Alinei, la grammatica e la costante resistenziale.

Alinei sostiene–non ho tempo di cercare il riferimento–che la grammatica di una lingua cambia soltanto in situazioni eccezionali.

Se dalla grammatica escludiamo la fonologia e ci limitiamo a prendere in considerazione soltanto la morfosintassi, possiamo anche essere d’accordo con Alinei.

La fonologia va esclusa da questa considerazione perché, a differenza della morfosintassi, non è un fenomeno esclusivamente mentale.

La fonologia organizza la fonetica e questa è basata sull’acustica e sulla fisiologia dell’apparato articolatorio.

Un mondo mentale molto diverso da quello della morfosintassi, la quale si limita a determinare la posizione e la costituzione delle parole nella frase.

La fonologia è in contatto con il mondo esterno alla grammaticva, mentre la morfosintassi è completamente racchiusa in quel mondo.

Questo rende la fonologia molto più suscettibile di mutamenti che non il resto della grammatica.

Se prendiamo in esami la morfosintassi del sardo allora vediamo che a contare le differenze tra le varietà della limba  si fa molto in fretta: nelle varietà centrosettentrionale troviamo la particella interrogativa “a” (“a nde cheres?”), assente nei dialetti meridionali; troviamo in un gruppo di dialetti campidanesi-campidanesi la forma progressiva con il verbo “megai” (“megu de nai”) assente in tutte le altre varietà, anche meridionali: e troviamo una differenza minima in costruzioni del tipo b”sa machina est chentza de sciacuai/chentza sciacuada: ion nentrambi i casi però si una una forma non finita del verbo.

Tutti gli altri aspetti della grammatica sono idenhtici: compresa la morfologia, che mostra differenze lessicali (morfemi diversi nelle diverse varietà, ma senza un confine netto tra nord e sud, anzi, vi sono grandi differenze nella composizione fonematica dei morfemi verbali tra dialetti meridionali!).

La sintassi è per il resto completamente omogenea e la ritroviamo pari pari nell’Italiano di Sardegna: accusativo preposizionale (“Ho visto a Paolo”): infinito con soggetto (“Non voglio a sbattere la porta”); l’uso progressivo del gerundio (“Ho visto i bambini giocando”); l’anticipazione dell’argomento focalizzato nelle domande e nelle frasi enfatiche (“Capito mi hai?”), l’intero paradigma verbale in termini di tempo, modo e aspetto (molto divergente dall’italiano); il futuro e il condizionale analitici e tanti altri tratti che non ho il tempo di indicare.

Ora se Alinei ha ragione rispetto alla conservazione della grammatica, come si spiega l’omogeneità della grammatica del sardo, tutto il sardo, rispetto alla “costante resistenziale” e i Sardi divisi tra “resistenti” e “malleabili”?

Il sardo-latino di Alinei aveva già tutte queste caratteristiche, assenti dal latino-latino?

E com’è che i sardi “malleabili”, allora, non hanno adottato più caratteristiche dal latino-latino e si sono tenuti quelle del sardo-latino, proprio come i loro colleghi “resistenti”?

Tra l’altro, il paradigma verbale del sardo–tutto il sardo–è praticamente identico a quello dell’inglese, incluso il futuro e il condizionale analitico. Saranno stati i legionari di Siliqua a portarceli?

8 Comments to “Alinei, la grammatica e la costante resistenziale.”

  1. Caru Robbertu,
    deu pensu de essiri uno specialista in archeoastronomia (finze chi deppu imparai ancora medas cosas, e non mada a bastai su tempusu po imparai tottu!!), tui sesi uno specilaista in fonologia linguistica, Alinei mi paridi ca esti uno specialista in lingue e dialetti romanzi.

    Alinei non è uno specialsta in lingua e archeologia della Sardegna , lui ha provato a capovolgere un paradgma che vede nel 2500 a.C. introduzione in europa delle lingue indoeuropa
    Renfrew ha spostato duesta data al 6000, Alinei alla notte dei tempi,

    esti innoi chi depisi criticai a Alinei po di sciusciai sa teoria de sa continuidadi.

    Alinei prende per buona la sciocchezza di Lilliu relativa alla fuga dei sardi dlale pianura e il loro rifugiarsi in montagna.

    Bolognesi prende per buona la sciocchezza di Pittau (comunque mio carissimo amico) ( o era una cazzata di Wagner?) che prende per buono lilliu e dunque che immagina che i sardi nuragici resetano il loro antico idioma e adottano il latino!!

    La pessima proposta di Lilliu ha prodotto pessime deduzioni, tra queste la meno peggio resta quella di Alinei!!

    é tutta la sardegna che ha resistito ai nuovi arrivati , conservando parte (delle innumerevoli) delle pratiche nuragiche (vedi 20 cap Archeologia del paesaggio nuragico), il suo adattamento alle pratiche sociali e linguistiche dei conquistari lo si può osservare come una vera propria costante che perdura nel tempo.

    Caro Roberto, perchè gli islandesi parlano ancora come 800 anni fà, come mai i tabarchini parlano come 1000 anni fa, come mai il catalano si è conservato ad Alghero, come mai i baschi, come mai i greci o gli albanesi del sud italia, come mai i ramai di isili che parlano una specie di Albanese.

    Come mai gli unici che non avrebbero lasciato la loro lingua per adottare il latino sarebbero i nuragici?

    Le tue critiche penso fondate ad alcuni errori commessi da Alinei non hanno minimamente scalfito la mia sensazione che la proposta di Alinei sia la più verosimile, sino a prova contraria.

    • Non ci siamo, caro Mauro!
      Io mi limito a constatare che la lingua dei Sardi moderni è estremamente omogenea, malgrado l’imbriaghera ideologica di alcuni li faccia concentrare su particolari quasi insignificanti.E dico che questa omogeneità è incompatibile con la teoria della “costante resistenziale”.
      A me della teoria della continuità di Alinei non me ne importa più di tanto. Basta che non metta le mani sulla Sardegna con conclusioni strampalate.
      E basta che non confonda fenomeni fonologici con prodotti della cultura materiale.
      Poi, le fonti storiche parlano di un massacro enorme di Sardi da parte dei Romani. Questo avrebbe potuto creare le condizioni per il language-shift.
      Del sardo-latino di Alinei non vedo alcuna prova o argomento logico convincente.
      Le propbabilità che i conti tornino mi sembrano remeotissime.
      Se poi quel latino-sardo non assomigliava affatto al latino, beh, cosa cambia allora?

  2. Newton era copernicano , ma certamente modificò tante cose alla teoria di Copernico.

    Io penso che la teoria della continuità sia una teoria da analizzare e poi vedremo.

    Gli storici romani dicono che ,decine di migliaia di sardi furono massacrati, lo accetto come dato e cerco di comprenderlo analizzandollo contestualmente ad un’altro.
    I genetisti hanno stabilito che il 35 % dei maschi sardi è caratterizza da un cromosoma y del tipo I1b2 un aplogruppo giunto in sardegna prima della ultima graciazione, un altro 30% dei maschi sardi è caratterizzato da aplogruppi arrivati dopo l’ultima glaciazione ma prima del neolitico (questo 30 % coincide con quelli che popolarano la Corsica , spopolata durante la glaciazione).
    l’altro terzo di maschi sardi attuali deriva da coloro che arrivanoro dal neolitico in poi, una percentuale di questi è di origine romana.
    iil 90 del Dna mitocondriale sardo è presente in sardegna dal paleolitico.
    Ammettiamo dunque che le legioni romane massacrarono decine di migliaia di sardi,
    Chiediamoci i nuragici: erano monogami se non lo erano , le donne sarde abvrebbero ripristinato l’originaria popolazione nell’arco di una sola generazione, s einvece erano monogami penso che in quel frangente avrebbero fatto eccezione…
    Tu cita la cazzata di Lilliu relativa lala fuga dai campidani, io Cito uno studio della figlia (Caterina) di Lilliu sui materiali del nurgahe Genna Maria di Villanovaforru (situata al centro della marmilla e del Campidano), In quel nurgahe furono ritrovati materilai ceramici romani , depositate come offerte rituali la figlia di Lilliu dice chiaramente che chi deponeva le offerte erano i discendenti dei nuragici.

    Ovviamente non condivido il concetto di resistenza di Lilliu, per me (in linea con Boudieu)ogni cultura umana è caratterizzata da una serie infinita di pratiche che si trasmette di generazione in generazione, ovviamente le culture si modificano (nelle isole di meno) nei contatti con altre culture e per semplice evoluzione interna.
    Tra lla cultura dei nuragici (che ovviamente avevano assorbito già qualcosa dai punici) e quella dei romani si innescano meccanismi di assimilazione da parte dei nuragici di pratiche “romane” ed ovviamente i romani presenti in sardegna si deromanizzano assorbendo pratiche nuragiche,
    Pensando che a Nora ancora in epoca imperiale si scrive con caratteri fenici.
    Alla caduta dell’impero la sardegna passa con Bisanzio, greca.

    Già Vittorio Angius scrisse che la lingua nuragica avrebbe dovuto essere affine al latino, questa mi sembra la proposta più verosimile sin tanto che qualcuno non mi presenta in maniera verosimile quale fosse la lingua nuragica.

    • Ti ho seguito fin qui: “Già Vittorio Angius scrisse che la lingua nuragica avrebbe dovuto essere affine al latino, questa mi sembra la proposta più verosimile sin tanto che qualcuno non mi presenta in maniera verosimile quale fosse la lingua nuragica.”
      E chissenefrega di Angius?
      Per il resto guardati attorno: oltre alle centinaia (o migliaia) di toponimi ci sono i relitti che denotano piccoli animali e piante, alcuni dei quali mostrano resti di una morfologia differente da quella attuale: so-soga; pi-bitziri (con lenizione), cu-gurra (con lenizione), ti(n)-tioni, ba-baiola, ba-baloti, ecc.. Tutti esempi di reduplicazione, un morfema di cui non mi azzardo a fornire il significato.
      Parole indoeuropee penetrate durante il paleolitico e magari originatesi in Illiria? Perché no? Non posso giudicare, ma non ci vedo niente di scandaloso.
      Ma sono parole simili alle corrispondenti parole latine quanto lo sono lo è l’albanese attuale al sardo attuale.
      Quello che va dimostrato empiricamente è che il latino era comprensibile ai sardi “nuragici”.
      Niente prove? non ci credo!
      Perché è inconcepibile che lingue che si sono separate da migliaia di anni non siano cambiate in tutti gli aspetti in modo sufficiente da diventare mutualmente inintelleggibili.
      Quindi, imparentate o meno, la lingua dei “nuragici” e quella dei Romani, stando a quello che sappiamo sul mutamento linguistico erano molto diverse.
      Pigliati un condaghe e guarda quanto è diverso quel sardo dal nosto: in meno di mille anni!
      Se tu credi che fossero pressoché uguali, dimostralo!
      Ma il mio discorso è un altro. La teoria della continuità non mi interessa: non mi occupo di queste cose. La cosa mi incuriosisce un po’, ma non più di tanto.
      Quin di se Alinei non si fosse messo a fornire argomenti pietosi per la “costante resistenziale” non me ne sarei mai occupato.
      E poi: tu dici che io sono (solo) un esperto di fonologia. Vero!
      Ma ho anche avuto un’addestramento molto rigoroso nella metodologia scientifica.
      Non ti ndi scadescias!

  3. Invece a me incuriosisce più di un pò, anzi tantissimo!!

    E ritengo che i linguisti dovrebbero sottoporre la teoria di Alinei ad una serrata analisi critica!! non ho dubbio che se tu ti impegnassi sulla facenda lo sapresti fare in modo molto accurato.

    Cerco di capire quel popolo nel contesto dei popoli, come non potrei interrogarmi interrogandovi, sulle lingue che parlavano?

    Come non essere d’accordo sul fatto che le lingue si evolvono, e che si evolvono sia per moto proprio, sia per contatti con altri linguaggi.
    L’isolamento comunque, vedi Islanda, pruduce fossilizazione, il termine fossilizzazione è sbagliato, Sarebbe meglio dire un evoluzione senza contatti che è diversa da una evoluzione con contatti allogeni.
    Si dice che i Tabarchini parlano il genovese di 400 anni fa, se potessimo far incontrare un tabarchino attuale con tabarchino di 400 anni fa sicuramente si capirebbero ma sicuramente ci sarebbero parole di nuova introduzione e parole andate in disuso.
    Io, seppur ho grande stima di Pittau, non credo che in Sardegna , con l’arrivo dei romani ci sia stata una inversione normativa dell’intero linguaggio, dove i nuragici abbandorano la propria lingua a vantaggio del latino.
    Ritengo più probabile che il Latino si innestò con una lingua nuragica indoeuropea, che doveva avere dei tratti comuni col latino.
    Così come tutti i parlanti di lingue neo latine non si capiscono al volo, ma sono pronti a imparare la lingua parente in poco tempo, così doveva essere anche in passato.
    Questa tesi, non merita di essere liquidata, solo per il fatto che Giovanni Lilliu ha scritto una solenne sciocchezza (i nuragici che si ritirano dalle pianure) e che i rapporti tra i nuragici e i romani sono stati maldestramente interpretati.
    La genetica ci dice che i sardi attuali, per due terzi nella linea maschile e per nove decimi in quella femminile discendono da progenitori arrivati nel paleolitico e mesolitico dall’Europa.
    La geografia ci dice che la Corsica rappresenta un ponte tra la Sardegna e il Continente e che in Sardegna si poteva arrivare anche con una semplice canoa , navigando (con la terraferma) a vista.
    La teoria della continuità deve essere controllata e valutata, vedremmo se sarà confutata.
    Tu ad Alinei hai mosso delle , penso , giuste critiche, che penso seviranno a migliorare la teoria della continuità piuttosto che a confutarla
    Ritengo che tu, anche se dici sempre che stai pensando al presente, potresti dare un notevole contributo.
    Del resto la questione della LSC è scientificamente risolta ora spetta solo ai politici metterla in pratica.
    Del resto sono convinto che conoscere la lingua che parlavano i costruttori dei nuraghi, non fa parte del nostro presente?
    Del resto non venermi a chiedere dche devo andare a sciperare per obbligare i padroni della Alcoa a tenere aperta la loro fabbrica, se mi dici di prendere un fucile per obbligarli a risanare l’ambiente lo prenderei volentieri.
    Così come andrei volentieri a manifestare per far riaprire l’industia dlelo zucchero di Villasor.

    • “La geografia ci dice che la Corsica rappresenta un ponte tra la Sardegna e il Continente e che in Sardegna si poteva arrivare anche con una semplice canoa , navigando (con la terraferma) a vista.”
      Durante l’ultima glaciazione l’Inghilterra non era un’isola. Navigare dalla Toscana alla Corsica sarà stato un gioco da ragazzi. E forse Corsica e Sardegna non erano neppure separate.
      Come vedi, non gioco a fare il bastian contrario.
      Ma, ripeto, la storia dell’sardo-latino non mi convince proprio: i fatti, caro Mauro, i fatti!

  4. IN primis dico che fare l’avvocato del diavolo di una teoria , è il miglior omaggio che uno studioso possa fare all’autore della teoria (se l’autore ha spirito scintifico)

    Sulla lingua sarda nuragica , vi sono le ipotesi di;
    1) Sardella, ripresa dal Dedola, (lingua nuragica imparentata col sumero accadico)
    2 ) Pittau (lingua dei pre-nuragici proto-mediterranea e arrivo del Lidio (coi lido sardiani) nel XIII sec a.C:)
    3) Ligia (una specie di Greco)
    4) Areddu (Illirico)
    5) Blasco Ferrer (iberico-basco)
    6) Alinei (italide)
    7) Paulis (non si pronuncia)

    Secondo la mia analisi della cultura materiale della Sardegna preistorica e in sintonia con un altro prestigioso linguista-storicista Giovanni Garbini, nel XIII sec a.C arrivarono in Sardegna popolazioni egeo anatoliche definibili come shardana, che si insiedorono nei luoghi che diventeranno fenici (ma sarebbe meglio definirli insiediamenti sardi) e tra le altre cose portarono la scrittura.

    Ma torniamo a chi c’era dapprima.
    Le ipotesi di LIgia, Areddu e Alinei potrebbero essere compatibili, se la lingua era l’indoeuropea si possono trovare addentellati con altre lingue indoeuropee.
    Il proto mediterraneo è ininfluente.

    Ecco allora che dobbiamo decidere (sino a prova contraria) quale sia tra le tre piste, sumero-accadico, ibero-basco, indoeuropeo, quale sia la più verosimile.

    Vedi quando Dedola produce una strampalata etimologia della parola barbagia-barbaricini, è indicativo di quanto sia affidabile!
    Quando Blasco-Ferrer fa la presentazione scritta (e orale alla sua presentazione a Nuoro) ad un libro di linguistica diWalter Bellodi, mettendo in bocca a Bellodi il contrario di quello che ha scritto, dimostra o che non capisce uno scritto o che lo scritto nonl’ha neppure letto. Dunque o una mancanza di comprendonio o una mancanza di serietà.
    Tu mi dirai che Blasco è si poco serio , ma è un bravo lingusta.
    Perchè non fare le pulci alla sua teoria.
    In attesa mi tengo stretto l’Italide di Renfrew e Alinei

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