E non venire a dirmi che Wagner e Lilliu non hanno prodotto danni enormi!

Lilliu, come Wagner, ci ha guardato con gli occhi dell’esteta forestiero.

“Effetto di quella sorte [decisa dalla struttura fisica dell’isola] fu la condanna della ventosa terra arcaica, posta tra mare e cielo, a una pittoresca immobilità [che porta a una] spiccata attitudine a favorire il costituirsi e lo sviluppo di quadri culturali chiusi, di isole antropiche di minuscola entità, dal catattere cantonale […] privi di una coesione interna a livello di nazione, ciò che rese estremamente facile l’azione degli invasori di ogni tempo”. G. Lilliu: La civiltà dei Sardi, pag.9), citato da Alfonso Stigliz in : 023_Confini e frontiere nella Sardegna fenicia, punica e romana: critica all’immaginario geografico.

“Giovanni Lilliu (1975:103),  tratto da Wagner (1951): «Il sardo si deve considerare una lingua per il fatto stesso che la lingua sarda non è confondibile
con nessun’altra. [Esso] è un parlare arcaico e con proprie spiccate caratteristiche, che si rivelano in un vocabolario molto originale e in una morfologia e sintassi assai differenti da quella dei dialetti italiani».” (Sardegna fra tante lingue, pag. 56)

“Peter Odermatt (1994:105), nel far riferimento alla funzione che il folklore sardo svolge nell’immaginario collettivo degli Italiani: «Per gli Italiani il folklore è sintomatico dell’immagine di una Sardegna anacronistica che hanno dell’isola. Ancora negli anni ‘70, sia i politici che i mass media italiani descrivevano uno scenario di caos e arretratezza. Nell’Italia odierna la Sardegna viene ancora vista come una terra di pastori e di banditi».” (Sardegna fra tante lingue, pag. 57)

“Per Max Leopold Wagner, il concetto di “purezza della lingua” era strettamente connesso a quello di “purezza della razza”: «Il Sardo dei monti è un tipo del tutto diverso dal suo fratello della pianura. Mentre questo è di statura piccola, colorito pallido, carattere servile e tradisce chiaramente l’impronta spagnola, il Sardo delle montagne è alto, il sangue gli si gonfia e ribolle nelle vene. È attaccato alla sua vita libera e indomita a contatto con la natura selvaggia. Egli disprezza il Sardo del Meridione, il “Maureddu”, come nel Nuorese vengono chiamati gli abitanti della pianura. È fuori di dubbio che in queste montagne l’antica razza sarda si sia conservata molto più pura che nella pianura, continuamente sommersa dai nuovi invasori. Anche la lingua è la più bella e la più pura; è un dialetto armonioso e virile, con bei resti latini antichi ed una sintassi arcaica, quello che sopravvive in questi monti con sfumature varianti da un villaggio all’altro». Dunque, la lingua e la “razza” degli abitanti dei villaggi di montagna del Nuorese si sarebbero mantenute “pure”, mentre quelle degli abitanti dei villaggi della pianura meridionale si sarebbero mescolate alla lingua e alla razza degli invasori. Qui ci troviamo nuovamente di fronte allo stereotipo messo in luce da Odermatt (1994:105): «il Sardo per eccellenza è il Sardo della Barbagia (il centro montuoso della Sardegna)». La Sardegna autentica sarebbe anche linguisticamente quella arcaica: ciò che non è arcaico non sarebbe sardo.”(Sardegna fra tante lingue, pag. 66)

Immobile una terra i cui abitanti hanno costruito almeno 8.000 nuraghi in circa 1000 anni, mentre gli Italiani vivevano ancora nelle caverne?

E questo detto dalla “massima” autorità sui nuraghi, a proposito della civiltà più avanzata del Mediterraneo occidentale?

Lilliu ha proiettato indietro nei millenni la situazione della Sardegna coloniale in lui stesso è cresciuto e per giustificare il presente, l’ha attribuito alla…geografia.

Sintassi virile dei dialetti nuoresi? Allora è per questo che le donne montagnine, prima che si depilassero, avevano i baffi: colpa della sintassi!

Cosa ne dice Alinei?

7 Comments to “E non venire a dirmi che Wagner e Lilliu non hanno prodotto danni enormi!”

  1. Su Professo’,
    tenzet passentzia,
    ma fostè ch’essit da pira a pirastu.
    Ite b’intrat Alinei?

  2. Proffessò, parides dispiaghidu ki in s’historia nostra siad’esistida una resistentzia contra s’invasore, e ki custa resistenza siada istada fintzas costante. A mie non mi meravigliada affattu, anzi mi pare puru ki siada istada una cosa normale. Saludos, Pisineke

  3. …..naro nè prusu e nè mancu cussu ki penso: a mie paret gai. Saludos, Pisineke

  4. Caro Bolognesi, condivido quanto dici. Bada però che Lilliu enumerò 7000 nuraghi prendendone il numero dalle carte al 25000, mentre già l’Angius, nell’enumerare per parecchi paesi i nuraghi e i loro nomi, lancia una prospettiva molto più ampia: almeno 20.000 nuraghi (esempio, per Armungia il Lilliu ne ha contato tre, mentre l’Angius 15, nominandoli uno per uno). Mi sono preso la briga di verificare la questione per qualche paese, ed aveva ragione l’Angius. Anche le conte moderne definiscono un divario clamoroso: ad esempio Sinnai in carta IGM ha una ventina di nuraghi, mentre dal nostro censimento supera i 60. Quindi, se il Lilliu può meritare il rispetto per tante cose, non lo possiamo più seguire nel suo calcolo, che è ridicolo, minimale, offensivo.

  5. …difatis,…fintzas po ‘idda mia,Bosa,.segundu Su ‘etzu,…nuraghes non bi nde deviat essere manc’unu,…si andamos a abaidare sos pius a curtzu ,mancari meda e meda derrutos,…bi nd’at nessi chimbe,…e subra de unu,…tantis po faeddare de “” sincretismu “”…b’ant fraigadu una chegia de campannia,…ma sos fundamentos mannos,…sunt in bellavista…

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