Quanto vale il futuro dei giovani sardi?

La sicurezza economica della famiglia di un minatore di Nuraxi Figus vale–se dobbiamo credere alla nostra classe politica–un milione di euro della collettività.

Adesso, lasciamo perdere il fatto che ormai è chiaro a tutti quale fosse il gioco: hanno tentato il colpo gobbo—un miliardo e mezzo!—ma alla fine si sono accontentati di non chiudere le miniere fino alle prossime elezioni “E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno XXXIV,  139”.

La quantificazione operata dai nostri ineffabili amministratori ci permette adesso di comprendere meglio in quanta considerazione venga tenuto il futuro dei giovani sardi.

Leggetevi questo studio di Cristian Ribichesu.

“La Sardegna, infatti, è una delle regioni italiane con maggior tasso di abbandoni e dispersione scolastica, alto numero di ripetenze, oltre che con un minor numero di persone in possesso di diploma superiore o laurea (in fondo al testo si riportano altri grafici). Inoltre la popolazione sarda è interessata anche da un elevato tasso d’analfabetismo di ritorno e dal primato negativo di persone che leggono un ridotto numero di libri. […] La situazione scolastica sarda è particolare, e, con l’aggravarsi dello spopolamento delle zone interne, porta ad avere piccole classi nelle realtà urbane minori e classi che hanno fino a 30 alunni nei contesti urbani più grandi. Nel frattempo, dall’istituzione di questa riforma, anche con la soppressione delle ore a disposizione, che porta a perdite di ore di lezioni e sovraffollamenti di aule per le assenze brevi dei docenti, e con il taglio delle ore di molte materie, con l’aumento dell’età media dei docenti e la mancanza di un turnover, pur avendo il personale già formato, il numero dei ripetenti è aumentato, sono aumentatati la dispersione e l’abbandono scolastico, sono diminuiti i diplomati ed è calato anche il numero degli iscritti nelle facoltà della Sardegna, con una media superiore al 13% per l’anno accademico 2010. A questo si aggiunge l’aumento della disoccupazione giovanile, che vede la Sardegna prima in Italia per questo dato negativo.” (pag.10)

Una tabella a pag. 12 mostra come , nel 2009, la percentuale di ripetenti in Sardegna fosse doppia rispetto alla media italiana. Ribichesu, come tutti del resto, non coglie in nessun modo il rapporto tra la catastrofica situazione scolastica in Sardegna e la situazione linguistica. Del resto, come ho osservato diverse volte, in Italia è severamente vietato studiare questo rapporto. Non ho mai trovato alcuno studio in proposito. Accontentatevi allora, in attesa che esca il mio studio più ampio della situazione sociolinguistica in Sardegna, di quello che ho scritto sul blog: Italiano di Sardegna e dispersione scolastica

Le uniche analisi che esistono su questo rapporto, nella situazione sarda, sono quelle ormai storiche di Maria Teresa Pinna Catte e Elisa Spanu Nivola e le due autrici hanno denunciato i danni subiti dai giovani sardi per via dell’alienazione linguistica.

In Sardegna non si parla l’italiano standard, ma una varietà “aliena” dell’italiano, che la scuola non accetta e che comporta che il 36% dei giovani non sia in grado di comprendere un testo scritto in un italiano semplce.

Quanti soldi ha investito la nostra classe politica per studiare questo problema gravissimo?

Nulla.

Neanche un quattrino.

E quanti studi hanno effettuato i nostri chiarissimi linguisti dell’università italiana di Sardegna?

Neanche uno, dopo un paio di articoli pubblicati negli anni in cui ancora molti speravano che il sardo si estinguesse.

Poi più nulla.

È vero che il problema delle ripetenze e della dispersione scolastica riguarda quasi esclusivamente i ragazzi delle professionali e degli istituti tecnici.

I liceali se la cavano bene: di che preoccuparsi allora?

Anche senza analisi approfondite, è chiaro che il problema linguistico dei giovani sardi nasce dalla commistione di codici linguistici che ha dato origine all’Italiano Regionale di Sardegna.

Occorre insegnare ai ragazzi a distinguere l’italiano (standard) dal sardo e quindi occorre introdurre nella scuola, come materie curricolari, sia il sardo che la grammatica contrastiva sardo italiano.

Cosa ha fatto finora la nostra classe politica?

Anno 2008: Soru e Mongiu progettano il sardo curricolare con il I° Piano Triennale della Lingua ma lo finanziano con soli 50 mila euro.

Anno 2009: la Corte Costituzionale blocca la legge friulana sull’insegnamento curricolare (e indirettamente la sarda).

Anno 2009: la Regione, per sfuggire alle restrizioni della Corte, inventa la legge  L.R. 7 AGOSTO 2009 N. 3, ART. 9, COMMA 10, LETT. B) “DISPOSIZIONI URGENTI NEI SETTORI ECONOMICO E SOCIALE”. SPERIMENTAZIONE, NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO, DELL’INSEGNAMENTO E DELL’UTILIZZO VEICOLARE DELLA LINGUA SARDA IN ORARIO CURRICULARE

Anno 2010: la Giunta Cappellacci e la maggioranza di centro destra però confermano lo stanziamento di Soru:  50.000 euro. Superato l’ostacolo esterno, con la legge menzionata, Cappellacci & soci dimostrano di non voler fare nulla.

Anno 2011: l’assessore Milia prende atto della situazione e raddoppia la cifra a 100 mila euro annue. CREPI L’AVARIZIA!

Anno 2012: confermato lo stanziamento di euro 100.000, assolutamente insufficiente.

In tre anni sono state finanziate solo 90 scuole su 270.

Il futuro dei giovani sardi vale per la nostra classe politica 100.000 euro all’anno.

Ah già, la Regione attua diversi interventi contro la dispersione scolastica, ma senza affrontare il problema strutturale della situazione linguistica in Sardegna.

Anche i nostri politici usano parlare dell’italiano che parlano i Sardi come “italiano”. Del resto anche i nostri chiarissimi linguisti lo fanno: quindi il problema non esiste.

Cosa fanno invece in Friuli?

Dopo diversi anni che la Giunta ha stanziato per il friulano curricolare 500 mila euro, quest’anno la cifra è stata quadruplicata a 2.000.000 di euro

C’`è da dire che il Friuli non è ancora riuscito a formare un numero di insegnanti rilevante, mentre la Sardegna,  almeno a Cagliari, è riuscita a far partire un’annualità di progetto FILS.

A Sassari, come è noto, l’università ha rifiutato di realizzare il progetto FILS, almeno secono i dettami del piano triennale. E adesso? Pretendono ancora di essere loro a dettare le leggi al resto dei Sardi?

E intanto l’università di Cagliari non ha fatto ancora partire la seconda annualità.

La questione del futuro dei giovani sardi non farà mai aprire i TG italiani.

Non sono abbastanza mediagenici.

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