Ebbene si, purtroppo è razzismo

Innoi, a dolu mannu, ddoi abarrat pagu de interpretai:

”LA DEGRADAZIONE DELLA SOCIETÀ BARBARICINA.

È noto che
verso la fine del VI secolo a.C., dopo lunghe lotte, Cartagine
cacciò i Sardi indigeni sui monti del Centro isolano, e ve li
rinchiuse come in una “riserva indiana”.Quella grande ritirata,
che spaccò la Sardegna in due – quella dei maquis “resistenti”
e quella “coloniale” –, ha rappresentato e rappresenta il nodo
storico dell’isola. Sono nate, in quella drammatica circostanza,
le due culture, la dicotomia continente-mare, la “questione”
della Sardegna. Fu allora che i fuggiaschi, diventati veramente
“barbaricini” per spazio geografico e per psicologia, dovettero
pronunziare per la prima volta, nella genuina lingua sarda del
ceppo basco-caucasico (quella che i filologi moderni chiamano
“lingua sarda” è un vernacolo latino della precoce assimilazione
linguistica fatta dai Sardi dall’imperialismo romano), l’altro
detto barbaricino furat chie venit dae su mare (ruba chi viene
dal mare)..Forse che i Cartaginesi, la gente più congeniale al
mare, vecchia razza di pirati, non avevano loro rapinato i due
terzi della propria terra, la parte migliore, dai Greci esaltata come
un miracolo di civiltà architettonica, civile ed economica?”
LA COSTANTE RESISTENZIALE SARDA::198

” “Ci parlano di stragi feroci, delle azioni di brigantaggio che costrinsero
Tiberio a inviare, nel 19 d.C., 4000 liberti ebrei coercendis
illic (cioè fra le tribù montane) latrociniis,30 delle “bardane”
dei Galillenses, annidati nei boschi dell’Ogliastra, che
occupano periodicamente, per vim, i praedia dei Patulcenses
Campani (i sardi “collaborazionisti” africanizzati e semitizzati,
poi romanizzati, del Basso Sarcidano e dell’Alta Trexenta), sottraendo
messi e greggi dal 111 a.C. al 69 d.C.31″
LA COSTANTE RESISTENZIALE SARDA: 200″

http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_26_20060401174110.pdf

8 Comments to “Ebbene si, purtroppo è razzismo”

  1. Sono esterrefatto, professore, dal suo trionfalismo tronfio. O meglio del suo presunto successo che in realtà è un insuccesso. Infatti queste citazioni fatte da lei sono meramente storiche e descrittive. Nessuna dichiarazione da parte di Lilliu di continuità genetica o linguistica con le attuali popolazioni. Nessun razzismo. Solo la “narrazione” allegorica, peraltro supportata da fonti certe, nulla è romanzato o inventato come in Sergio Atzeni.
    Affiancare Wagner, Spano o Deledda a Lilliu? Una manipolazione.
    Non sono innamorato delle teorie mitologiche, ma devo ammettere che le fonti storiche confermano la resistenzialità.
    Lilliu ne esce bene da grande intellettuale nazionalitario. Lei rischia di fare la figura di Franciscu Sedda con la rimozione della bandiera dei Quattro Mori.Una grande battaglia campale….po de badas.

  2. Ah no?
    “Quella grande ritirata,che spaccò la Sardegna in due – quella dei maquis “resistenti” e quella “coloniale” –, ha rappresentato e rappresenta il nodo storico dell’isola”…”(i sardi “collaborazionisti” africanizzati e semitizzati,poi romanizzati, del Basso Sarcidano e dell’Alta Trexenta)”. I Sardi “semitizzati” dai 4000 liberti ebrei.
    Lasciamo giudicare agli altri.

  3. Il sig. Bolognesi ha pienamente ragione.Lilliu era ed e’ un autorazzista degno erede di Lilliu e Bellieni.Le sue ricostruzioni sono ormai datate e sorpassate,farlo passare poi per nazionalista sardo e’ semplicemente ridicolo.Un democristiano che si batte per l’indipendenza della Sardegna?ahahahaah.Ve lo immaginate un basco del partido popular spagnolo che dice di essere indipendentista?Lo riempirebbero di ortaggi!Mi raccomando tra pochi giorni arriva il “grande capo dei visi pallidi” Napolitano,tutti a leccargli le suole all’inno “fortza paris”

  4. Caro Bolognesi, la dichiarazione di continuità genetica e linguistica con oggi, non c’è. Anche se la cerco con il microscopio e la lente doppia, non la trovo. C’è solo la favola allegorica che conosciamo bene, anche se per essere una favola ha molte fonti storiche a suo sostegno. Che Lilliu sostenga ciò che lei ha scritto, non è una novità. Ma non ha mai detto questa balla della continuità di sangue e di lingua. Lei gliela attribuisce per effetto della critica dell’intellettualità comunista in Sardegna. Ma quei gruppi intellettuali hanno sempre lavorato per ridicolizzare “qualsiasi” narrazione nazionale per l’isola. E casualmente anche per ridicolizzarne la lingua. Questo fino a prova contraria.

    Ripeto: Lilliu mette in campo una delle tante possibili narrazioni del mito fondativo di una nazione sarda. Una delle tante, ripeto, forse non la più convincente, ma comunque suggestiva quanto basta per parlarne ancora oggi. E anche questo è un fatto.

    E per lei, caro Angioy da Outlet, non ho parole…non conosce neppure la realtà basca, nè ha mai letto nulla di Liiliu sulla libertà della Sardegna. Per cui, che vuole? Si tenga le sue certezze da indipendentista immaginario e continui a ripetere i mantra dal manuale arborense di Scemology.

    Noi sopravviveremo anche a Napolitano. Lei ricordi che così come giudicate con severità la difficile e tormentata storia dei nostri connazionali che ci hanno preceduto, così crudamente sarete giudicati dai posteri. Vediamo cosa riuscirete a fare con la vostra giovanile arroganza.

  5. Quale sarebbe la “figura” di Sedda? Non mi risulta sia stata confutata la sua “vera storia della bandiera dei Sardi”.

  6. O il risentimento è dovuto al fatto …………… che ha rivelato che la terra non è piatta?

    Bè neanche i soldati del mitico “Tercio de Cerdeña” erano Sardi.

  7. Grazie degli insulti,sulla realta’ di Euskal Herria ne so abbastanza per esserci stato 2 volte e averci parlato con vari baschi.Quanto ai suoi eroi sardi abortivi la lascio ricordandole i grandi risultati da loro conseguiti:rischio di estinzione del sardo,60%di servitu’ militari,piano di rinascita(vada a sarroch a rifarsi i polmoni,disoccupazione giovanile e abbandono scolastico etc…).Torno a scemology,lei vada da Cappellaci o da Soru(uno vale l’altro)unu strexiu po fostei ddu at essi de seguru

  8. Cito da Maninchedda nel suo volume “Medioevo latino e volgare in Sardegna”, Cagliari 2007, pp. 17-18:

    I dati linguistici smentiscono, dunque, una resistenza durevole delle
    popolazioni montane sarde e svelano la radice ideologica che stava dietro
    l’ipotesi di una romanizzazione tardiva delle aree interne (VI secolo)
    formulata da Antonio Sanna sulla base non solo di un’errata interpretazione
    del significato delle lettere di Gregorio Magno sull’evangelizzazione
    dei Barbaricini (su cui torneremo), ma anche su un’altrettanto affrettata
    assimilazione della cristianizzazione alla latinizzazione. Indubbiamente
    tale ipotesi risentì della forte suggestione autonomista che
    animava il dopoguerra sardo e che sfociò nella proposta storiografica
    della ‘costante resistenziale’ avanzata dal grande archeologo Giovanni
    Lilliu. Per coglierne la portata (erronea) e i rischi ideologici fondati sui
    concetti di purezza e di etnicità (estranei a Sanna), cito una porzione cospicua
    dell’articolo del 1971 in cui venne espressa in modo esplicito,
    dopo anni di propaganda:

    <>.

    Non sfugga la facile individuazione degli assetti territoriali e demografici
    del VI sec. a.C. (non verificabili documentariamente e interamente
    dedotti dalla lettura dei rinvenimenti archeologici, peraltro allora
    più incompleti di oggi) come matrice dell’attuale struttura dei rapporti
    sociali e territoriali, con una conseguente obliterazione delle crisi demografiche
    e degli assetti della proprietà determinatisi in età medievale
    e moderna. Come pure va sottolineata l’arbitraria generalizzazione all’intera
    Sardegna di uno dei possibili sostrati sardi, quello iberico, con
    esplicita volontà di connettere l’antica ma ipotetica provenienza dei nuragici
    (che, invece, i geografi greci descrivono come simili ai berberi
    nord-africani) con la resistenza moderna delle popolazioni basche, quasi
    indicata a modello e a conferma della fondatezza delle ragioni dei
    “resistenti” sardi attuali (erano tempi in cui il banditismo che affliggeva
    le zone interne, evocava in taluni il brigantaggio resistente di epoca romana).
    Terzo ed ultimo tratto discutibile – e tra i più pericolosi –, la presunta
    uniformità etnica dell’area barbaricina, completamente infondata
    e non dimostrabile.
    Al di là, dunque, di questi eccessi ideologici, che però hanno avuto
    larga fortuna per la semplicità con cui hanno tentato di spiegare le
    strutture profonde della società sarda, il problema storico della Barbagia
    ha certamente altri connotati. ecc ecc.

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