Is datos de su cuntatu linguisticu intra de italianu e sardu

Immoe, candu calincunu bosi narat ca totu is Sardos faeddant s’italianu, faet a ddos respunder puru.

E candu calincunu bosi narat ca su sardu est pratzidu in duos, faet a ddu preguntare: “Ma, de ita ses faeddende?”

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La sintassi del sardo

Come già affermato, la sintassi della frase è quasi totalmente omogenea in tutte le varietà del sardo. E questo malgrado il sardo presenti tutta una serie di fenomeni sintattici che gli sono esclusivi. In questo capitolo saranno presentati quei fenomeni del sardo che non trovano riscontro nell’italiano e che quindi costituiscono un elemento distintivo della grammatica sarda.

Molti di questi fenomeni sono presenti come interferenze anche nell’Italiano Regionale di Sardegna (IRS). Per catalogarli, si è fatto ricorso al libro di Michael Allan Jones “Sintassi della lingua sarda” (Jones, 1993, 2003), il quale costituisce l’unica estesa descrizione della sintassi della frase in sardo, confrontando le descrizioni di Jones, le quali sono basate sul sardo parlato a Lula, con le mie intuizioni di parlante nativo del sardo di Iglesias. Per ricevere conferme su miei eventuali dubbi ho anche condotto delle inchieste su Facebook tra i parlanti di diverse varietà del sardo.

I fenomeni, dato l’obiettivo non specialistico di questa descrizione della sintassi, sono presentati in modo non sistematico, seguendo l’ordine in cui sono stati incontrati in Jones (2003).

Si è accertato un totale di 72 fenomeni sintattici assenti dall’italiano. Naturalmente, dato che la descrizione di Jones della sintassi del sardo, per quanto estesa, non è completa, si può ragionevolmente supporre che il numero di fenomeni sintattici che il sardo non condivide con l’italiano sia superiore. E, naturalmente, non si può escludere che qualche fenomeno sia sfuggito alla mia ricerca.

Dei 72 fenomeni, 9 non sono condivisi interamente da tutte le varietà del sardo (12,5%) e mostrano delle differenze più o meno grandi. Ai fenomeni condivisi da tutte le varietà del sardo vanno aggiunti, naturalmente, quelli che tutte le varietà del sardo condividono con l’italiano: diverse decine. Si può perciò affermare che le differenze sintattiche tra le varietà del sardo non arrivano al 10% dei fenomeni catalogati. 24, poi,  sono i casi di interferenza sintattica dal sardo all’IRS. Questo significa che un terzo esatto dei fenomeni sintattici descritti da Jones, e divergenti dall’italiano, è stato assorbito dalla grammatica dell’IRS. Ovviamente, non si possono fare affermazioni precise rispetto ai fenomeni non riportati da Jones, ma ci si può fare un’idea almeno approssimativa.

  1. Anticipazione:

es. Cussu libbru apo lessu/Cussu libbru apu ligiu.                                          Jones (2003:18).

Questo fenomeno, presente anche nell’IRS (es.: Capitto mi hai?), viene chiamato “confinamento a sinistra” in Jones (2003) e comporta lo spostamento alla prima posizione della frase della sintagma tropicalizzato, cioè dell’argomento principale della frase.

  1. 2.      Non + de:

es. Non de abba, abbardente est.                                                                    Jones (2003:22)

Questo fenomeno è assente dal sardo meridionale.

  1. 3.      Ca/chi emmo/nono:

es.: T’apo natu ca/chi emmo/nono                                                                 Jones (2003:22)

Il fenomeno è presente anche nel sardo meridionale (es.: T’apu nau ca eja/nou)

  1. 4.      Particella interrogativa “a”:

es.: A cheres venner a domo mea?                                                                Jones (2003:23)

Il fenomeno è assente dal sardo meridionale. L’isoglossa passa per il Gennargentu, dato che sia a Orgosolo che a Desulo è possibile formare questo tipo di frasi interrogative sia con l’uso di ä” che senza. A Scanu Montiferru si registra anche un altro fenomeno. La frase preceduta da “a” deve anche essere seguita da “chi”: es. “A nde cheres chi?”

  1. 5.      Uso della preposizione “a” di fronte all’avverbio “inoche”:

es: Veni a inoche!/Beni a innoi                                                                                 Jones (2003:28)

Il fenomeno si ritrova identico nel sardo meridionale.

  1. 6.      Ancu + congiuntivo:

es: Ancu ti falet unu lampu!/Ancu ti calit arrori!                                                        Jones (2003:29)

Quest’uso di “ancu”è identico nel sardo meridionale.

  1. 7.      Ite + chi:

es: Ite bellu chi ses!/Ita bellu chi ses                                                              Jones (2003:29)

Questo fenomeno è presente nel sardo meridionale e nell’IRS (es.: Che bello che sei!)

  1. 8.      Clitici preposti all’imperativo negato:

es.:  Non  mi lu nies/Non mi ddu nergias                                                       Jones (2003:30)

Questa posizione dei pronomi clitici si ritrova sia nel sardo meridionale che nell’IRS (ma piuttosto nell’italiano degli incolti: es: Non me lo dire!)

  1. 9.      Infinito con soggetto:

es.:  Cheljo a la tratare bene issu!/Bollu a dda tratai beni issu!                                  Jones (2003:32)

Il fenomeno si ritrova identico sia nel sardo meridionale che nell’IRS (es.: Voglio a trattarla bene!). Il fenomeno è presente in tutte le varietà anche come esortazione:

es.: A la tratare bene!/ A dda tratai beni!

  1. 10.  Singolare collettivo:

es: Tunca, chi non intret sa musca/Serra, chi non intrit su musca                  Jones (2003:30)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 11.  Uso di nudda come determinatore:

es.: Non apo vistu nudda gente/Non apu biu nudda genti                                          Jones (2003:38)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali. Risulta invece assente dal sardo della Planargia.

  1. 12.  Numerali ordinali perifrastici:

es.: Sa de duas feminas                                                                                             Jones (2003:42)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 13.  Postposizione dei possessivi:

es. frade meu/fradi miu                                                                                             Jones (2003:52)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 14.  Assenza dell’articolo di fronte al titolo:

es.: Sennora Medda est cun Dutore Pinna a ch’est  Professor Lai                              Jones (2003:58)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali nell IRS.

  1. 15.  Assenza dell’articolo con chene:

es.: andamus chene machina                                                                         Jones (2003:60)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 16.  Assenza dell’articolo con un nome che denota una professione:

es.: Marieddu est pastore                                                                               Jones (2003:61)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS.

  1. 17.  Assenza di articolo con aggettivi di tipo valutativo

Es.: Ti credío pitzinneddu bravu/Ti criemu piciocheddu bravu                                 Jones (2003:61)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 18.  Particella affermativa ja/ge:

es.: Ma, dotoressa, ja lu ses!/Ma dotoressa ge ddu ses!                                              Jones (2003:64)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell IRS (es.: Ma dottoressa gia lo sei!)

  1. 19.  Postposizione dei determinatori pacu/meta:

es. Juanne at bitu binu meta/pacu./Giuanni at bufau binu meda/pagu                       Jones (2003:65)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 20.  Accusativo preposizionale:

es.: Apo vistu a Juanne/Apu biu a Giuanni.                                                  Jones (2003:68)

Il fenomeno si ritrova nei dialetti meridionali e nell’IRS, ma con la differenza che nei dialetti meridionali l’accusativo preposizionale si trova davanti a nomi che denotano esseri umani, anche quando questi sono preceduti dall’articolo o un altro determinatore (es.: Apu biu a su fradi de Giuanni). Il fenomeno dell’accusativo preposizionale è presente anche nello spagnolo (es.: quiero a mi hermana.)

  1. 21.  Sintagmi nominali privi di testa (nome):

es.: Cudda machina est prus manna de sa de Juanne.                                                Jones (2003:72)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 22.  Estraposizione del sostativo testa:

es.: presta-mi sa tua de pinna.                                                                       Jones (2003:80)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS (es.: Prestami la tua di penna.)

  1. 23.  Aspetto progressivo del verbo:

es.: Non ti so cumprendende./Non ti seu cumprendendi.                                           Jones (2003:88)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e si distingue dall’italiano, perché indica una situazione effettiva (piuttosto che tipica o abituale).

  1. 24.  Aspetto perfettivo del verbo esclusivamente perifrastico:

es.: Juanne est andatu a Núgoro                                                                                Jones (2003:89)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS. Il passato remoto è attestato sporadicamente in alcuni dialetti del sardo.

  1. 25.  Futuro perifrastico:

es.: Ant a tundere sas berbeches cras./Ant a tundi is brebeis cras.                 Jones (2003:94)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 26.  Imperfetto usato come condizionale:

es.: T’apo natu chi rughías./T’apu nau ca arruíast.                                         Jones (2003:96)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS.

  1. 27.  Condizionale perifrastico:

es.: Ischío chi dias rúghere./Ddu sciemu ca iast a arrui.                                             Jones (2003:97)

Il fenomeno si ritrova praticamente identico nei dialetti meridionali. L’unica differenza consiste nel fatto che l’ausiliare meridionale è ai, mentre quello di Lula è dévere. Una differenza lessicale, quindi, e non sintattica.

  1. 28.  Uso transitivo del verbo faeddare/telefonare, ecc.

es.: Los apo freddatos./Ddus apu fueddaus.                                                  Jones (2003:102)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e, sporadicamente, nell’IRS.

  1. 29.  Uso dell’ausiliare avere con il verbo proere:

es.: At proitu meta eris./At propiu meda ariseru.                                                        Jones (2003:106)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e, sporadicamente, nell’IRS.

  1. 30.  Uso riflessivo di verbi intransitivi:

es.: Tziu Berte si nch’est mortu eris./Tziu Berte si nc’est mortu ariseru.                    Jones (2003:127)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 31.  Postposizione dell’avverbio che modifica l’aggettivo:

es: bella meda.

Il fenomeno è generale per le diverse varietà del sardo, ma sembra conoscere la possibilità di invertire l’ordine dell’aggettivo e dell’avverbio nei dialetti bittesi-baroniesi (es.:  meta bella: Jones (2003:48)

  1. 32.  Limitazione delle frasi passive ai registri colti:

es.: A Juanne l’ant mortu/A Giuanni dd’ant mortu                                        Jones (2003:130)

In tutte le varietà del sardo frasi come “Juanne est istatu mortu/Giuanni est stetiu mortu” vengono giudicata come non accettabili e si preferiscono costruzioni impersonali come quelle degli esempi in (32). Queste costruzioni si incontrano anche nell’IRS. Ciononostante, costruzioni passive si trovano regolarmente in testi scritti e altamente formali.

  1. 33.  Uso di chérrere/bolli con funzione passivizzante:

es.: Custas fainas cherent/bolint fatas.                                                                       Jones (2003:129)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS.

  1. 34.  Uso del participio passato/infinito con chene:

es. Cussa camisa est chene lavata/sciacuai.                                                   Jones (2003:130)

In questa costruzione passiva, nei dialetti centrosettentrionali del sardo il participio passato segue la parola chene, mentre nei dialetti meridionali  è l’infinito del verbo. A Ovodda sono presenti entrambe le forme.

  1. 35.  Uso del gerundio come participio presente:

es: Su vinu si biet mandicande./Su binu si bufat papendi.                             Jones (2003:132)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS.

  1. 36.  Uso dell’ausiliare áere nelle frasi riflessive:

es.: Tonina s’at fertu s’anca/ sa camba.                                                                     Jones (2003:136)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS. Il fenomeno è limitato alle costruzioni che denotano un “possesso inalienabile”, secondo Jones, ma potrebbe essere esteso anche ad altre costruzioni (es. Mi nci apu papau su pani.).

  1. 37.  Combinazione dell’aspetto perfettivo e progressivo dei verbi:

es.: So istatu travallande./Seu stetiu trabballendi.                                           Jones (2003:144)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS.

  1. 38.  I clitici precedono sempre il verbo modale:

es.: Juanne lu cheret fáchere./Giuanni ddu bolit fai.                                      Jones (2003:146)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS. In tutte le varietà del sardo una frase come “*Juanne cheret fácher-lu” è impossibile.

  1. 39.  Uso di torrare nel senso di ripetizione di un’azione:

es. Torro a léghere cussu libbru./Torru a ligi cussu libbru.                             Jones (2003:156)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 40.  Uso di prus pacu/pagu:

es. Oje apo travallatu prus pacu./Oi apu trabballau prus pagu.                                  Jones (2003:179)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 41.  Rarità degli avverbi che finiscono in –ente:

Jones riporta gli avverbi mestamente e massimamente, con significato praticamente identico. Mentre di massimamente si può tranquillamente affermare che si tratta di un italianismo, la cosa è più difficile da credere per mescamente, visto che quest’avverbio è assente dall’italiano. Comunque a Ovodda la forma è conosciuta come mesches, mentre è assente sia dai dialetti meridionali che dal sardo di Pattada. È interessante vedere che a Lodè, confinante con Lula, esistono le forme mescas (specialmente) e mascamente (soprattutto). In ogni caso, anche a Lodè non si riportano altri casi di avverbi che finiscono in –mente. Tutte le varietà del sardo, conoscono varie forme per rendere il significato che in italiano hanno gli avverbi in –mente.

es.: Luchía curret prus cuitande de María./Luxía currit prus acoitendi de María.  Jones (2003:180)

es.: Luxía currit prus a lestru de María.

  1. 42.  Frasi comparative con de e chi non:

es.: Gavini sonat sa chitarra prus de Frantziscu.                                                        Jones (2003:180)

es.:Juanne dormit prus chi non travallat.                                                                   Jones (2003:184)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS (es. Gavino suona la chitarra più di Francesco; Giovanni dorme più che non lavora.)

  1. 43.  Frasi comparative con comente e che:

es. Luchía est che/comente a María                                                               Jones (2003:187)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali. In certi dialetti la particella che segue comente è “e”: es. comenti e cussu. La presenza della particella impedisce la lenizione della plosiva sorda che segue.

  1. 44.  L’uso della preposizione de dopo gli avverbi di luogo:

es.: indainnantis de; indaesecus de; infatu de;                                                           Jones (2003:193)

  1. 45.  L’uso del possessivo dopo gli avverbi di luogo:

es: indainnantis  meu                                                                                     Jones (2003:195)

Questo fenomeno è presente anche nei dialetti meridionali, in alcuni dialetti apparentemente come unica forma (Decimomannu, Laconi).

  1. 46.  La preposizione in usata esclusivamente come “stato in luogo”:

es.: Semus in Núgoro                                                                                     Jones (2003:197)

es.:  L’apo postu in sa mesa                                                                          Jones (2003:197)

es.:So andatu a Frantza                                                                                              Jones (2003:197)

Questo fenomeno è presente anche nei dialetti meridionali, in alcuni dialetti—forse per influenza dell’Italiano—esiste anche la forma Seu andau in Francia.

  1. 47.  Assenza di una preposizione temporale che corrisponde all’italiano per:

es.: Fipo tres oras isseande./Femu tres oras abetendi                                     Jones (2003:201)

es. So duas dies chene mandicare./Seu duas dis chene papai.                                   Jones (2003:201)

Questo fenomeno è presente anche nei dialetti meridionali e nell’IRS. In italiano la costruzione corrispondente contiene la preposizione temporale per: es: Ho aspettato per tre ore; Non ho mangiato per/da tre giorni.

  1. 48.  Richieste e offerte con il pronome dativo:

es.: A mi li lavas sas dentes a issu? Mi ddi sciacuas is dentis a issu?             Jones (2003:242)

Questo fenomeno è presente anche nei dialetti meridionali.

  1. 49.  Uso “drammatico” di nche:

Maria nch’at strempatu sa janna./Maria nci at sbatiu sa porta.                                   Jones (2003:242)

Questo fenomeno è presente anche nei dialetti meridionali.

  1. 50.  Riflessivi con e totu:

es.: Gavini l’at comporatu pro isse e totu./Baingiu dd’at comperau po issu e totu. Jones (2003:242)

Questo fenomeno è presente anche nei dialetti meridionali. In questi dialetti, però non sempre è possibile usare il sinonimo di e totu nelle frasi riflessive: su matessi

es.: Gavini l’at comporatu pro isse matessi.

  1. 51.  Uso di comente chi:

es.: Juanne fit dande ordines comente ch’esseret su re.                           Jones (2003:262)

Questo fenomeno è presente anche nei dialetti meridionali. In questi dialetti, però, l’uso di chi al posto di si è generalizzato: es. Chi non bolis benni, abarras in domu.

  1. 52.  Uso del congiuntivo nelle frasi subordinate:

es. Ancu ti falet unu lampu!/Ancu ti calit guta!                                                         Jones (2003:263)

es. Si Juanne esseret inoche!/Si Giuanni fessit innoi!                                    Jones (2003:263)

es. Non creo chi siant issos./Non creu chi siant issus.                                               Jones (2003:263)

es. Non bi andes! Non ddoi andis!                                                                Jones (2003:263)

es. Cheljo chi Maria venzat./Bollu chi Maria bengiat.                                               Jones (2003:264)

es. Non permito chi ni andes./Non permito chi ddoi andist.                          Jones (2003:264)

Non ho riportato tutti gli esempi perché alcune frasi proposte da Jones a pag. 264 mi sembrano dei chiari italianismi e comunque non aggiungono nulla all’evidenza già acquisita.

Tralascio anche una serie di esempi poco chiari a pag. 265, sui quali non ho avuto delucidazioni dai miei informatori.

  1. 53.  Uso facoltativo del congiuntivo o dell’imperfetto indicativo:

es. Juanne pessat chi Gavini est/siat in Casteddu./ Giuanni si pensat chi Baingiu est/siat in Casteddu.                                                                                           Jones (2003:266)

es.: Pensaío chi Gavini fit/esseret in Casteddu/ Mi pensamu ca Baingiu fiat/ fessit in Casteddu.

Jones (2003:267)

Questi esempi mostrano una differenza, non immediatamente evidente dai dati di Jones, tra i dialetti meridionali e quelli centro-settentrionali. Nei dialetti meridionali pensai, con il significato di ritenere non è mai intransitivo, come negli esempi di Lula, ma riflessivo. A Desulo coesistono entrambe le forme.

Differenze analoghe si trovano con i verbi del tipo morrer/morri. Tutti i dialetti sardi conoscono strutture del tipo “si nche morrer/si nci morri”, ma molti dialetti meridionali ammettono anche la frase riflessiva “si morri”, con il significato di morire. Nei dialetti settentrionali questa frase ha il significato di suicidarsi.

Un’ulteriore analogia è costituita dall’uso riflessivo del verbo “creer/crei”. In tutte le varietà del sardo, ma anche nell’IRS, si creer/credersi significa ritenere/illudersi, spesso con un tono spregiativo.

  1. 54.  Uso obbligatorio del congiuntivo con mancari/mancai:

es. Mancari Juanne siat in domo…/Mancai Gianni siat in domu…                     Jones (2003:272)

  1. 55.  Preposizione del pronome clitico rispetto all’infinito del verbo:

es. So issitu pro non lu videre./Seu bessíu po non ddu biri.                                Jones (2003:279)

  1. 56.  La preposizione a che precede l’infinito sostantivizzato:

es.: Est difitzile a sonare sas launeddas.                                                  Jones (2003:280)

  1. 57.  Dormire riflessivo e transitivo:

es.: Maria at fatu dormire su pitzinnu./Maria at fatu dromiri su pipiu.     Jones (2003:281)

es.: Su pitzinnu s’est dormitu./Su pipiu s’est dromíu.

es. Apo dormito su pitzinnu./Apu dromíu su pipiu.

  1. 58.  Il clitico riflessivo precede  l’infinito indipendente:

es.: Sa mama at fatu si lavare a su pitzinnu.                                                        Jones (2003:288)

Il fenomeno è assente dai dialetti meridionali.

  1. 59.  Uso del congiuntivo imperfetto al posto dell’infinito:

es.: Juanne at natu a colaremus.                                                              Jones (2003:291)

  1. 60.  Uso del gerundio/participio presente con parrere/parri:

es.:  Juanne paret travallande./Giuanni parit trabballendi.                                   Jones (2003:291)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS (es.: Giovanni sembra lavorando.)

  1. 61.  Uso del participio passato dopo apustis:

es.: Apustis fatas sas fainas, Maria s’est corcata.                                     Jones (2003:301)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS (es.: Dopo fatto il lavoro, sono tornato a casa.)

  1. 62.  Uso di de per introdurre un complemento interrogativo infinitivo:

es.: Non so sicuru de mi corcare./Non seu siguru de mi crocai.               Jones (2003:301)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 63.  Assenza di preposizioni che precedono i complementi-Q:

es.: Non so sicuru cando est arrivatu./Non seu siguru candu est arribbau.

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 64.  Pronome relativo universale chi:

es.: S’autore chi apo lessu sos libbros suos./S’autori chi apu ligiu is libbrus suus. Jones (2003:307)

es. Su calassu chi b’apo postu sas camisas./Su calasciu chi nci apu postu is camisas.

Jones (2003:308)

es.: Unu libbru chi non penso chi l’apant mai lesu./Unu libbru chi non pensu chi dd’apant mai ligiu.                                                                                           Jones (2003:309)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali e nell’IRS (es.: Un libro che non  penso che l’abbiano mai letto.)

  1. 65.  Omissione degli oggetti indiretti relatiivizzati:

es.: Su calassu de (bi) ponnere sa veste./ Su calasciu de (nci) ponni sa bistimenta.

Jones (2003:312)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali.

  1. 66.  Presenza vs. assenza di a prima di chie/chini:

Non isco (*a) chie mi cheret faeeddare./Non sciu a chini mi bolit fueddai.        Jones (2003:317)

Nei dialetti centro-meridionali chini  viene  a volte preceduto dalla preposizione a: es. A chini totu est.

  1. 67.  Omissione di su con il quantificatore totu:

es.: Apo fatu totu de fáchere.                                                                  Jones (2003:318)

Nei dialetti meridionali questa omissione non è possibile: es. Apu fatu totu su de fai.

  1. 68.  Uso di proite e ca:

es.: Non l’apo mazatu, (proite) ca est prus mannu de me.                                   Jones (2003:324)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali (es.: Non dd’apu arropau, (poita) ca est prus mannu de mei).

  1. 69.  Raddoppiamento dell’oggetto indiretto con il clitico:

es.: Bi l’apo datu a issos. /Si dd’apu donau a issus.                                       Jones (2003:340)

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali (bi = si).

  1. 70.  Mancata concordanza del verbo in accusativo al plurale in costruzioni con bi:

es.: B’at arrivatu tres pitzinnas.                                                                     Jones (2003:347)

In fenomeno è assente dai dialetti meridionali.

  1. 71.  Uso dell’ausiliare áere con bi/ddoi:

es.: B’at cosa de fáchere./Ddoi at cosa de fai.

Il fenomeno si ritrova identico nei dialetti meridionali (bi = ddoi).

  1. 72.  Uso del clitico riflessivo con altri clitici:

es.: Maria ti si pompiava.

Es.: Non ti mi mandiches.

Quest’uso del clitico riflessivo è assente dai dialetti meridionali.

20 Comments to “Is datos de su cuntatu linguisticu intra de italianu e sardu”

  1. mi paret prus giustu a pònnere su ” mai” pustis de su verbu.
    su libru chi no apo leghidu mai, no l’apo bidu mai. non bio l’apo a torrare mai.

  2. “non bi l’apo a torrare mai” giai s’ischit!

  3. In una frase si usa il termine “lavata”, che credo sia una influenza/acquisizione dall’italiano che si manifesta in paesi come Bitti, dove il numero dei laureati, e quindi di parlanti italiano e sardo, è stato per lungo tempo il più alto, ripetto al numero di abitanti, d’Italia. Mi pare che in sardo si dica “samunada” o, d’astrazione ispanica, “limpiada”…

    • Ma ite balla de difficurtade b’at a a cumprènder chi su sardu tenet sos sinònimos che totu sas limbas de su mundu? Ma ti paret chi unu pro s’italianu diat nàrrer chi “lavare, pulire, smacchiare, strofinare, sciacquare, candeggiare, detergere, mondare…” andant bene e “nettare” no, ca in logu suo non si usat?

      In su limbàgiu de bidda samunare no esistit. Fintzas limpiare est raru de intèndere. Si lavare est un’italianismu no est reghente de siguru, ca s’agatat in sas poesias de sa fine de su 700.

      Comentesisiat, lavare si usat in bidda e est de impreu comunu fintzas in Baronia. Duncas est sardu e totu.

      Cando bos aes a bogare custu incassu pro sa limba pura at a èsser semper tropu tardu.

      • Lampu! Puntu t’at! Pares un’espe!

      • Archibusada! Naras chi “Mi pare che in sardo si dica”, dorfidu m’est?😀

        Un’àteru fenomenu grammaticale bi tenimus, ma no isco si est petzi de su sardu. Su sugetu in sa de tres personas e su verbu in sa de duos, pro nàrrer:

        “Sos Sardos, semus de gosi”

        “Sos de domo, faghimus su pane totu in pare”

  4. n° 64

  5. in sos esempios naras:Unu libbru chi non penso chi l’apant mai lesu./Unu libbru chi non pensu chi dd’apant mai ligiu.

    unu libru chi non penso chi l’apant LESU MAI / Unu libru chi non pensu chi dd’apant LIGIU MAI.

    cheria nàrrere chi s’averbiu MAI si ponet a ùrtimu. o isballiende mi so?

  6. oh Robertu, togu su traballu (chi as fatu)!
    … ma in su traballu de Jones custa genia de fràsia mi parit chi no d’agatas… da podis furriai a pregunta puru:
    “bonu su proceddu (est / fiat)?”

  7. eya, est de cussa genìa, perou in s’esempru chi t’apu fatu deu no nc’est abisongiu de ponni su verbu, in su de Jones mi parit chi su verbu du depis ponni amarolla.

  8. imoi chi nci pensu… in sa fràsia chi apu scritu deu, po primu s’agatat s’agetivu (bonu) mentras s’argumentu printzipali (su traballu) benit a pustis.

  9. Robè, bitu ca -paris cun is elementus a comunu de totu su Sardu- fintzas a immoi as allistrau isceti fenòmenus chi s’agatant me is dialetus de su cabu de susu ebbia, mi pirmitu de ti fai notai su “me” de medas (ma non totus: in totu Ogiastra non si narat) dialetus meridionalis, chi non mi parit s’agatit in su Sardu de su cabu de susu e de sa mesania, cun su sensu de “in mesu de”/”a suta de”/”tra”. Esèmpius, pigaus de cantzonis sardas:
    “[S’istòria] no est scrita me is librus…” (Francu Madau, “Cantendi sa stòria nostra”)
    “Sciustu in d-un’arriu, sètziu me in sa perda fria” (Randàgiu Sardu, “S’arrespiru”)
    “Traballendi me in sa bìngia cun Ballicu Fisineddu e Srabarori, cuatrus oras sudendi me in su soli…” (Banda Beni, “Tziu Lillicu”).
    Isperu chi custa cosa siat pertinenti cun su chi as iscritu innoi, e possat aciungi detàllius ùtilis!😀

    • Cussu est prus unu fenomenu lessicali: su “me” ddu tenis o non ddu tenis. Comenti “megai”. Ma deu non tenemu s’intentzioni de ammanniai sa circa de Jones, sinuncas non dd’acabbu prus. Su libbru si narat “Le identità linguistiche dei Sardi” e fueddat de unu muntoni de cosas chi perrtocant custas identidadis.
      @Danieli: est totu su propriu fenomenu, ma mancai depu donai prus esemprus. E non pertocat sceti fueddus ma frasias puru: “ligiu totu ti dd’as su libbru?”.

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