Presente e passato

Siamo alle solite!

Io mostro che una certa interpretazione del passato è incompatibile con l’evidenza del presente e di nuovo c’è chi si scatena difendendo la “costante resistenziale” sulla base di altre interpretazioni del passato.

Per esempio la presenza di guarnigioni di soldati romani e bizantini in zone non lontane dalla Barbagia.

Potrei mettermi anch’io a giocare il gioco del passato possibile e desiderabile, ma non lo faccio.

Io parto dal principio popperiano che non sia possibile dimostrare che una certa teoria sia corretta, ma soltanto dimostrarne la falsità.

Inoltre, io parto dal presente, visto che questo mi permette di prendere in considerazione una grande quantità di dati verificabili, ed esamino le teorie sul passato sulla base di questi dati.

Qualsiasi teoria del passato deve essere compatibile con l’evidenza del presente o del passato recentissimo. Insomma, una teoria del passato deve essere verificata sulla base di dati certi.

Già 4 anni fa (costante resistenziale) ho dimostrato che l’ipotesi lilliuiana della “costante resistenziale” non reggeva davanti all’evidenza del presente e del passato recentissimo: (i) non esiste alcuna continuità verificabile tra la cultura materiale e immateriale barbaricina e quella nuragica; (ii) non esiste alcuna discontinuità verificabile tra la cultura materiale e immateriale barbaricina e il resto della cultura sarda che non sia attribuibile alle differenze tra montagna e pianura, illustrate a suo tempo da Ferdinand Braudel.

Ma a quanto pare molta gente continua a non leggere quel mio articolo e allora continuo con un nuovo argomento: la desinenza -ba- dell’imperfetto latino.

Come ho detto nel post di ieri, non solo non esistono confini linguistici tra la Barbagia e il resto della Sardegna, ma le differenze che esistono sono praticamente tutte attribuibili a fenomeni lessicali e fonetico-fonologici.

La morfosintassi di tutte le varietà del sardo costituisce un’insieme molto omogeneo.

Esistono tuttavia delle differenze nella composizione fonematica di certi morfemi. Queste differenze sono comunque lessicali e non morfologiche, visto che morfemi composti da suoni diversi occupano le stesse posizioni nella parola e hanno lo stesso significato.

Una di queste differenze la troviamo nella coppia di morfemi -ia- e -ba- che indicano l’imperfetto dei verbi nei dialetti grosso modo definibili come “logudoresi”, nel primo caso,  e in tutti gli altri dialetti, nel secondo.

L’isoglossa che separa la diffusione dei due morfemi passa tra Orune (“chircabat”) e Bitti (“chircaíat”).

È chiaro che il morfema -ba- è la continuazione diretta del latino -ba- (“circabat”).

Do dove proviene il suffisso “logudorese” -ia-?

Se prendiamo in esame i dialetti meridionali–compreso quello di Orgosolo, per esempio–troviamo che la B del morfema -ba- si dilegua.

Il fenomeno, del tutto regolare, comporta il dileguo delle ostruenti sonore latine nei dialetti sardi in cui si trova la lenizione: es. CAUDAM > coa. Così a Orune–senza lenizione–troviamo “chircabat” e “coda”, mentre a Iglesias troviamo “circát” e “coa”. La A accentata nel sardo di Iglesias è in effetti una doppia A (“circaat”), come mostra il fatto che regge l’accento principale, malgrado sia la sillaba finale della parola: una posizione “proibita” per l’accento di parola nei dialetti meridionali. Le due A si fondono in un’unica A lunga, che regolarmente regge l’accento sulla prima porzione della vocale e quindi sulla penultima e regolare posizione.

Il suffisso -ia- lo troviamo anche nei dialetti meridionali con i verbi della seconda e terza coniugazione: es: depíat, dromíat.

Questo succede anche nel sardo di Orune, quindi diventa difficile ipotizzare un passaggio del tipo dormibat > dormíat, visto che la prima forma si sarebbe conservata in quel dialetto.

Per quanto riguarda i dialetti “meridionali” (più medidionali di Bitti) possiamo concludere che tutti conservano il morfema -ba-  del latino (almeno fin dove la lenizione lo permette), mentre i dialetti settentrionali hanno generalizzato anche alla prima coniugazione l’uso del morfema -ia-.

Questa generalizzazione costituisce quindi un’innovazione rispetto al -ba- latino, la quale non si è estesa a sud di Orune, anche se nella Sardegna occidentale la troviamo anche fino a Seneghe.

Cosa possiamo concludere dall’esame della distribuzione dei morfemi dell’imperfetto dei verbi?

Che l’evidenza presente mostra come anche nei dettagli la grammatica dei dialetti “resistenti” sia omogenea rispetto alla grammatica dei dialetti “malleabili”: la distribuzione del -ba-  latino–fatte le debite correzioni–va da Orune a Cagliari.

E naturalmente abbiamo anche la parola prelatina “gorropu” che qualcuno avrà pur portato fino a Orgosolo.

Ecco, insomma, contro cosa cozza la “costante resistenziale”.

La parola metafora è gia stata introdotta.

Chissà dove la finiranno i “resistenzialisti”.

 

6 Comments to “Presente e passato”

  1. Complimenti professor Bolognesi, lei è molto convincente, ma la costante resistenziale è un sogno e a noi piace sognare. Ha presente che cosa è il Risorgimento per gli italiani? La stessa cosa…

  2. Anch’io le faccio i miei complimenti, professor Bolognesi!

  3. Ha presente quella cosa che si chiama “politica”? O io Liliiu continuerò a stimarlo sa? Certa gente invece, aspetteremo solo l’occasione, e non saremo più buoni, no. E’ un piacere vederli rosicare nei blog…

  4. E difatis sos eredes de su Risorgimentu nos ant frascadu una generatzione cun su machine de s’eroismu sardu.

  5. No esistit perunu istadu in su mundu sena una mitologia prena de iscimpròrios…est comente su tzimentu de una narratzione chi si nono non si reghet a sa sola

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