Le oche e la scrittura nuragica

Sono in ritardo di un paio d’anni.

E non so niente di antiche lingue semitiche.

Di archeologia so quello che un intellettuale strambo come me ha il dovere di sapere: niente di più.

Eppure–anche se probabilmente a Gigi Sanna provoco più danni che altro: ddus intendu giai!: “La, cuddu macu puru si nc’est postu!”–rinnovo l’appello a suo tempo lanciato da ZF Pintore (http://gianfrancopintore.blogspot.com/2010/01/una-colletta-per-far-esaminare-la.html):

facciamo analizzare il bronzo delle tavolette di Tzricotu!

Mi sembra una questione di estrema importanza, non solo per la Sardegna, ma per tutto il mondo, sapere se in Sardegna la scrittura era già conosciuta all’epoca in cui si costruivano i nuraghi.

Al momento la posizione della cultura ufficiale è la seguente: “Esiste il parere di un archeologo/storico dell’arte (un esperto!) che dice che le tavolette sono di origine bizantina.”

La storia dell’arte è … un’arte e non una scienza.

La storia dell’arte permette agli storici dell’arte di dare la loro interpretazione dell’arte.

Ma l’arte è per definizione interpretabile in un gran numero di modi, altrimenti non sarebbe arte.

Non ci sono molti modi di interpretare un’imbuto.

Per fortuna.

Così come, per fortuna ci sono molti modi di interpretare l’arte.

Quella di un archeologo/storico dell’arte è quindi un’interpretazione, non un dato scientifico.

Un dato scientifico è invece la composizione chimica delle tavolette di Tzricotu.

Tanto di rame, tanto di stagno (ma stando a quel poco che ne so i nuragici utilizzavano altri metalli, incluso l’arsenico), tanto di impurità. So che è possibile addirittura risalire ai giacimenti da cui sono stati estratti i minerali, facendo l’analisi degli isotopi dei metalli impiegati.

Scusate: io sono perito chimico e certe cose le seguo.

Non so se attraverso la fusione avvengano delle modifiche nella costituzione dei metalli, in termini di isotopi differenti.

Non sarebbe troppo difficile stabilire se il bronzo delle tavolette è stato fuso in Sardegna o meno.

Non sarebbe neanche troppo difficile stabilire se il bronzo proviene da miniere situate altrove, come l’analisi estetica di Paolo Benito Serra fa supporre.

Ovviamente–e bisogna dire che l’analisi di Serra da questo punto di vista è molto ben strutturata–se dovesse risultare che i metalli che compongono il bronzo provengono dalla Sardegna e che la composizione della lega coincide con quella del bronzo nuragico, ancora non si potrebbe affermare con certezza che il bronzo non provenga da bronzetti–o altro–nuragici–riciclati.

E Serra è stato molto abile a ipotizzare una fantomatica fonderia a Tharros.

Di cui nessuno ha mai sentito niente.

Ma tant’è: sapere un poco, su una questione di questa importanza, è sempre meglio che non saperne niente.

Poniamo che salti fuori da questa analisi che il bronzo delle tavolette provenga dalla Bulgaria.

Amen!

Le tavolette di Tzricotu sarebbero medievali e “chi l’ha visto, l’ha visto”! Come direbbe l’altro Benito.

Se il bronzo risultasse di composizione “nuragica” allora si potrebbe andare a cercare la fantomatica fonderia di Benito Serra.

Finché non la si trovasse, rimarrebbe l’evidenza della composizione “nuragica” del bronzo.

Fino a prova contraria, la mancanza di evidenza non costituisce un’evidenza.

Quello che non mi sta bene–e che non dovrebbe star bene a nessuno–è che un’analisi delle caratteristiche estetico/stilistiche effettuata da una sola persona basti a liquidare una volta per tutte una questione così importante.

Oggi ho fotografato uno stormo di oche.

In Olanda ce n’è troppe. Oche esotiche, che sottraggono l’abitat alle oche originarie.

Anche in Sardegna ci sono troppe oche esotiche.

7 Comments to “Le oche e la scrittura nuragica”

  1. Complimenti.
    È tanto che ormai esiste non solo l’analisi dei materiali, ma anche la poco praticata (da noi) ma decisamente intrigante comparazione e interazione fra biologia e archeologia, astronomia e architettura e fra molte scienze e discipline. Traccio il metallo, controllo che strada fa, chi lo ha modellato, venduto, comprato e riciclato. Lo posso fare con lo stagno, la terracotta, il DNA (questo con cautela, solo per capire dove ci piaceva “viaggiare”). Controllo l’etimo remoto delle parole in diverse lingue e scopro che posso seguire anche quelle.
    In Sardegna resiste l’idea che tutto arrivi da fuori nonostante la solidità dei documenti più massicci che abbiamo piantati ovunque, troppo grossi e pesanti per portarli dalla Mesopotamia. Questo solo per la mandronia di tornare a scrivere e a cercare e a riscrivere. Se fosse per qualcuno il nostro bronzo avrebbe avuto a che fare ancora col flogisto.

  2. S’iscaddamentu de sos metallos no nde mudat sa componidura isotòpica. Forsis si nde podet cumprèndere sa terra de origine. Pro su etu est meda prus cumpricadu, ma carchi cosa si diat pòder nàrrere dae un’anàlisi su pitzu de materiale e de ossidu chi si b’est agrumadu. A su nessi si diat pòder scuntrobare cun siguresa si est antigu o reghente.

  3. ” … Mi sembra una questione di estrema importanza, non solo per la Sardegna, ma per tutto il mondo, sapere se in Sardegna la scrittura era già conosciuta all’epoca in cui si costruivano i nuraghi. …..”

    Anche se non riguarda le tanto discusse tavolette, a questa domanda, già da tempo, si era trovata una risposta, come dire ……….. da fonte terza:

    “En la isla de Cerdeña se ha encontrado material epigráfico en fenicio arcaico, pero también en escritura que habría que catalogar como protocananea.

    En este sentido el fragmento de Nora (figura lateral) es un testimonio de la misma; su escritura es en bustrófedon y todavía conserva su forma pictográfica; por ejemplo nótese el ayin con el punto central indicando la pupila del ojo.

    Se trata de la inscripción semítica occidental más antigua encontrada en el Mediterráneo occidental y se puede datar hacia el siglo XI a. C.

    Esto demuestra que para esa fecha ya había contactos entre las riberas oriental y occidental del Mediterráneo, tal como atestiguan otros registros históricos, incluida la Biblia.”

    Ecco, la tipologia di caratteri contenuti nel frammento di stele ritrovato a Nora, erano in uso nel XI secolo a.c. e detta scrittura sarebbe da “catalogar como protocananea”.
    Certo, qualcuno potrebbe obbiettare che non ci sono prove che nel XI secolo a.c. si costruissero ancora nuraghi.

    L’indirizzo (scorrere la pagina verso il basso):

    http://www.proel.org/index.php?pagina=alfabetos/protocan

  4. Per quanto mi consta, non conosco studi di archeometallurgia (studi di chimici su raperti archeologici) che datino un reperto metallico.
    Per datare il reperto si sarebbe dovuto studiare il contesto culturale in cui era deposto il reperto.
    Ma l’archeometallurgia potrebbe riuscire a datare la provenienza del metallo.

    Ma non credo che che sulle tavolette di Tzircottu si dirimente la chimica, basterebbe la buona volontà dei dirigenti delle nostre soprintendenze, basterebbe che si facessero delle buone fotografie del reperto e lo si spedisse sia a paleoepigrafisti che Gigi Sanna potrebbe indicare e a degli studiosi di archeoogia longobarda e bizantina.

    Ma credo che ormai la chiave della questione sia più Tzircottu, ormai l’attenzione bisogna rivolgerla sul bronzetto che Sanna assimila ad “Aronne” (vedi blog di Pintore), un bronzetto che stava nei musei sardi da 150 anni e nessuno degli scarsissimi e addormentassimi archeologi sardi si è accorto che era scritto!!
    Bisognerebbe licenziare in tronco (o trasferirli alla nettezza urbana), per manifesta incapacità, tutti gli archeologi che hanno avuto per le mani quel reperto.
    In Sardegna vige il nepotismo e il calcio in culo per essere assunto, la qualita dei nostri studiosi in ambito archeologico è tremendamente bassa,
    Che tristezza!!

    • Datare in modo assoluto no, ma ogni tipo di bronzo ha la sua composizione particolare, essendo una lega. Ho letto da qualche parte che qualcosa della composizione chimica del bronzo nuragico è conosciuta. Sarebbe molto semplice stabilire la composizione delle tavolette di Tzricotu e compararla con quella di altro bronzo nuragico e di bronzo bizantino. Fermo restando che il metallo delle tavolette potrebbe essere stato nuragico, ma riciclato in epoca bizantina.

  5. Caro Zedda una volta tanto sono d’accordo con te che l’attenzione vada spostata sul bronzetto cagliaritano: (per Tzricotu, satis supeque, chi ha capacità d’intendere intenda;ormai mi (ci) sono/siamo rotti le balle!). Ma tu hai visto le risposte al mio articolo? Hai visto le risposte dei ‘saccenti’, che dovrebbero far seguito ad un minimo di onestà intellettuale, di fronte a quelle prove così schiaccianti? Silenzio! Silenzio su tutta la linea. Eppure non sai quanti sono già andati e quanti andranno ancora a vedere al Museo di Cagliari quel bronzetto di caratura scientifica internazionale. Altro che musico e ballerino con bastone per sbatterselo nel tamburo che sta nella sua testa!
    Ma sai perchè non hanno visto quei segni e nè si sono accorti che si tratta di un sommo sacerdote ‘biblico’? Perchè sono tutti, purtroppo, come si usa dire adesso, un ‘copia e incolla’.. La testa la si porta all’ammasso. Gli ultimi percorrono bovinamente i sentieri triti e ritriti dei primi, quasi che la ‘ricerca’, in quanto RI -cerca, non imponga a chi si picca di essere il primo della classe, un uso indipendente dell’intelligenza. Sai cosa dicevo ai miei alunni, sempre (chiedi in giro se vuoi)? Fidatevi sino ad un certo punto di quello che dico, tanto più quando vi accorgete che quello che dico non è una mia elaborazione personale e non è farina del mio sacco. E bada che io non parlavo del ‘sesso’ degli angeli, ma di filologia classica greca e latina, che sotto certi aspetti è quasi una scienza ‘esatta’. Avvertivo e ancora avvertivo. Come avverto ancora nelle mie lezioni di Epigrafia nuragica nell’Istituto di Scienze Religiose. Non stupirti allora se cento anni fa parlavano di ‘decorazioni’ e se ancora oggi, a così grande distanza di tempo, i nostri intelligentoni-secchioni campioni di esaustività bibliografica, parlano di decorazioni o di ‘disegni’ nuragici.. Bisogna rispettare i ‘maestri’ (anche quelli pseudomaestri) per fare carriera. E chi non lo sa? Tu forse non lo sai?
    Per questo ti dico e ti dirò sempre che fai male a prendertela con Leo o con il GRS e con quant’altri. Sbaglieranno in tante cose, ma una cosa è certa: sono RI-cercatori. Come lo sei tu. E non è detto che la RI-cerca abbia bisogno di segugi purissimi. Non farti abbagliare dalla metodologia bizantina che spesso nasconde il vuoto e l’incapacità più totate. Spesso un bastardino sardo (e non), anche se in maniera scomposta, stana la lepre, semplicemente perchè ha un naso di gran lunga migliore di certi nasi blasonati ma perennemente ostruiti dal raffreddore.
    Comunque, per tutto, che tristezza! Immensa tristezza. Patrimoni di conoscenze buttati, per follia supponente aristocratica, alle ortiche!

  6. Caro Gigi,
    come si fa a prendere sul serio uno (Leo Melis) che mette i nuraghi nel mesolitico e dice che i nuraghi vengono prima della ziqqurat di monte d’accoddi?
    Per quanto riguarda le tue proposte complessive , ti ho già detto che in Sardegna non esistono studiosi in grado di giudicarle.
    Ora con la tua scoperta che il bronzetto “Aronne” ha delle scritte, gli archeologi sardi delle accedemie e delle soprintendenze, dovrebbero , se avessero un minimo di dignità, dare le dimissioni del posto che ignobilmente occupano.
    Come possono una sfllza di archeologi (Usai , Santoni, Tronchetti, Bernardini, Tanda, Moravetti, Perra, Ciccilloni, Lugliè, Depalmans, Melis, Contu, Zucca, Ugas, ecc. ecc.) avere, per 150 anni, tra le mani un bronzetto e non accorgersi che ha delle scritte? Poi arrivi uno (tu), sul quale sorridono da 15 anni, e gli dici che quel bronzetto ha delle scritte!
    Se avessero un pò di dignità si sarebbero già licenziati.

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