Rassegnati o realisti?

In un post di alcuni giorni fa, ZF Pintore si chiede se la mancanza di reazioni indignate all’ennesima denuncia dell’ennesima negazione anche solo della possibilità che esistano delle iscrizioni “nuragiche” sia il segno della rassegnazione dei suoi lettori: Rassegnati al maelström dell’accademia

Io penso che si tratti di qualcos’altro.

La gente ha capito che la nostra è una battaglia politica. Ha capito cioè che l’accusa che l’estasblishment culturale colonialita ci butta addosso, come se la cosa fosse disonorevole, è fondata.

Noi facciamo politica! Vi rimando a un mio vecchio post: Informare è fare politica? Il caso delle vocali finali

Informare–ebbene sí!–significa fare politica, nel senso nobile del termine.

Non informare–o disinformare–è anche questo fare politica, ma allo stesso modo dei peggiori politicanti.

Come è tipico dei pessimi politicanti il pretendere di porsi al di sopra delle parti: in genere, allora, si ponint (e si  dda ponint) a parti de palas.

Chiedere di essere informati sull’esistenza di possibili iscrizioni “nuragiche” o di impossibili “confini linguistici” tra Campadania e Gabillonia significa anche questo fare politica democratica.

Ma, in questi giorni di stanchezza e quasi depressione, aspettarsi ancora delle reazioni indignate è forse chiedere troppo a chi ci legge.

Un governo di vampiri asessuati, ma assetati di sangue, che molti avevano salutato come una liberazione, sta riducendo i sudditi dello stato italiano all’anemia.

È duro, difficile davvero, trovare l’energia di indignarsi, quando sai che non c’è nessuno che poi incanalerà la tua indignazione in un progetto politico.

E la nostra è una battaglia politica che si può vincere o si può perdere.

Non ci si illuda che le cose nella scienza vadano in modo diverso che nel resto della società: il successo di una posizione scientifica è sempre un successo sociologico.

E una società chiusa come quella dei notabili sardi è estremamente chiusa nei confronti di tutto quello che può minacciare le loro rendite parassitarie: il nuovo è di per sé un male.

E la loro reazione è quella eterna di tutti i reazionari: chi mette in discussione l’esistente è un pazzo, un criminale, un pervertito.

La forza e la debolezza del nostro movimento per la lingua e per l’apertura della cultura sarda al nuovo sono la sua trasversalità. Non siamo legati a nessun partito o schieramento politico, ma non siamo neanche rappresentati da nessuno.

Facciamo politica, ma non politica partitica.

E ne paghiamo il prezzo, con la nostra debolezza istituzionale: è commovente constatare come l’unica accusa razionale  che ci viene mossa sia quella di “non essere nessuno”.

Più o meno quello che l’aristocrazia francese rimproverava a chi poi li avrebbe ghigliottinati: “che mangino brioches!”. Maria Antonietta questa frase non l’ha mai pronunciata, ma rende bene l’idea.

Ma non siamo ancora alla ghigliottina: siamo ancora fuori dalla Bastiglia.

Io penso che la gente che ci legge stia semplicemente osservando quello che succede.

Possiamo darle torto?

Io comunque non ho nessuna intenzione di mollare: cui prodest?

7 Comments to “Rassegnati o realisti?”

  1. ‘.
    ‘E la nostra è una battaglia politica che si può vincere o si può perdere’.
    Così dici, Robe’. Ma sai qual’è il post più gettonato, ormai da mesi e non da giorni, nel Blog di Gianfranco? Quello sulle ‘scorrettezze di Blasco Ferrer’. Indovina un po’ perchè! Pensi allora che la battaglia ‘politica’ possa essere persa? Che vincano gli arroganti e i bugiardi alla berlina perenne che non si decidono a chiedere scusa? Per avere soddisfazione piena ci vuole del tempo e bisogna che maturino certe condizioni. E’ vero, per ora la gente osserva, migliaia di persone osservano. Ma si deve percepire che c’è l’osservazione con l’indignazione assieme. Non c’è affatto ‘semplice’ osservazione. I teorici dello ‘stato nascente’ dicono che è l’indignazione silenziosa per la verità repressa che, prima o poi, esplode e da sola fa da ‘canale’ ai mille movimenti politici e culturali che cambiano incessantemente la storia del mondo. Pertanto lo ripeto per la millesima volta: ‘Qui non si fa la gara nè di un’ora nè di un giorno’. Può essere lunga o lunghissima: bisogna avere pazienza e la consapevolezza che non si sa mai bene quando finirà. E non credo di parlare a solo titolo personale.
    Non mollare perchè anch’io non mollo e tanti altri non intendono mollare.

  2. Anch’io giorni fa ebbi a manifestare il mio grave cruccio (nella news: dolimentu) sul mio sito, circa una assenza di compartecipazione da parte del nostro corregionale sardo, ai temi che tratto da alcun tempo. L’inverno troppo lungo ed il suo clima poco amichevole devono aver appesantito i serramenti impedendoci d’intravvedere la primavera in arrivo, rendendo me (e, mi pare, anche Gianfranco) vittime d’un sentito dispiacere. D’altronde (egli dice per il suo sito) i visitatori sono anche aumentati! Certo, il mio che è sconosciuto, non viene quasi mai visitato. Ma, in occasione della ghiotta uscita del Tronchetti (bomba atomica) vi furono visite più di mille. Ed in occasione di Oetzi, scoperto essere Sardo, esse furono qualche centinaio. In più, debbo dire che, in occasione di una recente presentazione del mio secondo libro, a Sarramanna, l’incontro, programmato per la durata di un’oretta, pur essendo i partecipanti (solo una trentina per la verità) sollecitati per due volte, ad andarsene e dall’organizzatore e da me stesso pesantemente, si protrasse tuttavia per due ore!
    Pertanto deve evincersi che l’attenzione del Sardo, fruitore sia di quella linguistica sarda, vista finalmente in una luce non wagnerocentrica sia di quella rivoluzionaria realtà rappresentata dalla presenza d’infinite testimonianze dell’antichissima sarda scrittura sia di quella messa in luce del reale antichissimo protagonismo manifestato dal Sardo nell’agone storico sia di quella imbelle, quanto proterva ed ormai inutile tendenza all’occultamento dei Nostri reperti archeologici, posta in essere da entità indegne d’una umana dignità, è sempre più elevata! Il fruitore, Sardo, è sempre più emancipato da fossilismi non più credibili ed è assetato di continue conferme alle sue nuove certezze che si stanno sempre più standardizzando. Proprio per tutto quanto detto, ritengo fortemente che la guerra contro il potere sclerotizzato la si debba condurre con quelle stesse armi in cui esso si continua a destreggiare: libri e convegni! Convegni non monotematici, ma che aggrediscano più argomenti, come quei quattro testé menzionati.
    Io sono pronto!

    • Neanche io sono pessimista, intendiamoci!Il solo fatto che esistiamo e diamo scandalo ha già cambiato il mondo della cultura in Sardegna. Abbiamo già cambiato il mondo! Forse è anche per questo che i nostri lettori non sentono più un bisogno così forte di intervenire. Siamo riusciti a spalancare il mercato della cultura in Sardegna. Non esistono più soltanto le posizioni dei notabili e le loro rendite. Ci siamo anche noi. Ma non dobbiamo aspettarci chissà quali riconoscimenti dall’establishment. Semplicemente non se lo possono permettere.

  3. Io sono rassegnata al realismo: se per un oggetto epigrafico dal nuraghe Palmavera, esposto al museo Sanna, Museo e Sovrintendenza mi rispondono di compilare un modulo e che (in pratica) a loro non interessa esaminare ulteriormente il reperto, occorre prenderne atto.
    Come occorre prendere atto che non lascerò perdere, come te, come Gigi, Gianfranco, come Mikkelj e come tanti altri piccoli e grandi.

    Il fatto che l’ unica obiezione sia “voi noi siete nessuno” è vero, è patetica, ma se venisse completata sarebbe vera: “voi non siete nessuno, quindi non ha importanza se quello che dite è vero o meno”. O meglio sarebbe parzialmente vera:troppi pochi pezzi grossi-o ritenuti tali-fanno mostra che gliene importi. E’ stata la fortuna del
    proto-sinaitico: se ne è interessato un pezzo grosso, cui ne è seguito un altro ed il gioco è stato fatto. Poco importa che non vi sia una singola iscrizione su cui siano tutti d’ accordo. E’ scrittura riconosciuta, a livello mondiale.
    Ed è per questo caro Roberto che si è instaurato il silenzio sulla scrittura nuragica: se un pezzo grosso parla, si esprime, ora al punto in cui siamo, è la valanga, casca tutto: siamo troppo avanti. Per questo che la scrittura nuragica si vuole metterla nel “mito, nel “mistero”, nell’ assurdo, mentre non c’ è nè mito nè mistero nè assurdo: stiamo parlando del II e I millennio a.C., mica dell’ era glaciale.

    La patetica obiezione si rispecchia in atti da “io posso, quindi faccio ciò che mi pare” che sanno di medio evo o peggio. Non devo neppure ricordare in questa sede la mostruosa e schifosa raccolta di firme contro Sergio Frau. Ma sta succedendo qualcosa, ora, di cui forse non tutti si stanno rendendo conto: occorre, per capirlo, leggere il bell’ articolo RESTAURI MONTE PRAMA Il mistero dei giganti (Valentina Lionelli, Luisanna Usai), pp. 20-33, ARCHEO. ATTUALITA’ DEL PASSATO, 323, gennaio 2012, è scritto a più mani. Tra gli altri c’è un intervento di Marco Minoja,
    Soprintendente ai Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano. Scritto in modo burocratese e convoluto, col tono di voler dare un dolcetto per proporre un progetto terribile: vuole smembrare la mostra in 3 locations, Cagliari, Sassari e Cabras. le sue motivazioni sono da leggere, io le trovo risibili, anacronistica la
    sua idea del turista che inizia la visita a Cagliari e la finisce a Sassari.
    Fossi sarda promuoverei una marcia di protesta: da Li Punti a Cabras, il cammino ideale del ritorno a casa per le statue (e non solo statue). Ma so bene che non succederà, anche perchè ora la gente ha ben altri
    problemi e la strada è piuttosto lunga….ma forse si può fare una qualche altra dimostrazione eclatante: lo si è fatto per Tuvixeddu in questi giorni, ma non credo che lo si farà per MP. E così chi può o meglio Chi Può, farà andare avanti questo progetto -che io trovo allucinante-e ce lo presenterà a cose fatte. Mentre in Egitto si fa uno sforzo continuo per ricollocare statue, anche colossali, nel loro luogo di origine.

  4. Credo che questa del ‘signor’ Minoja sarà una bella materia di discussione a Cabras il giorno 7 di Aprile. Vedremo che cosa diranno. E soprattutto cosa dirà il Sindaco, Cristiano Carrus. Vedremo, vedremo chi sarà a mollare!

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