L’isola dei depressi

Perché è quasi impossibile trovare vino sardo ad Amsterdam?

O i pomodori secchi?

O il pecorino, le olive, il mirto.

IL MIRTO!

Perché la Sardegna non esporta i suoi prodotti agroalimentari?

Per lo stesso motivo per cui quasi nessuno sa dov’è la Sardegna:

-E sai dov’è la Corsica?

–Certo!

–La Sardegna è appena sotto la Corsica ed è…tre volte più grande!

–Ah, e quando sei tornato dalla Sicilia?

Il motivo è lo stesso che porta il mondo a ignorare il nuraghe di Santu Antine, mentre tutti conoscono Stonehenge.

Il motivo è che i Sardi non si fanno conoscere, si nascondono.

I Sardi non sono capaci di amarsi.

Basta guardare l’autolesionismo delle lotte degli operai del Sulcis.

Adriano Sofri ha scritto che quelle lotte gli ricordavano le lotte dei carcerati che salivano sui tetti.

Ieri ho sentito di un ragazzo, laureato e disoccupato, che si è suicidato.

Qual’è il rapporto tra l’immagine che un popolo ha di se stesso e l’economia?

Esiste la “psicoeconomia”?

Quanta gente lavorerebbe nel settore agroalimentare se la Sardegna avesse una differente immagine di sé?

E quanta gente con il turismo culturale?

Come mai la gente del Sulcis ha accettato di lasciarsi inquinare da industrie che drenavano tutte le risorse, per dare lavoro a poche centinaia di persone, riducendosi alla provincia più povera dello stato italiano?

Qual’è il rapporto tra la cultura di un popolo e l’immagine che questo popolo ha di sé?

Qual’è il rapporto tra cultura e economia?

Ci hanno insegnato che la cultura è sovrastruttura.

Eccoci all’economia voluta da una banda di ignoranti, ma che parlano bene l’italiano.

Loro hanno la villa a Porto Cervo e voi siete alla fame.

Avete ragione a essere depressi.

E io vi guardo da qui.

Vi guardo da una terra grande quanto la Sardegna, che ha alcune risorse limitate (un po’ di gas, terre fertili), ma che ospita 10 volte gli abitanti della Sardegna ed è il quinto paese più concorrenziale del mondo: davanti perfino alla Germania, notizia di ieri.

Avete ragione a essere depressi.

11 Comments to “L’isola dei depressi”

  1. E’ vero, sul discorso della profonda depressione che colpisce i Sardi ne parlavo con un amico questa estate, sembra quasi che vogliamo soffrire per un ancestrale peccato, abbiamo un’anima di ferro che non riesce più a scaldarsi e lentamente da dentro ci corrode. Si vedevo pure io la classifica, prima la Svizzera e molti paesi del Nord Europa Finlandia compresa, pure loro con le lunghe notti sono più capaci di amarsi di Nois. Sarà colpa del vento?

  2. …e delle leggi fatte ad hoc per evitare che i nostri prodotti possano essere esportati, non solo all’estero ma addirittura in “continente”!

  3. Colpa della religione….. sono quasi tutti i chiesa e alle manifestazioni religiose…. con tutti i paesi con relativo patrono… ogni giorno è festa!! E come vi vanno numerosi…. ma se il Signore avesse voluto aiutarli…. LO AVREBBE GIA’ FATTO…. O no??? E basta… anche informarsi è un DOVERE!!! Non solo quello religioso lo è………………. quanto bigottismo ristagna in Sardegna…. mah…

  4. Vero Rouge, ci penso da tempo. La ricorrente presenza della chiesa in tutte le manifestazioni,
    anche strettamente civili e molteplici ricorrenze religiose che imperversano in lungo e in largo in Sardegna
    in tutte le stagioni, a cominciare da Sant’Efisio, Santu Antine, etc, con sforzi anche economici e copertura mediatica,
    è un fenomeno che andrebbe meglio analizzato.

  5. Semus unu pòpolu chene stòria in sos libros de iscola! Comente faghet unu pòpolu a s’amare e a amare sa terra sua si pensat chi no at fatu mai nudda de giudu pro lu pòdere pònnere in sos libros de stòria? ca est cussu su chi pensat unu istudente. Sa neghe no est solu de s’italia, l’at puru sa borghesia compradora sarda chi no at fatu mai nudda pro sa pàtria sua. At campadu semper de sas pibinidas de su podere de Roma.

  6. probabilmente non c’è una sola ragione, ma tante, storiche, culturali, geografiche, politiche, le migliori analisi sono quelle fatte dai giovani come Sedda e Onnis, e dai vecchietti come Bainzu Piliu
    bisogna agire su tutti i fronti per ottenere dei risultati.

  7. Io non darei cosi per scontato il bigottismo dei sardi, anche se questo fenomeno esiste. Io credo, e lo dico da ateo convinto, che di queste festività religiose si segua e ci si senta più legati alla parte pagana/laica. La festa (per quanto ammantata di religiosità) è sempre un momento d’incontro, di scambio, di convivialità. Una conferma a questa mia affermazione la si può trovare nell’invito, su cumbidu, si deo cumbido s’amigu a bennere a sa festa de idda lu fatto po bi faeddare imparis, po bi buffare e bi mandigare in cumone si poi non intrada a crescia e non pregada custu pagu m’interessada , e sa cosa non mi offfendede.

  8. Congenitamente falliti.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: