Tre volte lingua. Muledda-Sedda: 3-1

E mi tocca torna a vi scrivere in italianno, che sennò non mi leggette. E magari pure con la pronuncia di Igresiasa che è meglio pure.

Ceéééé, nella sua relazione, Gesuino Muledda ha scritto “lingua” tre volte! (1°CONGRESSO ROSSOMORI. RELAZIONE DEL SEGRETARIO MULEDDA.)

Balla, l’ha tzaccatto benne a Sedda!

Sedda l’ha scritto una volta sollo!

E per fare prima, Muledda ha scritto tre volte “lingua” nella stessa frase: “- Che sarebbe visibile, per esempio, con l’insegnamento delle lingua sarda, della lingua di frontiera, di una lingua internazionale.”

E poi bo’!

In un testo di 5.732 parolle, Muledda ha scritto “lingua” tre volte nella stessa frase.

A cosa serve la “lingua” ai Sardi?

“Il problema delle società multiculturali e multietniche non è l’integrazione. Il problema è il riconoscimento, il reciproco riconoscimento.”

E io che mi pensavvo che la lingua serviva a noi.

Cééé, ‘ta tontu!

E invecce agli altri serve, per ci “riconoscere”: “Documenti, prego!”, “E ita dimoniu: sardu so! Non dd’intendes?”

Ojoja!

“Il percorso che propone Rossomori è un percorso sostanziato di esercizio di sovranità, con l’attuale e con il nuovo, quando lo scriveremo, statuto; capace di affermare un nuovo ceto dirigente, sovrano esso stesso. Consapevolmente sovrano; sovrano riconosciuto dal popolo sardo.”

Un nuovvo cetto diriggente?

E comente buginu ddu bolent formare custu “ceto dirigente”?

Kie ddu faet su spantu? Santu Efis?

Mi paret, mi paret ca custos puru s’unica cosa ki nosi proponent est “Vota Antonio!”

“Eja, tue vota a mie ca deo so bonu e sistemo totu! Comente apo a faer ancora non dd’isco, ma tue fida-ti!”

Anche loro si propongono, a noi,  il “buon governo”, ma “culturalmente forte, identitariamente determinato”: lampu, at scritu “lingua” tres bortas a su postu de una, tantu non est nudda, lampu!!

Rosso va benne–e a me molto benne–ma di moro io ci veddo sollo quello di Venezia.

Toca, o Antonio, se vuoi il voto, prima studia!

 

 

2 Comments to “Tre volte lingua. Muledda-Sedda: 3-1”

  1. Bellissimo, Bolognesi,e anche divertente.Beato te che sei in Olanda; daci qualche indicazione anche a noi che siamo quì su come votare. Soru o PD Dio ce ne scampi e così PDL.Indipendentisti no e neanche rossomori.Maninchedda no perchè non gli interessano lingua e scrittura nuragica, anche se di recente ha avuto una qualche apertura di cui gli va dato atto.Possibile che non esista altro che la DC(pardon, UDC) e i riformatori degli altri e mai di se stessi.

  2. Relazione segretario uscente (perchè lui diversamente da tanti altri pur avendo le competenze, ha deciso di lasciare posto a nuova classe politica) non è documento politico e tanto meno scheda tecnica in cui si parla di lingua di lingue, di politica linguistica, la quale può essere attuata solo dalla classe politica al governo, E il governo regionale attuale, caro ma davvero carissimo Roberto, non solo non muove mezzo dito per riscrivere lo statuto, non solo non muove mezzo dito per innovare sull’insegnamento della lingua, e sull’impregnazione del sardo in tutti i contesti e domioni della società sarda….ma non applica regole base dello statuto: direzione scolastica regionale decisa dalla Regione e non dal Ministero, insegnamento della lingua sarda (POSSIBILISSIMO DAL 1948 esattamente come la storia della Sardegna, la scienza della Sardegna, l’educazione ambientale della Sardegna) tutti i programmi scolastici non sono esclusivamente ministeriali ma la REGIONE; LA SCUOLA; L?UNIVERSITA hanno potestà in materia e particolarmente la Regione ha potestà legislativa. Sarebbe tutto molto semplice anche per la lingua sarda se anzichè continuare a blaterare sull’identità si applicassero le leggi. Neanche io sopporto l’Italia, Robè, ma anche l’art 6 della Costituzione garantisce questo. Se si esercitrasse quella potestà legislativa in Regione e se si riscrivesse lo Statuto seguendo (rispetto alla lingua) le indicazioni della Carta Europea, nata da principi di garanzia dei popoli e delle culture minoritarie, sarebbe tutto molto più semplice, non per i funzionari, non per entiu eletti all’accesso di cospicui finanziamenti, non per enti e università parassitari che garantiscono i loro baronaggi e i loro voti di scambio con soldi destinati alla lingua, ma per gli operatori, per gli insegnanti, per i bambini per i ragazzi, per una nuova crescita che garantisca la formazione di appartenenza che necessariamente ti spinge al multiculturalismo. Applicando semplici leggi esistenti dal 1948 si garantirebbe libero e leggittimo diritto alla lingua sarda e libero e legittimo diritto alla cittadinanza e al lavoro di tanti sardi giovani e non che oggi sono disoccupati e magari disperati.

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