E torra con la resistenza!

In un interessante articolo (La resistenza degli Iliesi: un evento storico che l’archeologia non smentisce) Giovanni Ugas ci ripropone gli argomenti che hanno portato storici e archeologi a ipotizzare la “costante resistenziale” dei Sardi delle montagne.

Ugas presenta ancora una volta quanto affermato dagli storici classici e conclude che l’archeologia non fornisce elementi per mettere in discussione da essi.

Io a questo aggiungerei: finora.

Infatti la mancanza di evidenza di oggi, non significa che l’evidenza non ci sarà domani.

E poi non è vero che non sia stato ritrovato nessun elemento che porta a concludere che i Romani erano sulle montagne.

Ma proviamo a seguire il ragionamento di Ugas.

Le fonti classiche ci dicono che i Sardi si sono spesso ribellati ai Cartaginesi prima, e ai Romani poi.

Non mi risulta che mai nessuno abbia messo in discussione quanto affermato da questi autori.

Ma questo non significa–Ugas lo suggerisce, ma non lo afferma apertamente–che la resistenza sia stata ininterrotta e che non ci siano stati contatti amichevoli tra Sardi della montagne e Romani. In quella che oggi è l’Olanda, a ribellarsi sono stati i Batavi romanizzati e inquadrati nelle auxilia. In Germania, Arminius, il macellaio delle legioni di Quintilio Varo, era stato ufficiale nelle legioni.

Ugas comunque  non afferma che i Sardi delle montagne siano i “nuragici” sconfitti e rifugiatisi in quei luoghi impervi “per difendere la loro libertà”.

Ugas semplicente documenta, citando i classici, una serie di ribellioni dei Sardi, ma non dice di quali Sardi si tratti, limitandosi a menzionare i nomi che i Romani attribuivano alle popolazioni che abitavano quelle regioni (Iliesi, Balari). Ora, anche io, Roberto Bolognesi, sono iglesiente.

Ma Ugas ci ricorda anche che secondo le fonti classiche, tra i Sardi ci furono “non meno di centomila caduti e prigionieri”.

Anche ammettendo che i Romani esagerassero per impressionare il loro pubblico, è chiaro che il massacro dei Sardi ribelli c’è stato.

Se i ribelli provenivano dalle montagne, allora le montagne si saranno praticamente spopolate: quanti abitanti ci sono oggi in quelle zone? Forse anche meno di 100.000

E niente ci vieta di pensare che poi quelle zone siano state colonizzate da Sardi provenienti da altre zone, i quali, poi, si sono ribellati anche loro e così via.

Alla luce dell’evidenza (quasi) contemporanea, possiamo dire che i Sardi condividono lingua, abbigliamento, abitudini alimentare, religione, molte tradizioni. I gruppi etnico-linguistici giunti in Sardegna in seguito, sono ancora chiaramente distinti in tutti questi aspetti.

La cosa più interessante–alla luce di questa ipotesi–è che non esiste un confine linguistico tra “Barbagia”–intesa in qualsiasi modo–e il resto della Sardegna linguisticamente sarda.

Cioè non solo tutti i Sardi sono stati latinizzati, ma sono anche stati latinizzati in modo fondamentalmente omogeneo: un dialetto sardo differisce in media circa del 20% dagli altri dialetti.

E questo risulta evidente dalle ricerche di Contini e dalle mie: il passaggio da una varietà del sardo all’altra è sempre graduale, mentre quello dal sardo al gallurese è una cesura netta.

Ancora più interessante è il fatto che i dialetti ogliastrini e quelli della Barbagia di Seulo e di Belvì siano più vicini della media ai dialetti meridionali.

Eppure stiamo parlando dell’impervia e isolata Ogliastra e della cima del Gennargentu.

Ugas dice che la latinizzazione delle montagne è stata tardiva e secondaria. Esattamente quello che ci si aspetterebbe se le montagne fossero state ripopolate con Sardi provenienti da altre regioni. Per imparare ujna lingua–anche se tardivamente–bisogna volerla imparare e ci vuole anche qualcuno mche te la insegni!

Altrimenti si rimane con l’alternativa proposta da Alinei: parlavano già il latino “italide”!

No, grazie!

E deu torru a ponni custu: costante resistenziale

 

22 Comments to “E torra con la resistenza!”

  1. Non ho letto l’articolo di Ugas. Peccato! La “costante resistenziale” è un concetto forgiato da Lilliu. Ci sarebbe molto da puntualizzare sulla questione ma, caro amico Bolognesi, ci sarebbe anche da puntualizzare qualcosa sul tuo modo di esporre i flussi-riflussi linguistici nella nostra isola. Senza l’affinamento della nostra concezione storicistica, è assai difficile che noi riusciamo a capire bene i processi di trasformazione linguistica da 2000 anni a oggi. Per quanto mi riguarda, leggo e ascolto molto volentieri quanto gli storici e gli archeologi hanno da argomentare. Spessissimo io ho imparato da loro, e Ugas mi pare uno degli archeologi attualmente più aperti e più informati.
    Purtroppo, amico Bolognesi, sinchè non si sarà deciso di accettare che lo “zoccolo duro” della lingua sarda è semitico, nessuno di noi avrà mai le basi culturali per approfondire le modalità più stringenti della storia preromana della Sardegna, e nemmeno le modalità dell’evoluzione linguistica post-romana. Mercè le mie ricerche linguistiche sono venuti al pettine numerosissimi problemi della storia sarda, che finalmente possono essere illuminati da un’altra angolazione, fuori dai troppi “luohi comuni” che immiseriscono il quadro dei nostri concetti. Ci sarebbero, in sovrappiù, anche molte ragioni antropo-geografiche che dimostrano la storicità della “resistenziale” barbaricina. A me linguista basterebbe comunque l’etimologia che segue, da me elaborata.

    BARBARICÍNI. È un composto sardiano con base nell’akk. arbu ‘(montagna) aspra, incolta’ + rīqu(m) ‘libero’ + akk. enu ‘signore, lord’ (stato costrutto arba-rīq-enu > [b]arbarikinu > barbaricínu). Il significato sintetico è ‘libero signore delle montagne’. È noto infatti che i Romani ebbero pieno uso soltanto dei territori di pianura o collinari, ma non di quelli pertinenti agli Ilienses, costituenti l’asse montuoso centro-orientale della Sardegna.
    Altro possibile etimo per Barbaricini è arbu ‘(montagne) aspre, incolte’ + aria ‘vuoto’ + kīnu ‘legittimo’ (stato costrutto arb-ari-kīnu), col significato di ‘legittimi (sott. abitatori) del territorio vuoto e incolto’.

  2. Ecco un’altra etimologia plausibile quanto la precedente:
    barb- ‘barba’ + ric- ‘riccio’. Dunque i barbaricini erano così chiamati perché avevano le barbe irsute come gli aculei dei ricci. Ma cos’è, linguistica da dopolavoro ferroviario?

  3. La questione della romanizzazione delle aree interne e montuose dell’isola è molto complessa e spinosa. In realtà l’archeologia (oltre che la lingua) conferma la presenza dei romani nel cuore della Barbaria sin dalla prima età imperiale. Nessuno nega che la resistenza c’è stata, ma probabilmente solo in un primo momento. Dopo questo primo periodo, è presumibile ipotizzare una serie di fasi (la riorganizzazione del territorio testimoniata dalla presenza dei cippi di confine posti a tutela delle civitates Barbariae, la costruzione di una rete viaria) che portarono progressivamente le popolazioni locali alla spontanea adesione al costume collettivo di Roma, fino alla costituzione di una cultura ibrida e dai caratteri propri e originali.
    Sembra che la romanizzazione delle aree interne dell’isola sia percepita dall’opinione comune come un segnale di perdita dell’identità, ma io credo che le popolazioni locali non abbiano smesso, in realtà, di essere Sardi: erano Sardi romanizzati, esattamente come oggi siamo Sardi italianizzati.

  4. In fundu mi parit de cumprendiri ca custa resistentzia ti fait incatzai po unu fatu de lingua. Tui ddus bolis totus mortus in
    is barbagias po ddas podiri repopulai cun is campidanesus, e aici fendi, accertai s’omogeneisatzioni de sa lingua.
    Cummenti est ca as teniri arrexoni, no ddu sciu: ma no creu ca neghendi “fatus” istoricus siat sa cosa justa de fairi. Ugas
    s’at kistionau de is istoriografus, ma in su senatu de Roma allogant scritas totus is campanias fatas de is consulis.E cantu
    nd’ant fatu ! unu a fattu de s’unu s’ateru; pedendi triunfu donnia bortas. “Torna a bordo cazzo” ddis arrespundiat su
    senatu. Si biit ca fiat totu fraulas. A propositu de resistentzia, ki ndi tenis gana ligitì: la Sardegna nelle mire dei cartaginesi.
    Lincu: http://www.terraincognitaweb.com/wp-content/uploads/2009/07/pischedda.pdf

    • Nara-mi aundi ddu negu ca si funt arribbellaus! Ma seis totus fueddendi de unu tempus ca non ndi scieus casi nudda, candu de su presenti scieus totu, ma nisciunus ndi fueddat. Dooi est pagu de interpretai cun su presenti. Resistentzia? Zeru!

  5. Bellu spàssiu chi est s’etimològia, annò. Si tennèret pagu pagu de lògica, fiat istada matematica pura😀

    M’est piaghende sa tela de s’arrèsonu chi ses tessende, Robé. Tirande unu filu e bia, rughent totu a pare custos mitos macos chi nos ant prenadu sa conca de bentu.

    Pro contu meu, mi spantat semper comente sa gente s’esartet pro unu tempus iscuru e disconnodu, e tèngiat pagu cara pro su chi si connoschet bene.

  6. Caru Roberto,

    po prima cosa ti naru ka sa teoria de sa continudadi (nai ca esti sceti de alinei esti uno disconoscimentu de is medas linguistas chi da sosteninti), non esti in antitesi cun sa tua.
    Du comoscisi s’antropologu Bordiueu? sa sua Teoria della pratica esti unu spantu!!
    tu sesi s’esempio viventi de su chi narada Bourdieu e de i cussu chi narada Alinei.
    Ti nanta Bolognesi (chissai chi ses parenti de is Bolognesi chi bivinata in biscinau cosa mia a Isili in su ’70), no isciu de cantu genarazionis s’aeru tu esti sardu, ma dui sesi uno sardu chi ollidi abbarrai sardu eppuru eppuru bivasta in Ollanda!! Le infinite migliaia di inconsapevoli pratiche sociali che hanno formato Roberto Bolognesi non ne vogliono sapere di italianizzarsi o, meglio ancora, olandizzarsi, tuoi figli probabilmente diventeranno degli ottimi olandesi!!
    Siamo d’accordo che La costante resistenziale teorizzata da lilliu sia una grossa sciocchezza, soprattuto quando immagina la fuga dalle pianurare e la lotta tra i nurgaici e i romani che occupavano le pianure.

    Pensare invece ad una resistenza delle pratiche sociali (che riuscivano a cambiare anche i nuovi arrivati!!!) alla Bourdieu mi sembra un discorso verosimile.

    certo Alinei , farà i suoi errori , ma che il nurgaico fosse indoeuropeo con punti di contatto con l’italide è altamente verosimile.

    In scienza non esiste la verità , per andare avanti bisogna scegliere criticamente l’ipotesi più verosimile, e mi pare fuor di dubbio che tra l’italide e il sumero accadico di Dedola, non esistano dubbi su chi sia verosimile e su chi sia inverosimile!!

    PS @Salvatore Dedola, dopo la sua etimologia di barbaricini, le dico che non comprerò il libro a scatola chiusa, lo sfoglierò in biblioteca e se supererò la brutta sensazione che mi ha fatto venire la sua (per me orribile ) etimologia della parola barbagia-barbaricini lo comprerò

    • Sa teoria de sa continuidadi in sa bersioni de Alinei, narat ca is linguas non funt cambiadas–o casi–in prus de 10.000 annus. Issu proponit su dogma de sa “conservazione”, ma custu dogma est sceti farsu. E ddu bieus de su fatu ca is fueddantis de linguas neolatinas, immoi non si cumprendint a pari, in nimancu 2000 annus de tempus! O is linguas cambiant sceti candu ddas castias, che in s’esperimentu de sa gatu de Schrodinger? Non mi parit ca Alinei apat proponniu de aplicare is principius de sa mecanica quantistica a sa linguistica storica🙂. Sardu indoeuropeu? E poita no? Ma sardu-latinu? NOOOOOO! Custa cosa non apoddat a nisciunu logu. Bastat a si castiai a giru: totu is toponimus e is atrus fueddus non-latinus.

  7. B’at unu bias cognitivu mannu cantu unu nuraghe. Totu sas crònicas chi tènimus, sunt crònicas de gherra e petzi de una parte. Chie las leghet chene tènnere in cunsideru custu fatu, bidet sos Sardos semper in gherra. Mi paret una chistione meda assemigiante a su mitu de su “còditze barbaritzinu”. Pro custu, traballos comente su de Stiglitz chi m’as mandadu, sunt de importu mannu.

  8. Oh Robe Alinei non narada ca is linguaggiusu non cambianta, narada ka sa matrice esti mala a sindi andai… sa matrici depidi lassai arrastu, ma a tui ti paridi possibili ka is nuragicusu appanta cambiau sa propria lingua in giru de mesu millenniu? Deu puru da penzau che a tie (a una inversioni normativa ) , ma appustis ka is genetistas anti nau ca su 65% de is cromosomasa Y dei i mascusu sardus contemporaneusu, esti de progenitoris arribausu in su paleoliticu, mi paridi possibili ca sa lingua dei nuragicus fiada una specie de indoeuropeu affini a cussu chi chistinanta, in s’area chi andada de sa Catalogna a Dalmazia,, uno gruppu de lingua indoeuropeasa chi Renfrew (no Alinei) adi definiu italide, un area chi in su neoliticu antigu fiada caratterizzada de cosiddetta Ceramica Impressa.

    • E a tui ti parit possibbili ca in prus de 10.000 annus custu “italide” non si siat pratzidu in linguas si ndi stesiant s’una de s’atra a su mancu cantu su sardu de oi e su portughesu de oi? A su mancu! E balla, femu in Portugallu cust’istadi passada e non cumprendemu una cibudda! Su 65% de su cromosoma Y podit benni puru de is sardus ki ant torrau a preni is montis lassaus sbodius de is Arromanus, o de atra genti ki ndi funt arribbaus de un’atru logu cun sa “ceramica impressa” (campania? = gorropu). E non ti ndi scadescias ca una cosa est sa curtura, e un’atra est sa lingua. A imparai a imperai su cardium po decorai sa ceramica non est sa propriu cosa de imparai una lingua. In cincu minutus ddus scis. Sa propriu ceramica non bolit nai sa propriu lingua.

  9. Bolognesu narat: ”Su presente l’evitant che sa pesta! E deo sigo a pistare!” ……paret ki Bolognesu si ka bogadu e conca ki sos sardos de oe son sa riventida, seculos dopo seculos, de sos sardos de tando: si semmus inoghe, again, a faeddare de resistentzia, dimostrat ki omologazione kin s’invasore non bin’dda tentu, otherwise non bi fini esistidu kentu concas e kentu berrittas, ma solu una berrita. Bi teniant tando a sas raighinas, bi tenimus puru commo. Su ki semmus nande commo, in Sardinna l’hana sempre nadu minnannos nostros. Saludos, Pisinéke

    • Deo fia faeddende de is ki pigant parte a custa discussione: faeddant de su passadu e l’interpretant donniunu a manera sua, candu s’evidentzia de su presente est aici crara. Lacanas tra Berbagia e su restu de sa Sardinnia non bi nd’at.

  10. A mimi parrit ca su trobeddu est in custus fueddus: “sardo lingua neo-latina /il sardo deriva dal latino”.
    Po su vocabulariu italianu: “derivare = nascere, avere origine, discendere, trarre origine, essere causato”.
    Comu, no fazzaus che cudda femina chi ammarolla amarolla olliat messai su trigu a ferrus e su pobiddu, candu n’at portau is buscaccas prenas, cidd’at tzurruvigau sa conca a-sutta e s’abba, e negaus ca de latinu su sardu est impriastau, ma narri ca n’dì derivada est’a narri ca nantis de su latinu no fueddanta e su sardu de oi est su risultau de s’ “evoluzione” de su latinu de ariseu.

  11. Un sommesso invito al realismo.

    E poi anche il periodo giudicale ha determinato fortemente l’assetto dialettologico del Sardo. Se gli arcaicissimi Ogliastrini parlano un dialetto basicamente campidanese, è perché facevano parte del Giudicato di Cagliari, e i Barbaricini del sud in buona misura di quello di Arborea. Le lingue cambiano ogni giorno anche e soprattutto nella modernità. E bisognerà vedere quale e quali (tipi di) romanizzazione ci sono stati in Sardegna. Credo che la preistoria abbia poco da dirci.

    • Sa preistoria no, ma sa storia… Gei ddu sciu ca po medas su ki narat Sanna depit essiri, no naru provau ca segundu mei
      dd’at fatu e beni puru, ma cumprovau de sa comunidadi scientifica. Cumenti si siat, issu kistionat de cosas scritas in
      Sardinia. Indi essit a foras fueddus cumenti a “de”, o “bidenti” ( a propositu in bascu “duus” si narat “bi”). Custus
      fueddus no podint essiri latinu po su fatu de is datas, seus kistionendi de su seculu XIV a.c circa. Su passau “remotu” no
      at a essiri sa crai po oberri totus is ecas de is incertesas de su presenti, ma kene passau, mancu un’ crai emus a teniri.
      Po fortuna, parit ca su passau nostu siat fendisì arrexoniu !

  12. @Maurizio Virdis

    Forsis si podet spiegare de custa manera carchi essida “logudoresa” presente in su barbaritzinu de Bithi, chi at fatu parte de sos Giudicados de Gaddura e de Torres?

    • Deo non creo ca sa partzidura politicu-amministrativa potzat spiegare nudda. Cun cales mesos is giuighes podiant cunditzionare sa limba de is amministrados? Sa cosa mala a spiegare abarrat cussa de sa latinizatzione: depet esser sutzessa cosa manna e grae (genocidiu?) pro ddu spiegare. Si abbaidamos a cantu b’at postu s’italianu a s’imponner–e ne-mancu in totu–e cun is mesos potentes modernos, sa latinizatzione abarrat unu misteriu. Ma sa latinizatzione est sutzedia in casi totue, innue sunt arribbados is Romanos. Finas in Olanda. Apo mesudadu ca ancora su 5% de is paraulas olandesas benint deretas dae su latinu de tando. A pustis sunt arribbados Francos e Sassones, ma medas faeddos sunt abarrados. Innoghe puru est arribbadu su “italide”?

  13. Una pregunta: ma …………………. s’ “origine” de su latinu? At a essi naschidu …………………. cun su “big ben”?

    • Bella custa! Est su probblema eternu de is chi bolint spiegai totu cun su cuntatu cun atras linguas! “Sa palatalizzazione benit de su pisanu!” E in su pisanu comenti buginu nc’est intrada? Funt is furbus chi si pensant ca bastat a passai su probblema a un’atru e issus funt a postu,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: