Se non è razzismo, cos’è?

Con la quinta sto trattando dei testi di Tito Livio e di Cornelio Nepote su Annibale.

Per preparare le lezioni mi sto rileggendo un libro molto bello di Adrian Goldworthy: “The Fall of Carthage” (La caduta di Cartagine).

Goldworthy spiega perché i Romani a Canne se la sono presa nel di dietro: con Annibale la loro tattica della forza bruta e della schiacciante superiorità numerica non ha funzionato. Malgrado fossero il doppio dei Cartaginesi, accecati dalla loro arroganza, si sono ficcati da soli nella trappola di Annibale.

Goldworthy spiega anche molto bene perché i Romani hanno alla fine vinto: non gliene fotteva più di tanto di lasciar ammazzare praticamente un’intera generazione di uomini giovani–come a Canne–perché tanto li potevano rimpiazzavare subito con altri giovani pronti a farsi ammazzare per la Patria.

In pochi anni, non solo avevano rimpiazzato le legioni massacrate a Canne, ma ne avevano addirittura raddoppiato il numero: circa 100.000 soldati.

I Cartaginesi, invece, non potevano permettersi di perdere troppi dei loro dispendiosissimi mercenari e li risparmiavano.

Questi stessi Romani, all’incirca negli stessi anni, hanno imposto la Pax Romana anche alla Sardegna.

Chiaro che i Sardi non avevano alcuna possibilità di riuscire a liberarsi dai Romani: anche se li avessero ammazzati tutti, ne sarebbero arrivati altrettanti a rimpiazzarli. Ma naturalmente, la superiorità militare–e sicuramente anche numerica–dei Romani bastava e avanzava a sconfiggere i Sardi.

“Chi podeus crei a Titu Liviu, in su 174 A.C., Tiberiu Semproniu Graccu at ghiau un’esercitu arromanu chi at bocíu o fatu presoneris (e bendíu che tzeracus) unus 80.000 sardus. Segundu Franciscu Cesari Casula cussa cifra arrapresentat prus o mancu sa metadi de sa populatzioni sarda de intzandus. Sciendi ca is Arromanus, a una parti, esageránt meda cun su numeru de nimigus chi naránt chi iant bocíu o atzeracau, ma a s’atra, sciendi puru su chi boliant nai issus cun “Pax Romana” (sa paxi fiat sceti po chini s’arrendíat), benit a conca ca is legionarius ant sboidau a totu sa Brabaxa de sa genti chi ddis podiat donai fastidiu. O, a su mancu, ddu depeus pensai chi acetaus sa teoria ca sa Brabaxa sceti fiat “resistente” e ca s’arrestu de is sardus fiant giai atzeraccaus a is Arromanus. Dd’acabbaus, duncas, a sa primu ipotesi: candu su latinu est arribbau in Brabaxa, is sardus arresistentis fiant totus mortus o furriaus a tzeracus e bendius a stracu baratu (“sardos venales” ) a is latinfundistas arromanus.” (costante resistenziale)

Altri autori classici menzionano altre ribellioni che, sporadicamente, si verificarono ancora fino al II secolo A.D. (si vedano i vari articoli di Giovanni Ugas sul blog di ZF Pintore).

Chi erano questi Sardi “ribelli”? Metto le virgolette perché dopo le analisi di Franco Cagnetta e di Michelangelo Pira e, se permettete anche dopo la mia (L’invenzione del banditosardo nell’opera di Grazia Deledda , L’invenzione del banditosardo nell’opera di Grazia Deledda (2 e fine)), non possiamo più assumere ingenuamente che le bardanas fossero qualcosa di più che delle imprese economiche effettuate per arricchirsi a spese dei Sardi di altri luoghi.

Erano discendenti dei Sardi nuragici ribellatisi ai Romani?

Le cifre di Tito Livio, l’evidenza archeologica (http://mailbeta.libero.it/cp/ps/Mail/huge/pickup?a=XDJVDPX0O3OJY811JS825P69&b=4342482d3c) l’evidenza linguistica, quella antropologica e, se ho capito bene, anche quella genetica–ma invito Mauro Peppino Zedda a intervenire con un post suo–ci dicono che questa ipotesi è assolutamente impraticabile.

Rimane un’alternativa che io ho già proposto, prima in modo semi-serio, e poi seriamente: le montagne della “Barbagia” sono state ripopolate, dopo il genocidio dei Romani, da Sardi–fuggiaschi?–provenienti dalle pianure.

In altre parole, la continuità della “ribellione” barbaricina sarebbe il prodotto della montagna: Braudel parlava di libere repubbliche montanare, l’avete dimenticato?

Gente “diversa”, nelle stesse condizioni ambientali ed economiche produce comportamenti analoghi.

Balla! Queste cose le dico da mesi ormai, ma nessuno di quelli che intervengono per difendere la “costante resistenziale” la prende in considerazione e continua a martellare con l’argomento del “ribellismo barbaricino” senza affrontare il tema principale: i Barbaricini non possono essere i dicendenti dei Sardi nuragici “pesaus a monti” dopo la sconfitta con i Cartaginesi prima e con i Romani poi.

Nessuno che prenda le distanze in modo chiaro dalle teorie esplicitamente razziste di Santu Max e quelle implitamente razziste di Santu Lilliu.

Voi non prendete posizione?

E io continuo a rinfacciarvelo!

11 Comments to “Se non è razzismo, cos’è?”

  1. Ho ribadito più volte che Lilliu non sostiene questa tesi. E continuo a ribadirlo. la prova contraria non c’è. L’implicito razzismo non esiste perchè mai e poi mai Lilliu considera i sardi diversi e alcuni di loro meno sardi. Spiega idealmente, con un mito fondativo, la divisione della nostra nazione dei tempi attuali. I bersagli sono altri, molto più rilevanti. Per esempio Antonio Sanna e il suo manuale di linguistica. O il professor Bolognesi ha paura di attaccare i santuari glottologico – linguistici dell’università di Cagliari e i suoi dei mani?

  2. Del resto sul valore metaforico-simbolico della costante resistenziale basta leggere questa dichiarazione ai giornali di Lilliu di qualche anno fa mentre dava il suo appoggio a Renato Soru. <Chi non ha dubbi è l' accademico dei Lincei Giovanni Lilliu, "sardus pater", l' archeologo dei nuraghi. «Voto Soru, perchè lo sento molto sardo, lo sento più vicino a me. Io ho scritto "La costante resistenziale sarda", ecco lui è un sardo, un sardo che resiste». Un uomo di Barumini che indica uno di Sanluri come campione della costante resistenziale. Come la mettiamo? Dov'è il razzismo nei confronti dei meridionali? Nel caso di Lilliu poi sarebbe auto-razzismo perchè lui è un meridionale sardo a tutti gli effetti. Chi combatte Lilliu combatte l'idea di nazione sarda, coerenetemente, non la sfiora questo dubbio professore?

    p.s.
    non entro nel merito del giudizio sull'uomo politico in questione, mi interessava solo l'aspetto giustificazionista e assolutamente non geografico o razziale di Lilliu nell'intendere l'applicazione pratica della costante in oggetto

  3. Mi permetto di intervenire in questa discussione, io che poco o nulla so di linguistica né di storia antica, perché mi pare che il dibattito sia stato portato da Loni e Delussu ad un livello surreale: l’uno che parla di Lilliu che “Spiega idealmente, con un mito fondativo, la divisione della nostra nazione dei tempi attuali”, mentre l’altro vagheggia sul “valore metaforico-simbolico della costante residenziale” di cui si potrebbe leggere sui giornali in concomitanza di una dichiarazione di voto a favore di Soru, come se questo rendesse questi argomenti scientificamente validi. “Mito fondativo”??? “Valore metaforico-simbolico”??? Ma siete seri? No perché, da persona di scienza, vi dico che non è con questo genere di argomenti che si fà scienza. Ha ragione il prof. Bolognesi: lui parla di riscontri e dati oggettivi, o meglio verificabili e falsificabili, e chiede semplicemente ai suoi interlocutori lo stesso tipo di rigore… ricevendo in risposta fumosi sofismi che sinceramente mi pare lasciano il tempo che trovano.

  4. Mi parrit ca, sighendi sù chi tropu genti fait, si donit importàntzia prus a su “connotu” académicu ki a maneras noas de biiri is cosas. Ma custu no est strambu. Bastat de passai de Popper a Kuhn po cumprèndiri ca ddoi at una “scièntzia normali” in is cosas de Sardigna, ca si fait in Sardigna e bastat, e ca esti irraixinada in su razismu, e particularmenti in s’autorazitzatzioni (po impreai su cuncetu de Taguieff).

  5. E torraus a sa matessi pelea; e duncas ripitimos cosas chi hamos giai nadu in atteros cummentos subra sa chistione in custu blog.. Mi paret chi est comente a chistionare de s’orbita terreste cun sas connoschentzias de tolomeo, chentza nudda ischire de galileo. E galileo hat presentadu sos suos concruos dae pagu tempus. Insisto chi esistit s’iscoperta iscientifica de s’iscrittura nuragica, e non solu, e da issa risultat, iscientificamente, una continuidade de cultura da sos nuraghes a oe, chi fudi impensabile finas a pagos annos faghede, e chi paret de una fortza superiore, chi peruna attera tziviltade hat presentadu. E non soe faeddende di filosofia, ma de iscientzia. E si nono comente podiat arrivare a oe cussa cultura (limba e totu su restu) a poi de millennios e de iscunfittas cun romanos,vandalos,bizantinos,ispagnolos, e gai sighinde.Est ca b’hiat una fortza manna de resistentzia in tota sa sardigna da su nuragicu e finas da su prenuragicu.E si nono puite tota custa gherra ( finas cun mudimine mannu) contra a s’iscittura nuragica; no hat a essere chi hant bidu perigulu mannu?
    No importat nudda si custa resistentzia siat prus manna in campidanu o in barbagia, o si in barbagia si pottada ispiegare cun su cuntzettu de montagna/pianura, o cantos sardos hant mortu sos romanos, e de cales partes de sardigna sunt.
    Nemmancu b’intrant sas alloglossas linguisticas e fonologicas, puru iscientificas. Est una rivolutzione culturale manna, una ribaltada de abbaidare a su connotu, e mescamente a su chi no est connotu o chi non cherent chi si connoscat.
    Mancari cun sas laureas honoris causa.

  6. Caro signor Solinas, io dico quello che voglio e non è certo lei incaricato di dare patenti di scienza. Se mai può dire di non essere d’accordo con me. E su questo nessuno ha da eccepire. Più volte, anche con il signor Delussu, abbiamo chiesto riscontro ai cosiddetti “dati” di Bolognesi. Inutilmente. La verità vera, e mi dispiace dirlo perchè stimo il professore e lo ritengo in questo momento uno dei maggiori studiosi viventi della lingua sarda insieme a Contini, Corraine e pochi altri, Bolognesi è incorso in un infortunio, diciamo, ontologico.
    Ha criticato non le affermazioni reali di Lillu, ma quelle che gli hanno sempre attribuito gli avversari antinazionalisti sardi in particolare provenienti dal’area marxista, prima maoista, poi filosovietica, alla fine filo Gruppo l’Espresso per disperazione. La pagina culturale della Nuova Sardegna negli Anni Ottanta e Novanta ha organizzato vere e proprie campagnedi stampa contro la costante resistenzale e l’identità nazionale dei sardi. Insomma, ragioniamo sulle colpe di Lilliu secondo la vulgata comunista sarda che era interessata a bloccare qualsiasi narrazione appena appena credibile di identità nazionale sarda. Chiedete pure a Costantino Cossu, se ne sa qualcosa.
    Non credo che sia un metodo accettabile se Bolognesi, che ripeto stimo e ammiro, non dimostra le sue affermazioni che sono solo voli pindarici, per il momento. Egli dimostra le dichiarazioni di Wagner, forse quelle di Spano (così cosi), ma non quelle di Lilliu. Su Lilliu manipola per inseguire un’idea a priori suggerita dai nemici di Lilliu e del nazionalismo sardo.
    Per il professor Mongili, del quale sono un lettore affezionato, dico solo che Lilliu è stato molto vicino, finchè ha potuto, al movimentismo. Non è stato certo un accademico pavido e conformista, almeno nell’ultima parte della sua vita pubblica. Per questo si è merito il titolo di Babbai, tra i nazionalisti di due generazioni. Gli ultimi arrivati di sicuro non sanno e non per colpa loro.

  7. Bastat cun sa brulla. A si pigai a cixiri s’ unu cun-i s’ atru non serbit a nudha. E tandus intraus in sa chistioni de sa “costante resistenziale”. Prima de totu, ‘nci at cancunu chi narat ca de resistentzia non ‘nci ‘nd’adi mai stau? A su chi apu pòtziu cumprendiri, de su chi eis iscritu, non ‘nci at nemus. De resistentzia s’ ind’ at biu, e cumenti puru. Segunda chistioni, candu est chi incumentzat totu custa “resistentzia”? Innoi puru totus de acordiu, prima cun is cartaginesus e, sighi sighi, cun is romanus. Po nai sa beridadi, Robertu Bolognesi no’ dha pentzada aici. Po issu sa cosa cumentzat candu is romanus anti sperdiu sa metadi de su populu sardu o bocendudidha inderetura o bendendidha che iscrava innui s’ indi faiat a compra e bendi.

    Sa prus facili data iat essiri facias a su segundu seculu prima de Gesu’ Cristu, po serrai prus a crutzu, fra s’annu 181 e su 174. Aici parit de cumprendiri, puita in cussa girada de annus is romanus ‘nci ianta postu una perda scrita, in su templu de sa dea Mater Matuta, bantendusia de ari bociu o fatu presoneris otantamilla sardus. A contus fatus, sa metadi de cantu fiant in totu, aici cumenti narat Franciscu Cesari Casula e a Bolognesi dh’ andat beni.

    Fintzas a immoi non si bidi grandu diferentzia intra su chi naràt Lilliu e is chi dhi faint is partis e su chi na’ Robertu Bolognesi. Sa diferenzia manna ‘ndi bessit candu s’ “olandesu” abetiada ca po arrennesciri resistentis, tocat a ‘nci pesa’i a pitzus de monti. E puita? Puita dha nau Braudel, dhu narat s’archeologia, sa genetica e sa linguistica, e non si ‘ndi chistionat prusu. Po su pagu chi apu potziu imparai, nen sa Storia, nen su Studiu de s’ Antigoriu, nen cussu de su D.N.A., nen cuss’ atru de su Limbatzu, podint parai faci a sa Matematica, a sa Fisica e a sa Chimica. Non funti “Scienze Esatte”. E ingunis puru donant atentzioni meda a cumenti si moviri.

    Atra cosa: innui fiant cussus otantamilla sardus? in Brabaxa? A sa Intendida de Lilliu, no, ca dhui fiant is de foras puru e si fuant federaus cun is brabaxinus contras a-i cussus bestius de romanus ca ‘ndi boganta is sordaus a istracu baratu e non dhus paganta cumenti dhis tocada a fari a is cartaginesus. Aici fait a cumprendiri puita sa gherra dh’iant binta is romanus mancai fuant prus tontatzus de Annibale e de sa genti cosa sua. A sa intendida de R.B., genti de foras de Brabaxa non ‘nd’ iada in cussa resistentzia. Po dha contai mellus, intranta de apetotu a giru a giru, de Sarrabus, de Gerrei, de Trexenta, de Sarcidanu, de Mandrolisai, de Barigadu, de Marghine, de Goceano po diventari “resistentzialis” e-i cudhus drigatziaus bociant e bendiant fintzas a ‘ndi dhusu sperdiri totus. Aici sa resistenzia est ispaciada, atru che. De “costanti” est abarrau feti Santu Antine.

  8. Mi un’atra :”LA DEGRADAZIONE DELLA SOCIETÀ BARBARICINA. È noto che
    verso la fine del VI secolo a.C., dopo lunghe lotte, Cartagine
    cacciò i Sardi indigeni sui monti del Centro isolano, e ve li
    rinchiuse come in una “riserva indiana”.Quella grande ritirata,
    che spaccò la Sardegna in due – quella dei maquis “resistenti”
    e quella “coloniale” –, ha rappresentato e rappresenta il nodo
    storico dell’isola. Sono nate, in quella drammatica circostanza,
    le due culture, la dicotomia continente-mare, la “questione”
    della Sardegna. Fu allora che i fuggiaschi, diventati veramente
    “barbaricini” per spazio geografico e per psicologia, dovettero
    pronunziare per la prima volta, nella genuina lingua sarda del
    ceppo basco-caucasico (quella che i filologi moderni chiamano
    “lingua sarda” è un vernacolo latino della precoce assimilazione
    linguistica fatta dai Sardi dall’imperialismo romano), l’altro
    detto barbaricino furat chie venit dae su mare (ruba chi viene
    dal mare)..Forse che i Cartaginesi, la gente più congeniale al
    mare, vecchia razza di pirati, non avevano loro rapinato i due
    terzi della propria terra, la parte migliore, dai Greci esaltata come
    un miracolo di civiltà architettonica, civile ed economica?”
    LA COSTANTE RESISTENZIALE SARDA::198

  9. E milla sa prova de sa cundenna genetica de is Sardus colonizaus: “Ci parlano di stragi feroci, delle azioni di brigantaggio che costrinsero
    Tiberio a inviare, nel 19 d.C., 4000 liberti ebrei coercendis
    illic (cioè fra le tribù montane) latrociniis,30 delle “bardane”
    dei Galillenses, annidati nei boschi dell’Ogliastra, che
    occupano periodicamente, per vim, i praedia dei Patulcenses
    Campani (i sardi “collaborazionisti” africanizzati e semitizzati,
    poi romanizzati, del Basso Sarcidano e dell’Alta Trexenta), sottraendo
    messi e greggi dal 111 a.C. al 69 d.C.31”
    LA COSTANTE RESISTENZIALE SARDA: 200

  10. Che delusione professore, in questa sua citazione nondimostra niente delle sue affermazioni precedenti escagiona completamente Lilliu. Poveri noi,tanto rumore per nulla.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: