Inutile la caparbietà, peggiore l’accanimento

Articulu già pubblicadu in Sardegna Democratica

La caparbietà con cui Attilio Mastino, Rettore Magnifico a Sassari, cerca di raggiungere il suo obiettivo è certamente ammirevole. Ma questo, come dire, accanimento è anche degno di essere indirizzato verso fini più lodevoli. L’Università di Sassari vuole fornire alla Regione un prodotto diverso da quello che la Regione ha commissionato. La questione la si può rivoltare in tanti modi, ma alla fine si torna sempre al dunque: il Piano Triennale per la Lingua e la Cultura Sarda prevede che i corsi di formazione per gli insegnanti di sardo nelle scuole siano tenuti almeno per il 50% usando il sardo come lingua veicolare. E l’Università di Sassari insiste per farsi pagare 750.000 euro dalla Regione per fornire corsi esclusivamente in italiano. Insomma, io ordino un chilo di mele e il fruttivendolo vuole darmi un chilo di cavoli.

Il perché si debbano tenere i corsi anche in sardo è molto semplice. Data la latitanza storica degli intellettuali sardi rispetto alla limba, al sardo mancano ancora in parte i registri tecnico-settoriali.
Mi spiego: chi volesse oggi insegnare Storia o Geografia in sardo, dovrebbe inventarsi molte delle parole del lessico specifico di quelle materie che in sardo non sono ancora state insegnate. Niente di scandaloso e niente di drammatico, ma anche questa parte del corpus di una lingua deve essere sviluppata.

A farlo per le lingue statali ci pensano schiere di intellettuali e tecnici, pagati, fra l’altro, per aggiornare la lingua ai tempi e agli sviluppi della tecnica e della cultura. Chi, per ragioni storiche, rimane indietro rispetto a questi sviluppi, poi, deve rincorrerli. Alla caduta del franchismo, per esempio, in Catalogna hanno immediatamente messo al lavoro i loro intellettuali e tecnici e in pochi anni il catalano si è aggiornato e oggi in quella lingua si può anche scrivere di fisica nucleare. I Catalani hanno soldi e soprattutto orgoglio in abbondanza. Queste cose stanno succedendo anche in Sardegna, grazie al lavoro gratuito di molti volontari, ma molto rimane ancora da fare. Mi sembra ovvio che le istituzioni che naturalmente devono farsi carico di questo lavoro siano le Università sarde. Soprattutto se, per farlo, vengono pagate con i soldi dei Sardi.

L’Università di Cagliari si è tranquillamente adeguata alle esigenze linguistiche dei Sardi e terrà i suoi corsi di formazione per gli insegnanti in italiano e in sardo. L’Università di Sassari invece pretende ancora di porsi al di sopra delle legge – il Piano Triennale è infatti nient’altro che una legge regionale – e di essere pagata per fornire un prodotto differente da quello commissionato.
Non sappiamo come finirà questa storia ed è sempre possibile che i “Sassaresi” trovino dei politici -ma quello che gli occorre sono soprattutto malleabili dirigenti degli uffici regionali – disposti a pagarli per fornirci i cavoli loro anziché le mele richieste.

Resterà comunque il fatto che l’Università di Sassari, in tal caso, sarà riuscita a farsi attribuire indebitamente una non trascurabile somma, malgrado i suoi docenti non possano o non vogliano fornire il prodotto culturale necessario ai Sardi. Alla vergogna del non potere o non volere lavorare per la nostra lingua, aggiungerebbero allora la vergogna di quella che, se avvenisse, si potrebbe soltanto definire come “appropriazione indebita”.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: