Per chi voterò alle prossime elezioni

Domani torno in Sardegna e so già che sarà un ‘esperienza deprimente.

Farò del mio meglio per passare tre settimane da turista, ma so già che per me è impossibile.

So già che troverò una Sardegna ancora più povera e depressa e deprimente di quella dell’anno scorso.

E allora mi metto a fantasticare della Sardegna che vorrei.

Vorrei arrivare domani ad Alghero e trovare tutte le indicazioni in sardo, catalano, italiano e inglese: nell’ordine.

Non sto a spiegare perché.

All’uscita dell’aereoporto vorrei trovare un cartello che indica la direzione per il nuraghe di S. Antine e sotto la scritta:

Santu Antine: ten times bigger than Stonehenge and … much more beautiful!

Perché?

Se cercate Stonehenge con Google, trovate 22.400.000 riferimenti, mentre se cercate S. Antine ne trovate 42.000, ma non tutte riguardano il nuraghe. Eppure non c’è paragone tra i due monumenti contemporanei: Santu Antine è 10 volte più grande, oltre che molto più complesso e bello.

Stonhenge è conosciuta in tutto il mondo. Come mai praticamente nessuno fuori dalla Sardegna conosce il nuraghe Santu Antine?

Come mai come unica indicazione su tutta la 131 trovi un cartello, anche abbastanza piccolo, a pochi chilometri dal nuraghe? Forse perché i cartelli li mette l’ANAS?

E perché allora la Regione Sardegna non ne fa mettere di suoi?

Mi chiedo quanti, in Sardegna, si rendano conto del fatto che Santu Antine è molto più importante, da un punto di vista archeologico, di Stonehenge.

E mi chiedo se quelli che se ne rendono conto sarebbero disposti a condurre una campagna pubblicitaria assertiva e aggressiva come quella che propongo io.

Quanti visitatori potenziali si perdono grazie alla remissività–probabilmente accompagnata da una buona dose di ignoranza–e al provincialismo dei nostri amministratori?

Quanti di quei turisti intelligenti che verrebbero anche nelle stagioni non estive, vanno invece a … Stonehenge, per via del complesso di inferiorità culturale dei nostri politici?

Quanti quattrini ci fanno perdere questi coglioni–servili con gli Italiani, ma arroganti con i Sardi–con la loro strategia del “Abbiamo altro a cui pensare! Altro che cultura sarda!”

Pensate all’importanza, in questo senso, di un’eventuale conferma dell’esistenza della scrittura nuragica.

La storia comincerebbe in Sardegna 1000 anni prima che in Italia e 1.500 prima che nel resto dell’Europa occidentale.

Le ricadute culturali e perfino economiche di una tale conferma sarebbero enormi.

Nelle Sardegna che vorrei io, i politici avrebbero già provveduto a finanziare l’istituzione e i lavori di una commissione internazionale di ricercatori indipendenti e di chiara competenza per stabilire, per esempio, se le tavolette di Tzricotu siano medievali o risalgono al periodo nuragico.

Invece si accontentano del parere di un unico “esperto” di storia dell’arte, che ha giudicato unicamente lo stile, senza che neanche mai sia stata fatta l’analisi metallurgica delle tavolette. Invece è abbastanza semplice , con l’analisi chimica e isotopica del bronzo, stabilire perfino le miniere di provenienza dei metalli che costituiscono il bronzo delle tavolette e, indirettamente, la loro età.

E che dire della storia allucinante dei “Giganti di Monti Prama”?

Com’è che si è dovuto attendere fino al 2011 per vedere una mostra dedicata a loro e che  ancora non esiste un museo dove le statue possano essere ammirate in modo adeguato ANCHE dai turisti?

Com’è che i “Giganti” non hanno avuto lo stesso destino dei Bronzi di Riace?

Eppure il loro significato storico è enormemente più grande di quello dei Bronzi. Questi ci confermano soltanto quello che già sapevamo sui Romani che hanno depredato la Grecia dei suoi tesori artistici.

Ma perfino per la valorizzazione adeguata del nostro enorme patrimonio archeologico e storico e per la trasformazione del turismo della Sardegna nel tanto auspicato turismo culturale, quello che arriva tutto l’anno e non si limita a visitare le coste e arricchisce in tutti i sensi, occorre fare una rivoluzione e cacciar via questa classe dirigente fradicia di inferiorità culturale e succube degli interessi italiani.

Come liberarci da questi coglioni?

L’ho già detto tante volte: educando i giovani in sardo, educandoli alla storia sarda, insegnando loro la geografia vera della Sardegna–centro del Mediterraneo occidentale e non periferia dell’Italia–educandoli alla letteratura sarda–quella scritta in sardo, non quella sardignola–educandoli al plurilinguismo.

Ho gia detto tante volte che è completamente inutile sprecare soldi per l’insegnamento dell’inglese–come ha fatto anche Renato Soru–quando invece quello che occorre è una televisione che trasmetta in programmi per ragazzi–almeno per loro–in lingua originale e con i sottotitoli in italiano e in sardo.

Anziché sperperare quei quattrini in improbabili programmi di insegamento dell’inglese, vadano a constatare di persona in quei paesi–Olanda, Fiandre, Scandinavia–dove quello che propongo avviene già e si renderanno conto come anche i bambini delle elementari parlano l’inglese meglio della maggior parte degli adulti italiani che hanno studiato l’inglese almeno per otto anni.

Occorre strappare i giovani al monolinguismo e al monoculturalismo isterici e provinciali degli Italiani, che tra l’altro li condannano a parlare un’italiano inadatto a funzionare adeguatamente all’interno della scuola e della società italiane.

Quando i giovani si renderanno conto di vivere in un mondo molto più vasto e più ricco–in tutti i sensi–della provincia italiana di Sardegna, la nostra terra cambierà radicalmente: sarà Sardegna e ombelico del mondo.

Del nostro mondo.

Io voterò alle prossime elezioni il partito che metta al centro del proprio programma l’introduzione del sardo nella scuola come materia curricolare, l’insegnamento della grammatica contrastiva sardo-italiano, l’insegnamento della storia e della geografia in sardo, l’insegnamento della letteratura sarda, l’istituzione di una commissione internazionale sulla scrittura nuragica, l’istituzione di un museo adeguato alla grandezza dei “Giganti di Monti Prama”, l’apertura di un canale televisivo per programmi in sardo e in inglese, questi con i sottotitoli in sardo e in italiano.

17 Responses to “Per chi voterò alle prossime elezioni”

  1. No! Peggio: sanno che il loro tempo di mediatori tra Sardegna e padroni italiani sarebbe finito

  2. aberu unu bellu post Robbè.

  3. Condivido in toto e voterei quel partito se ci fosse; e aggiungerei al programma che i sindacati italioti in sardegna dovrebbero fare sindacato e non la costituente che spetta alla sovranità popolare sarda o a chi da essa è delegato.

  4. Buongiorno Bolognesu, mi permetto di inserire un commento al suo articolo che ho trovato su un forum.

    <>

  5. Io mi chiedo solamente se questo Sig. Bolognesi…e chi la pensa esattamente come lui…ha dei figli o nipoti in età da”coltivo”…..e se DAVVERO riescono a strappare i loro pargoli da questa italianità che li “imbruttisce”🙄🙄
    Penso che imporre certe idee ….serva solo a creare dei figli disadatati …perchè il mondo sta andando avanti e fossilizzarsi o intestardirsi su certe “presunte” e indispensabili teorie …….non fa che creare confusione nelle giovani menti.
    E non è certo la scuola che dovete “combattere”…..ma una rete che apre ai ragazzi le porte del mondo e li fa sognare, altro che imporre il sardo a scuola.

    • Fino a prova contraria è stata la scuola e la cultura italiana a portare la Sardegna alla situazione disperata in cui si trova adesso. Proprio con il pretesto di “aprirsi al mondo” gli Italiani vi hanno rinchiuso nella loro culturetta istericamente monolingue e disperatamente provinciale. Risultato: la Sardegna è OGGI piena di disadattati: quanti sono i disoccupati? Me lo dica lei. Io le dico che il 36% dei giovani–tutti italofoni–non è in grado di capire un testo abbastanza semplice in italiano. E la dispersione scolastica è doppia rispetto alla media altissima dell’Italia. Mi dica lei chi sta confondendo chi. Lei mi sembra già abbastanza confuso.

  6. seu apettendiddu comenti su messia ….at essi po su benidore ???

  7. salude, Bolognesi, bellu interventu mi. Il problema è legato alla sovranità limitata della Sardegna,
    e sopratutto una mancanza di autostima nel 70% della popoolazione, perchè volendo le leggi a livello scolastico ci sarebbero, sono i presidi e i docenti che spesso mancano, oppure i genitori stessi quelli che si fanno chiamare papà. In pratica la classe dirigente sarda subalterna a quella centrale, è piu o meno lo specchio o la ratifica del livello medio sardo. Ecco quindi che si rende neccessario un pluralismo di movimenti indipendentisti: vistosi, contagiosi, visibili, credibili e puliti. In sardegna ce ne sono gia 5 o 6, attenzione indipendentisti non unionisti: voi studiosi iniziate a dargli credibilità facendovi una tessera tanto per iniziare, sarebbe un ottimo passo.

  8. che bell’articolo, magari ce ne fossero di politici con queste proposte!

  9. Io proporrei anche il premio nobel dell’interculturalità al Sig. centopercento! se lo merita eh

  10. …esemplu lampante su tziu GD ,…
    non solu de pessona “” confusa “”,comente at nadu su professore,…
    oltres de cussu…
    pius che c.o.g.l.i.o.n.i.d.z.a.d.a…
    prontu a rinnegare sa LIMBA ,s’Istoria,sa Cultura millenaria sua,…
    de cando sos SARDOS – Nuraghesos -Shardana,fint meres in su mare de Mesu e in ateros puru,…
    e sos “” romanos “” chi pustis de mill’annos ant a diventare meres de su mundu de tando…
    fint e biviant in sas padules pontinas umpare cun sas ranas,…
    po s’acuntentare de S’andzenu…”” po si aberrer a su mundu””…ahahahhahha…

  11. Quel commento era una citazione.
    tziu pe’, coglionizzaddu dillu a calch’ un asthru.

  12. Leggi il programma del Fronte Indipendentista Unidu,hai le risposte alle tue domande,non solo…puoi interagire e sviluppare ,aggiungere e togliere idee ;perché la Sardegna siamo noi Sardi,e il nostro programma nasce da tutti coloro che hanno aderito al fronte individualmente,noi siamo un insieme noi andiamo a fare l’Indipendenza
    .

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