Lo stupore di Riccardo Spiga

Non c’è cieco peggiore di chi non vuol vedere.

Riccardo Spiga–nel suo capitolo della ricerca sociolinguistica (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_4_20070510134456.pdf), dedicato a “Le parlate locali e le comunicazioni mediate”–si stupisce del fatto che “oltre il 60% degli intervistati dichiari di leggere la lingua locale, mentre il 14% dichiara di scriverla”.

Leggetevi anche questo paragrafo del mio libro e, pro praxere, segnalatemi tutti i siti web e i blog in cui si scrive in sardo:

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X.4 La risardizzazione linguistica della Sardegna

A partire dagli anni ’70 del secolo scorso, in Sardegna è cominciato a sorgere un movimento per il riconoscimento dei diritti linguistici dei Sardi.

Il seguente documento ufficiale, pubblicato sul sito della Regione Autonoma della Sardegna (http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=24014&v=2&c=2480&t=7), riassume la posizione giuridica di cui gode attualmente il sardo: “L’attuale Statuto Speciale della Regione Sardegna, approvato nel 1948, non fa alcun riferimento all’identità linguistica della Sardegna. I tempi non erano forse maturi perché venisse affrontato un problema del genere.
La coscienza linguistica popolare si “sveglia” soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso quando pone il problema a livello politico Antonio Simon Mossa. Ma una proposta di legge di iniziativa popolare del 1978, sostenuta da decine di migliaia di firme, non ottiene risposta dalle istituzioni statali e regionali che nel 1997 con l’approvazione della legge regionale 26. Intanto nel 1990, il nuovo ordinamento delle autonomie locali consente a province e comuni di riconoscere la lingua sarda quale lingua del territorio e dell’istituzione locale.
L’approvazione della Carta Europea delle Lingue, nel 1992, apre nuove prospettive anche in Italia che, nel 1999, approva finalmente la legge n. 482 che inserisce il sardo quale “lingua di minoranza storica” riconosciuta nel territorio nazionale a fianco al catalano, croato, occitano, franco-provenzale, friulano, grecanico, albanese. Ciò in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione Repubblicana che affermava già 50 anni prima di tutelare le minoranze linguistiche.
Oggi, in Sardegna, per la tutela della lingua sarda si fa ricorso a una sorta di “combinato-disposto” tra la legge statale 482/99 che si occupa soprattutto di Pubblica Amministrazione (in minima parte di media e scuole), e la legge regionale 26 che si occupa in massima parte di progetti culturali (ma anche di media e sperimentazione scolastica).”

Con la legge regionale 26/97 e con quella statale 482/99, il sardo cessa quindi di essere un “dialetto”—almeno secondo la definizione politica—e torna finalmente a essere una “lingua”.

Le conseguenze di questa mutata situazione giuridica non si fanno attendere.

Il movimento per il riconoscimento giuridico del sardo era stato da subito accompagnato da un fiorire di iniziative volte a liberare la lingua dalla situazione di diglossia in cui era stata fino ad allora ingabbiata.

Se, fino a quel momento e tranne pochissime eccezioni, il sardo era stato quasi esclusivamente lingua orale e lingua della poesia—anche quella soprattutto orale—e veniva escluso, nella scrittura, dal trattamento di argomenti contemporanei e dalla prosa, nel 1973, con la pubblicazione del primo numero del settimanale Su Populu Sardu, comincia per la lingua della Sardegna una nuova epoca. Per la prima volta dalla perdita dell’indipendenza, si assiste in Sardegna a una produzione non episodica di testi in prosa. In pochi anni seguono i primi romanzi in sardo: S’arvore de sos tzinesos di Larentu Pusceddu (Nùgoro 1982), Sa bida est amore (Siena1982) e su Traballu est balore (Tàtari 1984) di Francesca Cambosu, Sos Sinnos di Michelangelo Pira (Casteddu 1983), Mannigos de memoria di Antoni Cossu (Nùgoro 1984).

Il sardo esce, almeno a livello della lingua scritta, dalla situazione di diglossia e da allora c’è stata una vera e propria esplosione della produzione di prosa in sardo: “Oltre [a menzionare] le duecento opere di narrativa vorrei spendere due parole sulle traduzioni dei classici in lingua sarda. Non ho dati precisi, però stimo che le traduzioni siano più di 300, forse arriviamo a 400 titoli.”  (Francesco Cheratzu, 2011:6,  in corso di pubblicazione).

Per una rassegna completa delle opere in prosa scritte in una delle lingue sarde e per una critica letteraria, si veda il libro di Antoni Arca: Benidores. Literadura, limba e mercadu culturale in Sardigna, 2008, Condaghes.

Come viene accolta questa nuova produzione di opere letterarie in sardo? “C’è una scarsità di lettori, ma c’è un mercato di nicchia che funziona. Vorrei illustrarvi un esperimento, condotto col consenso dell’autore, Gianfranco Pintore: ho ritardato la pubblicazione di un suo romanzo in sardo (Sa losa de Osana / La stele di Osana, 2009) per poterlo immettere nel mercato contemporaneamente in italiano e alle stesse condizioni editoriali: ovvero uscita nello stesso giorno in due collane diverse ma con stesso prezzo e con preghiera al distributore di fare una distribuzione uguale. Risultato: su circa 700 libri prodotti per ciascuna edizione, quelli in sardo sono praticamente terminati mentre di quelli in italiano ce ne è ancora qualche scatola… abbiamo venduto circa il 25% in più di libri in lingua sarda rispetto a quelli in italiano. Vendere romanzi è assai difficile se non hai accesso agli “spazi promozionali” dei giornali e dei media. Le vendite medie di romanzi in italiano in Sardegna, non pompato dai media locali o nazionali, non raggiungono le 500 copie. (Francesco Cheratzu, 2011:2,  in corso di pubblicazione).

Il cambiamento dello status legale del sardo, ha immediatamente comportato un aumento esponenziale del corpus di opere prodotte—la maggior parte di questi circa 200 romanzi sono state pubblicate negli ultimi 15 anni—e questo corpus ha migliorato ulteriormente lo status sociale del sardo, permettendogli di competere praticamente ad armi pari con analoghe produzioni linguistiche in italiano.

Ma a partire dalla fine degli anni ’90  del secolo scorso, c’è stata anche un’altra esplosione mediatica: la scoperta di Internet da parte dei sardo parlanti, o meglio: sardoscriventi.

A partire dalla cosiddetta “Lista di Colonia”, una mailing-list approntata nel 1999 da Guido Mensching e poi trasferitasi con lui alla Freie Universität Berlin (http://www.lingrom.fu-berlin.de/sardu/), decine di Sardi hanno cominciato, per la prima volta, a scrivere in sardo degli argomenti più disparati.

Al giorno d’oggi, esiste un numero imprecisato di blog e siti Internet in cui si usa il sardo, spesso a fianco dell’italiano. E su Facebook, almeno 7 “gruppi” sono dedicati alla lingua, cosa che implica l’uso esclusivo del sardo nelle comunicazioni tra i membri dei gruppi. Oltre a questo, si nota un uso molto esteso del sardo nelle interazioni tra iscritti al “social network”.

Risultano perciò stupefacenti le affermazioni di Riccardo Spiga, che ha curato il capitolo “Le parlate locali e le comunicazioni mediate”della ricerca sociolinguistica “Le lingue dei Sardi”, presentata nel 2007: “Prima di commentare i dati che riguardano la lettura e la scrittura in lingua locale va ricordato che la “dialettizzazione” del sardo e delle altre varietà locali ha fatto sì che la produzione di libri scritti in queste parlate sia un fenomeno minoritario, che ha ad oggetto soprattutto testi letterari, qualche volta storici ma non vi sono opere di tipo scientifico o di divulgazione scientifica. Anche i testi di tipo letterario, soprattutto poesia, racconti e romanzi hanno una divulgazione limitata a specifiche aree linguistiche, non essendoci uno standard linguistico comunemente accettato né norme di scrittura comuni. Non abbiamo dati quantitativi sulla produzione libraria nelle lingue locali in Sardegna ma a scorrere i cataloghi delle vivaci e piccole case editrici che hanno una produzione quasi esclusivamente dedicata a temi isolani si nota come questi contengano tanto testi in lingua locale quanto in italiano, con una certa prevalenza di questi ultimi. Del resto i maggiori scrittori sardi contemporanei scrivono in italiano, spesso con l’intenzione di riprodurre l’italiano regionale o connotando la loro scrittura come “sarda” con l’innesto di espressioni o lemmi delle parlate locali. I libri in lingua locale sembrano perciò relativamente pochi, con scarse tirature e non destinati ad un pubblico vasto.[1] Quanto alla stampa periodica in lingua locale, è anch’essa poco visibile, le principali riviste si occupano infatti, prevalentemente, di problemi culturali e linguistici. I dati riportati nella figura 9.1 appaiono, dunque, un poco sorprendenti risultando che oltre il 60% degli intervistati legge in una delle lingue locali e il 14% usa la scrittura.”

Quello che stupisce, in questo caso, è il fatto che Riccardo Spiga non si sia accorto della presenza di un fenomeno macroscopico come quello della letteratura in lingua sarda e della grande diffusione del sardo in Internet.


[1] Con ciò non di vuole negare la lunga tradizione letteraria in lingua logudorese e campidanese, specie la produzione poetica

o la qualità altissima della poesia di un Montanaru. Ci si riferisce più specificamente alla realtà odierna dove, nonostante una

ritrovata vivacità negli ultimi decenni, la moltiplicazione delle riviste e delle case editrici permetterebbe, in astratto, una

maggiore produzione in lingua sarda. Per l’attività letteraria degli ultimi due secoli in Sardegna si veda G. Pirodda, L’ attività

letteraria tra Otto e Novecento in L. Berlinguer, A. Mattone, La Sardegna, cit.1084-1122. Per la poesia utile il testo di C.

Sole, La poesia in lingua sarda del Novecento in M. Brigaglia (ed.) La Sardegna, I. Arte e letteratura, Cagliari, Della Torre,

1982, 70-92.

 

11 Comments to “Lo stupore di Riccardo Spiga”

  1. per quanto riguarda facebook, infatti, giusto per aggiungere una cosa che riguarda facebook.
    nel gruppo “villaputzu” per esempio l’ultimo post era:
    “DICCIUS BIDDEPUTZESUS: Miradì de su poburu arriccau e de su tontu studiau.”

    Questo è un caso raro, ma non è un caso rarissimo. nel gruppo di villaputzu certamente cercano di scrivere in “villaputzese,” mettendo tutte le paragogiche, le matàtesi e inserendo una -h- nello scritto quando /l/ e /n/ vengono sostituite dal colpo di glottide in posizione intervocalica… in alcuni casi, certamente diventa un casino capirlo.

    comunque, su per giù direi che delle discussioni (e si scrive tanto in quel gruppo), il 3-5% è in sardo “villaputzese”. non è tanto. certamente la maggior parte delle cose sono battute e frasi singole… visto che infatti non lo sanno scrivere.
    ma se uno scrive in sardo, la gente comunque segue la discussione, lo capisce e lo commenta.

    certamente alcuni si lamentano del fatto che io e due o tre altre persone non stavamo scrivendo in “villaputzese”, anche se più o meno lo stavamo facendo (gli altri ovviamente più doc di me, ma comunque…). la maggior parte degli intervenuti si è lamentata del fatto che non era villaputzese, ma non per quanto riguarda le parole o la sintassi… la grammatica e parole erano “villaputzesi”, ma perché nello scritto non avevamo rispettato le particolarità del villaputzese, anzi del “sarrabese.”
    certamente, anche un argomento come:
    “Insandus, comenti at a essi candu bollis scriri: “manu” e “malu”? o “cani” e “cali”? non li convince tanto… beh, connosci queste discussioni…

    comunque, scommetto che ci sarà per ogni bidda minoredda sarda un gruppo dove si scriva un po di sardo, proprio anche cercando di mantenere le sfumatture orali del propio paese nello scritto.

  2. Semus semper faeddende de cudda chirca ue si spantaiant ca sa gente non respundiat cunforma sas categorias linguisticas (logudoresu/campidanesu) aprontadas dae sos chircadores a gustu insoro? Sos cales, da bonos scientziados, ant ghetadu sa nexe a sos intervistados pro sa respustas no a ordine?

    Chissae proite non mi spantat totu custu spantu😀

    In facebook bi semus benas sos vitzikesos https://www.facebook.com/groups/238127659056/ prus de 2000 personas, sa prus parte capatze de lèghere e scrìere in sardu, e lu faent. Un’àteru logu est S’Atòbiu https://www.facebook.com/groups/s.atobiu/ posca b’est Radio Press de Casteddu, chi tenet una pàgina facebook https://www.facebook.com/pages/Radio-Press/38663164780 ue no est cosa rara de lèghere cummentos in sardu, e non petzi in s’ora de sas trasmissiones in sardu.

    Àteros logos ue si scriet in sardu chi ti potzo mentovare deretu sunt:

    Blog
    * su meu http://fp40.wordpress.com/
    * Massimeddu Cireddu http://doshefreesaw.progeturepublica.net/
    * Moju Manuli http://mojumanuli.noblogs.org/
    * Guida Lingua Sarda http://linguasarda.blogspot.com/
    * Ivu Murgia http://logga.me/ivomurgia/
    * Stèvene Cherchi http://stevinicherchi.wordpress.com/
    * Sinnos de Albertu Musa http://sinnos.altervista.org/
    * ZFP http://gianfrancopintore.blogspot.com/
    * Tore Cubeddu http://torecubeddu.blogspot.it/

    Forum
    * su Tzilleri http://sutzilleri.altervista.org/

    Noas
    * Limbas&Natziones http://limbasnatziones.tempusnostru.it/
    * Il Minuto http://www.ilminuto.info/sc/
    * Sardies http://sardies.org/index.php?Itemid=6

    Giassos
    * su cussertu de Torpé http://www.cussertu.net/
    * Dr Drer e sa CRC Posse http://www.crcposse.org/sar/index.htm
    * Terra Sarda http://terrasarda.cat/
    * Sardigna Cultura http://www.sardegnacultura.it/sar/index.html
    * Kenze Neke http://www.kenzeneke.com/

  3. inoche bi suni pàginas interessantes meda in sardu: http://www.webalice.it/ilquintomoro/
    saludos a totus!

  4. be a nàrrere chi non NON EST in sardu est a fàghere bìdere cantu ALEXANDRA PORCU no ischit faeddare in sardu

    • Tue non ischis ca Aexandra est tedesca, mancari figia de una sarda…

      • no est de importu si soe tedesca o sarda o ateru. est craru chi in cuddu blog chi apo mentovadu s’impreat unu limbatzu chi est una bortadura dereta dae s’italianu a su sardu, est gai craru chi venas unu semi-speaker de italianu comente ddu soe deu, ddu podit bier! peroe custu dda’at gei iscritu emilia calaresu carchi annu faxet. est italianu cun carchi fueddu in sardu, italianu cun -tz- e fueddus italianus chi acabant in -u! o tziu rusta, a picai po culu a Bosa, comente si narrat in bidda nosa.

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