Una notte, buia e tempestosa, in un castello della Gabillonia

Il Mastino Napolitano camminava sugli spalti del suo castello e bofonchiava soddisfatto: “E sventolando il proprio portafojo, lui la convinse al biascico e all’ingo-o-o-o-jo!”

Il Mastino è un uomo colto e poteva permettersi di parafrasare De Andrè che parafrasava la sua “Canzone di Marinella”.

E poi continuò a bofonchiare: “Dal castello-o-o de-e-l silenzio-o-o Egli vede anche te…”

Adesso era meno soddisfatto: infatti non era riuscito a far tacere i Sardi che l’avevano contestato e che gli avevano dato del buffone.

Per questo aveva chiamato la Vampira e Kerki, ” l’Uomo-che-conosce-il-cuore-degli-uomini.”

I Sardi non gli obbedivano più

“Usi obbedir tacendo”: era sempre stato così.

E invece adesso lo prendevano a pireddus e gli dicevano: “Vecchio scemo, vai a cagare! Prrrrrr!”

Ma come, proprio a Sassari, la capitale della Gabillonia, che ha dato alla Nazione i due presidenti più fuori di testa della sua storia, non si rispetta più l’Italia?

Adesso non vogliono più i corsi di flora vegetale sarda in italiano e non vogliono neanche più sventolare le bandierine tricolori dei loro affamatori.

Adesso danno dell’imbroglione al Mastino e del buffone al Napolitano, che gli crea pure una crisi di identità al Mastino Napolitano.

Già gli era andata male con Gheddafi: quello stronzo si è fatto ammazzare prima che potessero dargli la laurea Onoris Causa: addio petrodollari, cammelli e odalische. Sono rimasti solo gli scorpioni…

Adesso, invece, Napolitano ci casca e i Sardi lo spireddano a manetta, anche se poi è piuttosto il caso di dire che non l’ha cagato quasi nessuno.

Due figure di merda colossali in così poco tempo.

Bisogna fargliela pagare a questi Sardacci.

A mali estremi estremi rimedi.

Saranno la Vampira transilvana e il Re di Cuori a fargliela pagare.

Dimostreranno che i Sardi non esistono, dato che ciascun Sardo è diviso in un Gabillu e in un Maurreddinu, così come egli stesso è diviso in un Mastino e in un Napolitano.

A questo punto è arrivato il Lupinu Mannaru a distoglierlo dai suoi pensieri.

–È arrivato Pedro el Perro de Cerdegna.

I tre canidi, quando si ritrovarono assieme, ulularono a lungo, per stabilire chi fosse il Maschio Alfa, ma alla fine il Mastino e il Perro mostrarono il ventre al Lupinu Mannaro.

–Mia sorella è giudice, e se non vi sottomettete vi faccio condannare a parlare e scrivere in sardo in pubblico!

–Allora dicci qual’è il tuo piano.

–La Vampira, mentre Kerki parla di fono-cardiologia, va in giro a mordere il pubblico nel collo. Nel giro di pochi istanti tutti gli astanti saranno agli stenti. Abili e tonti, saranno in tanti a procedere a tentoni–affanculo, la rima non mi esce. Dopo di che, tutti parleranno tricolore e non romperanno più i coglioni!

–Geniale, capo!

I tre canidi ripresero a ululare alle lune della Gabillonia e della Campadania.

Ma le cose non andarono così lisce.

Arrivati al giorno fatale, mentre gli spettatori ignari pensavano di assistere alla lap dance di Kerki, Marinella di Transilvania andava in giro sorridendo e abbeverandosi alla giugulare dei presenti–che immediatamente scordavano qualsiasi parola di sardo–ma Kerki Man si ricordò improvvisamente di essere un cardiologo, e non un linguista-blaschista, e di aver pronunciato il giuramento di Ippocrita.

No, ~ua minca ‘e mobenti, Vampira Transilvana, tui depis mussiai sceti a is Gabillus e a is Sardus-Sardus ddus depis lassai stai!

Marinella rise sguaiatamente, mentre il sangue le colava dai lati della bocca.

–Toca tontu! E ita ti creist, ca tocát sceti a issus? Totu si depeis furriai a Italiotas!

Kerki Man non era del tutto stupido e all’ospedale di Carbonia si era procurato un paletto di frassino di quelli in dotazione al pronto soccorso per sedare i disoccupati in crisi di astinenza da cibo. Tenendo il paletto appuntito con entrambe le mani corse verso Marinella e le trafisse il cuore.

–Dd’apu a sciri aundi est!

Marinella, anziché in un pipistrello, si trasformò in una farfallina leggera leggera ne volò via.

Nessuno sentì mai più niente di lei.

Il Lupinu Mannaro e il Mastino Napolitano a questo punto capirono che il loro piano era fallito e invitando i neo-vampiri a partecipare al banchetto, si buttarono su Kerki Man e lo divorarono.

E tutti vissero felici e contenti.

2 Comments to “Una notte, buia e tempestosa, in un castello della Gabillonia”

  1. Applausi…

  2. Pedro el Perro de Cerdeña nci dd’ant fuliau de una ventana a pustis de si nd’essi papau a Kerki Man

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