La miniera dalle uova d’oro e la lingua sarda

Reperti di archeologia industriale in malora a Nebida

Parliamoci chiaro.

Quelli che “abbiamo altro a cui pensare” questa volta hanno tentato il colpo grosso.

Insomma, 1.600.000.000 euro (Euro un miliardo e seicentomilioni) sono una bella botta.

Ci fossero riusciti, un altro Iglesiente si sarebbe fatto la villa a Porto Cervo, magari a fianco di quella di Giorgio Oppi.

E i 1.500 posti di lavoro nella miniera d’oro gli avrebbero anche garantito chissà quante rielezioni e il VITALIZIO.

Eccolo qui il realismo di quelli che “abbiamo altro a cui pensare”.

Il grande colpo dei soliti noti questa volta è andato storto: gatzu dimo‘, c’era quella merda di Europa di mezzo!

Non si sono lasciati inculare.

Ma, per fortuna, i tecnici che ci governano, in fondo in fondo, hanno un cuore anche loro.

Si sono commossi per l’incerto destino dei politici sardi e hanno assicurato che la miniera dalle uova d’oro non chiuderà prima delle elezioni, così quei politici che sono andati a manifestare la loro solidarietà agli occupanti che, altruisticamente, cercavano di salvare la villa a Porto Cervo di quell’altro Iglesiente, hanno ancora una possibilità di convincere gli abitanti del Sulcis a votarli.

Poi la miniera dalle uova d’oro chiuderà, come è giusto che sia.

Nessuno può dire che il governo abbia rifiutato l’elemosina ai poveri politici sardi.

Ma quali meriti hanno questi politici per lo stato italiano, oltre a quello di tenere alta la reputazione degli Italiani magliari?

Il merito più grande dei politici sardi è quello di avere svuotato il riconoscimento del sardo come lingua minoritaria.

La Regione Autonoma delle Banane della Sardegna spende la miseria di 100.000 euro per la lingua sarda.

Pensateci: un decimo di quello che volevano spendere–soldi nostri–per un unico posto di lavoro nella miniera dalle uova d’oro.

Il Friuli spende per la sua lingua 20 volte tanto.

Ma la taccagneria–pardon, il realismo–è bipartisan quando si tratta di lingua sarda: la giunta Soru ne spendeva 50.000.

Non sto a ripetere quali sono i disastri sociali ed economici provocati dalla questione linguistica in Sardegna. Il mio blog è pieno di argomenti e di dati.

Ma, evidentemente, con la lingua non puoi costruirti la villa a Porto Cervo.

E non fai neanche bella figura nella movida casteddaja.

Leggetevi la lettera del presidente della Regione Autonoma del Friuli: altre latitudini!

22 agosto 2012
Nessun disimpegno sulla lingua friulana
Il presidente Tondo risponde a De Agostini: per me parlano i fatti e la tutela garantita alla “marilenghe”
di RENZO TONDO*
Il minimo che si possa dire della lettera aperta del segretario politico del Movimento Friuli Marco De Agostini sulla tutela della lingua friulana, pubblicata su questo giornale lunedì 20 agosto, è che l’autore risulta male informato.
Sono i fatti a parlare chiaro. La Giunta regionale che presiedo ha ereditato una legge, la 29 del 2007 («Norme per la tutela, la valorizzazione e promozione della lingua friulana»), di fatto inoperante e bloccata. Una legge approvata dall’Amministrazione precedente a pochi mesi dalla scadenza del mandato, con evidenti finalità di consenso elettorale,
una legge su cui per di più pendeva un’impugnazione del Governo per incostituzionalità, poi effettivamente accertata nel 2009.
Ed è merito della Giunta che presiedo l’aver con pazienza e realismo, dopo aver chiuso il contenzioso con il Governo, reso operativa la legge a cominciare dalla sua parte più importante, quella dell’insegnamento del friulano nella scuola.
Una volta messo a punto il Regolamento, è stato definito il Piano applicativo che ha permesso di far entrare il friulano nella scuola, non più semplicemente come arricchimento dell’offerta formativa, ma come insegnamento pienamente inserito nell’orario curricolare, con una dotazione finanziaria di 2 milioni di euro.
È stato nel contempo istituito, d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale, un elenco degli insegnanti con competenze riconosciute per l’insegnamento della lingua friulana, sulla base di titoli culturali, professionali e scientifici, al quale sono iscritti oggi 700 insegnanti. Sono ancora alcuni dati incontrovertibili a mostrare i progressi: nel prossimo anno scolastico
saranno 39 mila gli allievi delle scuole di ogni ordine e grado le cui famiglie hanno espressamente richiesto l’insegnamento della lingua friulana, con un aumento di quasi il 30 per cento rispetto all’anno precedente.
Ricordo inoltre che, nonostante le difficoltà della finanza pubblica che sono sotto gli occhi di tutti, è stato incrementato il capitolo del bilancio regionale destinato al sostegno dei mezzi di informazione in friulano ed è stata potenziata la dotazione di personale qualificato dell’Arlef, l’Agenzia regionale per la lingua friulana. C’è insomma chi si limita a parlare e chi invece le cose le fa.
Ma non è finita qua. Le dichiarazioni non sono sufficienti per dimostrare il nostro impegno. E dunque passiamo ai fatti.
Voglio infatti rassicurare De Agostini anche su un altro punto sollevato nella lettera aperta: come ha più volte pubblicamente dichiarato l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Molinaro, la Giunta ricorrerà contro la norma della spending review che ha declassato il friulano da lingua minoritaria a dialetto. Lo faremo perché quella norma va contro la legge nazionale 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche ed è palesemente anticostituzionale.
Abbiamo atteso semplicemente che la norma venisse tradotta in legge. In una delle prossime riunioni di Giunta formalizzeremo la decisione.
Non abbiamo esitato in questi anni a ricorrere in Corte costituzionale contro i provvedimenti del Governo ritenuti lesivi dello Statuto di Autonomia speciale della Regione Friuli Venezia Giulia. Ma l’autonomia si difende prima di tutto in un altro modo: dimostrando di esserne degni, di essere capaci di saper gestire con oculatezza e responsabilità le competenze e le risorse finanziarie che ci sono attribuite in virtù della nostra specialità. E in questi anni, in una fase di estrema difficoltà, lo abbiamo dimostrato riducendo il debito regionale, continuando a mantenere una Sanità di eccellenza con i conti a posto, tagliando i costi della politica e della burocrazia, investendo nelle grandi infrastrutture al
servizio del Paese.
Noi friulani, in fondo, siamo fatti così. Non accusiamo gli altri delle nostre difficoltà, non creiamo ogni volta un comodo capro espiatorio, non mobilitiamo la retorica del tutto va male per guadagnare qualche facile consenso. Ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo. Fatti e non parole.
*Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia

One Comment to “La miniera dalle uova d’oro e la lingua sarda”

  1. Lettera bellissima. Un rappresentante del popolo sardo non sarebbe riuscito nemmeno a immaginare questi concetti, considerato che la Sardegna… le Banane… la Sardegna… Porto Cervo… le Banane… pocos-locos-y-malunidos… le Banane… la Sardegna…

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