Io sarò anche stronzo, ma questo basta per ignorare la questione linguistica?

Stronzo, rissoso per vocazione, rompiballe per il gusto di rompere.

Tutto quello che volete, ma questo autorizza i partiti sardi a ignorare la questione linguistica?

La grande maggioranza dei Sardi si sente più sardo che italiano: ricerca delle università di Edinburgo e di Cagliari.

La stragrande maggioranza dei Sardi vuole che il sardo entri nella scuola, assieme all’italiano e all’inglese: ricerca sociolinguistica.

In Sardegna esiste una dispersione scolastica doppia rispetto a quella media italiana: e di ieri la notizia che perfino Monti ha messo la dispersione scolastica in cima alle priorità del governo.

In Sardegna il 36% dei ragazzi non è in grado di capire un testo di bassa difficoltà.

In Sardegna non si parla l’italiano standard, ma l’italiano regionale.

Il rapporto tra dispersione scolastica e questione linguistica è già stato denunciato a partire dagli anni ’70 da Mialinu Pira, Elisa Spanu Nivola, Maria Teresa Pinna Catte.

Il rapporto tra fallimento scolastico e disoccupazione lo coglie anche un bambino.

Ciononostante non esiste un piano regionale per la lingua e nessuno dei partiti sardi–neanche quelli variamente “sardisti”–ha la pianificazione linguistica nel suo programma.

Intanto l’Assessorato alla P.I. spende l’1% del suo bilancio per la limba.

Intanto si blatera di indipendenza (Doddori: come mandare in vacca una ottima idea), senza che nessuno dei partiti, la Regione, le università facciano qualcosa per mitigare–almeno mitigare–la dipendenza linguistica e culturale della Sardegna. Facile anche votare per una messa in discussione dei rapporti istituzionali, senza poi dare ai Sardi gli strumenti culturali per costruire la non-dipendenza.

Intanto si organizzano corsi di formazione per docenti di sardo, senza avere la più pallida idea di cosa, come e perché questi docenti debbano operare.

L’università di Cagliari tiene un corso di ARCHEOLOGIA per questi docenti, anziché uno di GRAMMATICA CONTRASTIVA SARDO-ITALIANO.

L’ultima ricerca sull’italiano regionale di Sardegna risale al 1983.

In effetti, nessuno sa che italiano parlino poi i Sardi, ma tutti blaterano di Sardi che parlano tutti l’italiano.

Intanto quelli di ProgReS teorizzano l’assimilazione dell’italiano alle nostre lingue nazionali, lasciando ambiguamente in sospeso se si tratti dell’italiano standard o di quello regionale.

Intanto, come ha fatto notare Lucio Porcu in un commento a un mio post precedente: “Ma sono tutti problemi che vengono dopo perchè i partiti che dovrebbero portare avanti queste battaglie purtroppo si infognano in questioni di rapporti tra loro che non li fanno mai decollare.. custu est su dannu!”

Io sarò anche stronzo, rissoso per vocazione, rompiballe per il gusto di rompere, però qui siamo di fronte a partiti che non solo non sono capaci di cogliere i bisogni dei Sardi, ma sperperano anche un enorme potenziale di consenso.

Come faccio a prenderli sul serio?

4 Comments to “Io sarò anche stronzo, ma questo basta per ignorare la questione linguistica?”

  1. Devi insistere col tuo piglio da rissa. Ti farai molti nemici, ma i più intelligenti tra quelli che frequentano il tuo blog ti saranno grati e si renderanno conto che le tue proposte sono quelle più sagge.

  2. Roberto, devo aggiungere alla tua riflessione il fatto che la lotta tra “amici” e i personalismi non sono una caratteristica del solo mondo indipendentista in Sardegna. Prendiamo l’esempio di Mauro Pili, deuptato Pdl che non perde occasione di andare contro Ugo Cappellacci, presidente dell’esecutivo sardo eletto nelle fila del suo stesso partito. http://notizie.alguer.it/n?id=48929 Ma il punto forse allora non è la rammentazione e la gelosia reciproca Roberto. Anche nelle file del Pd come ha ricordato (l’illuminato) Massimo Dadea su La nuova Sardegna pochi giorni fa non c’è un clima proprio sereno che quindi favorisce l’attività politica. Il problema è forse dato dal fatto che gli argomenti identitari non fanno prendere voti? Magari la lingua sarda è un tema che non premia dal punto di vista elettorale? Oppure la lingua sarda come è stata affrontata fino ad ora non premia (molto più probabile secondo me). Perchè ti assicuro che nei partiti indipendentisti se ne discute eccome (almeno in quelli che ho frequentato io). Ma un altro problema irrisolto è l’immagine. Purtroppo elettoralmente il sardo in berritta e gamabales non paga, anche se parla un italiano fluente e ha una cultura sopra la media. Paga l’immagine rassicurante del politico in giacca e cravatta, paga la comunicazione classica, pagano le promesse di posti di lavoro. Tutti questioni che sono quasi un tabù nel mondo di cui sopra (ovviamente non vale per tutti). Nel decennio scorso non si votava un adesione leggera a un sistema di valori sbandierato. L’appartaenenza politica era marchiata a fuoco nella pelle. Ti dovevi innamorare di un partito, di un idea o di un leader. Forse, se qualcuno avesse voluto votare un determinato partito di quell’area molti suoi militanti non avrebbero accettato quel voto se insieme a questo non sarebbe arrivata anche un adesione ad un sistema di valori molto forte e stringente. Non dico che al sistema identitario (chiamiamolo così per comodità), non fosse possibile, ma non era certo accessibile a tutti i sardi. Innanzitutto perchè si chidevano determinate condizioni non banali da cambiare. Diciamo che i partiti indipendentisti non hanno una vocazione maggioritaria utilizzando un eufemismo. Il partito riconducibile a quest’area ma con una vocazione differente è il Psdaz. Ma con gli sconvolgimenti politici dovuti alla crisi economica adesso si rimette tutto in discussione. il PDL e il terzo polo perdono consensi in italia e credo anche in Sardegna (lo vedremo alle elezioni di giugno). I movimenti di protesta c.d. anti sistema guadagnano spazio. Nel 92 successe qualcosa di simile e emerse la lega. Oggi possono emergere i movimenti indipendentisti? io credo di no per la vocazione detta sopra. Ma ci sono altri partiti sardi, autonomisti, che se ne fregano altamente dei temi che poni tu. Prendi i Riformatori. I paladini del povero cittadino indifeso contro la casta che hanno mandato come assessore il sindaco di Oristano dimissionario Angela Nonnis. Loro non sono certo il Pd o il Pdl che hanno le loro sedi dalle parti di Montecitorio. Quidni la domanda che ti pondgo è questa: l’identità fa prendere voti ? L’interesse per la lingua sarda fa aumentare il consenso? Non è la prima volta che se ne parla, ma la risposta potrebbe aiutare i tuoi dubbi sui partiti che spesso tiri in ballo.

  3. Buongiorno,
    Sarebbe possibile avere il suo recapito di e-mail per contattarla ? Non sono riuscita a trovarla sul sito.

    Grazie
    Andrea P.

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