Tra mito e mito

Se il mito è una rappresentazione del passato funzionale alla politica del presente, voi tra i seguenti due miti quali scegliereste?

1) I Sardi che non si arresero ai Cartaginesi si rifugiarono sulle montagne e da lí i loro discendenti hanno condotto una millenaria resistenza contro i dominatori della Sardegna. I Sardi che si arresero, si mescolarono ai conquistatori e da allora in poi hanno sempre collaborato con il potere coloniale.

2) I Sardi che non si arresero ai Romani vennero sterminati. I discendenti dei Sardi che si arresero, si ribellarono ai Romani, fuggirono sulle montagne e i Romani sterminarono anche loro. Altri Sardi, discendenti di quei Sardi che fino a quel punto non si erano ribellati, si ribellarono e fuggirono sulle montagne, ecc.

La preferenza per un mito o per l’altro dipenderà da molti fattori: la regione della Sardegna di provenienza, l’identificazione con i ribelli, la visione dei Sardi come un unico popolo o come tanti popoli diversi, ecc.

Si potrebbe anche ridurre questi due miti a ipotesi scientifiche.

Come si fa? Formulandoli in modo tale che entrambi possano essere verificati.

Cioè, rendendoli falsificabili.

Cioè, niente cazzate del tipo: “Ma i sentimenti dei Sardi rimasero antagonisti agli invasori”. Perché la macchinetta per verificare i sentimenti ancora non l’ha inventata nessuno.

Cioè strappandoli al mondo della politica per portarli nel mondo della conoscenza.

Allora, la prima ipotesi prevede che i Sardi delle montagne siano geneticamente, linguisticamente e culturalmente differenti dagli altri Sardi: questo è vero o non è vero?

La seconda ipotesi prevede che non esistano confini genetici, linguistice e culturali tra montagne e pianure della Sardegna.

Questo è vero o non è vero?

Quelli che leggono questo blog la risposta la conoscono già, ma vi invito a fornire argomenti verificabili a favore dell’una o dell’altra ipotesi.

La politica ha bisogno di miti?

Noi abbiamo bisogno di conoscenza!

Non ci basta credere, vogliamo sapere.

3 Comments to “Tra mito e mito”

  1. Una domanda, però, sorge spontanea: ai fini dell’ inchiesta, sono trascurabili, o no, i due mila anni che ci separano dal
    momento storico preso in esame? cioè, verificare ieri con dati di oggi, o vice e versa? Vedremo.

    Sapiamo di diversi popoli; iliesi, ballari, corsi ecc… erano tribù dello stesso popolo come gli ebrei; levi, dan, zabulon ecc…
    gli etruschi e le loro dodici tribù, o avevano origini e dunque provenienze diverse, come in sicilia con i sicani, siculi, erimi
    ecc…?

    Questi popoli sardi conosciuti in epoca storica, sebbene di origini diversi (ipotesi), erano già ragruppati in epoca remotissima, o avenne durante il bronzo? (sono sempre ipotesi, no sto affermando niente).

    • Le domande vanno passate agli storici e agli archeologi. Io posso parlare del presente della situazione linguistica: la grammatica delle varietà del sardo è più o meno identica e ugualmente divergente nei confronti delle altre lingue latine. 2000 anni in un territorio come quello sardo e in una situazione socio-politica come quella sarda non hanno certo portato le varietà del sardo a convergere. Eppure le differenze (limitate al lessico e alla pronuncia) sono comprese mediamente intorno al 20%. Difficile immaginare che in una situazione come quella descritta da Le Lannou, per gli anni trenta del secolo scorso, le varietà linguistiche propriamente sarde si siano avvicinate. Chi ce l’ha portata la parola “gorropu” a Orgosolo?

  2. Non so se la politica ha bisogno di miti e sinceramente non mi interessa.
    Il passato mi affascina perchè offre un orizzonte infinito (ai miei occhi) e forse può aiutare a capire il presente.
    Il futuro ………… se è quel muro grigio che abbiamo di fronte, preferisco girarmi.
    Dei suoi argomenti mi interessa la questione fondamentale del suo sapere, appunto la lingua.
    Potrei sbagliare, ma credo di capire la “metafora” della sua ricostruzione storica di dominati, prima dai cartaginesi, poi dai romani, l’improbabile genocidio…………..e chissà cos’altro.
    Starò a sentire.

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