Un tabù grosso e puzzolente

 

Allora è vero!

A quanto pare ho calpestato un tabù grosso e puzzolente.

Quando parlo del rapporto tra situazione linguistica e dispersione scolastica, e quindi–ci vuole molto a capirlo?–disoccupazione giovanile, i commenti spariscono e il numero delle visite al blog crolla. In questo la Sardegna non è diversa dall’Italia.

A quanto mi risulta i linguisti italiani non hanno mai investigato questo rapporto: E se fosse l’italiano a sparire?

Un amico, molto impegnato sulla limba, mi ha rimproverato di aver fatto una fuga in avanti, impossibile da comprendere in una situazione in cui la gente sta cercando di sopravvivere.

“Destinare più soldi al sardo, con la crisi galoppante che c’è?”

Ma quello che ho proposto io è di dirottare in 25% dei quattrini che oggi vanno alle sagre, ai festival del jazz, allo sport e altre palle varie, non di sottrarli, per dire, al bilancio dell’Assessorato al Lavoro.

E, scusate, ma ci vuole molto a capire che se il 36% dei ragazzi sardi  (Ma cale italianu faeddant is Sardos? ) non è in grado di decifrare neppure dei testi molto semplici, questi sono destinati al fallimento scolastico?  “L’indicatore percentuale di studenti con scarse capacità di comprensione della lettura, riferito all’aggregato “Isole”, evidenzia che il 36% circa degli studenti isolani non risulta in grado di comprendere nemmeno testi che presentano un livello di difficoltà molto basso. È una percentuale estremamente elevata. Nel Nord-Est del Paese questa percentuale scende al 10,9%, nel Centro si attesta al 20% circa, mentre il dato medio europeo scende di poco sotto il 20% (l’enfasi è mia).” (http://notizie.alguer.it/n?id=32920)

Ci vuole molto a capire che il fallimento scolastico è la migliore garanzia della futura disoccupazione?

Ci vuole molto allora a capire che stabilire quanto l’Italiano Regionale di Sardegna–quello che effettivamente parliamo–differisca dall’italiano standard–quello preteso dalla scuola–significa capire molto del fenomeno tristissimo della dispersione scolastica?

E, ripeto, spetta all’Assessorato alla P.I. commissionare questa ricerca e preparare un piano per l’insegnamento contrastivo del sardo e dell’italiano.

La questione linguistica in Sardegna non consiste soltanto del progetto grande e nobile di “formare la nazione sarda tramite la limba”.

Risolvere la questione linguistica significa anche e soprattutto affrontare i problemi dei membri più deboli della società sarda.

Ma forse i miei amici e miei lettori parlano tutti molto bene l’italiano.

O forse sono ancora nella fase difensiva e si accontentano di quello che abbiamo raggiunto negli ultimi 15 anni–e non è poco.

Il sardo non è più in pericolo immediato di estinzione, ma la sua tutela in sé non è mai stato l’unico obbiettivo del movimento.

Il nostro obbiettivo è VIVERE MEGLIO, tutti insieme.

9 Comments to “Un tabù grosso e puzzolente”

  1. Caru Roberto, pentzo chi fintzas su 51% po chento siet pagu. Ma pare chi tue cherzas faedhare a su entu. Puite non dhu preguntas a sa giunta e a s’assessore?

  2. DEo pentzo chi su 51% e non su 25 depiat esser zadu, ma deo non so assessore. Tue fortzis bi podes arrivare prus de a mime, ma si sighis a inzuliare a totus, pentzo chi meda zente si increscat puru.

    • Podet esser ki tengias rexone. Bi provo, ma sunt propriu is posts inue non ingiurgio a nemos ki non leghent. E pro su ki pertocat is ingiurgios: proita non ascurtant si ddos tratas bene. E kergio narrer ascurtare e non ponner mente…

  3. Sono d’accordo con te. Hai toccato bene il tasto che la maggior parte dei sardi non riescono a percepire. Io ho fatto una vita insegnando e per fortuna ho sempre cercato di fare anche lingua sarda in classe e di parlare quando potevo anche in sardo , naturalmente con il mio , cioè quello campidanese. Mettevo molte volte gli alunni in condizione di esprimersi anche in sardo se non riuscivano ad esprimersi in italiano, e, per incentivarli a parlare in sardo davo un voto in più a chi sapeva esprimersi in sardo, e dimostrava di conoscere l’argomento. Ho trovato però molti genitori che venivano a scuola per dirmi che loro dissentivano della mia proposta di lavoro che io inserivo nella mia programmazione e che loro mandavano i figli a scuola per imparare bene l’italiano e non il sardo. Devo precisare però che gli alunni erano tutti entusiasti del mio lavoro ma che tuttavia non obbligavo nessuno a farlo e che chiunque era libero di parlare benissimo in italiano anche perchè molti a casa parlavano l’italiano. Io notavo comunque che anche questi alunni si interessavano perchè quando per esempio si raccontava una barzelletta in sardo e la maggior parte degli alunni rideva, questi si facevano dire dai compagni perché ridevano e allora io ribadivo loro che era importante conoscere la propria lingua se si voleva afferrare bene il significato. Purtroppo anche tra la nostra categoria di insegnanti c’è troppa resistenza, ma credo che ora qualcosa cominci a muoversi e nella scuola che ho lasciato da poco c’è sempre un progetto di lingua sarda. Però dovrebbe essere inserita come materia di studio altrimenti è difficile convincere i genitori dell’importanza e del valore della nostra lingua qualunque essa sia

  4. Roberto, scusami ma stai scoprendo un po l’acqua calda dicendo che il fallimento scolastico sardo passa anche per l’imposizione dell’italiano. Mialinu Pira l’ha dimostrato ne “La rivolta dell’oggetto” (anche se la sua elaborazione se non mi sbaglio era più in senso sociale, nel senso di scontro tra proletariato e borghesia, analisi che non spiega del tutto il fenomeno). Anche il libro di Mario Puddu (di cui adesso non ricordo il titolo) che racconta dell’educazione di un pastore. Tutti questi temi sono stati dimenticati dalla classe politica autonomista e lealista verso il patto con l’italia che ha sempre gestito le politiche senza una finalità precisa se non quella di gestire in potere in un determinato momento. I Partiti identitari e sovranisti (come dice vada di moda chiamarli oggi) non hanno hanno probabilmente elaborato mai a fondo queste questioni, ma ti sfido a trovare qualcuno in questa galassia che non sia d’accordo te. Volevo preparare una risposta anche alla tua critica all’articolo di columbu ma non ho avuto il tempo. Provo a dirlo in breve. Il senso dell’articolo credo che fosse questo. Ormai la lingua italiana è una lingua parlata in Sardegna per cui essere a favore del sardo non significa ne essere contrari alla diffusione dell’italiano ne voler buttare questa esperienza linguitica nel gabinetto. L’italiano nel bene e nel male è una lingua parlata in Sardegna. Sarà Italiano Regionale di Sardegna e avrà pure una sintassi incomprensibile per gli italiani e come dici tu nel tuo libro Sardegna tra tante lingue il sardo si èreso una rivincita entrando nell’italiano in maniera profonda, ma negare l’italiano sarebbe un messaggio politico sbagliato, una provocazione fuori tempo.

    • Completamente d’accordo con te sull’acqua calda! Ricordi il passaggio in Pira in cui il pastore dice del figlio: “La scuola non è per lui?” e Pira dice che, senza rendersene conto, il pastore dice esattamente come stanno le cose? E poi ci sono state Elisa Spanu Nivola e Maria Teresa Pinna Catte, che hanno argomentato che anche con l'”italiano” i ragazzi sardi restavano privi di identità e comunque discriminati dalla scuola. E appunto qui sta lo scandalo! Queste cose sono risapute, ma nessuno prende le misure necessarie a risolverle. Ecco lo scandalo!
      Quanto all’italiano: ho già detto che è un male inevitabile. Nessuno si sogna una Sardegna monolingui in sardo (gallurese, ecc.). Ma è bemn altra cosa assimilarlo alle lingue nazionali sarde, quelle che l’italiano sta uccidendo. E ben altra cosa è proclamare una letteratura regionale in italiano come “letteratura sarda”. Quanto ai miei insulti: perché nessuno ha mai reagito agli argomenti civilissimi di ZF Pintore? Solo le mie provocazioni sono riuscite a far partire almeno un po’ di discussione.
      Ma ti confesso che io stesso mi sono stufato. Tanto peggio per il numero di visite al blog. Detto questo, non sarò mai un’educanda😉

  5. Comente Educanda ti bio male deo puru…. Sulla letteratura sarda e sulle lingue nazionali sarde io credo che anche qui bisogna intendersi bene. Lingue nazionali mi sembra un termine politico per cui sono d’accordo con te che a livello politico l’italiano non è certo una lingua nazionale, o quanto meno faccio fatica a pensarla tale. Ma Se dovessimo scrivere il nuovo statuto della sardegna (cosa votata in questi ultimi refendum tafaziani e di cui nessuno parla perchè va di moda l’abolizione delle province), l’italiano ce lo metteresti oppure no ? nella costituzione spagnola sono citate anche le lingue della catalogna, dei paesi baschi etc. anche se c’è un ambiguità anche lì. E io capisco anche la tua critica al pensiero di progres quando sostenendo tutte le lingue parlate in Sardegna corre il rischio di trascirarle tutte. Ma sono tutti problemi che vengono dopo perchè i partiti che dovrebbero portare avanti queste battaglie purtroppo si infognano in questioni di rapporti tra loro che non li fanno mai decollare.. custu est su dannu!

  6. Tèngio carchi contu abertu cun sa scola italiana. Non pro me, ca deo so semper stadu unu zelig: in sa scola non si podiat faeddare in sardu (annos 80) e deo no apo mai faeddadu in sardu a letzione. Sarbu posca torrare a domo e contare a mama totu su chi aiamus fatu, in sardu. E faeddare in sardu cun sos cumpàngios.

    Sorre mea est stada botzada in sas elementares (in Olbia) ca si fiat puntada chi in italianu issa non bi faeddaiat, dadu chi in sardu non bi la lassaiant faeddare. Sos genitores nostros non teniant tìtulos e ant preferridu de acatare unu mèdiu.E mancari gai, sorre mea s’est laureada.

    Como ambos tenimus tìtulos e atza. Cando ant a intrare nebodes meos o fìgios in sa scola, mèngius chi sos mastros non lis seghent sa matza pro su sardu, ca mi los fatzo a frissura.

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