per proseguire nella discussione. Come succede anche nei dibattiti giudiziari, anzitutto si deve verificare se le forme e le condizioni di equità e di (pari) opportunità sono state rispettate. Siccome la forma incide sul contenuto, devo rilevare quanto segue: Da quel che scrive il Sig. Cocco risultano vizi protocollari rilevanti, a mio avviso, che hanno inficiato la possibilità di avere un dialogo bilanciato e franco. Una conferenza regionale di questo tipo e calibro non si tiene in un agriturismo fuori dal mondo, sul quale converga la claque orientata in un certo modo. En passant, si potrebbe avere un rendiconto pubblico e dettagliato delle spese sostenute? Onorevole Maninchedda, potrebbe ottenerlo? Essendo regionale la si dovrebbe tenere a Cagliari o nei pressi; o comunque in luoghi a rotazione. Invece la si fa ripetutamente lontano dal capoluogo, il quale – non è inutile dirlo – si trova nell’area meridionale, campidanese. Non si dovrebbe invitare – far venire – un rettore e l’altro no. O tutti e due, o nessuno. Si dovrebbero poi invitare osservatori neutrali, indipendenti e non condizionabili. Il Servizio linguistico e chi lo dirige dovrebbero finalmente imparare la lezione dell’imparzialità, dell’equidistanza, e sviluppare la capacità di dialogare con tutti. Stanno invece combinando pasticci e danni. Per ultimo: non mi risulta che a Cagliari università, complessivamente, sappiano meglio il sardo che non a Sassari. E’ pur vero che a Sassari si parla da secoli il sassarese, come varietà locale (non so quanto vitale, attualmente; v. però http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_sassarese). A qualcuno forse dispiace questo e vuole continuare il giochetto del ’sarà sardo, il turritano, o sarà allogeno?’ . # 16 dicembre 2011 alle 18:51

 

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