Un altro libro gettato nello stagno della cultura sarda

Marceddí

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Siamo arrivati al nuraghe di Santu Antine verso le sei del pomeriggio.

La signora che ci ha venduto i biglietti ci ha avvertito che era in corso l’ultima visita guidata.

Le ho risposto che avevo appena letto un libro che rendeva inutili le spiegazioni della guida, certamente basate sulla dottrina standard di Taramelli/Lilliu.

–E cosa dice il libro?

–Che i nuraghi erano templi.

La signora ha fatto un cenno di approvazione e ha aggiunto con un tono da docente:

–I nuraghi hanno avuto effettivamente diverse destinazioni.

Mi son girate le balle:

–Solo templi!

E me ne sono andato.

Siamo arrivati all’interno di Santu Antine e quasi subito abbiamo incontrato lo sparuto gruppetto di visitatori (sei?) accompagnato dalla guida.

Si trattava di un gruppetto di quei famosi “turisti intelligenti” che quei coglioni degli assessori al turismo–tutti gli assessori al turismo–dicono di voler attrarre in Sardegna, ma poi fanno di tutto per far fuggire: “”Quando i primi freddi vi regalano i tipici brividi dell’influenza di stagione, allora, al primo accenno di raffreddore, presto, Sardegna”.

Ma si può?

In Sardegna si può!

Quei turisti–pochissimi turisti–di Santu Antine erano indubbiamente intelligenti. Molto intelligenti, direi.

Infatti, non solo sapevano dell’esistenza del nuraghe, 10 volte più grande del famosissimo Stonehenge, ma sconosciuto ai più, ma erano perfino riusciti a trovarlo: impresa questa che denota un quoziente di intelligenza molto alto!

Confesso con un po di vergogna’che io, che pure c’ero già stato, l’ho trovato soltanto al secondo tentativo.

E non seu brullendi!

Ma torniamo ai nostri turisti intelligenti.

Quando siamo arrivati noi, uno di loro, evidentemente impressionato dalla maestosità del nuraghe ha fatto alla guida una domanda molto intelligente:

–Avevano un alfabeto?

Davanti alla grandezza e alla complessità di questa struttura, una persona intelligente parte dal presupposto che questa abbia richiesto una pianificazione e il coordinamento del lavoro di persone distanti nello spazio e nel tempo.

Cose difficili da realizzare soltanto con una comunicazione orale.

La risposta della guida, una signora, è stata un secco NO!

Il turista intelligente non ha osato replicare. Probabilmente ha capito di averle fatto una proposta oscena.

Il tono della signora era quello.

Chissà cosa sarebbe successo se la signora avesse riferito delle diverse opinioni che esistono sulla scrittura “nuragica” e sulle discussioni e polemiche che infuriano da anni e che, naturalmente, non arrivano in Italia.

Figuriamoci!

Chissà, forse quell’uomo distinto e intelligente avrebbe perso il controllo di sé e avrebbe cominciato a infilarle le mani sotto la gonna!

Se esistesse la scrittura “nuragica”, salterebbero tutti i freni morali dei Sardi e anche degli Italiani.

LIBERO ARBITRIO! NESSUN RISPETTO PER LE AUTORITÀ E L’ORDINE COSTITUITO! CHI FERMEREBBE LA POLIGAMIA, L’INCESTO E LA PEDOFILIA?

Anche la proprietà privata sarebbe in pericolo.

Se saltasse fuori che i Sardi hanno preceduto gli “Italiani” anche in questo, si realizzerebbe la profezia dei Maya.

La guida è passata subito a un altro argomento: la riconsacrazione di uno dei pozzi del nuraghe.

Sono scappato.

Sapevo che non sarei riuscito a trattenermi e sono scappato.

Il libro che avevo appena letto parlava appunto di questo!

“Possiamo ancora parlare dei nuraghi come roccaforti erette dalle bellicose popolazioni della Sardegna preistorica? Oppure è giunto il momento di dare un´interpretazione diversa dell´utilizzo cui erano destinate queste costruzioni megalitiche?
L´enorme quantità di informazioni e di dati scaturiti negli ultimi decenni da ricerche archeologiche sempre più puntuali, condotte per la gran parte da addetti ai lavori, ma anche da validi ricercatori indipendenti, hanno provocato un laceramento nel paradigma che definisce il nuraghe come una ´fortezza´.
La sempre più frequente restituzione di contesti cultuali dall´interno e dall´esterno della struttura nuraghe ha indotto l´Autore verso l´analisi sistematica di tali risultati, inducendolo alla conclusione che il motivo fondante che spinse l´uomo nuragico a progettare e innalzare migliaia di strutture in tutta l´isola vada ricercato nell´ambito del sacro. Ne scaturisce un´ipotesi di utilizzo più orientata verso la sfera religiosa, cultuale e rituale anziché militare.
Inoltre, è riportata la recente rivelazione che presuppone la disposizione territoriale del ´Santu Antine´ di Torralba e dei nuraghi a esso limitrofi, distribuiti rispettando la posizione delle sette stelle principali dell´ammasso delle Pleiadi.

La civiltà nuragica svolse un ruolo di primissimo piano all´interno del Mediterraneo occidentale protostorico, intessendo rapporti culturali, commerciali e di scambio di conoscenze con le più progredite civiltà a essa contemporanee, raggiungendo punte di eccellenza in diversi settori quali: l´architettura, l´ingegneria idraulica, la carpenteria e l´artigianato tessile, ceramico e metallurgico. Recenti e importanti studi archeoastronomici dimostrano come i nuragici fossero profondi conoscitori dei fenomeni celesti, testimoniato dall´orientamento delle loro costruzioni secondo i più importanti punti solstiziali ed equinoziali.
Da questa ricerca emerge la visione dei nuraghi come strutture complesse, perni della vita civile e sociale di un popolo che seppe costruire, tremilacinquecento anni orsono, una singolare civiltà. Le torri di pietra, simbolo incontrastato di questa straordinaria cultura, sono interpretate dall´Autore basandosi sui risultati degli scavi condotti, come costruzioni appartenenti alla sfera della devozione: sentinelle inamovibili fra cielo e terra, ordinatori del tempo e dello spazio. Dalla densità e la dislocazione nel territorio di queste strutture ne deriva l´immagine di un´isola, segnata dal contatto simbolico tra gli elementi terreni e quelli del firmamento. Attraverso i nuraghi e i pozzi sacri, il popolo nuragico entrava in sintonia con i princìpi divini del sole, della luna e dell´acqua offrendo le ricchezze della terra e gli oggetti preziosi del quotidiano.
E forse ne sono testimonianza i versi delle ´Teogonia´ di Esiodo: «…e poi generò Telegono per l´aurea Afrodite; quelli molto lontano, in mezzo ad isole sacre, regnavano su tutti gli illustri Tirreni».”

Il libro di Augusto Mulas è noiosetto–così non dite che sto scrivendo per farne la promozione–e non dice in effetti niente di nuovo.

Ha cominciato Pittau a dire che i nuraghi erano templi–ma Pittau è un linguista!–e ha continuato Mauro Peppino Zedda–ma anche lui è un archeologo fai-da-te e parla addirittura di allineamenti astronomici! Per i nostri gloriosi archeologi a scabeciu è come se parlasse di UFO!–mentre Mulas ha completato i suoi studi in lettere classiche, ha partecipato ai suoi scavi e, soprattutto, parla dello stesso tipo di archeologia di cui parlano gli archeologi al servizio dello stato italiano.

Mulas, dottor Augusto, parla di scavi e di ritrovamenti di reperti archeologici effettuati dagli unici archeologi autorizzati ad avere un’opinione: quelli di stato.

E Mulas dice delle cose molto semplici e per dirle usa quel tono noiosetto della persona un po’ distaccata: “Se nei nuraghi si ritrovano le stesse cose che si ritrovano nei pozzi sacri, com’è che nei pozzi sacri gli archeologi di stato le considerano offerte agli dei, mentre nei nuraghi le considerano sintomo di scarsa considerazione per l’igiene?”

Se state ridendo, avete ragione!

L’umorismo involontario di chi ha venduto il proprio cervello allo stato coloniale raggiunge vertici ineguagliabili!

Mulas dice: “Se voi ammettete che, a partire da un certo periodo in poi, i nuraghi siano stati usati come luoghi di culto, dove sono le prove che prima di tale periodo fossero usati come fortezze?”

Ma non voglio aggiungere altro: leggetevi il libro!

Isola Sacra, di Augusto Mulas, edito da Condaghes, Cagliari, 2012.

Leggetevelo, perché questo è un’altro di quei libri di cui la cultura coloniale della Sardegna non parlerà mai.

Purtroppo per loro, però, la cultura marchettara e coloniale non ha più il monopolio dell’informazione.

Oggi con internet non possono più condannare i lavori scomodi degli intellettuali liberi al rogo dell’oblio.

A questo proposito leggetevi anche l’articolo di Vito Biolchini: Il giornalismo con i paraocchi: ecco come l’Unione Sarda sta perdendo l’egemonia dell’informazione a Cagliari

6 Comments to “Un altro libro gettato nello stagno della cultura sarda”

  1. Cess! A Santu Antine io ci sono stato ieri! Veramente! E anche nel mio gruppo un signore continentale ha osato l’inosabile: “Ma i nuragici avevano una scrittura?”. Risposta: “No”. In ogni caso la visita è stata molto ben condotta da una ragazza abbastanza preparata secondo cui i nuraghi non erano fortezze ma strutture grazie alle quali le comunità manifestavano il loro potere su un determinato territorio. Ispe dixit.

  2. Ad onor del vero la funzione dei nuraghi fu indagata dal prof. C. Maxia archeologo e prof. L. Fadda insegnante, precursori delle teorie relative alla civiltà megalitica nuragica rivelata con l’asroarcheologia. Vedasi a tal proposito la pubblicazione dei due autori citati “Il mistero dei nuraghi rivelato con l’astroarcheologia” Ed. Castello 1984. Ma già nei primi anni ’70 Maxia e Fadda e il prof. Proverbio ordinario di astronomia all’università di Cagliari formularono le prime ipotesi sul nuraghe come tempio del sole e come torre del silenzio.

  3. Io sporadicamente ripasso nei siti archeologici già visitati, e sapete che faccio? Nulla.
    Non parlo neppure con la guida, mi addentro per i fatti miei con gli altri amici.

    Tanto che senso ha discettare con l’ultimo anello della catena alimentare? I problemi, come hai detto bene, sono a monte. Tipo i brividi delle prime stagioni di freddo…

  4. …………ma lei pensa davvero di essere una persona intelligente quale crede di essere? era proprio necessario offendere la preparazione della guida del santu antine per poi pubblicizzare il libro del dott.mulas ? che tra l’altro ,insieme a mauro ,è un nostro carissimo amico ed estimatore? sa…. anche noi guide sappiamo tutte le varie teorie anche quelle di mulas al quale abbiamo presentato il libro………..

    • Mai preteso di essere intelligente! Io ho scritto un pezzo in parte satirico perché mi piace la satira. Quel NO! così resoluto sulla scrittura “nuragica” meritava una presa in giro. E mi creda, è davvero una presa in giro bonaria, se pensa al fatto che agli assessori do dei coglioni. Chi svolge una funzione pubblica corre questi rischi. Io mi espongo del tutto gratis alle prese in giro e agli insulti di chiunque voglia farlo. Non censuro mai nessuno. Ogni tanto qualcuno lo fa: oggi lo fate voi. Fa parte del gioco. Ma se ci pensa, sarei potuto essere molto più cattivo. Pensi alla violenza con cui viene rifiutata la sola ipotesi che la scrittura “nuragica” esista. Pensi al fatto che Gigi Sanna è stato perfino denunciato, con un pretesto. Certo la colpa non è della signora che ho preso in giro, ma lei nel suo piccolo riproduce il meccanismo della rimozione violenta di una possibile verità. E mi creda: io sono agnostico rispetto alla scrittura “nuragica”. Mi sembra molto plausibile che esistesse e vorrei che questa possibilità venisse investigata in modo scientifico e non rifiutata a priori. Per il resto non capisco i suoi riferimenti alle teorie di Zedda e di Mulas: dal mio pezzo si capisce che sono stato io impaziente e poco tollerante nei confronti delle guide. Sono stato io a rifiutare il confronto. Perché è proibito? E poi: non sono mica un archeologo! Cosa ve ne importa di me?

  5. per le GUIDE TURISTICHE:
    affermate di conoscere le varie teorie, benissimo…. e allora la domanda nasce spontanea: come mai non le fruite? non basta conoscerle, bisogna anche renderle pubbliche e quale modo migliore, atraverso il vostro operosissimo lavoro sul campo? perchè non vorrei nulla insinuare…. ma, vi chiedo, chi prepara il canovaccio da proporre ai visitatori? vi chiedo gentilmente una risposta.

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