Interventu de Frantziscu Casula

A proposito di
Sa Die, sa Limba e dintorni
Cari Vito Biolchini e Roberto Bolognesi
1. “Da anni Sa Die ha perso la sua forza propulsiva iniziale”? Vero. I motivi? Certamente “La festa ha spaventato soprattutto la politica”. “E’ stata annacquata soprattutto negli anni dell’amministrazione Soru. L’attuale centrodestra poi l’ha stravolta (è riuscito perfino a dedicarla alla Brigata Sassari…) e ormai Sa Die per come i sardi l’avevano conosciuta e amata non esiste più”. Condivido in pieno. Anche se occorre aggiungere che se a livello politico (regionale) è stata volutamente di fatto recisa, fra l’altro riducendo brutalmente i finanziamenti (anche con il pretesto della crisi…), a livello locale c’è ancora un fiorire di iniziative interessantissime da parte di Comuni, Associazioni, Gruppi culturali, Scuole. Ogni anno io stesso vengo invitato, e non solo per il 28 Aprile, a una serie numerosa di iniziative riguardanti Sa Die.

2. Il mio disaccordo attiene alla valutazione della cacciata dei Piemontesi: alla lunga -scrive Biolchini – “ha inciso soprattutto la debolezza dell’evento storico preso a nobile pretesto per celebrare la nazione sarda. Sull’interpretazione di quei fatti gli avversari della festa si sono infatti esercitati fin dall’inizio in poco nobili dissertazioni para-scientifiche che in realtà non nascondevano altro che una contrarietà al senso della ricorrenza e un malcelato campanilismo.
Non è un’evento debole. Non si è trattato di “robetta”: magari di una semplice congiura ordita da un manipolo di borghesi giacobini, illuminati e illuministi, per cacciare qualche centinaio di piemontesi: come pure è stato scritto.A questa tesi, del resto ha risposto, con dovizia di dati, documenti e argomentazioni Girolamo Sotgiu. Non sospettabile di simpatie “nazionalitarie”.Il prestigioso storico sardo, gran conoscitore e studioso della Sardegna sabauda, polemizza garbatamente ma decisamente proprio con l’interpretazione data da storici filo sabaudi, come il Manno o l’Angius al 28 aprile, considerato alla stregua, appunto, di una congiura. “Simile interpretazione offusca – scrive Sotgiu – le componenti politiche e sociali e, bisogna aggiungere senza temere di usare questa parola «nazionali». Insistere sulla congiura – cito sempre lo storico sardo – potrebbe alimentare l’opinione sbagliata che l’insurrezione sia stato il risultato di un intrigo ordito da un gruppo di ambiziosi, i quali stimolati dagli errori del governo e dalle sollecitazioni che venivano dalla Francia, cercò di trascinare il popolo su un terreno che non era suo naturale,di fedeltà al re e alle istituzioni”.
A parere di Sotgiu questo modo di concepire una vicenda complessa e ricca di suggestioni, non consente di cogliere il reale sviluppo dello scontro sociale e politico
né di comprendere la carica rivoluzionaria che animava larghi strati della popolazione
di Cagliari e dell’Isola nel momento in cui insorge contro coloro che avevano dominato da oltre 70 anni.
Non fu quindi congiura o improvviso ribellismo: ad annotarlo è anche Tommaso Napoli, padre scolopio, vivace e popolaresco scrittore ma anche attento e attendibile
testimone, che visse quelli avvenimenti in prima persona. Secondo il Napoli “l’avversione della «Nazione Sarda» – la chiama proprio così – contro i Piemontesi, cominciò da più di mezzo secolo, allorché cominciarono a riservare a sé tutti gli impieghi lucrosi, a violare i privilegi antichissimi concessi ai Sardi dai re d’Aragona, a promuovere alle migliori mitre soggetti di loro nazione lasciando ai nazionali solo i vescovadi di Ales, Bosa e Castelsardo, ossia Ampurias. L’arroganza e lo sprezzo – continua – con cui i Piemontesi trattavano i Sardi chiamandoli pezzenti, lordi, vigliacchi e altri simili irritanti epiteti e soprattutto l’usuale intercalare di Sardi molenti, vale a dire asinacci inaspriva giornalmente gli animi e a poco a poco li alienava da questa nazione”.
Questo a livello storico: c’è poi il significato simbolico dell’evento: i Sardi dopo secoli di rassegnazione, di abitudine a curvare la schiena, di acquiescenza, di obbedienza, di asservimento e di inerzia, per troppo tempo usi a piegare il capo, subendo ogni genere di soprusi, umiliazioni, sfruttamento e sberleffi, con un moto di orgoglio nazionale e un colpo di reni, di dignità e di fierezza, si ribellano e alzano il capo, raddrizzano la schiena e dicono: basta! In nome dell’autonomia e dunque, per “essi meris in domu nostra”. E cacciano i Piemontesi e savoiardi, non per motivi etnici, ma perché rappresentano l’arroganza, la prepotenza e il potere.

3. “All’affermazione “Abbiamo cacciato i piemontesi” era facile rispondere “Sì, ma poi sono tornati”. Certo. Perché la storia non procede linearmente: ci sono cadute, ritorni all’indietro. Dopo la Rivoluzione francese –si licet parare magna cun parvis…- c’è il Congresso di Vienna e la restaurazione selvaggia… Embè? Vogliamo negare il valore dell’89?

4. Trasformare la festa in Sa Die de su Sardu, come propone Bolognesi? Sono d’accordo. A Neoneli l’hanno già fatto: gli alunni delle scuole primarie sono destinatari e soggetti attivi del progetto didattico Meledare pro su benidore (Meditare per le generazioni future), per celebrare la ricorrenza di Sa die de sa Sardigna. Le attività hanno preso il via con il laboratorio in lingua sarda sui Vespri sardi, ripercorrendo i fatti che portarono all’insurrezione popolare del 1794 culminata nell’espulsione dei Piemontesi dall’isola. Nel corso delle prossime lezioni quella pagina di storia sarà studiata e rielaborata dagli alunni, aiutati in questo compito dagli operatori dell’Ufficio della lingua sarda della Provincia di Nuoro e dell’associazione culturale Sa bertula antiga. L’appuntamento conclusivo è per il 27 aprile, data della presentazione dei lavori realizzati in classe e che sarà concluso da un mio intervento, sempre in Lingua sarda.

4 Comments to “Interventu de Frantziscu Casula”

  1. S’initziativa est de interessu e de importu mannu ma b’at una cosa chi no apo cumpresu: fostè narat chi sos operadores de s’Ufìtziu de sa Limba Sarda de sa Prov. de Nùgoro ant a traballare in custa ocasione. Ma su fatu istat chi cussos operadores ant finidu su cuntratu su 31/12/2011. E su cuntratu no est istadu rinnovadu (e timo chi mancu ne rinnovent). Tando fortzis b’at un’errore. Non podent èssere sos operadores de sa Prov. de Nùgoro.
    Fortzis sos de sa Prov.de Aristanis?

  2. Sa pregunta fiat pro tiu Frantziscu Casula ma mi so ismentigadu de l’iscrìere

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