Io domani voterei Soru

Certo, se avvenisse il miracolo e si formasse un fronte unitario attorno a un programma centrato sull’indipendenza culturale della Sardegna, vista come premessa indispensabile per il raggiungimento dell’indipendenza economica–ovviamente, tenendo conto della globalizzazione–e dell’indipendenza politica–questa da intendere ognuno come meglio crede–all’interno di un’Europa federale, io non solo mi schiererei con questo, ma forse deciderei perfino di impegnarmi in prima persona.

Ma stando le cose come stanno, se si votasse domani, voterei Soru.

Dico questo per rispondere al mio amico Alessandro Mongili, che mi accusa di ingenerosità nei confronti di Soru.

Io gli ho già risposto, ridendo, che neanche Soru è stato generoso con me.

E sono stato molto sincero.

Io sono una persona leale, ma non sono capace di essere fedele: la fedeltà è roba da cani.

Alessandro dice che Soru ha fatto molto per la Sardegna.

Io dico che Soru ha messo in piedi molte iniziative più che condivisibili, ma non ha voluto o non ha saputo creare consenso attorno ad esse e ho anche detto, fin dall’inizio, che non è stato tanto Cappellacci a vincere le elezioni, quanto Soru a perderle con i suoi errori. Delle cose fatte da Soru, molto poche sono rimaste in piedi e se gli altri sono riusciti a smantellarle è perché il consenso attorno ad esse non era sufficiente.

Non prendiamoci in giro.

Prendiamo la LSC, la creatura di Soru che conosco meglio e una delle poche rimaste in piedi.

Se la LSC è rimasta in piedi non è certo merito di Soru. Lui l’ha immediatamente abbandonata al suo destino.

La LSC è stata uno dei gesti eclatanti di Renato Soru, ma dotati di respiro molto breve.

Alla fine del percorso, solo due membri della commissione non avevano voltato gabbana, dopo averla approvata: io e Corraine.

Con una differenza: di mio nella LSC non c’è nulla al di fuori della libertà del lessico.

Le convenzioni grafiche adottate nella LSC sono figlie di Diego Corraine, Giulio Paulis, Mario Puddu e … Renato Soru, in versione linguista.

Era ora di metterle in chiaro queste cose.

Perché ho continuato a rimanere leale a una cosa che non ho mai amato?

Domanda più che lecita.

Perché la LSC è stata concepita per un uso limitato ai documenti in uscita della Regione, perché è una sperimentazione suscettibile di miglioramenti e, soprattutto, perché se anche il progetto della LSC fosse fallito, non si sarebbe parlato più di qualsiasi forma di unificazione del sardo, a qualsiasi livello.

Vi lascio solo immaginare quello che sarebbe successo se anche io mi fossi messo a polemizzare contro la LSC.

Se proprio volete saperlo, la polemica l’ho anche fatta–per la precisione, contro l’uso sbilanciato del lessico settentrionale e di certe soluzioni ortografiche illegittime–ma l’ho fatta in modo sotterraneo.

Io sono rimasto leale al progetto iniziale della LSC: una sperimentazione suscettibile di miglioramenti.

E così siamo arrivati a Paulilatino, dove, fra l’altro, ho mostrato che effettivamente esiste uno sbilanciamento della LSC a favore delle varietà settentrionali.

Ho anche proposto la soluzione: 4 emendamenti 4 che permettessero di agevolare la pronuncia meridionale della LSC, ridotta a questo punto, a Grafia Sarda Comune.

E Renato Soru si è impeganto sulla pubblica piazza a far riprendere i lavori della commissione: “I membri della commissione si considerino ancora in attività”, disse, o qualcosa del genere.

Non è mai successo niente.

Quegli emendamenti che avrebbero reso superflui gli attacchi alla LSC da parte dei “campidanesi” non sono mai stati introdotti.

E lo stesso è successo con la legge sulla limba, promessa in diverse occasioni, ma riesumata come promessa soltanto alla vigilia delle elezioni.

A beccarci gli insulti degli avversari della LSC siamo rimasti in pochi.

Non mi lamento–sono bravino anche io a insolentire i miei avversari–ma è indubbio che Soru non sia stato generoso con chi ha continuato a difendere la SUA creatura.

E voglio dire politicamente generoso: non ha preso alcuna iniziativa politica–come quella di introdurre gli emendamenti o far riprendere i lavoro della commissione–che rendesse il nostro compito più facile e, soprattutto, che andasse in direzione del mantenimento di quel grande consenso che dopo Paulilatino esisteva per la lingua in generale, ma anche per la LSC.

Soru, anche in questa circostanza, ha sperperato un grande patrimonio di consenso.

E dopo la sconfitta elettorale, mai più un intervento a favore della limba.

Certo, è meglio che la LSC non abbia padrini politici, ma quando Soru rappresentava l’istituzione Sardegna non ha fatto per intero il suo dovere.

Altri si.

E questi altri hanno tutto il diritto di criticare Renato Soru.

Detto questo, se dovessi votare domani, mi tapperei il naso e voterei Soru: per mancanza di meglio.

 

6 Comments to “Io domani voterei Soru”

  1. “Soru, anche in questa circostanza, ha sperperato un grande patrimonio di consenso.”

    No nche l’at sperdidu, si l’at negossadu e chena pedire permissu.

  2. Anch’io domani voterei Soru, se si presentasse a Ballando con le stelle!
    Qualcuno ha detto che il Renato non sia altro, come carattere, che un Silvio in sedicesimo: si tratta di persone che non perdonano chi non si allinea.
    Ma, visto che hai parlato di Paulilatino, ricorderai un intellettuale che in quella occasione si era pronunciato contro la LSC e sai di quanto è stato ricompensato per essere tornato sui suoi passi.
    Ho detto molte volte, e ne sono convinto ancora oggi, che la nascita della LSC fu un aborto provocato proprio da Soru, dall’impazienza di Soru che, evidentemente, non aveva capito la delicatezza della materia per i sentimenti e i risentimenti che poteva suscitare.
    D’altra parte, l’abbandono a se stessa della LSC, come dici tu, è stato il metodo a cui si è uniformato anche negli altri segmenti della vita politica isolana: grande slancio, grande impulso e movimento (a volte anche confusione), poi boh! più nulla, come un bambino che si è stufato di un giocattolo.
    Oggi la questione linguistica, così come viene trattata dalla Regione, fa solamente pena anche a chi fu e resta contrario a quella Lingua comune. Mi sembrerebbe di sputare su un cadavere, a parlarne ancora.
    Non ricordo se sei stato a Macomer, l’autunno scorso: uno sconcio, un funerale intorno a cui si accaniscono alcuni cultori di pompe funebre per avere il diritto all’interro. Certo, a leggerne i vanagloriosi resoconti, chissà a cosa avresti potuto pensare, se non avessi visto con i tuoi occhi.
    Ecco: se uno di mestiere fa su picaperderi, è improbabile che abbia le mani delicate dell’ostetrica. E non è improbabile che la creaturina assistita da uno spaccapietre nasca con un trauma che non riuscirà ad assorbire.
    Di votarlo ancora, dunque, non se ne parla, se non è con un televoto.

  3. Pilloni sei patetico, e lo sei da sempre. Tu non c’eri a Macomer, non raccontare balle. E per il resto sei libero di pensarla come vuoi insieme ai tuoi amici Giulio Angioni e Cristina Lavinio, soriani di ferro. Loro si che l’hanno sempre difeso il sardo. Altro che Lsc.

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