Di ritorno da Barcellona

 

Tornare da Barcellona è sempre un po’ deprimente.

Un po’ dipende da quel sentimento che provi tu e che senti da parte loro: il rimpianto per quello che è finito e per quello che sarebbe potuto essere tra noi.

Come ritrovarsi, invecchiati, tra vecchi amanti.

Il gioco esplicito del “Ti ricordi” e quello, mai esplicito, del “Se soltanto ti avessi trattato meglio”.

Ma per me è soprattutto il confronto con quello che saremmo potuti diventare, se la storia fosse andata un po’ diversamente.

I Catalani sono i nostri vecchi amanti ricchi che, oggi, se solo potessero…

Ma noi non siamo i Catalani e forse non diventeremo mai come loro.

Ricchi, sicuri di se, uno stato nello stato spagnolo che riesce a confrontarsi alla pari con il governo centrale.

I Catalani hanno una classe dirigente nazionale, una borghesia nazionale.

E noi ne abbiamo una coloniale, compradora.

I miei amici catalani–borghesi catalani–hanno appreso il catalano in famiglia, quando ad usarlo in pubblico si finiva in galera, e hanno appreso il castigliano a scuola.

I nostri intellettuali sardi ragionano invece ancora completamente in termini di “Sei un Sardo che vale, se hai successo in Italia”.

Leggetevi quello che scrive Giovanni Maria Bellu su Sardegna 24:

“Oggi “nominiamo” Michela Murgia personalità sarda del 2011 per la cultura. Michela, col suo talento e la sua intelligenza, si è stabilmente affermata in campo nazionale non solo come scrittrice, ma anche come opinionista. Ma la sua attenzione per la Sardegna non si è attenuata. Al contrario. Dobbiamo essergliene grati.”

Insomma, dovremmo essere grati a un Sardo perché non si è completamente dimenticato di essere Sardo.

E qui non c’entrano i meriti o demeriti di Kelledda Murgia.

Qui c’è solo l’ennesimo intellettuale sardo genuflesso davanti a un feticcio italiano, felice di poterne leccare i sottoprodotti.

Bellu stabilisce il nuovo record di servilismo sardo.

Lecchi pure: contento lui…

No, non semus sa Catalunnia!

One Comment to “Di ritorno da Barcellona”

  1. in s’universidade ùngara in ube soe insinnante de italianu, sos zòvanos chi istùdiant su cadelanu suni casi su matessi tantu che sos chi istùdiant s’italianu e prus meda che sos chi istùdiant portughesu. nimancu fartant sos chi istùdiant s’euskera.
    a lu leare bene in cussideru, est comente si in s’italianìstica tenèremus, acantu ‘e s’italianu, su sardu e fintzas su gadduresu!
    a la ponimus un’iscumissa chi adevino a ube ant a colare custa zente, òmines e fèminas zòvanos, istudiados, abissiosos, cuando si nche depant andare a locu anzenu a chircare traballu?
    inoche… leghide-bos ite cherent fàchere “sos intelletuales” pro èssere modernos: su cantu a tenore in italianu!!!
    http://www.cagliarifornia.eu/2011/12/i-sikitikis-sono-rock-giuseppe-porcu-e.html
    no, no semus in catalùnnia, peroe a custa zentighedda deo no cherzo a mi dare pro rendidu!
    àteros annos ditzosos a totus!

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