Risposta alla risposta di Giovanni Ugas.

Il modo di discutere di Giovanni Ugas mi piace.

È pacato, è civile, parla delle cose e non delle persone–orribile vizio dei Sardi!–e quando parla delle cose, non le mischia a un mucchio di dettagli fumosi e fuorvianti.

Leggetevi la sua replica alle repliche als uo intervento nel blog di ZF Pintore: La resistenza degli Iliesi: qualche risposta ai commenti

Dalla lettera di questo suo articolo mi viene da pensare che Ugas non abbia letto il mio post E torra con la resistenza!

Non c’è niente di male, per carità, perché mai avrebbe dovuto leggerlo!

Ma ai miei lettori voglio far notare che, nella sua replica, Ugas non menziona più le due cose che formano il nucleo del mio commento critico: come conciliare la “costante resistenziale” con il genocidio dei Sardi riportato dalle fonti classiche–le fonti su cui l’intervento di Ugas si basa–ed è sparita pure la questione della lingua attuale dei Sardi: cioè la questione della latinizzazione totale dell’isola, che, nell’articolo precedente, Ugas attribuisce ad un’adozione tardiva da parte dei “resistenti” della lingua dei loro oppressori/antagonisti.

Ugas dice: ” Ribadisco il concetto che a mio avviso, stando ai dati della letteratura antica (intendendo anche tutto Diodoro Siculo!) e a quelli archeologici a disposizione, una parte della Sardegna, vale a dire l’area montana delle Barbagie abitata dagli Iliesi fin dal Neolitico e diventata terra di rifugio di altre genti iliesi provenienti dalle terre occupate dai Cartaginesi dopo il 510 a.C. , non solo era resistente, ma libera e indipendente sino al II secolo dopo Cristo.
Più tardi, a partire dal III secolo d. C. la condizione di indipendenza dell’area iliese-barbaricina non appare più in modo chiaro poiché mancano fonti dirette. Infatti, se da un lato nessuno storico afferma esplicitamente che tutta la Sardegna a partire dal III secolo d.C. era passata nelle mani di Roma, dall’altro non vi è neppure chi sostenga che la parte interna dell’isola era libera e indipendente. In effetti, esistono ragioni per pensare sia che lo status di indipendenza delle aree interne fosse perdurato almeno sino al VII secolo dopo Cristo, sia per negarlo. Sto parlando di indipendenza e non di resistenza ai Romani; questa è implicita in una situazione di indipendenza e di contesa tra popoli. Un’altra cosa è la questione della resistenza culturale e politica (e talora guerrigliera) e della costante resistenziale dopo la perdita della indipendenza, benché profondamente legata e di fatto derivante dalla precedente e che non riguarda solo, come giustamente alcuni hanno osservato, l’area barbaricina ma l’intera isola, benché le Barbagie e l’Ogliastra interna abbiano dimostrato una particolare forza e coesione resistenziale, latente o esplicitamente espressa, derivata da innegabili avvenimenti storici e da una propria identità culturale. ”

Si noti come, correttamente, Ugas faccia notare come la mancanza di notizie sulle ribellioni dei Sardi dopo il II secolo D.C. si possa interpretare liberamente in un modo o nell’altro.

Rimane però da constatare che se la ribellione dei Sardi nel periodo precedente costituiva cosa degna di essere riportata dagli annalisti, la PAX ROMANA costituiva la normalità e non costituiva quindi una notizia.

No news, good news! Questo è un principio valido in tutte le epoche e quindi, anche se la mancanza di evidenza non costituisce un’evidenza, in generale, la mancanza di notizie sulle ribellioni dei Sardi, a partire da un certo periodo, mi sembra che costituisca un evidenza, magari deboluccia, ma comunque sufficiente a far pendere la bilancia verso un’interpretazione romana di ciò che costituisce “una buona notizia”: la PAX ROMANA era arrivata dappertutto.

Evidenza debole, ho detto: occorre più carne al fuoco.

E anche questa c’è!

L’evidenza indipendente che sostiene l’ipotesi della romanizzazione totale della Sardegna viene dall’evidenza smaccata della totale romanizzazione linguistica dell’isola: Barbagie comprese.

Ugas dice: ” Barbagie e l’Ogliastra interna [hanno] dimostrato una particolare forza e coesione resistenziale, latente o esplicitamente espressa, derivata da innegabili avvenimenti storici e da una propria identità culturale.”

Come al solito, neanche Ugas ci dice quali sia questa “propria identità culturale” e in che modo questa differisca dall’identità culturale propria delle altre regioni storiche della Sardegna.

Ma soprattutto non parla del fatto che metà del massiccio del Gennargentu e l’intera Ogliastra si possono, senza forzature eccessive, ascrivere all’area linguistica meridionale.

Il riferimento indiretto alla lettera di Papa Gregorio a Ospitone (“In effetti, esistono ragioni per pensare sia che lo status di indipendenza delle aree interne fosse perdurato almeno sino al VII secolo dopo Cristo, sia per negarlo.”) porta comunque a concludere che Ospitone–o qualcuno del suo entourage–conoscesse già il latino, sennò che cazzo scriveva a fare il Papa?

Ora, per concludere: Ugas è senz’altro una persona civile che merita rispetto, ma questo non cambia niente al fatto che la sua replica è di fatto mutilata di risposte alle domande cruciali che io avevo posto. Anzi, su questi argomenti, Ugas adesso sorvola proprio.

Ovviamente, Ugas non è tenuto a leggere il mio blog, ma–dato che la Sardegna è piccola, molto piccola–non posso trattenermi dal pensare che Ugas non possa e non voglia affrontare quegli argomenti.

Vabbuò, affari suoi.

Deu sa parti mia dd’apu fata!

 

12 Comments to “Risposta alla risposta di Giovanni Ugas.”

  1. Caro Bolognesi
    con una tua indiretta risposta A SA MUDA (e poi, proprio tu, parli di cortesia, quasi che la risposta indiretta ed evasiva non sia di per sè una scortesia) mi avevi fatto capire che non t’impicci di lingue antiche e tantomeno di etimologie, poichè non sono la tua materia. E di fatto, rimosso quel tuo piccolo problema (a te sono più consone le lingue moderne…), tiri diritto come un bufalo, senza tener conto che il campo della cultura si coltiva anche col contributo della glottologia e delle etimologie, altrimenti zoppica visibilmente.
    Io avrei parecchio da dire sulla posizione di Ugas e sulla tua. Ma se ci tento, pare ovvio che vengo rimosso, e tu continuerai a pontificare sulla cultura antica dell’isola come che nessun’altro ostacolo si pari davanti alla tua visione culturale e davanti alla tua interpretazione della “resistenzialità”.
    Se, come credo, ho visto giusto, ti prego di cancellarmi in questo istante dal tuo blog, poichè i miei tentativi di dialogo sinora sono stati presi come inopportunit ragli d’asino. Addio. Salvatore Dedola, glottologo e semitista

  2. Salludi Robbertu, mi paradi ka sa lettura chi Ugas faidi de is fattus de Sardigna de sa conquista romana finzas a cristianizzazioni, depponinti a favori de sa teoria de sa continuidadi.
    Ma ognunu esti liberu de da pensai commenti di paridi e praxidi!!

    Una cosa tia a bolli peddiri , tui scrisi “metà del massiccio del Gennargentu e l’intera Ogliastra si possono, senza forzature eccessive, ascrivere all’area linguistica meridionale” , duncasa ti pregontu mi iasta a poddiri nai innui passada secundu s’analisi linguistica cosa tua, su confini tra s’area linguistica de su capudu e iossu e de su capudu e susu.

  3. Lacana non ddoi nd’at! Non esisit unu “fascio di isoglosse” chi pratzit is bariedadis de su sardu. Ma cun s’analisi canti=tativa chi apu fatu deu–e chi est prus a sa grussa de s’analisi calitativa–biis ca Ollastra e Brabaxia de jossu dd’acabbant in pari a is dialetus de cabu nde jossu. Castia in LSC e is bariedades de su connotu in s’archiviu

  4. @ Robertu

    Custu Ospitoni mi fait pensai meda a cussu batavu ki si as kistionau o a Arminiu su germanu. Creu ca sciat su latinu
    poita ca Papa Gregoriu ddi narat de no s’indi scaresci ca fut cristianu. Bolit nai ca est stetiu batiau , e probabilmenti est stetiu pesau e at studiau in casteddu. Cumenti at sempiri fatu s’aristocratzia in cali si siat logu; mandendi is jovunus insoru a studiai de is enimigus.
    Torrau a bidda, dd’ant eletu a rei propriu poita connosciat beni is usus e is costumus de s’imperiu. De custa manera, e
    isterriendi sa pratica a aterus, cun una progressioni , nareus, esponentziali, no iast a teniri abisonju de sbuidiai sa
    barbagia po spricai sa latinizatzioni de su logu totu intregu. Dda pensu de aici poita ca mi parit pagu probabili unu genocidiu. Ita ndi naras?

    • Deu nau ca is proprius autoris citaus de Ugas fueddant de 80.000 Sardus bocius o bendius che schiavus. De prus non sciu. Ma Ugas non podit passai de una cosa a s’atra comenti bolit. Si custus autoris funt cosa de crei po una cosa, poita non depíant essi cosa de crei po s’atra?

  5. Ma tui etotu as nau ca custus numerus fiant stramballaus. 80.000, 100.000, in una borta puru. Nci funt torraus
    doxi bortas mi parit. Sighendiddus, custus numerus, su genocidiu iat depiri pertocai a totu sa Sardinia !

    • Deu apu nau ca PODINT ESSI strambullaus. Deu ita ndi sciu? Miga femu innias! Ma est Ugas chi creit a is classicus: duncas issus fueddant de resitenza, ma de genocidiu puru. Si creis a s’unu depis crei a s’atru puru!
      E pertocai est transitivu e duncas a sa Sardinnia, ca est unu nomini de logu. Tipu: “Apu biu a Casteddu”.

  6. Mi seu sballiau, pertocai est transitivu, tocat a ligiri: pertocai totu sa Sardinia !

  7. @ Robertu

    Duncas, mancai siat transitivu, candu su cumplementu est unu nomini de logu, nci bolit sa prepositzioni. Deghinò
    po su ki pertocat is aterus fueddus no nci bolit?

  8. @ Robertu

    Teni passientzia, mancai ddas scipia custas cosas, kene nci pensai, ki provu a ddas spricai grammaticalmenti,
    cumenti ddu potzu fairi cun su francesu, “je m’emmêle les pinceaux!” Cumenti si siat, apu cumprendiu. Gratzias.

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