Gorropu

Il nuraghe di Seruci, posto in cima a una scogliera alta 50 metri, a difendere … il mare.

Se dico Gorropu, i Sardi di città pensano al canyon di Orgosolo.

“Gorropu”: parola misteriosa e suggestiva che rievoca Sardi Pelliti e resistenti alle intemperie.

Per me “gorropu” vuol dire la pozza d’acqua che restava anche in estate nel Rio Canoniga, dove andavo a fare il bagno con gli altri ragazzini di Col di Lana.

E il pastore desulese che veniva a cacciarci perché gli disturbavamo i maiali che andavano ad abbeverarsi al gorropu di Canoniga, ai piedi di Marganai.

La parola “gorropu” è diffusa in tutta la Sardegna meridionale. Anche a Sestu, dove, regolarmente da “garropu” e ha lo stesso significato che a Iglesias.

Wagner, nel suo DES, non ha proposto di assegnare alla parola l’etichetta di “prelatina”, anche se ne ha tutte le caratteristiche.

Perché?

Forse perché significava ammettere che anche la Sardegna meridionale, perfino i villaggi alle porte di Cagliari, mostrano ancora molte parole prelatine?

Solo nella zona di Iglesias ne conosco qualche decina: toponimi, fitonimi, zoonimi.

Ma torniamo a “gorropu”.

E se fossero stati i Sardi delle pianure–per esempio nei secoli successivi alla “pacificazione”–a ripopolare le montagne della Barbagia, spopolate dal genocidio, che i Romani hanno ammesso di avere commesso, e a portarsi appresso la parola e il concetto di “gorropu”?

Non mi risulta che la parola esista nei dialetti settentrionali.

Sono maligno? Certo che lo sono!

Non ho mai letto da nessuna parte–ma correggetemi pure, se mi sbaglio–che i Barbaricini sarebbero geneticamente differenti dagli altri Sardi. Gli Ogliastrini–che fra l’altro parlano una variante del sardo ancora più vicina a quello meridionale–costituiscono un gruppo a sé, ben individuato dai genetisti. Ma i Barbaricini?

Non ho mai sentito nessuno prendere in considerazione la possibilità che la Barbagia sia stata ripopolata da Sardi provenienti da altre regioni, durante il periodo dell’accertata occupazione romana.

Cioè, nessuno ha mai pensato alla possibilità che qualcosa in Barbagia potesse cambiare, dopo la mitica “fuga dei sardoresistenti” dai Romani.

La Barbagia deve essere davvero un luogo magico, in cui non succedono le cose che succedono in tutti gli altri luoghi.

Quello che voglio dire è che qui tutti continuano a ragionare nel binario della “Barbagia immutabile”, in cui tutto succede una volta sola–nel tempo mitico primario–per poi non cambiare mai più.

Deledda, Wagner, Lilliu, Pittau, Cagnetta, ecc. ci hanno riproposto il luogo comune della Barbagia immutabile e tutti continuano a ragionare come se questo fosse vero, malgrado l’evidenza schiacciante della discontinuità della cultura barbaricina materiale e immateriale, rispetto a quella nuragica, e la vicinanza estrema di questa cultura al resto della Sardegna.

Ripeto: nessuno degli intervenuti ha speso una parola sull’evidenza che ho presentato della quasi identicità dei costumi, lingua, cibo, abitazioni, religione ecc. della Barbagia, rispetto al resto della Sardegna.

E se questa quasi identicità fosse il risultato di una colonizzazione analoga a quella degli Iglesienti che hanno ripopolato il Sulcis–svuotato dalle incursioni barbaresche–come riportato da Le Lannou e come quella della Gallura, ripopolata dei Corsi?

Perché altrove si, ma in Barbagia no?

19 Comments to “Gorropu”

  1. Ame invece , la parola, ricorda il campano sgarrupato.

  2. Ahahah! A ti dda subenis a Anna Falchi in Sanremo 1995, cando in direta tv aia nadu chi sa fràsia “càstia su mare” tradùida in limba finlandesa sonat che “catzo merda”? In onni manera, Robè… sa discussione de custas dies mi praghet meda! Non so in gradu de nàrrere nudda, ma so leghende onni die.

  3. In bidda ddi naraus “carroppu”. Est sa matessi cosa de de “gorroppu”
    Candu Cristobal Colon fiat arribau in america iat agattau, giai de inzà, napoletanus bendendi sigarettas e milesus bendendi arangiu e mandaniu.
    Is milesus, no scet’issus, arribànta in d’onnia corru de furca, movendi de campidanu a yù de bois.
    E a cmpidanu n’arribat su matessiu de onnia cabudu po bendi e po pigai.

  4. …e su ‘osincu chi andaiat peri sas bandas,dzassos e tretos de Sardinna,”” per tutto barattar,…persino i sassi “”,… e in tot’ue andaiat,…piantaiat cartzofas…e non fit connotu mancu po lumene,…
    ma solu ca fit Bosincu , piantadore de cartzofas…

  5. Tandu arremonaus is tonaresus puru, ca turroni che issus no n’dì fait nemmus.

  6. Feus is contus. In sardu teneus; gorropu / garropu / corropu / carropu e sgarropu puru. Ddui funt duus sinnificaus
    distintus; aqua e rocas, gurgu e sciusciu. Distintus ma ammesturaus acetotu poita ca si narant po logus inui s’arriu
    est acircau de rocas mannas e inui s’agattant fossus prenu de aqua. Is arrocas parint fuliadas o arrutas in su logu e
    s’aqua in mesu ddui fait gurgurus. Su campanu, issu narat sgarrupato po narai “rovinato, cadente, sgangherato”.
    In sara, podeus narai ca tenint in communu, su sardu cun su napolitanu, s’idea de sciusciu. Po “sgarrupato” puru s’etimologia est pagu sigura.

  7. Parlo di gorroppu “canalone. forra” nel mio Le origini albanesi della civiltà in Sardegna. IPotesi di una parola balcanica, penetrata attaverso canali italici nel volgare sardo.

    saluti

  8. De desulesos est pienu su campidanu e s’igresiente e no ismentighedas mancu sos isilesos ” e chie si leat labiolos tiruddas e braxieris…….ecc,” bellissima perchè cantata e armoniosa.

  9. Comunque la voce bar bara viene dal nuragico, come la statuaria(giganti di monti prama), prima di passare a quelli venuti dopo, i greci, o molto dopo, i romani.

  10. a me interessa la radice GOR-, che secondo me viene da COR……e oggi è diventata BOR……Borore da Gorare ….e “sa cora” non è altro che l’intestino umano o un canale nel terreno. Borore infatti sorge su un terreno acquitrinoso, molto fertile, dove l’acqua è stata “incanalata” fin dai tempi più antichi. A Sindia invece troviamo “Riu su Coraggiu”, che è un piccolissimo ruscello, che però si presenta in alcuni punti perfettamente incanalata. Siccome ho fatto trekking in Su Gorroppu e non parlo per sentito dire, ma per averlo visto “de visu”, credo che potrebbe significare anche “pozza d’acqua incanalata” del resto in alcuni momenti sembrava di camminare veramente dentro un intestino della terra……:-). Scherzi a parte….cmq si tratta di una zona bellissima.

  11. Saludi Robe’,
    po nai sa beridadi Wagner non teniat seguresa chi su fueddu fessit de collocai in su pillu de a suta paleosardu o no. Difatis narat chi est unu “ Vocabolo probm. preromano apparentato all’irp. sgarrupá ‘dirupare’ (Marano Festa, ID IX, 180); nap. scarrupo, sgarrupo ‘dirupo, precipizio’; vb. -à (D’Ambra 327 e 348); abruzz. scarrupà ‘precipitare’ (Bielli 316); Castelmadama carapone ‘gorgo, palude’ (Norreri 50), ecc. (Wagner, AR XV, 243 seg.; Hubschmid, Sard. Studien, p. 57 seg., con ampia discussione e adduzione di molti altri vocaboli di più o meno sicura attinenza). Anche il Vidos, ZFSL LVIII, 480 seg., considera questi vocaboli come preromani”.

    Ti bolia nai ca in bidda mia, Biddobrana (ddu naru po is chi ligint!), a is foradas fundudas de s’arriu innui s’àcua fiat prus arta (e innui, po mori de is annadas tropu sicas, in s’istadiali ddoi abarraiat s’àcua apaulada, ca s’arriu non curriat prus, e ddoi andaiaus a annadai) ddi narant ‘barrocu’. At a essi una varianti de ‘carropu’? Wagner, in su D.E.S., non ndi fueddat in logu perunu! Giùliu Paulis, me in “I nomi di luogo della Sardegna”, narat ca ‘barrókku’ est preromanu. Sa pròpriu cosa narat Antoninu Rubattu in su “Dizionario Universale della Lingua di Sardegna”. Ca non ses etimòlogu gei dd’isciu, ma ita ti parit sa cosa?

    Saludus bellus!

    Antonellu

  12. @Antonellu
    La penso che a tie pro tottu su chi naras; in bidda mia narant is-borroccare pro isboidare una brocca o atteru conzu pienu de abba.

  13. Si è già discusso della notizia sull’intervento iniziale dell’archeologa; nei commenti è prevalsa l’idea che non c’era nessuna novità, e che anzi ci poteva stare un tentativo(in suspu)di osteggiare
    i ritrovamenti,questi sì veri e nuovi, tesi a fare luce sulla storia e la antica civiltà dei sardi. Gli interventi successivi suoi prof. Bolognesi, da noto ed apprezzato studioso, esperto di lingua sarda, fonologia e fonetica,non solo non hanno superato su suspu, ma, seppure involontariamente, lo hanno accentuato; e sono stati fatti riferimenti quasi esclusivamente al pensiero di intellettuali e studiosi tutti stranamente ignoranti o contrari sulla scrittura nuragica.
    Per il resto si tratta di dettagli secondari o irrilevanti rispetto alla sostanza della storia della sardegna, della quale ci si vuole riappropriare. Credo che la ricerca negli ultimi anni abbia fatto emergere,specie con l’antica scrittura, una costante resistenziale della sardegna tutta intera, documentale, plurimillenaria, giunta, nonostante le varie dominazioni e contaminazioni, fino ai giorni nostri, con l’archeologia, con gli usi e tradizioni, ancora con la lingua sarda attuale.A mio avviso se esiste in sardegna un pregiudizio, anche subrazzista,su una costante resistenziale più intensa nelle cosiddette barbagie attuali, è ininfluente rispetto alle ragioni del contendere dialettico in questo blog ;fermo restando che un pregiudizio è da condannare e va superato. Senza ovviamente escludere che la tesi resistenziale barbaricina abbia un fondo di verità storica, se non altro anche per ragioni geografico/naturali. Altrettanto, sia rispetto a lei che all’archeologa, risulta ininfluente il dato pure assolutamente scientifico dell’isoglossa.Stessa chiave di lettura su Alinei; anche qui stranamente i detrattori sono ignoranti o contrari sulla antica e finissima capacità scrittoria dei sardi, e in più tra questi sono compresi coloro che sono tra i più convinti della grande eredità lasciata da roma alla lingua sarda.

  14. GORRÓPU. La Gola di Gorrópu sembra, a una prima considerazione, prender nome da una delle parole omofone con cui si designa un ‘gobbo’ (Nuorese), o il ‘gorgo’ (Campidano). Il tutto è fatto derivare dall’aggettivo spagnolo joroba ‘concava’. Ma non è così. L’etimologia poggia sull’accadico ḫurru = ‘foro (in parete); scavo, tana, cunicolo; cavità della bocca’. Nel neo-accadico abbiamo addirittura la forma ḫarrupu (intesa come ‘bacino pelvico’): il che si adatta perfettamente a questa gola, e pure agli altri termini sardi che con gorrópu, garrópu indicano gli scavi naturali in un corso d’acqua.

  15. Suggestivo….io sono ogliastrino di Urzulei (come lo è Gorropu), e il nome Gorropu lo utilizziamo da sempre sia nella famosa gola che in un’altra al confine con Baunei. La tua teoria/polemica su Barbagia e Sardegna meridionale dovresti basarla su qualcosa di più consistente….!

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