ProgReS finalmente parla chiaro: “Viva l’itagliano!”

L’intervento di Alessandro Columbu, responsabile politico disterru di ProgReS (Italiani o italofoni? » ProgReS – Progetu Repùblica), non lascia più spazio a dubbi: per loro il sardo può anche fare la fine dell’irlandese, un reperto archeologico confinato in qualche villaggio sperduto e mantenuto in vita a colpi di sussidi.

L’unica cosa che conta per loro è la creazione dello stato “sardo”.

La loro “repubblica” è davvero un feticcio al quale sono disposti a sacrificare qualunque altra cosa.

Altro che plurilinguismo!

Columbu dice: “Un altro equivoco, una delle tante contraddizioni nelle quali siamo a mio avviso impigliati noi sardi, vede l’italiano in rapporto necessariamente conflittuale con le lingue storiche della Sardegna. È vero sì, che queste lingue storiche sono state “minorizzate” dalla politica italiana che ha promosso e privilegiato con ogni mezzo l’uso dell’italiano osteggiando l’utilizzo delle lingue locali.

Tuttavia, bisogna superare opposizioni e divisioni basati sulla lingua, perché proprio questi conflitti sono tra le cause che ci impediscono come sardi di considerarci normali parlanti bilingue e contribuiscono a ostacolare la costruzione della nostra coscienza di nazione indipendente. D’altronde, la stragrande maggioranza degli esseri umani nasce in un contesto dove si utilizza quotidianamente più di una lingua e parlare fluentemente più lingue sin dall’infanzia è condizione comune a centinaia di migliaia di persone nel mondo ed è pertanto necessario superare certi schemi mentali tanto antiquati quanto radicati nella nostra coscienza.”

La logica non è il forte di Columbu: qui ci sta dicendo che l’agnello deve accettare di essere mangiato dal lupo, perché poi sarà “indipendente”.

Come si possa costruire una “coscienza di nazione indipendente” rinunciando alla componente più importante della nostra identità, Columbu, che pure è cosciente dell’imperialismo linguistico italiano, non ce lo dice. Ci dice invece che salutando con gioia la progressiva espulsione delle lingue sarde da tutti gli spazi–quello che sta avvenendo– costruiremo “coscienza di nazione indipendente”.

Come l’Irlanda, appunto.

Due anni di dibattito acceso sono passati come acqua fresca.

Non si sono mossi di un centimetro dalle loro posizioni iniziali.

Continuano a proporci come modello l’Irlanda, con un’identità fondata sulla religione e non sulla lingua, senza dirci che questo paese si è trasformato con “l’indipendenza” da colonia inglese a colonia vaticana, in balìa di preti assatanati e pedofili: il paese più arretrato dell’Europa occidentale fino all’arrivo di un mare di contributi dalla UE, che loro hanno utilizzato per buttarsi nella speculazione finanziaria e finire con il culo per terra in quest’ultima crisi.

O ci propongono il Brasile, dove i colonizzatori si sono tenuti la loro lingua e hanno costruito uno stato indipendente dal Portogallo a spese degli abitanti autoctoni.

Ma noi siamo gli indios, non i colonizzatori.

E Columbu non dice una parola sul fatto che l’italiano che parlano i Sardi non è quello standard e non viene accettato dalla scuola.

Risultato: una dispersione scolastica doppia rispetto a quella media italiana.

E questo non è più pressapochismo, perché in questi due anni le cose sono state dette.

È volontà di ignorare la questione linguistica ancora bruciante–l’italiano continua a espandersi ai danni delle lingue sarde– e di sacrificarla sull’altare della ragion di stato.

Quale stato? La repubblichina italiana di Sardegna.

Di fatto, con questo documento, PrgReS si pone al di fuori del movimento per la lingua.

Forse è esagerato dire che si pone contro, ma certamente questi indipendentisti sono come minimo indifferenti al destino del sardo.

A mie una Sardinnia chentza de limba non m’interessat.

14 Comments to “ProgReS finalmente parla chiaro: “Viva l’itagliano!””

  1. ieri notte quando mi sono svegliata e ho letto questo articolo, ero molto incavolata, ma molto. comunque, senza offendere a nessuno, devo comunque dire alcune cose. e questo ora lo faccio in italiano, visto che nella lingua di Dante sono molto più rilassata, invece quando scrivo in sardo, puo’ succedere che il sangue mi sale troppo in testa.

    1. usa il termine “Ausbausprache” per descrivere l’italiano. Allora, secondo lui il sardo dovrebbe essere una “Abstandsprache”? Questi termini sono di Heinz Kloss (1978): “Die Entwicklung neuer germanischer Kultursprachen seit 1800. 2.” e li il sardo non viene considerato “Ausbausprache”, ma oggigiorno sarebbe assurdo non riconoscergli questo, visto che è un termine dinamico e da una “Abstandsprache” può crescere una “Ausbausprache”.

    2. Così come da un dialetto può nascere una “lingua”, anzi un dialetto può diventare una lingua storica, così come la lingua italiana lo è diventato dal dialetto fiorentino. Per capire meglio questo concetto si legga Coseriu, Eugenio (1981): “‘Historische Sprache’ und ‘Dialekt'”. Pur troppo, le altre “lingue” in Sardegna, quelle che per “political correctness” non si devono “discriminare”, e per le quali si pensa di dover fare una politica linguistica di “plurilinguismo”, non sono lingue nel senso di essere lingue storiche. può darsi che prima o poi lo diventeranno (e certamente vanno anche protette), ma metterle sulla stessa scala come il sardo, mi sembra assurdo, visto che stiamo parlando di dialetti italiani, che hanno una chiara “Dachsprache” (l’italiano infatti). Certamente anche il sardo si trova ancora in una situazione di bilinguismo con diglossia, ma non mi volete paragonare questo con il Tabarchino? per l’algherese è tutto un altro discorso. Loro già stanno facendo il loro possibile per mantenere la loro lingua (addirittura anche la messa in algherese). non gli serve la prottezione di progres, secondo me! E poi, anche se si fa questo polylinguismo, sono veramente curiosa di vedere le “lingue standard” di questo sperimento, ma sono sicura che qualche altro hobby-linguista se le inventerà.

    3. Esiste una cosa che si chiama: “language of thoughts” (visto che a loro piace l’inglese e visto che la parola “sviluppo” non gli piaceva neanche in italiano per dare nome al loro partito). Comunque, Steven Pinker ha dimostrato, nel suo libro: “The language instinct”, 1994 (e io non sono Chomskyana, ma comunque) che la lingua di pensamenti viene tradotta in “lingua reale”. Io credo che sia così e credo che quando ho pensamenti sardi, il miglior modo per esprimerli è la lingua sarda. direttamente, e infatti è questo che noto anche dai miei amici. quando scherzano e quando bisticciano parlano quasi sempre in sardo. infatti, leggendo però ciò che i “linguisti-fai-da-te”, come li chiamerebbe Roberto, del nostro partito preferito, scrivono nella loro pagina web, si nota che tutto è pensato in italiano. Niente di quello che scrivono è direttamente scritto in sardo. è tutto pensato in italiano e poi scritto in italiano… e poi viene tradotto in sardo porcellino.

    4. è assurdo paragonare la situazione dell’irlanda a quella della Sardegna. In Irlanda, pur troppo, l’idioma è arrivato dal language shift al quasi language death. e non mi piace che la gente faccia finta che tanto anche il sardo è morto come l’irlandese (visto che automaticamente si indica questo pensamento) quando si fa questo paragone! non è così, noi abbiamo una lingua nostra, collegata ai nostri nonni e ai nostri pensamenti e se per alcune persone questo non vale più perché sono state già incorporite nel sistema di pensare e parlare e essere italiani, mi dispiace. e attenzione! io adoro la lingua italiana tra l’atro! e sinceramente ci sono delle cose di me che probabilmente sono italiane, come una grande parte di me è tedesca. ma tutto ha il suo posto. e il nostro “condannato a morte, gode ancora di ottima salute” (se posso citare il titolo del libro di Cappai Cadeddu/ Bolognesi 2002). sarebbe meglio prendersi il Galles come esempio! loro non sono indipendenti, ma comunque, il Welsh lo parlano ancora… e i loro scrittori scrivono in Welsh… vorrei vedere anche la reazione di una persona del Galles se le dici che Welsh literature può essere scritta anche in inglese… magari letta nel Eisteddfoddau

    5. L’ulitmo punto è che il nostro pseudo-linguista dice che l’italiano è tra le lingue più prestigiose al mondo? scusate, ma forse questa cosa mi è sfuggita? il problema più grande degli italiani è che di solito non conoscono nessun’altra lingua e viaggiano nel mondo parlando l’italiano a voce alta, pensando che gli altri li capiscono meglio. in realtà, nel mio paese (Germania) i turisti italiani vengono sempre guardati male perché ancora non hanno capito che l’italiano NON è una lingua prestigiosa e che loro quando si spostano, almeno due o tre cose in inglese (o addirittura in tedesco) le potrebbero anche imparare per sopravivere, invece di andare in giro e parlare sempre l’italiano e poi, certamente si fanno capire con le mani e i piedi. Gli italiani sono gli unici a pensare di avere una lingua prestigiosa. certo viene imparata dagli stranieri perché lo steriotipo dell’italia e la dolce vita esiste ancora. E per finirla, magari per ricordare a Sergio Salvi: “Le lingue tagliate” (1975), nella Comunità Economica Europea in quegli anni, l’italiano non si usava, infatti si usava solo il francese e poi l’inglese quando è entrata la GB. Per ciò, non vedo tanto questo prestigio che gode l’italiano.

  2. Mah, a me pare che sia il blogger Bolognesi che colei che si sveglia nella notte a leggere l’articolo che tanto la fa incavolare, usando l’italiano per commentare il pezzo di Alessandro Colombu non fanno altro che dargli ragione.
    E allora perché tanta acrimonia e desiderio quotidiano di inveire?
    un’arbor’e pache

  3. A bortas si impreat s’italianu po si fàghere a cumprèndere dae sos italianos

  4. Sono cagliaritano, e purtroppo come molti di cagliari e dintorni non so parlare il sardo. Lo sto imparando, ma non sarà mai la mia madrelingua. Sono un indipendentista cagliaritano di madrelingua italiana. Forse non sarà italiano standard, ma certamente non è sardo. Ragioniamo per continuum, certo, ma è innegabile che l’italiano sia una delle lingue parlate in Sardegna. Quella di Columbu, più che una proposta è una constatazione.
    Il post di Columbu, dovreste rileggerlo. E penso anche che dovreste passare (mi riferisco in particolare al titolare del blog) da un linguaggio di opposizione a uno di dialogo. Di questi tempi gli amici sono coloro che sono disposti a parlare della questione linguistica, i nemici sono quelli che non ne vogliono nemmeno sapere. Quindi evitiamo di menarci tra di noi.
    Con rispetto verso tutti gli interessati alla questione,
    Saluti.

  5. Noi del centro di elaborazione della politica linguistica di ProgReS non crediamo di avere la ricetta perfetta per risolvere una volta per tutte la “questione linguistica” sarda. Quello che vi posso dire è che ci abbiamo lavorato più di un anno, in tanti, da tutte le realtà linguistiche e culturali della Sardegna, da diversi punti di vista e formazioni, ognuno di noi modificando la sua idea di partenza, quasi sempre frutto di un’inerzia culturale. Ci siamo messi in discussione individualmente e come gruppo politico e abbiamo “osato” pubblicare e sottoporre all’attenzione di tutti il primo programma strutturato di politica linguistica di un partito sardo. Siamo in ProgReS anche nel senso che tutto quello che facciamo è in continua evoluzione. Inutile dire che siamo contenti quando si crea un dibattito come questo, anche se ci piacerebbe che fosse più costruttivo.
    Noi alle lingue sarde ci teniamo veramente, questo ve lo posso assicurare. Questo è il nostro modesto contributo. Discutiamone, ma con rispetto.
    Alessandro Columbu mette il dito nella piaga. Ribadisce una constatazione a cui siamo giunti con sorpresa anche noi, dopo aver buttato a mare decenni di discussioni sterile fondate sul nazionalismo. L’italiano è una lingua sarda. Molti bambini sardi lo parlano come lingua madre. Loro non l’hanno subìto come i loro nonni: l’hanno assorbito, l’hanno metabolizzato dalla voce del padre e della madre. Loro sono sardi italofoni. Traducono spontaneamente e forse in modo ancora più miracoloso il loro essere sardi in una lingua che originariamente sarda non era.
    Noi partiamo da questo bambino. Ribaltiamo la prospettiva. Noi l’italiano ce lo mangiamo. Non lo chiamiamo “itagliano”, non lo sbeffeggiamo, perché non ne abbiamo più bisogno, perché non ci fa più paura. Noi l’italiano ce lo prendiamo, lo facciamo nostro, lo trasformiamo. Parliamo l’italiano di Sardegna, entriamo attivamente nell’italofonia. In fondo, ci siamo già. Basta svegliarsi e guardarsi attorno. Non so se ce ne siamo accorti, ma tutti qui, nazionalisti o meno, stiamo scrivendo in sardo…
    Il sardo non è l’unica “lingua nazionale” della Sardegna, come si è preteso con l’irlandese in Irlanda. L’indipendenza noi la facciamo con o senza “lingue nazionali”… ma preferiremmo che ci fossero tutt’e cinque, e tutt’e cinque equamente tutelate. Per questo, se si legge bene il nostro documento, noi non proponiamo in nessuna parte di difendere o rafforzare l’italiano, ma semmai di riconoscere le altre quattro lingue al pari dell’italiano, promuovendo misure politiche (e, implicitamente, input culturali) che innalzino lo status delle lingue minorizzate, fino a un ideale livello di parità. Dopodiché, saranno i singoli sardi a decidere, parlando una lingua piuttosto che l’altra, se l’italiano rimarrà un lingua nazionale sarda o se entrerà a far parte della ricca storia linguistica della Sardegna come il catalano o lo spagnolo… Noi non abbiamo la presunzione e la violenza necessarie per decidere quale lingua debbano usare i bambini sardi.

    Con sincera stima per tutti,
    Riccardo

    • Per l’ennesima volta non dite nulla sul fatto che l’italiano sta fagocitando le lingue nazionali dei Sardi. E nemmeno una parola sulle conseguenze della non conoscenza dell’italiano standard da parte della maggior parte dei Sardi: la dispersione scolastica. Avete risposto al mio post seguente: considerate l’italiano una lingua nazionale dei Sardi. Auguri e figli maschi!

  6. Posso risponderti con un’altra domanda? A che pro ribadire che l’italiano sta fagocitando le altre lingue dei sardi (le lingue storicamente precedenti all’italiano)?
    Che questo processo stia accadendo da tempo lo sappiamo benissimo (altrimenti non staremmo qui a fare proposte politiche ecc.)
    Che questo processo stia continuando nonostante le tutele legislative, le associazioni, le infinite discussioni, i progetti… anche questo lo sappiamo… ma forse non lo problematizziamo abbastanza. Tutte queste misure non stanno funzionando tanto bene come vorremmo. Per questo noi crediamo che bisogna provare altre vie, o perlomeno cambiare il gioco, la prospettiva, la strategia.
    Questa è la nostra. E noi ci crediamo.
    Per quanto riguarda l’italiano standard e la dispersione scolastica, la nostra risposta mi sembra coerente: bilinguismo sardo + italiano di Sardegna nella gran parte dell’Isola.
    Auguri e figli sardi!😉

    • A che pro?
      ecco, qui c’è tutto quello che ci rende diversi. Vediamo questo problema in modo radicalmente diverso: per me quello è esattamente il problema; per voi nopn è un problema. A voi che il risultato finale di questo processo sia il monolinguismo in italiano (“La vosta amata Irlanda”) non disturba. Abbiamo esigenze diverse. Voi non mi rappresentate. Io non vi rappresento.
      Tutto qui.

  7. O Robbè, pro respetu, su chi tue non grandu manìgias, t’apo a iscrìere un’artìculu pro resonare cun contu de sa chistione. Ma a una cosa ti depo torrare verbu deretu, una cosa chi as iscritu tue:

    “Forse è esagerato dire che si pone contro, ma certamente questi indipendentisti sono come minimo indifferenti al destino del sardo.”

    Bae e pregonta•si•ddu a entes, asl, iscolas, privados etc de totu sa Sardigna nostra chie est chi in custos annos at mandadu a in antis sa chistione linguìstica, sos interventos, sos progetos, at ingurtidu fele, rennegu, at iscritu delìberas, detèrminas, cando non fiat a issos, a bias s’at fatu su cuntratu isse etotu (precàriu e co co pro, non determinadu comente narat sa lege…), pro pòdere pònnere iscritas, allegare cun sa gente de custas chistiones, fàghere informatzione, mutire gente de cabbale che a tie pro agiudare su sardu, etc etc

    Bae e pregonta•si•ddu a sa gente: t’ant a fàghere paritzos nùmenes de gente chi est in custu partidu. Gente chi at impreadu su sardu un su partidu suo prus de totu sos àteros, gente chi trabballat in su territòriu in prima lìnea, cada die, dae annos, chi faghet, non donat retzetas ebbia.

    E chi non tenet bisòngiu de dimostrare nudda, gràtzias a Deus, s’istampu de c…. semus faghende•nos•ddu onni die, onni die mira

    • Abeto s’articulu tuo chi, si boles, apo a pubblicare innoxe puru. Ma ti naro una cosa deo puru: su chi as nadu tue l’isco e l’ischía, ma seis donende un’impressione strana cun custa chistione de s’italianu limba nazionale. e non a mie solu

  8. Ciao,

    deo apo iscrito totu s’allega cosa mea in italianu ca casi casi deo chi soe naschida e creschida in Germania (filla de emigrados sardos) depo tenner su timore chi, in sa terra de mamai mea, sa gente cando iscrio in sardu, nimancu mi cumprendit prus.

    non ddu sciu ita “bolliat” narrer Alessandro Columbu e non m’nde importat una chibuddat, deo poto sceti chistionare de su testu chi azes pubricau e non mi andat bene.

    Fiat unu hommage a sa limba sarda e torrade a lexer ita deo apo iscritu in susu. Pro isse, s’italianu est sa “Ausbausprache” e chin custu narrat automaticamente chi su sardu non ddu est! chi podit esser beru peroe narrande cosas comente custa non torrat a faxer mellus sa situatzione!

    Bosateros azes fatu una politica linguistica? e chini de bosateros est linguista???????????????????? poto tener rispetu de su traballu de unu annu, ok… peroe non est logicu. deo non soe architeta… fortzis poto faxer una domo peroe chini nci bollit viver in una domo chi non fiat fatu dae unu architetu? custa est s’allega nostra!!!!!!!!!!!!!!!!!

    e tando, sighide de faeddare de su Tabarchinu comente fiat una limba istorica comente su sardu… 5 limbas in Sardinia? ma candu mai…

    deo tengio s’opinione chi Progres non est interessada de aberu in una politica linguistica, su partidu cherret esser sceti su fillu de sa pudda bianca… essende is primus de ddu faxer!

    nanchi, in Progres, subra’e totu Frantz. Sedda de torrare a sa raixinas nostras… at petzi

  9. iscritu totu unu libru subra’e sa bandela de sos sardos, cale est cudda bera, gei ddu scimus… e tando… poita non tenides su matessi pessamentu cando si faeddat de su sardu?

    eja, narras: mmmhhh… beh is jajos nostros ant sufridu e peroe pro nois non est prus de aici e pro custu irmenticamus chi a mamai mea dda’ant dadu atzotadas in sas manos cando at chistionadu in sardu. peroe custos tempus sunt passados e imoi nois depimus viver cun custa cosa?! e deo narro chi NO!

    bos ap a amentare su libru chi apo gei mentovadu in susu: torrade a ddu lexer! non est de unu linguista, antzis, carchi irballiu linguisticu dda’at fatu, peroe pesso chi siat s’ispeju de is annos colados e su titulu est:

    Le lingue tagliate: Lo sconvolgente rapporto sul “genocidio bianco” che condanna 2.500.000 italiani di lingua diversa a vivere come in colonia. (1975) Sergio Salvi

    Su problema de bosateros est chi sezis seghinde sa colonia e non ddu azes cumprendiu. torrade a lexer Frantziscu Masala: “Sa limba est s’istoria de su mundu”, e incumintzade de faxer pessare is giovanes de su partidu bostru in sardu ca deo tengio de aberu s’impressione chi est totu pessadu in italianu.

    e deo non narro chi si depit acabare de chistionare s’italianu in Sardinnia peroe in s’articulu de Alessandro C. isse est sceti cunfirmende chi andat bene chi in Sardinnnia nci est unu bilinguismu cun diglossia. e chi custu andat bene ca s’italianu est una limba “prestigiosa” de su mundu…

    iscuja, peroe custu jogu ddu podit faxer cun gente chi non ddu scit una chibudda subra’e sa linguistica… peroe, cun totu su rispetu: a pigai po culu a Bosa (comente si narrat in bidda nostra).

    e imoi ap’a torrare totu chi apo iscritu in italianu pro sa gente chi non sighit su blog de Bolognesu cando s’iscriet in sardu…

    est una BREGUNGIA chi una picioca casi “tedesca” (babu meu est tedescu e non apo mai biviu in Sardinnia) depit bortare unu testu dae su sardu in italianu pro si faxer cumprender de sos sardos! Ma brullende sezis? bho!

  10. Ciao,
    Ho scritto tutto il mio discorso in italiano. Sono fligia di emigrati sardi e nata e cresciuta in Germania, ma a volte mi assale la paura che quando i sardi, quando scrivo in sardo, non mi capiscono.
    Non so cosa “voleva” dire Alessandro Columbu e non mi interessa neanche, io posso solo parlare del suo testo pubblicato e come l’ho percepito. E quello che ho percepito, non mi sta bene.

    Secondo me era quasi un hommage alla lingua italiana. Se rileggete quello che ho scritto prima, ve ne rendete conto perché io la vedo così! Per lui, l’italiano è una “Ausbausprache” e con questo indica automaticamente che il sardo NON lo è. che potrebbe esser anche vero, ma dicendo questo, non aiuta a migliorare la situazione (perché nel sapere linguistico dei parlanti in quel momento il sardo rimane una lingua sottomessa al italiano!)

    Voi (Progres) avete fatto politica linguistica? e chi di voi è linguista????????? posso avere rispetto per il tempo e il lavoro che ci avete messo, ma non mi sembra ne giusto e neanche logico. io non sono architetta, ma magari potrei costriure una casa… ma chi ci vorrebbe vivere in questa casa? questo è il mio discorso. tutti infatti “osano” di fare linguistica (a parte il fatto che ci sono già troppi linguisti stupidi in giro in partenza… ciò che mancava sono i politici e membri di partiti che fanno “politica-linguistica”. Tutto qui.

    e state addirittura continuando di vendermi il Tabarchino e gli altri dialetti italiani che si parlano in Sardegna come “lingue storiche”! Che NON sono! SONO dialetti primari e non lingue storiche! state confondendo dei termini linguistici e li state usando male! 5 Lingue in sardegna? ma quando mai! sono due: il sardo e l’algherese… a scusa e l’italiano!
    pur troppo, ormai ho l’impressione che progres non è veramente interessata in una politica linguistica, cerca solo di essere il primo partito che lo fa e vi vantate di questa cosa… (e questa è solo un impressione mia)
    di solito, la filosofia di Progres, o diciamo di uno dei vostri fondatori, F. Sedda è di tornare alle nostre radici, addirittura ha scritto un intero libro sulla storia della “vera” bandiera sarda… (dovrebbe magari scrivere un libro sulla vera lingua dei sardi… bho). questo raggionamento non l’avete quando si parla del sardo (comunque non ho l’impressione che sia così).
    e poi uno di voi scrive: mmmbeh, certo, i nostri nonni hanno sofferto, ma non è più la stessa cosa per i bambini oggigiorno… e dai, dimentichiamo il fatto che i nostri genitori e nonni sono stati picchiati quando parlavano in sardo… ma dai, i tempi sono cambiati e andiamo avanti! e io dico di NO!
    vi auguro di leggere il libro che ho già menzionato prima. leggetelo o rileggetelo, anche se non si tratta di un linguista che l’ha scritto e ci sono alcuni errori dentro che riguardano la linguistica, però descrive assolutamente la situazione linguistica così com’era e già il titolo è forte. per me l’articolo di A.C. nega tutta questa vicenda:
    Le lingue tagliate: Lo sconvolgente rapporto sul “genocidio bianco” che condanna 2.500.000 italiani di lingua diversa a vivere come in colonia. (1975) Sergio Salvi

    Il vostro problema è che con questo comportamento mandate avanti la colonizzazione e pare che non l’avete ancora capito. e un altro libro da rileggere: Frantziscu Masala: “Sa limba est s’istoria de su mundu”, dovreste cercare di tornare alle radici (anche della lingua) e insegnare ai vostri giovani del vostro partito di pensare in sardo, siccome ho l’impressione che l’ideologia del vostro partito è molto pensata in italiano (e anche questa può essere solo una mia impressione)
    non dico che si deve smettere di parlare in italiano, però A.C. nel suo articolo dice quasi che la situazione così com’è va bene: bilinguismo con diglossia è una cosa accettabile, visto che l’italiano è prestigioso.
    scusate, ma questo gioco, lo può fare con gente che non sa niente di linguistica, ma con tutto il rispetto: a pigai po culu a Bosa (come si usa dire nel nostro paese).
    e adesso vi traduco tutto in italiano che ho scritto prima in sardo per la gente che non legge il blog di Roberto quando si scrive in sardo.
    E non vi sembra assurdo che una ragazza con un padre tedesco, nata e cresciuta in germania debba tradurre un testo scritto in sardo in italiano perché i sardi lo capiscano?! ma state scherzando? bho!

  11. Se non sapessi il nome dell’autore di questo articolo e non sapessi che è uno stimato linguista potrei pensare che quest’articolo è scritto da un rozzo qualunquista in malafede..

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