Scavi archelogici riscrivono la mitologia della Sardegna

Bastát a castiai a sa lingua de is Brabaxinus.

Ant imparau su latinu poita ca ddu bolíant imparai e poita ca is Arromanus bolíant a is Sardus a dd’imparai.

Totu s’atru funt tontesas: “Cazzate d’alto bordo”.

http://www.sotziulimbasarda.net/santugaine2008/brabaxia.htm

 

www.adnkronos.com

 

9 Comments to “Scavi archelogici riscrivono la mitologia della Sardegna”

  1. Ma custu si ischiat dae ora. B’at istradas romanas chi colant in Fonne e in Bitzi. No apo cumpresu ube est sa novidade chi narat su c’at iscritu s’artìculu. Sos romanos ant conchistadu totu sa Sardigna, finas si lis at dadu matana forte e b’ant postu meda a si la poderare. Peroe sa pregunta mia a bois tiu Bolognè est: ite nde pensades de sa teoria de sa continuidade de Alinei?
    saludos

  2. Su chi non apo cumpresu de Gigi Sanna est: “ite b’intrat Alinei cun su fatu ca in Sardinnia non est abarrada ne-mancu un’isula linguistica non latina”. Inue sunt is datos chi mostrant ca in Sardinnia si faeddaiat su latinu innanti de arribbare is Romanos? Bi cheret evidentzia empirica, sinono abbarrat totu fantascientzia!

  3. E cantus romanus s’agattada po n’di ipringiai tottu s’imperu?
    A mimi parridi ca prusu de colonizzai, is romanusu, dominanta e fadianta pagai su daziu. Nau craru “pinniccanta”.
    Capassu ca su prus de is sordausu “romanusu” roma no scidianta mancu in cali corru de furca fiat. Is sordaus fattus in d’unu logu ddus portanta in d’unu atru attesu, ddus’ammesturanta po no si giungi a pari e no si furriai a su maiou.
    Su fueddai de issus no creu fessidi meda meda diffanenti de su chi fueddanta is sardus. Po ita in s’africa, in su “medio oriente” e in atrus logus meda no dd’est arrastu, o nd’ est pagu, de latinu?
    A pat’e acò, totu su chi naranta “romanu”, dd’antai fattu is sardus e tottu a sa maneda “romana”. Unu pagu cumenti antai fatu nantis a sa maneda de is cartaginesus e, prus nantis, a sa maneda de is fenicius.

    A si liggi cun saludi

  4. caro Bolognesi,
    lei sa benissimo, per aver trattato l’argomento in un suo studio, che le teorie correnti della linguistica romanza non sono in grado di spiegare la genesi della differenziazione avvenuta in sardegna tra campidanense logudorese e gallurese. Quando lei o i suoi colleghi proporrete valide e tangibili “evidenze empiriche” delle cause di tali differenziaziazioni, potrà (potrete) affermare che la romanizzazione ha comportato anche la latinizzazione e che la teoria della continuità non è applicabile allo studio del sardo.
    Sinono abbarrat totu fantascientzia.
    Cun salude.

  5. Può indicarmi alcune pubblicazioni dove possa aggiornarmi?
    grazie.

  6. Egregio professore,

    ho avuto modo, tempo fa, di leggere e apprezzare il testo che mi propone
    ed altri suoi studi quali quelli sulla LSC e sulla arcaicità del sardo.
    Per quanto riguarda la questione in argomento devo prendere atto che lei
    concorda con la versione tradizionale della linguistica romanza che trasforma
    in teoremi una serie ipotesi senza sottoporle al vaglio della dimostrazione.
    Si ipotizza:
    che la romanizzazione comporti la latinizzazione (troppe eccezioni lungo le coste del mediterraneo),
    che tutti sardi siano stati latinizzati (scolarizzazione di massa ante litteram?),
    che si sia formata un’unica lingua (neanche a Roma parlavano tutti latino),
    che in seguito fenomeni locali non meglio specificati abbiano causato modifiche
    a parole, suoni e pronunce creando di fatto due entità nettamente distinte,
    che superstrati ed adstrati abbiano successivamente contribuito ad accentuare
    le differenze anzichè ridurle (contro ogni evidenza storica e documentale).

    Poichè l’arbitrarietà di tali affermazioni ha causato una serie di incongruenze
    nello studio delle lingue cosiddette neolatine per cui sono di più gli interrogativi
    che emergono ed i problemi irrisolti che le certezze acquisite,
    risulta difficile negare che la linguistica così praticata appartiene ancora
    al campo delle discipline opinabili e produce soltanto scuole di pensiero
    che si scontrano tra loro per dimostratre l’indimostrabile e spiegare l’inspiegabile.

    La teoria della continuità breve del professor Alinei sostiene semplicemente che
    durante l’età del ferro esistessero nell’ambito del mediterraneo un insieme di dialetti
    tutti riconducibili ad una lingua comune (Italide) instauratasi in seguito alla diffusione
    della cultura neolitica della ceramica cardiale.
    Questi dialetti non sono mai spariti dalle realtà linguistiche locali di pertinenza ma si sono
    arricchiti e ibridati nel corso dei secoli con i superstrati imposti da variate condizioni e politiche.
    Questo spiega le decine di dialetti italiani, la nascita delle lingue nazionali e perchè queste
    nascono non dal latino classico ma dai volgari; spiega perché in Gran Bretagna
    i Romani hanno dominato per 400 anni costruendo ponti, strade, castra e valli
    ma non hanno lasciato che qualche relitto linguistico mentre in Dacia sono rimasti per
    neanche 70 anni ma hanno modificato la lingua.
    Spiega la presunta arcaicità del sardo, l’aporia di Pittau, il loguderese, il campidanese ed il gallurese.

    Il prof. Gigi Sanna quando parla di latino prenuragico intende probabilmente l’italide di Alinei.
    A parte il fatto che ci è arrivato per i fatti suoi e che 200 anni prima c’era arrivato anche il canonico Angius.
    La compagnia è buona.

    Distinti saluti.

  7. Boh? Lei deve aver letto qualcosa di diverso da quello che ho scritto io. Soprattutto per quanto riguarda le 2 (due) varietà del sardo. Cosa vuole che le dica? Contento lei…

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