La cultura della divisione dei Sardi in “bonos” e “malos”.

Alcuni amici mi hanno rimproverato per le mie critiche alla teoria della costante resistenziale, come se queste fossero dirette alla persona di Lilliu o all’insieme dell’azione svolta da Lilliu in campo politico e culturale, soprattutto a partire dagli anni Settanta.

Questi rimproveri nei miei confronti sono ingiusti.

Io non critico Lilliu, ma le cose di Lilliu che ritengo sbagliate.

E farlo non solo è lecito, ma anche doveroso, se permettete.

Da dove nasce la teoria di Lilliu sulla “costante resistenziale dei Sardi”?

Dalla visione dei Sardi come un popolo incapace di evolversi: riguardatevi, se avete dei dubbi, le mie citazioni di Lilliu nei post precedenti.

I Nuragici sarebbero stati un popolo di guerrieri in perenne lotta gli uni con gli altri, e questa bellicosità sarebbe dimostrata dall’altissimo numero di nuraghi presenti in Sardegna.

Una volta sconfitti, i Nuragici si sarebbero ritirati sulle montagne della “Barbagia” e lì sarebbero rimasti, tetragoni a ogni cambiamento, sia loro che i loro discendenti.

Gli altri Sardi, quelli sottomessi, si sarebbero mescolati–ORRORE!–agli invasori dando origine a una cultura che lo storico Francesco Cesare Casula ha definito “bastarda”, riferendosi nella fattispecie alla cultura punico-sarda.

Questo giudizio di valore, espresso esplicitamente da Casula, è implicito in tutta la costruzione teorica della “costante resistenziale”.

Era intenzione di Lilliu creare questa divisione?

Boh? Bisognerebbe chiederlo a lui, ma è sicuro che il concetto non nasce con Lilliu e che–forse malgrado Lilliu: chissà?–ha acquistato una vita propria e ha prodotto molti danni.

Ecco perché, questo concetto va combattuto politicamente, oltre che falsificato scientificamente.

Ora, che i nuraghi non possano essere delle costruzioni a fini militari è già stato dimostrato abbondantemente da tanti studiosi.

Il primo che abbia convinto me personalmente è stato Massimo Pittau–il Massimo studioso di linguistica sarda!–e l’ultimo in ordine di tempo è stato Mauro Peppino Zedda, con il suo “Archeologia del paesaggio nuragico”, un libro che consiglio a tutti quelli che siano ancora posseduti dai sacri furori resistenzialisti.

Il concetto della “bastardaggine” dei Sardi meridionali e della loro lingua, è stato comunque introdotto dal canonico Giovanni Spanu. Lo Spanu è l’autore di “ Ortografia sarda nazionale, ossia grammatica della lingua loguderese paragonata all’italiana” (1840). Giovanni Spanu, di Ploaghe, nella sua grammatica fece coincidere il sardo, con la varietà locale di cui era parlante e distingue questa dalla “varietà meridionale”.

Nella prefazione al dizionario dello Spanu (Vocabolario Sardo-Italiano e Italiano-Sardo, Cagliari, 1851-1852), scritta dal suo editore, si trova l’espicita suddivisione del sardo in due varietà nettamente separate: “Tra le otto famiglie di dialetti che originarono la lingua italiana, havvene due che alla nostra isola si appartengono, la Sarda e la Sicula, parlata la prima nelle parti meridionali e centrali, la seconda nelle parti settentrionali. […] Pisani e Genovesi come intaccarono il nazionale governo, ci guastaron pure la unità di lingua.” Mentre gli Spagnoli: “[…] molto la bruttarono nelle parti meridionali da formare quasi un distinto dialetto”. Insomma, sassarese e gallurese (le due varietà non linguisticamente sarde parlate nel settentrione dell’isola) vengono definiti come dialetti siciliani, mentre più avanti si ritrova il tema delle pretese influenze del pisano e genovese medievali sul sardo meridionale, riprese poi dal Wagner e dai suoi adepti.

Ancora più avanti si trova l’esplicita divisione del sardo in due gruppi, effettuata non in base alle caratteristiche strutturali dei vari dialetti, ma in base alla geografia: “Il dialetto sardo quindi rimase distinto in due gruppi, il meridionale parlato in Cagliari, Iglesias, Tortolì, Oristano, in quanti insomma vivono da Spartivento al Belvì; il centrale parlato in Logudoro da Gennargentu fino a Limbara.” Spanu (1851-52).

Sul solco tracciato dallo Spanu si è inserito Max Leopold Wagner, che, per di più, era anche fradicio della cultura razzista dell’Europa del suo tempo: “È difficile trovare in Europa altre regioni in cui meglio si sono conservate le tradizioni e gli usi di una volta, e dove gli abitanti—uomini liberi e belli—ricompensano di tutti i disagi. Il Sardo dei monti è un tipo del tutto diverso dal suo fratello della pianura. Mentre questo è di statura piccola, colorito pallido, carattere servile e tradisce chiaramente l’impronta spagnola, il Sardo delle montagne è alto, il sangue gli si gonfia e ribolle nelle vene. È attaccato alla sua vita libera e indomita a contatto con la natura selvaggia. Egli disprezza il Sardo del Meridione, il ‘Maureddu’, come nel Nuorese vengono chiamati gli abitanti della pianura. È fuori di dubbio che in queste montagne l’antica razza sarda si sia conservata molto più pura che nella pianura, continuamente sommersa dai nuovi invasori. Anche la lingua è la più bella e la più pura; è un dialetto armonioso e virile, con bei resti latini antichi ed una sintassi arcaica, quello che sopravvive in questi monti con sfumature varianti da un villaggio all’altro. La stessa cosa è riscontrabile negli abiti tradizionali, i quali in nessun’altra parte dell’isola sono tenuti in così grande considerazione e si sono conservati più originali. Come la lingua varia leggermente a causa di piccolo differenze fonetiche, così ogni villaggio ha nel proprio costume qualcosa di particolare e caratteristico, benché il modello di base rimanga lo stesso.”

Wagner scriveva negli stessi anni di Lombroso e si limita a rovesciarne specularmente le idee.

Non sappiamo se Lilliu abbia letto quest’articolo di Wagner, apparso in tedesco nel 1908, ma è indubbio che su Tedescu abbia influenzato le concezioni del giovane Lilliu.

In effetti, Lilliu, con la sua “costante resistenziale”, non dice niente di diverso da quanto fantasticato da Wagner: i Sardi duri e puri si sono rifugiati sulle montagne e là, dalle alte cime, innevate in questi giorni d’inverno, resistevano contro i loro conterranei asserviti dai dominatori, pieni di giustificato orgoglio e di disprezzo per i Maureddinos, fritto misto di razze e di lingue e portatori di una cultura “bastarda” già dai tempi degli infidi Cartaginesi.

Negare che queste fantasticherie malsane abbiano prodotto gravi danni al senso di appartenenza dei Sardi ad un’unica comunità, chiamiamola pure nazionale, e che siano state funzionali al dominio della Sardegna significa continuare a perpetuarle.

Le differenze e i conflitti tra pianura e montagna, illustrati e spiegati magistralmente da Le Lannou e da Braudel, hanno trovato nell’intellighentzia sarda una diligente schiera di personaggi–tutti formatisi nelle università italiane– disposti a costruire una mitologia pseudo-linguistica e pseudo-storica che rafforzasse i fisiologici contrasti tra pastori e agricoltori, tra montanari e contadini.

Una Sardegna immobile–rispetto a chi, se non un’osservatore esterno?–e insanabilmente divisa tra razze, lingue e storie radicalmente differenti: ecco la mitologia che ci hanno regalato Wagner e il primo Lilliu.

E queste fantasie malsane ce le hanno presentate come verità scientifiche.

Vi sorprende che tanti Sardi ci abbiano creduto e che ancora molti–i Sardi di cultura “bastarda”–abbiano perciò avuto enormi difficoltà a identificarsi nel modello di sardità proposto dalla “scienza”?

Oltre che allo statalismo del fu PCI, il divorzio di molti Sardi progressisti dalla loro cultura va certamente atribuito alla mitologia wagneriano-lilliuiana.

È tempo di dare spazio alla linguistica (quella vera)  e alla storia (quella vera), saltando i filtri malati dell’università italiana (anche di Sardegna) e di guardarci attorno, nel presente, per capire cosa siamo e cosa vogliamo.

Fare scienza è a volte la stessa cosa che fare politica: è lotta di liberazione culturale.

COLONIALISTAS A MARE!

 

34 Comments to “La cultura della divisione dei Sardi in “bonos” e “malos”.”

  1. Chissà perché a me la costante resistenziale mi era sempre sembrato un modo di unire i sardi contro lo straniero (magari un modo un po’ rozzo, però), non di dividerli. E mi ricordo anche un bellissimo congresso nel 2001 nel quale Lilliu, allora Presidente dell?osservatorio della Lingua, rigettò l’idea della divisione in sardo campidanese e logudorese parlando di lingua senza confini e senza soluzione di continuità…Un po’ quello che Contini e lei professor Bolognesi avete dimostrato scientificamente…Non riesco a vedere Lilliu se non come un padre della Patria, di cui abbiamo sommessamente bisogno. Non crede?

  2. Il mondo progressista si è affrancato dal problema identitario non per colpa di Lilliu, ma per una precisa scelta di Girolamo Sotgiu, dei Brigaglia e dei Berlinguer. Che c’entra Lilliu che all’epoca era democristiano e militava nel campo occidentale? Legga cosa scrivevano in quegli anni di innamoramento per il blocco sovietico Lussu, Laconi, Cardia a proposito dell’identità sarda. Oppure gli epigoni alla Cristina Lavinio, Giulio Angioni o Leandro Muoni fin fino ai giorni nostri. C’è un saggio di Cristina Lavinio sulle “lingue” della Sardegna degli Anni Settanta (ma è ancora liì? Posto fisso che monotonia !!!??) che è molto illuminante: sembra il programma linguistico di Progress di oggi.
    Lei infatti fa lo stesso errore di Franciscu Sedda: brucia tutto il passato e non salva il filo rosso che unisce le esperienze anche contraddittorie dei nostri predecessori, senza i quali noi oggi ci occuperemo forse del Palio di Siena o di calcio.
    Tutti questi benemeriti comunisti degli Anni Settanta erano i più feroci avversari della costante resistenziale e sa perché? Perché vedevano con il fumo negli occhi la creazione di una narrazione nazionale sarda.
    lei esce dal territorio della fonologias e delle linguistica e si avventura in quello della storia della politica sarda. Sicuro di rendere un buon servizio al popolo distruggendo gli amici (magari discutibili come tutti noi) e non parlando dei nemici?
    Omaggi.

    • Essu buginu! Nossi, non seu fueddendi de storia politica! Deu apu fueddau de linguistica e de “costante resistenziale”, ebbía ebbo’! L’identificatzione dei Sardi “resistenti”, ma perdenti–eternamente perdenti–mi fa tanto pensare al banditosardo di Grazia Deledda: trasfigurato e irraggiungibile. E per di più scaraventato nelle brume di un passato ultramillenario. Roba da sogni romantici e completamente innocui. Ma il punto fondamentale è un’altro: è esistita una costante resistenziale, con i Sardi divisi anche geneticamente tra ribelli e soggiogati? E qui siamo nel campo della scienza. L’evidenza odierna ci dice di no. E di questo bisogna parlare prima di tutto.

  3. Caro professore, se la costante resistenziale è connessa alla questione linguistica, io non ne capisco il nesso…mi sembra un volo troppo azzardato. Quella di Lilliu è una teoria (forse anche una mitologia) politica. Che c’entra la linguistica? Inoltre non mi ha risposto sui comunisti anti sardi.
    Stima.

  4. Gentile Efisio, lei ha ragione. Il professor Bolognesi, che pure io stimo, confonde il piano della proposta storico-politica con quello linguistico. Se critica c’è da fare, sul piano linguistico-filologico, va fatta non contro Lilliu (che ha sempre dichiarato di non essere un esperto di lingua lasciando agli esperti le elaborazioni) ma piuttosto contro il lavoro di normalizzazione degli stereotipi e luoghi comuni della scuola accademico-filologica sarda (la linguistica moderna non è mai arrivata in Sardegna) fatto negli Anni Cinquanta da Antonio Sanna. Tutta l’eredità che lei cita da Spano a Wagner (ma che dire di Madao, o di Fara, o di Salvador Vidal) non sarebbe mai andata a regime di insegnamento delle università sarde se Sanna non la avesse filtrata, rafforzata e fortificata con il suo famoso manuale degli Anni Cinquanta sul quale si sono formati tutti gli accademici sardi di oggi (imbarcando tutte le amenità pseudo-scientifiche che lei ben conosce). Leggendo Sanna si capisce l’ottusità e l’ignoranza degli accademici di oggi. Altro che Lilliu. Ribadisco Lilliu è un Padre della Patria. Babbai mannu. Ci manca oggi che è tanto anziano. Ci avrebbe dato una grossa mano in questi anni di guerre feroci contro i nipotini di Girolamo Sotgiu e Antonio Sanna.

  5. Bolognesi, anche se i miei hanno vissuto e lavorato “ad metalla” erano originari delle montagne (meglio precisare). Non erano meurreddini, erano “alti e belli”.
    Allo Spanu e al Wagner avrei detto come diceva nannay: “gey no ci ddus’anta a interrai mancu portaus a carru tirau de setti bois pettiazzus”.

  6. Eh dai, non esageriamo. Questo vale per il padrone di casa che per i suoi ospiti, Efisio Loni e Andrea Delussu. Pienamente d’accordo con loro che gran danni abbiano fatto molti dei personaggi richiamati nell’articolo e nei commenti. Però, Bolognesi è un fascista! Nooho, non nel senso di “fascisti-carogne-tornate-nelle-fogne”, nel senso che “fa-di-tutte-l’erbe-un-fascio” e mena gran fendenti a dritta e a manca, dicendo poi: “chi, io? Ma io faccio solo fonologia, tutt’al più linguistica”. Quel pirata olandese! Loni e Delussu sono due anime belle, nostalgiche forse della Balena Bianca.

    A Roberto voglio dire: sia Lilliu che Wagner, anche se lo avessero voluto, non avrebbero potuto nuocere quanto, faccio per dire, Antonio Sanna o un Berlinguer a scelta, con tutto il codazzo che va da Brigaglia a Muoni, da Lussu ad Angioni, da Lavinio a Cardia. Per il semplice fatto che non erano – Lilliu e Wagner – organici alla cultura, gramsciana nonché egemone. Wagner era addirittura un tedesco, di quelli uber alles, mica di quelli della D.D.R..

    Che ci metta anche Francesco Cesare Casula nella allegra brigata mi fa venire il dubbio che tu, Roberto, non dia il giusto peso ai danni derivati da una cultura diventata “egemone” che ha condotto F.C.C. alla “damnatio memoriae”..

    • State scioppando davvero! Tutti!
      La “COSTANTE RESISTENZIALE” È UNA TEORIA sulla storia della Sardegna, oltre che una mitologia politica.
      Come teoria della storia, l’ho verifica con l’evidenza linguistica attuale.
      La teoria di Lilliu non regge. AMEN!
      Quanto alla mitologia,faccio vedere quali siano le conseguenze della sua adozione.
      Io fascista? Ma ti potzu tocai?
      Ma bai a pasci dindus!

  7. Gentile Roberto, lei finge di non capire ma ha capito benissimo e qui viene al pettine il nodo del suo essere intellettuale “tranch…” anzi, segamentu de call…nis” come direbbe lei giustamente. La teoria di Lilliu, mitologica o no che fosse, ha rinforzato in quegli anni il movimento nazionalitario contro l’ondata egemonica della sinistra conformista italianista e Lilliu in tutti gli anni 80 e 90 è stato un punto di riferimento formidabile per chi si occupava di lingua, nazione e sovranità. Non sono d’accordo che quelli fossero gramsciani perchè in realta Gramsci non lo avevano capito e neanche letto. Erano semplicemente esponenti di una classe dirigente che aveva la testa a Roma e sognava la fratellanza con l’Unione Sovietica. Erano anche dei figli di puttana, perché sapevano che procrastinando la falsa autonomia che abbiamo tutt’oggi essi avrebbero goduto del potere di intermediazione che veniva da essere servi di stato. Lilliu e Sanna furono tra gli artefici del famoso ordine del giorno della facoltà di Lettere di Cagliari nel quale si parlava di salvare la “lingua nazionale” della Sardegna, affermazione inaudita fino ad allora. Ebbene nel 1976 Sanna, pressato dal Partito Comunisto, abiurò quell’idea con un famoso scritto sull’Unità. Lilliu, che lei ed un altro gentile interlocutore definireste forse uno sporco democristiano, non abiurò e mai e ancora oggi è la bandiera dei nazionalitari sardi. A chi giova ridimensionarlo?

    • E a chi giova imbalsamarlo prima ancora della morte in un monumento irrealistico? Lilliu è un uomo complesso e contraddittorio, come tutte le persone autentiche. Perché volete canonizzarlo e proporci soltanto delle agiografie?

  8. Professor Bolognesi, lei considera uno scritto politico, quasi mitologico, alla stregua di un qualsiasi saggio accademico che tratti di plosive e velari. Non è cosi. La continuità di cui parla Lilliu è evidentemente ideale, non reale per cui la continuità linguistica che lei sostiene di falsificare non si può falsificare perchè di fatto non c’è, Lilliu cerca di rafforzare il mito di una nazione sottomessa e mai doma. Che fa? Fa quello che tutti gli intellettuali di tutte le nazioni fanno: utilizza disinvoltamente il passato per dare un senso al gramo presente e dare una speranza al suo popolo. Ha commesso un crimine? No. Ha diviso i sardi? No. Ha detto che i campidanesi di Milis sono meno attraenti dei barbaricini di Teti. No. Lei opera una grande forzatura sovrapponendo le affermazioni di Wagner con la favola identitaria di Lilliu. Sembra quasi, con la sua manipolazione, che Lilliu dica le cose che dicono Wagner e Grazia Deledda. E’ scorretto il suo metodo e anche, se mi permette, velleitario. Lilliu ci fa fare un grande sogno all’indietro per giustificare e rifondare un’idea al passo con i tempi della nazione sarda. Può darsi che i tempi siano cambaiti, ma non per questo devo buttare a mare il lavoro di Lilliu assimilandolo a quello dei grandi colonizzatori e autocolonizzatori della Sardegna come Deledda o Wagner. Anche mio padre non è più al passo con i tempi, ma non per questo lo butto giù da una rocca. Per avere cosa poi in cambio? Quale altro padre?

    • La sua interpretazione di Lilli9u mi sta benissimo. Ma purtroppo ci sono altre interpretazioni e giustificate dallo stesso mito.
      Ma anched lei ammette che è un mito e quindi siamo d’accordo suil punto più importante.

  9. Il mito è solo la base. Quello che conta è la grande costruzione politica dell’essenza della nazione. Come lei sa la nazione è un’invenzione. Una mirabile (a volte anche un po’ grama) realizzazione del mistero, del sacro, dell’esoterico, del collettivo, del condiviso, dell’irrazionale. Se lei volesse misurare l’irrazionale con la razionalità, si troverebbe a misurare il valore del nulla con l’unità di misura del tutto. Lilliu opera una ricostruzione ideale, appena abozzata negli Anni Settanta e successivamente, negli Anni Novanta, portata al perfezionamento formale in un saggio molto accurato e molto ben definito che non è conosciuto quanto il primo. E questo non lo trovo giusto. Perchè non è conosciuto? perché gli avversari dell’idea di nazione sarda si sono scagliati contro la “resistenzialità” in quanto idea ancora poco abozzata, male definita e pessimamente interpretata. In realtà Lilliu non divide per nascita o per territorio. La divisione dei sardi in soggetti e resistenti è meramente spirituale. Del resto, nella favola fondativa della nazione sono gli abitanti della pianura che scappano in montagna, dunque all’origine non erano di montagna. E in montagna chi ci abitava? O nessuno, oppure degli esseri talmente amorfi da non avere lasciato traccia nel mito fondativo. Quindi, caro Bolognesi, mi consenta di tracciare questa ricostruzione paradossale, i veri veri veri veri barbarici da Lilliu, sono trattati malissimo. E i barbaricini di oggi, non sono altro che discendenti dei campidanesi di allora. Vogliamo continuare nell’interpretazione dell’assurdo? La resistenzialità è una dimensione spirituale, come si conviene a una nazione, che è un’invenzione politico-spirituale, una fede razionale e ragionata. Fondata sulla narrazione. Lei in realtà cade nella trappola dei Sotgiu, dei Mattone, dei compagni di merende italiane che mangiavano zimino e sognavano caviale, vodka e Breznev.

  10. Eeehhh, esagerau… immoi, totusu sciopendi. Seus in tresi, cuatru cun tui. Semus a pori fai una “marianna” ma tui ses in Olanda a fotografai cocas ca niscinus ti ddas donara a pasci. Non ‘ndi torristi puita innoi non ‘nci nd’at prusu, ne’ dindus ne’ cocas. Fascista tui? Is fascistas, a costau tu’, fiant personas serias. Lah chi po tocai ‘nci ‘ndi bolint dusu. Ita ses monòrchicu?

  11. Professor Bolognesi, ma lei nella sua sterminata bibliografia il saggio di Lilliu “La costante autonomistica” ce l’ha? Glielo mando? Lo pubblicherebbe per i suoi lettori? E’ uno splendido esempio di narrazione storica, sa? La costante resistenziale è semplicemente su mollu, la brutta copia….E noi vogliamo fare le pulci a una narrazione fondativa della nazione sarda? Mah….perchè non si occupa dei miti fondativi della nazione italiana, spagnola, francese o olandese? Ah dimenticavo, la nazione sarda è sfigata non la difende nessuno…

  12. Caro Bolognesi la costante resistenziale di cui parla Lilliu a mio avviso non e una questione di Campanile, come si vuole trasformarla con queste discussioni che non hanno nessuna valenza allo stato attuale delle cose, nelle zone centrali della Sardegna si sono verificati dei fatti che in altre zone ci sono stati, ma in maniera molto minore, mi riferisco al banditismo sociale che e stato uno dei fenomeni piu temuto e contrastato con tutti i mezzi dallo Stato colonialista, questo e ampiamente documentato dalla storia e non abbiamo bisogno di teorie fantasiose per acclarare questa ribellione che c’e stata, prevalentemente in quelle zone della Sardegna, che questo fenomeno non sia stato capito dai Sardi e appoggiato e un tematica che si potrebbe affrontare. Lo stesso Braudel che tu citi ha affrontato questo discorso, La Barbagia ha espresso in termini di numeri molti piu banditi che altre zone della Sardegna questo significa che comunque in quelle zone una ribellione costante c’e stata quasi fino ai tempi nostri, se poi vogliamo ridurre questo a una questione di divisione tra i Sardi allora mi sa che non stiamo facendo un favore ne alla storia ne ai Sardi.

    • Caro Succu, nessuno sta mettendo in discussione il fatto accertato e documentato fin dall’antichità che i Sardi delle montagne si siano ribellati a più riprese. E neanche il fatto che, per certi aspetti, il banditismo “sociale” vada considerato come una forma di ribellione. Quello che metto in discussione è la continuità pretesa tra Sardi “nuragici”–culturalmente e anche geneticamente “alieni–e Barbaricini attuali. Insomma, quello che rigetto è la tesi esplicita del Wagner e quella implicita nei lavori del primo Lilliu. E la rigetto sia scientificamente, sia politicamente. Se poi, vogliamo spiegare le diversità dei Barbaricinio con Braudel–è la montagna che crea i ribelli, non la genetica–beh, allora siamo completamente d’accordo! Gli autori classici ci dicono che almeno 100.000 Sardi ribelli sono stati uccisi o ridotti in schiavitù dai Romani. E ci dicono anche che le “ribellioni” o almeno le bardanas sono continuate fino al II secolo A.D. La linguistica ci dice che la lingua dei Sardi è unica con varianti di minor conto (lessicali, fonetiche) e la genetica (se ho capito bene) ci dice che il pool genetico dei Sardi è uniforme: l’unica teoria che può mettere insieme tutte queste cose è quella che prevede un ripopolamento delle montagne da parte di Sardi (fuggitivi) delle pianure, dopo che i Romani avevano massacrato o asservito gli abitanti originari e ribelli. Questa teoria l’ho già proposta nelle settimane scorse, ma da quest’orecchio sembra che nessuno ci voglia sentire. Mi sembra che i miei “avversari” vogliano a mala ogia far discendere i Barbaricini dai Sardi nuragici ribelli. Malgrado tutto dimostri il contrario. È così difficiler accettare la “incostante resistenziale”?

  13. Penso che la discussione stia prendendo una direzione “pericolosa”.
    Questo blog ha (o vorrebbe avere) un’impostazione scientifica.
    Il dottor Bolognesi ha esposto in modo chiaro e corretto la sua tesi:
    Lilliu dice l1, Wagner dice w1, Spano dice s1.
    Si da il caso che l1,w1,s1 implicano che ci sia una differenza sensibile tra la lingua sarda parlata al centro e quella parlata al meridione dell’isola.
    Bolognesi dice: questa differenza non c’è (l’ha dimostrato), per cui l1,w1,s1 sono FALSE.

    Chi vuole intervenire deve farlo anch’esso in modo scientifico, ovvero dimostrando essere vere o false le proposizioni di cui si parla o altre di interesse, usando la deduzione (dove possibile) o l’induzione (visto che non parliamo di scienze esatte) ed esponendo il ragionamento in modo puro (senza introdurre inutili polemiche) e chiaro per quanto possibile.

    Non leggo niente di tutto ciò fra i commenti postati sopra, ma solo orazioni politiche che quasi rasentano l’offesa e sopratutto rovinano la lettura a chi come me è interessato solo alla verità.

  14. Egregio Sig. John l’impostazione di questo blog non penso che l’abbia decisa lei, lei cosa fa l’avvocato? Bolognesi mi pare sia in grado di dare risposte senza nessuna mediazione di terzi, poi essendo un blog e visto che siamo in democrazia mi pare che ognuno possa esprimere la sua opinione senza per questo essere considerato fuori luogo o offensivo, cosa che fra l’ altro non mi pare di aver notato in nessuna risposta che e stata scritta.

  15. Cari tutti, vorrei chiedere al professor Bolognesi in quale passo del saggio di Lilliu si afferma la continuità genetica e di sangue dei barbaricini con i resistenti nuragici? Una cosa sono Wagner e Spano, altra Lilliu. Si sta manipolando Lilliu per narcisismo recensorio e pseudo-scientifico. E’ scorretto. Che cos’è scientificamente una affermazione “implicita”? Forse un’affermazione che Lilliu non ha fatto e Roberto Bolognesi ha forzato? Accidenti che bel metodo scientifico.

    • Lilliu dice che i Sardi nuragici si sono rifugiati sui monti e gli altri sono rimasti nelle pianure e si sono mischiati con i dominatori. Implicitamente propone una divisione genetica tra i Barbaricini e gli altri Sardi.

  16. Professor Bolognesi, lei continua a barare.Ripeto la domanda e pretendo una risposta seria altrimenti devo concludere che lei cerca solo di farsi pubblicità attaccando un nume qual è Lilliu in spregio dei danni che questo comporta per il movimento nazionalitario e linguistico. In quale passo del saggio di Lilliu si afferma la continuità genetica e di sangue dei barbaricini con i resistenti nuragici?

    • Custa dis mi dda torru a circai…

    • Agatau: “Il “sardismo” è un grande processo
      ideologico, politico e culturale, della storia della Sardegna.
      Sorto sei secoli prima di Cristo, quando i cartaginesi scacciarono
      i Sardi verso le montagne, li chiusero nella “riserva” e
      divisero l’isola in due parti: quella dei maquis “partigiani” e
      quella dei “collaborazionisti”, il “sardismo” ha accompagnato
      le evoluzioni dell’isola fino ai giorni nostri, con segni e manifestazioni
      diverse, ma sempre orientate verso un medesimo
      fine: riconquistare “la nazione perduta”, rivendicare “la nazione
      interdetta”, riguadagnare “la frontiera-paradiso”.”

      Lilliu, La nazione interdetta: in La costante resistenziale: 295

  17. A quanto risulta, solo gli ogliastrini hanno una discendenza genetica marcata dal periodo nuragico (60% ca. mi pare), cosa che i barbaricini hanno in misura inferiore e nessun altro. Può darsi per mille motivi, isolamento, bassa resa produttiva, etc e poi chi lo dice che fossero già qui? Magari, come dice appunto Bolognesi, erano provenienti da un’altra zona, o magari stanziali (chi può dire che effettivamente i sardi nuragici sono “scappati” verso le montagne?) magari erano scemi e si accontentavano di 2 erbette in una terra brulla (bella solo per i canoni estetici attuali, i pastori di Baunei hanno sempre maledetto il loro territorio carsico aridissimo, e ridono dei turisti di oggi) poi scendevano di tanto in tanto a rubare, chissà. Non è il DNA che fa il carattere di certo. Ma magari il contesto abitativo, senza scadere nel determinismo sì. E’ inutile, in un territorio più duro devi essere più duro, e magari socialmente intransigente, ed ecco fatto il carattere.

    Di sicuro c’è un qualcosa di affascinante, di inesplorato, che spinge ancora tante persone a propugnare queste credenze sulla differenza di valore delle popolazioni (fatto da classi subalterne, non penso influenzate dal dibattito degli ultimi 40 anni),e d’altra parte c’è chi in pianura ci crede. Storicamente gli abitanti della pianura, spesso adiacente la montagna, hanno sempre temuto o ammirato i sardi che vivevano nel centro montano. Un po’ perchè questi si facevano sempre riconoscere (tuttora vedo), un po’ perchè abituati a scorrazzare nei vari territori per motivi oggettivi di scarsa resa dei suoli e per la preponderanza della pastorizia.

    Ma la differenza genetica non fa più conservativo il sardo ogliastrino, anzi (se non nel lessico), quindi nessun nesso tra genetica e lingua. Ma in qualche modo sarebbe interessante approfondire questi temi, senza sentirsi attaccati (nè da una parte nè dall’altra), poichè esiste questo preconcetto antico a cascata dall’alto in basso, sia per altitudine sia per latitudine. + alto = + figo, + elevato = + figo, ma troppa latitudine e bassa altitudine = un po’ meno figo…(W la scienza!)

    A Nuragus mi dicevano che ammiravano i pastori barbaricini, poichè “prus àbilis”, a Sueddi temevano “s’ora de is Arrollesos”, a Isili non si poteva aprire un locale che accorrevano i Tulesi a bardanare; a Talana ammiravano gli Orgolesi (l’altitudine è più bassa però!) poichè facevano scarponi coraggiosi come loro, i Villagrandesi avevano “làstima” dei Sarrabesi, etc etc ci sarebbero mille esempi e racconti e si potrebbe stilare una cartina con zone sempre più “rosse”.

    In tutto questo le personalità citate in precedenza contano poco, essi contano nel dibattito intellettuale, ma queste cose esistono nel popolo, davvero e senza preconcetti bisognerebbe studiarle, chi ha i mezzi.

    Concludo dicendo però che nessuna differenza linguistica ha mai causato la mancata comprensione, i sardi si sono sempre capiti, hanno imparato gli uni dagli altri, conoscevano a fondo la loro lingua e le espressioni altrui e si sentivano “sardi” e bostu: mi ricordo una volta che un’anziana di Pattada mi chiese da dove venivo, dal cagliaritano risposi, “semper saldos semus” fu la sua risposta.

  18. Il mio cognome è Loni, scusate ho sbagliato nell’impostazione…

  19. Gentile signor Cantalupo, tutto giusto e sono d’accordo con lei. Ma fa un errore di sottovalutazione. Ciò che affermano le classi subalterne in merito ai luoghi comuni città-campagna, montagna-pianura, sardi veri-sardi mezzosangue non nasce nei tzilleri nel tardo pomeriggio, o negli ovili le mattine dei tusorjos spontaneamente dalle chiacchierate, il realtà è frutto di un modello culturale diffuso dalle classi intellettuali sarde con la complicità del ceto medio e della Chiesa. Ciò che io affermo, nel permettermi di correggere “politicamente” le critiche di Bolognesi, è che Lilliu non c’entra nulla con questi miti. E ancora aspetto la citazione di Lilliu che mi convinca del contrario. Anzi, Lilliu, da buon nazionalitario sardo ha creato un ponte ideale tra la rottura dell’unità dei sardi nuragici ad opera di fenici e romani, e l’attuale divisione dei sardi tra resistenti e italioti. E’ ovvio che non c’è continuità di sangue, e Lilliu non l’ha mai detto, ha solo operato una metafora inserendo la Barbagia come luogo privilegiato di resistenza di dimensione spirituale alla colonizzazione. La nazione sarda, come tutte le nazioni europee, nasce nel basso medioevo intorno allo svilupparsi di una lingua unitaria neolatina in tutto il territorio regionale senza differenze rilevanti. La nazione è stata poi divisa dagli avvenimenti esterni e dagli spagnoli e catalani nonostante il tentativo della gloriosa Arborea. Lilliu, negli Anni Settanta, ripropone una lettura ideale per riuunire tutti i sardi intorno a un mito fondativo. Cui prodest criticare Lilliu per cose che non hai mai detto, scritto o pensato?

  20. Guido Barbujani et al. sostengono che esiste una continuità genetica tra i sardi (nuragici) dell’età del bronzo e gli ogliastrini inoltre questa continuità non è presente in Gallura.

    La dimostrazione, come potete leggere in:
    http://www2.webmatic.it/workO/s/113/pr-1537-file_it-Ghirotto%20MBE.pdf
    si basa su risultati statistici in cui sono stati confrontati dei campioni presi da alcuni paesi ogliastrini
    con dei resti risalenti all’età del bronzo (non so se si riferisce ai resti citati in:
    http://www2.webmatic.it/workO/s/113/pr-476-file_it-Human%20Genetics%2000.pdf
    che sono stati raccolti a Alghero, Seulo, Santa Teresa di Gallura, Perdasdefogu, Fluminimaggiore, Carbonia.
    Mentre la “vicinanza” (una misura di distanza relativa) degli ogliastrini risulta essere sopra il 50% quella dei
    Gallurese risulta essere sotto il 20%.

    Questo risultato non permette di confrontare la “vicinanza” ai “nuragici” fra ogliastrini e barbaricini come Nicola Cantalupo ha lasciato invece intendere.

  21. Bah, mi riferisco ad alcuni articoli di diverso tempo fa, non ne faccio una religione. Peraltro mi basta guardare “in faccia” tanti bronzetti e bides s’àera chi ddi ghetat…ma é una cosa che al limite diverte soltanto.

    Per quanto riguarda la questione di Lilliu penso che probabilmente egli fosse in buona fede, e che la sua analisi e i suoi “sentimenti” si rivolgessero a individuare Una sintesi nazionale per questa terra, con i mezzi del tempo, e che molte delle travisazioni che oggi si diffondono tra i progressisti in realtà sono frutto della criminalizzazione effettuata proprio da quella classe intellettuale conservatrice che qui si accusa. Non sono così sicuro che la tradizione e su connotu derivante soprattutto dalle “tràmudas” sia per intero una costruzione intellettuale esterna impiantata.

    Lilliu sicuramente da grande conoscitore della sua terra e della sua gente ha dato una chiave, che si sarebbe dovuta migliorare, piuttosto che lasciare che prevalessero le critiche negative, che hanno influenzato anche ció che noi oggi cerchiamo di elaborare per il bene della nostra nazione, lingua etc. Con il classico risultato di aver buttato latte e caddàrgiu. Lilliu é da rivalutare e da criticare sono semmai coloro che nutrendosi anche delle sue teorie hanno generato solo ció che gli interessa:dividere e dominare i sardi.

  22. Bolognesi non è quello che avevamo chiesto la sua citazione…non faccia il pagliaccio…continuiamo nell’altro post

  23. Troppo incazzata per commentare storicamente, antropologicamente……o …altro. Due sole questioni: 1 è risaputo che i nuraghi non fossero fortezze e questo lo è da prima che Lilliu pubblicasse il suo articolo che gli permise di avere la sua prima cattedra, fu un suo amico e collega a porre la questione al docente “tutor” di Lilliu, sostenendo che solo un menomato fisicamente che non capiva un h di “arte” militare avrebbe potuto sostenere che i nuraghi potessero essere fortezze, il docente (che purtoppo era davvero zoppo) decise di non rendere note quelle davvero scientifiche obbiezioni, altrimenti a Lilliu sarebbe stata preclusa la cattedra…………
    2. Quando è che capiremo che siamo tutti “bastardi”!!!! non perchè senza padri ma perchè le nostre madri e i nostri padri sono andati e venuti da e dapertutto! Figli dell’interculturalità molto più ieri che oggi! che noia, che barba!

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